Attivista ucciso a Lione, alta tensione tra Macron e Meloni: cosa è successo

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La presidente del Consiglio ha espresso il suo cordoglio sui social per l'uccisione di Quentin Deranque. L’inquilino dell’Eliseo l’ha esortata a non "commentare" gli affari francesi. La replica della premier ai microfoni di Sky TG24: “Non l'ho vissuta come un’ingerenza. Non vogliamo tornare ai tempi delle Br, la Francia a loro dava asilo”

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Nuovo scontro fra Parigi e Roma. Il presidente francese Emmanuel Macron ha attaccato la premier Giorgia Meloni, esortandola a non "commentare" gli affari francesi, dopo il post con cui la presidente del Consiglio ha espresso il suo cordoglio per l'uccisione a Lione di Quentin Deranque, "un ragazzo poco più che ventenne, aggredito da gruppi riconducibili all'estremismo di sinistra e travolto da un clima di odio ideologico che attraversa diverse nazioni, è una ferita per l'intera Europa". Le parole del presidente della Francia sono state accolte da Palazzo Chigi "con stupore". Poi Meloni è intervenuta direttamente, in un’intervista a Sky TG24: "Vedo un clima che non mi piace, in Italia, in Francia, negli Stati Uniti. Commentai anche l'omicidio di Charlie Kirk, e non perché ci sia volontà di ingerire nei fatti altrui, ma perché credo sia una riflessione che le classi dirigenti devono fare su come si combatte un clima che può riportarci indietro di qualche decennio, una storia che l'Italia ha vissuto molto bene e che tra l'altro la Francia conosce molto bene, avendo dato asilo politico a fior fiore di brigatisti rossi per qualche decennio. Quindi voglio dire, io non l'ho vissuta come un’ingerenza”.

Le parole di Macron

Dopo il post iniziale di Meloni, ieri Macron da New Delhi, a margine di una visita ufficiale in India, ha chiesto alla premier italiana di non "commentare" gli affari francesi. "Che ognuno resti a casa sua e le pecore saranno ben custodite", ha aggiunto. "Sono sempre sorpreso dall'osservare che le persone nazionaliste, che non vogliono essere disturbate in casa loro, siano sempre le prime a commentare cosa succede in casa altrui”. Poi ha concluso dicendo che nella Repubblica "non c'è posto per i movimenti che adottano e legittimano la violenza", e ha lanciato un appello alle "estreme" a "fare pulizia" al loro interno dopo la morte del militante nazionalista Quentin Deranque. "Nulla potrebbe giustificare, né da una parte, né dall'alta, e neppure in uno scontro violento che è mortale per la Repubblica, l'azione violenta".

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La replica di Meloni

Dopo lo “stupore” espresso da fonti di Palazzo Chigi, Meloni a Sky TG24 ha replicato: "Mi dispiace che Macron la viva come un'ingerenza. Penso che l'ingerenza sia un'altra cosa. Penso che l'ingerenza sia, ad esempio, quando un leader viene eletto a capo del governo dai propri cittadini, sentire uno Stato straniero che dice 'vigileremo sull'applicazione dello Stato di diritto', quella è ingerenza - ha aggiunto riferendosi alle dichiarazioni dell'allora Laurence Boone quando lei divenne premier -. Intervenire tra l'altro esprimendo solidarietà al popolo francese su una materia che chiaramente riguarda tutti quanti non è ingerenza. Quindi mi dispiace che Macron non l'abbia capito". "Francamente mi ha molto colpito questa dichiarazione di Macron, non me l'aspettavo. Perché la mia riflessione non è nello specifico sulla Francia. Io ho fatto una riflessione nella quale credo, su come si sta polarizzando nelle grandi democrazie occidentali particolarmente lo scontro politico”.

L’intreccio con le Olimpiadi

Il dissidio va in scena proprio durante i Giochi invernali di Milano Cortina, a pochi giorni dalla cerimonia di chiusura in cui l'Italia passerà il testimone proprio alla Francia. All'Arena di Verona domenica ci sarà la premier ed è atteso il primo ministro Sébastien Lecornu. Serviranno non pochi sforzi diplomatici per ricucire l'ennesima frattura, nata attorno al pestaggio a morte del giovane attivista nazionalista per cui sono sospettati appartenenti all'ultrasinistra.

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Gli sviluppi dell’inchiesta

Intanto in Francia prosegue il fronte giudiziario della vicenda: la procura di Lione ieri ha chiesto l'apertura di un'inchiesta per omicidio volontario di Quentin Deranque nei confronti di 7 persone fermate nei giorni scorsi. Altre 4 che erano state fermate sono state rilasciate. I 7, che hanno un'età compresa fra i 20 e i 26 anni, "contestano l'intenzione di uccidere", secondo quanto reso noto in una conferenza stampa del procuratore di Lione, Thierry Dran. Fermati fra martedì sera e mercoledì per il pestaggio del ventitreenne nazionalista, "due hanno rifiutato di parlare" durante il fermo, gli altri hanno "ammesso la loro presenza" sul luogo dell'aggressione e "alcuni ammettono di aver inferto dei colpi" a Quentin "o ad altre vittime", ha precisato il procuratore. Fra loro ci sono studenti, impiegati, un disoccupato e un assistente parlamentare. In quest'ultimo caso, si tratta di Jacques-Elie Favrot, collaboratore del deputato de La France Insoumise (LFI), Raphaël Arnault, che ha annunciato martedì di aver avviato le pratiche per la sospensione del fermato. Davanti agli inquirenti, Favrot "ha ammesso di aver commesso violenze" ma "ha indicato di non essere stato autore dei colpi che hanno provocato il decesso" di Quentin. Tre dei 7 sospetti "hanno dichiarato di aver fatto parte o essere vicini al movimento di ultrasinistra" secondo il procuratore Dran, che ha giustificato la richiesta di detenzione provvisoria nei loro confronti per il "rischio di turbativa all'ordine pubblico", concertazione con complici o distruzione di prove.

Assistente parlamentare Insoumis indagato per istigazione

Favrot, assistente parlamentare del deputato de La France Insoumise, Raphaël Arnault, è stato messo sotto inchiesta per “istigazione" e "complicità in omicidio". È stato posto in stato di detenzione provvisoria. Il capo d'accusa formulato nei suoi confronti "conferma" che l'assistente parlamentare "non ha inferto colpi diretti che possano aver causato il decesso" di Quentin, ha detto l’avvocato. Fra gli altri 7 per i quali il fermo è stato trasformato in detenzione provvisoria, due sono indagati per "omicidio volontario".

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