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Coronavirus: su vetro, metallo o plastica può sopravvivere 9 giorni

Allerta virus, Rezza: "Sono favorevole a isolamento"

4' di lettura

 Lo sostengono i ricercatori della University Medicine Greifswald, ma Gianni Rezza però frena: "Questo studio non deve creare allarmismi", ha spiegato il direttore del dipartimento malattie infettive dell'Iss

Il coronavirus (Il LIVE di Sky TG24) può sopravvivere sulle superfici inanimate a temperatura ambiente fino ad un tempo massimo di 9 giorni, anche se non essendo particolarmente resistente, è sufficiente utilizzare detergenti a base di candeggina o disinfettanti a base di alcol o acqua ossigenata per sterminarlo. A sostenere questa tesi è una revisione di studi, pubblicata sulla rivista “Journal of Hospital Infection” e curata dai ricercatori della University Medicine Greifswald, in Germania. Secondo l'Istituto Superiore di Sanità però la trasmissione principale non è legata al contatto da superfici. "Non deve creare allarme questo studio tedesco", ha affermato Gianni Rezza, direttore del Dipartimento malattie Infettive dell’ISS. "Questa ricerca, ancora da dimostrare e condotta su altri coronavirus e non su quello cinese, non fa la differenza sul contenimento precoce dell'epidemia", ha precisato l'esperto.

Una ricerca di revisione

Gli scienziati dell’ateneo tedesco hanno lavorato al loro studio rivisitando la letteratura scientifica già prodotta sull’argomento, analizzando le informazioni disponibili sulla persistenza dei coronavirus umani e animali su superfici inanimate e sulle strategie messe in atto per renderli inattivi, grazie ad agenti biocidi utilizzati per la disinfezione chimica nelle strutture sanitarie. Nella loro ricerca, gli esperti hanno preso in esame 22 studi e sono arrivati a sostenere che i coronavirus umani, proprio come quello della sindrome respiratoria acuta grave (Sars), della sindrome respiratoria del Medio Oriente (Mers) o i coronavirus umani endemici (HCoV), riescono a persistere su superfici come metallo, vetro o plastica fino a 9 giorni in condizione di temperatura ambiente. La buona notizia, però, è che questi virus possono essere debellati in modo efficiente nel giro di qualche minuto, attraverso procedure di disinfezione basate sull’utilizzo di alcol etilico (etanolo al 62-71%), acqua ossigenata (perossido di idrogeno allo 0,5%) o candeggina (ipoclorito di sodio allo 0,1%).

Gli oggetti a rischio negli ospedali

Poiché non esiste una terapia specifica contro il nuovo coronavirus (Lo SPECIALE di Sky TG24), spiegano gli esperti, la prevenzione delle infezioni è di particolare importanza per arginare l'epidemia. Come tutte le infezioni di questa tipologia, il virus può diffondersi attraverso le mani e le superfici che vengono spesso toccate. "Negli ospedali, ad esempio, possono essere coinvolte maniglie delle porte, ma anche pulsanti di chiamata negli ascensori, comodini, reti e altri oggetti nelle immediate vicinanze dei pazienti, spesso in metallo o plastica", ha spiegato il professor Günter Kampf dell'Istituto di igiene e medicina ambientale presso la University Medicine Greifswald. Test con varie soluzioni di disinfezione hanno mostrato che gli agenti a base di etanolo, perossido di idrogeno o ipoclorito di sodio sono efficaci contro i coronavirus, sottolineano ancora i ricercatori. E se questi agenti vengono applicati in concentrazioni appropriate, possono ridurre il numero di coronavirus infettivi passando, ad esempio, da un milione di particelle patogene a solo cento. Gli esperti ipotizzano che i risultati delle analisi di altri coronavirus siano trasferibili anche al nuovo virus cinese. "Sono stati analizzati diversi coronavirus e i risultati erano tutti simili", hanno concluso.  

La task-force del Ministero

Intanto si è riunita una task-force sul coronavirus 2019-nCoV del Ministero della Salute, alla presenza del ministro Roberto Speranza. In questa fase il presidente dell'Istituto Superiore di Sanità, i delegati dell'Inmi Spallanzani e gli altri esperti presenti hanno vagliato le ultime indiscrezioni scientifiche legate al virus. Anche in questa sede è stato chiarito che lo studio tedesco sulla permanenza del microrganismo sulle superfici, non è riferito al nuovo coronavirus 2019-nCoV, ma è stato realizzato testando altri virus, sebbene i ricercatori tedeschi abbiano parlato di similitudini. Allo stesso tempo, sono state prese in considerazione le recenti notizie, fornite dallo European Centre for Disease Prevention and Control, sui tempi di incubazione che delimitano il periodo tra 2 e 12 giorni, lasciando i 14 giorni come limite massimo di precauzione.

Data ultima modifica 11 febbraio 2020 ore 12:19

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