Coronavirus, Capua: "Pandemia prevedibile, serve autocritica"

Salute e Benessere

Lo ha affermato la celebre virologa italiana, che lavora negli Stati Uniti, in un’intervista concessa al “Corriere della Sera”. Secondo la scienziata “la comunità scientifica ha fallito" perchè "la pandemia da Covid non è stata un meteorite inaspettato”

"Nessun lockdown, serviranno condotte collettive responsabili e ce la faremo. Ma anche la scienza deve fare autocritica". Sono alcune delle parole di Ilaria Capua, la ricercatrice e virologa italiana che lavora negli Stati, affidate ad un'intervista al "Corriere della Sera". Secondo la Capua, professore presso l’Università della Florida e direttore dell’One Health Center of Excellence, che "il Sars-Cov-2 stia continuando a circolare c'era da aspettarselo”, dal momento che “l'obiettivo del virus è quello di infettare tutte le persone che incontra per garantire la propria sopravvivenza”.

“I virus non sono macchine”

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Nessuna possibilità, dunque, che l’estate potesse frenare il suo corso, come si era pensato mesi fa. “Illusorio pensare che con l'estate il coronavirus si sarebbe ritirato”, ha spiegato la virologa. “I virus non pensano e non guardano in faccia nessuno: sono macchine”, ha aggiunto. In riferimento all'autocritica che dovrebbero fare gli scienziati, Capua ha affermato che “la comunità scientifica ha fallito” e che si tratta di un passaggio quasi inevitabile perchè “la pandemia da Covid non è stata un meteorite inaspettato. Era prevedibile e si poteva evitare come io stessa, alcuni virologi 'svalvolati' e persino Bill Gates avevano previsto”. L’augurio della virologa è quindi adesso quello per cui “questa emergenza serva da lezione per il futuro”. E a proposito della possibilità che si verifichi una seconda ondata di contagi, Capua risponde che “quando si parla di 'seconda ondata' si fa riferimento ai ricoveri in terapia intensiva”, che allo stato attuale, in Italia, sono molto limitati. Inoltre, aggiunge, “per evitare questo non occorrono decreti, ma un'attiva collaborazione della popolazione. E' una questione di responsabilità collettiva”, ha spiegato la scienziata.

Il ruolo dei giovani

Il virus adesso interessa una popolazione diversa rispetto alla prima ondata, si tratta di “bambini e giovani che, nella stragrande maggioranza dei casi, non presentano sintomi”. Dunque anche i più giovani, in questa fase, rappresentano una fonte di contagio, specie “per le persone più fragili. I nonni, per dire. È questa la nuova sfida: riorganizzare la vita della popolazione a rischio. Non si parla di lockdown, ma di comportamenti consapevoli che possono allontanare il rischio di infezioni. Le regole sono sempre le stesse: mascherine, distanziamento, igiene. Da una parte e dall’altra”, ha detto ancora la virologa nel corso dell’intervista.

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