Sondaggio YouTrend, 56% italiani contrario all'attacco di Usa e Israele contro l'Iran
La maggioranza dei cittadini del nostro Paese si dichiara in disaccordo con l’intervento militare iniziato lo scorso 28 febbraio contro Teheran. Le due principali fonti di preoccupazione sono l’inizio di un conflitto più ampio, con il coinvolgimento di altri Paesi (38%), e le conseguenze economiche legate all’aumento dei prezzi del petrolio e del carburante (37%). E, in questa situazione, quasi la metà degli italiani (48%) ritiene che il governo italiano dovrebbe mantenere una posizione di neutralità e mediazione
ITALIANI IN DISACCORDO SU ATTACCO A IRAN
- Il 56% degli italiani si dichiara in disaccordo con l’intervento militare congiunto di Stati Uniti e Israele contro l’Iran (il 25% è d’accordo, il 19% non si esprime). La contrarietà è prevalente in tutte le fasce d’età e tra entrambi i generi, con un divario particolarmente ampio tra le donne (55% in disaccordo, 20% d’accordo). È quanto emerge dal sondaggio di YouTrend realizzato per Sky TG24.
LE POSIZIONI POLITICHE
- La lettura politica è fortemente differenziata: nel Campo Largo il disaccordo è schiacciante (79% contro 11% di accordo), con punte del 86% tra gli elettori AVS e del 79% tra quelli PD. Nel centrodestra, invece, prevale l’accordo con l’intervento (57% contro 33% di disaccordo): il consenso è particolarmente elevato tra gli elettori FdI (63%), mentre tra quelli di Lega/FI/NM il quadro è più sfumato (47% d’accordo, 40% in disaccordo). Tra gli elettori centristi (Azione/IV/+Europa) prevale nettamente il disaccordo (76%).
LE PREOCCUPAZIONI
- Le due principali fonti di preoccupazione per gli italiani sono l’inizio di un conflitto più ampio con il coinvolgimento di altri Paesi (38%) e le conseguenze economiche legate all’aumento dei prezzi del petrolio e del carburante (37%). Il rischio di attacchi terroristici sul territorio italiano è indicato dal 12%, mentre solo il 4% dichiara di non essere preoccupato.
COSA DOVREBBE FARE IL GOVERNO ITALIANO
- Quasi la metà degli italiani (48%) ritiene che il governo Meloni dovrebbe mantenere una posizione di neutralità e mediazione, il 29% chiede di condannare l’intervento militare e sollecitare un cessate il fuoco immediato, e solo l’8% vorrebbe schierarsi apertamente a fianco di Stati Uniti e Israele. Un ulteriore 15% non si esprime.
REFERENDUM GIUSTIZIA, CON ALTA AFFLUENZA DAVANTI IL "NO"
- Passando al referendum sulla Giustizia, nello scenario di alta affluenza (chi voterebbe sicuramente o probabilmente), il No è per la prima volta avanti con il 51,4% (+1,4) contro il 48,6% del Sì (-1,4), con un’affluenza potenziale stimata al 57,3% (+1,9). Si tratta di un passaggio significativo rispetto al perfetto equilibrio della rilevazione precedente.
LO SCENARIO CON BASSA AFFLUENZA
- Nello scenario di bassa affluenza (solo chi voterebbe “sicuramente”), il vantaggio del No si allarga ulteriormente: 54,1% (+1,0) contro il 45,9% del Sì (-1,0), con un’affluenza al 47,5% (+1,5).
VINCERÀ IL SÌ O IL NO?
- Alla domanda su chi vincerà il referendum – un pronostico, non un’intenzione di voto – il 37% prevede la vittoria del Sì, il 28% quella del No e il 35% non si esprime. Prevale dunque l’attesa di una conferma della riforma, nonostante i dati sulle intenzioni di voto indichino il contrario.
COSA DOVREBBE FARE MELONI SE VINCESSE IL NO?
- Nell’ipotesi di vittoria del No, il 42% degli italiani ritiene che Meloni dovrebbe continuare a guidare il governo, il 37% che dovrebbe dimettersi e il 21% non si esprime. Il Paese è diviso, con una leggera prevalenza della continuità.
IL GIUDIZIO SULLA LEGGE ELETTORALE
- Intanto, la proposta di legge elettorale delle forze di maggioranza in senso proporzionale, e con un premio di maggioranza aIto, raccoglie il 30% di giudizi positivi, il 42% di negativi e il 28% di “Non so”. Il saldo è nettamente sfavorevole, con 12 punti di differenza tra contrari e favorevoli, e un’area molto ampia di elettori che non si sono formati un’opinione.
IL GIUDIZIO SUL GOVERNO
- Mentre se si guarda al giudizio sull’esecutivo guidato da Giorgia Meloni, questo peggiora leggermente: i giudizi positivi scendono al 32% (-2), quelli negativi restano stabili al 57% (=), mentre cresce la quota di “Non so” all’11% (+2). Il saldo resta negativo, con 25 punti di differenza tra valutazioni critiche e favorevoli.
INTENZIONI DI VOTO PER PARTITO
- Fratelli d’Italia si conferma primo partito al 28,7% (=), mentre il Partito Democratico sale al 22,4% (+0,6). Il Movimento 5 Stelle cresce in pari misura, portandosi al 12,9% (+0,6) e consolidando la terza posizione a 9,5 punti dal PD. Alleanza Verdi-Sinistra è sostanzialmente stabile al 6,5% (-0,1).
ALTRE INTEZIONI DI VOTO
- La Lega risale al 6,4% (+0,3) mentre Futuro Nazionale registra il calo più marcato della rilevazione, scendendo al 3,2% (-0,9). Italia Viva sale al 2,2%. Azione resta al 4,3% (=).
ALTRI PARTITI
- PiùEuropa scende all’1,3% (-0,2) e Noi Moderati scende allo 0,9% (-0,2).
NOTA METODOLOGICA
- Sondaggio svolto con metodologia CAWI tra il 3 e il 4 marzo 2026 su un campione di 817 intervistati rappresentativi della popolazione maggiorenne residente in Italia, indagati per quote di genere ed età incrociate, stratificate per titolo di studio e ripartizione ISTAT di residenza. Il margine d’errore è del +/- 3,4% con un intervallo di confidenza del 95%.