Alzheimer, la qualità del sonno può svelare il rischio di malattia

Salute e Benessere

Lo ha suggerito un lavoro di ricerca condotto da un team di esperti dell’Università di Berkeley, secondo cui coloro che hanno un sonno più frammentato a onde lente, con movimenti oculari meno rapidi (non REM) hanno maggiori probabilità di manifestare un aumento della proteina beta-amiloide, un fattore chiave nell'insorgenza della malattia

La qualità del sonno può rivelarsi un prezioso indicatore per stimare quanto sia probabile che l'Alzheimer possa colpire la vita di una persona. A suggerirlo sono i ricercatori dell'Università di Berkeley che, in un lavoro di ricerca pubblicato sulla rivista scientifica “Current Biology” hanno cercato di dimostrare come coloro che hanno un sonno più frammentato a onde lente, con movimenti oculari meno rapidi (non REM) hanno maggiori probabilità di manifestare un aumento della proteina beta-amiloide, un fattore chiave nell'insorgenza e nella progressione dell'Alzheimer, patologia neurodegenerativa che affligge più di 40 milioni di persone in tutto il mondo.

La proteina beta-amiloide e il sonno

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"Il sonno è quasi come una sfera di cristallo che può dire quando e quanto velocemente si svilupperà il morbo di Alzheimer nel tuo cervello", ha sottolineato Matthew Walker, ricercatore che ha condotto lo studio e docente di psicologia e neuroscienze. Per arrivare a formulare la loro tesi, gli esperti hanno confrontato la qualità del sonno di 32 anziani sani. "Se un sonno profondo e ristoratore può rallentare la malattia, dovremmo renderla una priorità importante", ha commentato il neuroscienziato Joseph Winer. In sostanza, come si legge anche sul sito dell’ateneo di Berkeley, sebbene tutti i partecipanti allo studio siano rimasti in buona salute per tutto il periodo dello stesso, “la traiettoria della loro crescita beta-amiloide era correlata alla qualità del sonno di base”. I ricercatori, grazie a questo fattore, sono stati in grado di prevedere anche l'aumento delle placche beta-amiloidi, che si pensa segnino l'inizio dell'insorgenza della malattia di Alzheimer. “Piuttosto che aspettare che qualcuno sviluppi la demenza molti anni dopo, siamo in grado di valutare come la qualità del sonno predice i cambiamenti nelle placche beta-amiloidi su più punti temporali. In tal modo, possiamo misurare la velocità con cui questa proteina tossica si accumula nel cervello nel tempo, il che può indicare proprio l'inizio della patologia", ha detto ancora Winer. E mentre studi precedenti hanno scoperto che il sonno purifica il cervello dai depositi di beta-amiloide, questa nuova scoperta identifica nello specifico il sonno profondo a onde lente non REM come obiettivo dell'intervento contro il declino cognitivo.

Suggerimenti per migliorare la qualità del sonno

Gli esperti, quindi, hanno voluto segnalare alcuni suggerimenti utili per poter migliorare la qualità del sonno. “Mantieni una routine del sonno regolare, andando a letto e alzandoti alla stessa ora ogni giorno”, è tra i primi consigli. Viene segnalato come importante, per un sonno ristoratore, evitare di guardare gli schermi di computer, smartphone e Tv nell'ultima ora prima di andare a dormire e di tenere i telefoni e altri dispositivi digitali lontani dalla camera da letto. Utile è anche impegnarsi in qualche forma di esercizio fisico durante il giorno, evitare gli stimolanti, come la caffeina, e i sedativi, come l'alcol. “Se non riesci a dormire, alzati dal letto e svolgi un'attività rilassante lontano dalla camera da letto, come leggere in condizioni di scarsa illuminazione. Torna a letto solo quando hai sonno”, dicono i ricercatori. Infine, un consiglio, è quello di sottoporsi ad uno screening per l'apnea notturna se ci si accorge di russare in maniera pesante o ci si sente eccessivamente stanchi durante il giorno.

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