Il vicepremier è intervenuto a Start. L’Iran, la crisi internazionale e il ruolo dell’Italia tra i temi principali. “La nostra prima preoccupazione è tutelare i cittadini italiani. Finché ci sono italiani a rischio, le nostre ambasciate non chiudono”, ha spiegato. “Tutto in questi ultimi anni si muove al di fuori del diritto internazionale. Ma bisogna tenere conto del pericolo che rappresentava Teheran”, ha aggiunto. Sulle basi Usa sul nostro territorio: “Nessuno ci ha chiesto nulla, neanche per l’uso logistico”
Il ministro degli Esteri Antonio Tajani è stato ospite di Start, l’approfondimento di Sky TG24. L’Iran, la crisi internazionale e il ruolo dell’Italia sono stati tra i temi principali (GLI AGGIORNAMENTI LIVE - LO SPECIALE). “La nostra prima preoccupazione è tutelare i cittadini italiani. Finché ci sono italiani a rischio, le nostre ambasciate non chiudono”, ha spiegato il vicepremier. “Tutto in questi ultimi anni si muove al di fuori del diritto internazionale. Ma bisogna tenere conto del pericolo che rappresentava Teheran”, ha aggiunto. Sulle basi Usa sul nostro territorio: “Nessuno ci ha chiesto nulla, neanche per l’uso logistico”.
Tajani: "Nostra prima preoccupazione è tutelare italiani"
“La nostra prima preoccupazione è tutelare i cittadini italiani - ha spiegato Tajani a Sky TG24 -. Sono circa 100mila quelli coinvolti da questa situazione di guerra in diverse parti del mondo. Perché ci sono anche cittadini italiani bloccati alle Maldive, Sri Lanka, Thailandia, India, perché erano tutti voli che passavano attraverso i Paesi del Golfo”. Il vicepremier ha aggiunto: "Finché ci saranno italiani in pericolo non chiuderemo le ambasciate: anzi, abbiamo mandato rinforzi dove c'è bisogno di aiutare. In ogni aeroporto abbiamo un desk per aiutare i nostri cittadini. Ne restano circa 90mila nell'area, anche se non tutti vogliono rientrare perché alcuni sono residenti". Ancora: "Abbiamo chiesto al ministro Crosetto la possibilità di inviare aerei charter per far partire gli italiani: 3 voli partiranno domani e dopodomani dagli Emirati Arabi Uniti verso l'Italia. Molti italiani si stanno spostando in Oman e oggi ci sarà un volo straordinario di Ita per accompagnare i più fragili, malati e disabili". Inoltre, ha detto ancora Tajani, "stiamo lavorando per portare in Arabia Saudita gli italiani dal Bahrein e dal Kuwait".
"Stiamo verificando la sicurezza dei nostri militari"
Tajani ha aggiunto che la situazione in Libano "ci preoccupa. Lì abbiamo tante missioni, oltre ai nostri cittadini. Ma l'aeroporto di Beirut è aperto: chi voleva andare via può farlo". Sui militari italiani: "Stiamo verificando la loro sicurezza. Alcuni dalla base in Kuwait sono stati fatti partire, ne rimarranno molti meno dei consueti 300. Ma non c'è un Paese dell'area che non seguiamo. È la mia priorità". Sul rischio immigrazione: "Speriamo che la guerra finisca il prima possibile e che non ci siano movimenti migratori importanti, come avviene in Sudan. Inoltre la chiusura dello stretto di Hormuz può creare un aumento del prezzo del grano e provocare situazioni complicate in quelle realtà".
"Teheran era l’ambasciata più a rischio"
Riguardo al trasferimento dell'ambasciata italiana di Teheran a Baku, Tajani ha spiegato: “Teheran era l’ambasciata più a rischio. C’erano italiani, al di là del personale già ridotto al minimo, che hanno chiesto di essere portati oltre il confine. Ieri sera tre convogli partiti da Teheran hanno superato il confine con l’Azerbaigian, l’ultima a passare è stata la nostra ambasciatrice. La priorità è portare via gli italiani dalle zone di rischio. Finché ci sono italiani a rischio, le nostre ambasciate non chiudono. Non abbiamo chiuso la rappresentanza presso l’Iran, abbiamo trasferito l’ambasciatrice e pochi altri funzionari all’ambasciata di Baku e lì ci sarà la nostra ambasciatrice che continuerà a tenere i rapporto con l’Iran. Abbiamo dovuto mettere in sicurezza tutti i cittadini italiani che volevano partire”.
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"Tutto in questi anni è fuori dal diritto internazionale"
Riguardo alle accuse a Usa e Israele di aver agito fuori dal diritto internazionale, Tajani ha risposto: “Tutto in questi ultimi anni si muove al di fuori del diritto internazionale. Le Nazioni Unite hanno al vertice la Russia, che ha invaso l'Ucraina in contrasto col diritto internazionale: è difficile farlo rispettare in questo contesto". Poi, riferendosi alla minaccia nucleare, ha aggiunto: "Ma bisogna tenere conto del pericolo che rappresentava Teheran. Anche noi non vogliamo la guerra e siamo contro la guerra. Ma non possiamo, in una situazione così complicata, non ricordare che l’Iran stava costruendo missili per colpire l’Occidente e la bomba atomica". Ancora: "Nessuno, a parte Grossi, ha cercato di fermare l'Iran che stava costruendo la bomba atomica così da colpire in modo letale Israele. Più volte Teheran ha affermato di voler cancellare Israele. Israele avrà le sue responsabilità, ma l'Iran voleva andare avanti in questo senso. Loro non demordono. L'Onu non ha fatto granché, e io sono un sostenitore dell'Onu. Ma le Nazioni Unite vanno rafforzate per avere un ruolo più incisivo e scongiurare le guerre".
"Scelte di tipo militare, anche nucleari, a livello Ue e Nato"
Sull'ombrello nucleare, ha detto ancora il vicepremier, "le scelte di tipo militare, anche quelle nucleari, devono essere fatte a livello europeo. Non su iniziativa di un Paese che dice: 'Io lo faccio, venite con me'". L'ombrello della Francia, ha aggiunto, "bisogna vedere se è efficace o no. Io preferisco fare scelte a livello europeo e farle insieme alla Nato. La Francia inoltre ha dato le sue basi in Medio Oriente per gli attacchi militari contro l'Iran. Se dici che le azioni sono illegali, e poi dai le basi, lo dici per salvarti la coscienza... Ma io non critico".
Sulla Spagna: "Scelta di Sanchez politica"
Un passaggio anche sulle tensioni tra Stati Uniti e Spagna, dopo le dichiarazioni del governo sulla guerra in Iran. "Non credo servano le guerre dei dazi. Ma la scelta di Sanchez è stata politica, non mi pare abbia a cuore i rapporti transatlatici... Le cose si possono dire in altri modi", ha detto Tajani a Sky TG24. E ha ribadito: "Neanche noi vogliamo la guerra. Però dobbiamo ricordare che la bomba atomica la stava facendo l'Iran. Noi siamo l'Occidente: questo non vuol dire essere sottomessi a Trump. Siamo contrari all'incremento delle armi nucleari: lo dicevamo con Biden, con Bush e ora con Trump".
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Sulle basi Usa: “Nessuno ci ha chiesto nulla”
Riguardo al tipo di supporto dell’Italia, sulle basi Usa presenti sul nostro territorio ha ribadito: “Nessuno ci ha chiesto nulla, neanche per l’uso logistico”. E ancora: "L'ho detto anche a Rubio. Devono informarci. Droni da Sigonella? Per l'uso delle piste ci informano sempre, per via dell'uso dello spazio aereo. Per qualsiasi altro uso passeremo dal Parlamento, non come fece D'Alema: noi faremo passaggi parlamentari".
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Prezzi: “C'è un'attività speculativa, stiamo verificando”
Un passaggio anche sull’impatto della guerra sulle bollette e sui prezzi. “È improbabile che riapriremo i rapporti con la Russia per motivi energetici. C'è il fronte dell'Ucraina e noi abbiamo deciso di non usare il gas russo. Adesso il costo dell'energia è ingiustificato, perché le conseguenze reali arriveranno tra un mese", ha detto il ministro degli Esteri. "C'è un'attività speculativa e stiamo verificando. La colpa però non è del benzinaio, del commerciante: a loro arriva il prezzo la mattina. La speculazione semmai è a monte. Stiamo verificando col ministero delle Imprese e la Finanza e siamo pronti a infliggere sanzioni per chi utilizza questo momento per alzare il costo delle bollette e della benzina ai nostri cittadini", ha assicurato.
Il referendum
Una battuta anche sul referendum sulla giustizia. "Se la guerra influisce sul referendum? Rischia semmai di non farne parlare abbastanza, ma è l'inizio del cambiamento delle cose del nostro Paese. Ieri sosteneva il sì anche Di Pietro, che non mi pare sia un militante di Forza Italia...", ha detto Tajani. Secondo il ministro, scopo della riforma è "avere una organizzazione giudiziaria più simile a quella del resto d'Europa e meno a quella dei Paesi autocratici, l'unificazione delle carriere la fece il fascismo. Noi vogliamo togliere la politica dal Csm. Le correnti sono nate per rappresentare la politica, sono organizzazioni di partito. La sinistra vuole utilizzare il referendum per attaccare il governo, ma tanto il governo rimarrà in carica qualunque sarà l'esito. Il giudizio lo daranno nel 2027 gli italiani. Questa è una riforma per cambiare l'Italia, e renderla più moderna ed europea".