Coronavirus: in Paesi Bassi e Belgio pazienti contagiati due volte

Salute e Benessere

Lo hanno confermato le autorità sanitarie locali. Si tratta dei primi casi in Europa. In particolare, il paziente olandese è un uomo anziano il cui sistema immunitario è debole, mentre quella belga è una donna di 50 anni a cui era stato diagnosticato il coronavirus tre mesi fa, ma è risultata positiva di nuovo ad agosto

Dopo la conferma del primo caso di reinfezione da coronavirus al mondo, segnalato da un gruppo di ricercatori dell’Università di Hong Kong su un paziente di 33 anni, la seconda volta risultato asintomatico, sono arrivate ulteriori prove scientifiche che il virus possa colpire lo stesso soggetto due volte. Questa volta, a confermarlo, sono stati i virologi olandesi e belgi che hanno dato notizia del rilevamento dei primi due casi di reinfezione da Covid-19 in Europa.

I due casi riscontrati

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Gli esperti dei Paesi Bassi e del Belgio hanno sottolineato, con cautela, che potrebbero essere confermate così le teorie sui bassi livelli di protezione immunitaria che un primo contagio offrirebbe alla persona contagiata. In particolare, il paziente olandese è un uomo anziano il cui sistema immunitario è debole, in precedenza guarito dal Covid-19, ma che ha nuovamente presentato i sintomi che lo hanno costretto a sottoporsi ai test. Gli esami hanno confermato la positività, con una versione del virus Sars-Cov-2 che mostra alcune variazioni nel suo materiale genetico rispetto alla prima volta che lo stesso paziente era risultato positivi al coronavirus. Come ha sottolineato la virologa Marion Koopmans, consulente del governo olandese e dell'Oms, tutte le infezioni da coronavirus "hanno un codice genetico o un'impronta digitale diversa" e, per confermare che un paziente sia stato effettivamente infettato, occorre dimostrare che l'Rna sia diverso rispetto alla prima volta. Proprio ciò che è successo nel caso dell'anziano olandese. In Belgio, invece, è stata una donna di 50 anni ad essere contagiata di nuovo. Le era stato diagnosticato il coronavirus tre mesi fa, ma è risultata positiva al Covid-19 ancora ad agosto, dopo aver superato la malattia, con sintomi lievi, per la prima volta. "Sono state rilevate abbastanza differenze, tra un contagio e l'altro, tali da poter parlare di un ceppo diverso, di un secondo contagio", ha confermato il virologo belga Marc Van Ranst, dopo due test genetici del virus eseguiti sulla paziente.

La teoria di un virologo belga

Proprio secondo Van Ranst, la scoperta dei casi di reinfezione non rappresenterebbe “una buona notizia": L’esperto ha spiegato che lui ed i suoi collaboratori, sulla base dell'evoluzione del virus, si “sarebbero aspettati che il tempo tra due contagi fosse stato più lungo". Infatti, hanno sottolineato i medici, durante gli scorsi mesi della pandemia, un buon numero di pazienti che avevano superato il virus, avevano poi continuato a risultare positivi al Sars-Cov-2 per settimane dopo la cessazione dei sintomi della malattia. Questo processo aveva portato gli scienziati a dubitare sul fatto che ciò che era stato rilevato rappresentasse davvero tracce del virus che stavano ancora circolando nel corpo o si trattasse invece di un nuovo contagio. Al di là di ciò, la conferma genetica che ci siano casi di reinfezione è un monito, secondo gli esperti, sul fatto che non sia necessario presumere che le persone guarite una volta dal coronavirus siano ormai immuni alla malattia, ma che, come tutte le altre, debbano rispettare le regole di distanziamento sociale, indossare la mascherina e farsi vaccinare quando verrà sviluppato un vaccino.

Il punto dell’Oms

Intanto, secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), le reinfezioni di Paesi e Bassi e Belgio "rappresentano una cifra molto, molto bassa" e per questo è ancora necessario "capire cosa significhi in termini di immunità". La portavoce dell'Oms, Margaret Harris, ha spiegato che questa immunità è diversa da quella indotta dai vaccini, che provocano "uno stimolo immunitario molto preciso" e più significativo e che decine di aziende farmaceutiche e biotecnologiche stanno cercando di ricreare nei loro laboratori per trovare un vaccino perfettamente adatto a combattere il coronavirus.

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