Caso Jeffrey Epstein, la storia del finanziere pedofilo e cosa hanno svelato i file

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Introduzione

Il caso degli ‘Epstein files’, cioè i documenti rilasciati dal Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti sulle indagini a carico del finanziere pedofilo morto in carcere nel 2019, da tempo hanno travolto la politica di Washington (e non solo) e catturato l’attenzione del pubblico a livello internazionale. Ecco la storia di Jeffrey Epstein e come si è arrivati alla pubblicazione dei documenti sul caso.

Quello che devi sapere

Chi era Jeffrey Epstein

Per capire da dove nasce il caso che negli ultimi mesi ha travolto la politica statunitense, è necessario partire da chi era Jeffrey Epstein. Nato a New York il 20 gennaio 1953, a metà degli anni ’70 è stato insegnante di matematica e fisica presso l’istituto privato Dalton School. Secondo quanto riportato da BBC e New York Times, il padre di uno dei suoi studenti sarebbe rimasto così impressionato da Epstein da metterlo in contatto con la banca d’investimento Bear Stearns a Wall Street. E nel 1982 l’ormai ex insegnante ha fondato la sua firm, J Epstein and Co.

 

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L’ascesa nel gotha di New York

La nuova firm di Epstein è partita subito con il piede giusto, arrivando a gestire clienti per un valore di circa un miliardo di dollari. Diventato un finanziere di successo, Epstein ha iniziato a spendere la sua fortuna acquistando residenze di lusso e partecipando a eventi mondani dove erano presenti celebrità e politici. Nel 1987 il finanziere entra nel board della New York Academy of Art, una prestigiosa scuola d’arte co-fondata tra gli altri da Andy Warhol. Il successo di Epstein continua per molti anni, tanto che nel 2002 il New York Magazine gli dedica un ritratto sulle sue pagine.

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Un “ragazzo fantastico”

La rivista sulla vita e lo stile della Grande Mela descrive Epstein così: “Arriva con soldi da buttare, una flotta di aeroplani e un occhio attento per le donne – per non parlare di un cervello implacabile che sfida gli scienziati vincitori del premio Nobel in tutto il paese – e per i mercati finanziari di tutto il mondo”. L’articolo, scritto prima dell’esplodere delle vicende giudiziarie sul finanziere, contiene anche un passaggio che anni dopo sarà importante per capire l’attenzione pubblica sul caso: “Conosco Jeff da 15 anni. Ragazzo fantastico. È molto divertente stare con lui. Si dice addirittura che gli piacciano le belle donne tanto quanto me, e molte di loro sono più giovani”. A parlare è l’allora imprenditore e futuro presidente degli Stati Uniti, Donald Trump.

Donald Trump e Jeffrey Epstein nel 2000

Le amicizie potenti di Epstein

In ogni caso Donald Trump - che ha affermato di aver litigato con Epstein nei primi anni Duemila, prima che il finanziere fosse arrestato, e ha sempre negato condotte illecite in riferimento alle sue frequentazioni con lui - non è stato l’unico volto noto a essere vicino a Epstein. Sempre nel 2002, infatti, il finanziere ha portato in aereo l’ex presidente statunitense Bill Clinton e gli attori Kevin Spacey e Chris Tucker in Africa. L’anno dopo ha cercato di acquistare il New York Magazine insieme al produttore cinematografico Harvey Weinstein. È stato inoltre amico del politico britannico Peter Mandelson, ex Commissario europeo per il commercio.

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Le prime accuse

Tutto cambia nel 2005: i genitori di una ragazzina di 14 anni presentano una denuncia alla polizia in Florida, affermando che Jeffrey Epstein ha molestato la figlia nella sua residenza a Palm Beach. In seguito, come riportato dal Corriere della Sera, diverse ragazze minorenni denunciano abusi sessuali subiti dal finanziere. Un anno dopo la polizia chiude le indagini, ed Epstein viene incriminato a livello statale per induzione alla prostituzione.

Il caso della denuncia del 1996

In verità, anni dopo si è scoperto che la denuncia del 2005 contro Jeffrey Epstein non fu la prima nei suoi confronti. Secondo quanto riportato dal New York Times nel 1996 infatti Maria Farmer - che all’epoca lavorava per il finanziere allo scopo di acquistare opere d’arte - aveva denunciato all’FBI l’interesse di Epstein per la “pornografia minorile”. Il caso però non ha prodotto alcun risultato, ed è riemerso solamente di recente all’interno degli ‘Epstein files’. Uno degli avvocati che rappresenta oggi molte delle vittime del finanziere ha detto che, se le autorità avessero preso sul serio quella segnalazione, si sarebbero potuti evitare centinaia di abusi negli anni successivi.

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La prima condanna

Tornando agli anni del primo processo, secondo quanto riportato dal Miami Herald il procuratore federale Alexander Acosta patteggia con Epstein: l’accordo avrebbe nascosto la portata dei crimini del finanziere, e posto fine a un'indagine dell'FBI per verificare se ci fossero più vittime o altre persone che vi prendessero parte. L’accordo, oltre a Epstein, protegge anche la fidanzata e complice Ghislane Maxwell. Il finanziere dunque si dichiara colpevole per due accuse a livello statale, venendo condannato a un totale di 18 mesi di carcere e viene schedato come colpevole di reati a sfondo sessuale con l’obbligo di registrarsi due volte all’anno in Florida.

Le accuse di Virginia Giuffre

Si tratta però solamente della prima causa contro Jeffrey Epstein. Nel 2009 l’accordo federale viene reso pubblico, e decine di vittime presentano cause civili affermando di essere state molestate dal finanziere quando erano minorenni. Il finanziere inizia a risolvere queste cause con accordi extragiudiziali, ma a novembre 2011 lo stato di New York lo classifica come ‘sex offender’ del livello più alto, dunque ad alto rischio di ripetere i crimini commessi. Tra le accuse più note c’è quella di Virginia Giuffre, che deposita atti giudiziari in Florida affermando di essere stata costretta da Epstein a fare sesso con il principe Andrea - figlio dell’allora regina Elisabetta II - quando era minorenne. 

 

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La morte di Jeffrey Epstein

L’ondata di cause presentate con Epstein, l’attenzione mediatica e le nuove evidenze emerse spingono la polizia di New York ad aprire una nuova indagine contro il finanziere alla fine del 2018. Il 6 luglio del 2019 Jeffrey Epstein, di rientro da Parigi, viene arrestato a New York con l'accusa federale di “traffico di esseri umani a scopo sessuale”. Tradotto al Metropolitan Correction Center della città statunitense, muore in cella il 10 agosto dello stesso anno. Il suo decesso viene indicato dalle autorità come un suicidio, anche se sono stati sollevati dubbi a riguardo. In ogni caso la morte di Epstein non ferma il caso: l’anno successivo Ghislane Maxwell viene incriminata con l’accusa di aver reclutato minorenni per il finanziere e aver preso parte ad abusi.

Jeffrey Epstein nel 2019

La condanna alla complice Maxwell

A fine 2021 Ghislane Maxwell viene considerata colpevole di cinque delle sei accuse a lei mosse - tra cui la più grave, quella di traffico di minori a scopo sessuale - e viene condannata a 20 anni reclusione. Maxwell viene considerata la persona che aveva introdotto Epstein a molte delle sue conoscenze famose. I due avevano avuto una relazione poi conclusa, ma la donna avrebbe continuato a lavorare per il finanziere anche dopo. Da alcuni documenti processuali emerge come Maxwell fosse descritta dal personale della residenza a Palm Beach come la manager della casa, che guidava lo staff oltre a prendersi cura delle finanze e fungere da coordinatrice sociale. Durante il processo a suo carico l’accusa ha affermato che la donna aveva cercato e adescato giovani ragazze affinché Epstein ne abusasse. La condanna a suo carico è diventata definitiva.

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Gli ‘Epstein files’

Le accuse a Jeffrey Epstein e le rivelazioni durante il processo a Ghislane Maxwell hanno generato un’enorme attenzione nell’opinione pubblica, anche per via dei nomi noti a vario titolo citati durante tutta la storia: tra i tanti, come detto, ci sono due presidenti degli Stati Uniti (Bill Clinton e Donald Trump, contro cui non sono state mosse accuse) e il fratello dell’attuale Re Carlo III, principe Andrea. Durante l’ultima campagna presidenziale negli Usa, lo stesso Trump aveva promesso di rendere pubblici tutti i documenti in possesso del Dipartimento di Giustizia nel caso fosse stato rieletto. E nel novembre del 2025 il Congresso ha approvato la legge che imponeva la pubblicazione di tutto documenti a patto che non “mettano a repentaglio un'indagine federale attiva o un procedimento giudiziario in corso, a condizione che tale trattenuta sia strettamente mirata e temporanea”.

Che cosa c’è negli ‘Epstein files’

Da quel momento il Dipartimento di Giustizia ha pubblicato milioni tra documenti, foto e video in relazione alle accuse a carico di Jeffrey Epstein. Questo materiale ha aiutato a gettare luce sugli abusi e i crimini commessi dal finanziere nel corso degli anni, oltre a mettere in evidenza i rapporti che lo stesso Epstein ha intrattenuto con diverse persone famose nel tempo. Tra questi, oltre i nomi già citati, appaiono riferimenti a diverse personalità pubbliche come Elon Musk, Bill Gates, il segretario al Commercio statunitense Howard Lutnick. Contro nessuno di loro, per quanto noto, sono state mosse accuse in relazione ai crimini di Epstein. 

 

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Le critiche agli ‘Epstein files’

In ogni caso la pubblicazione dei file ha provocato non solo l’interesse del pubblico e la possibilità di scoprire la reale entità dei crimini di Epstein, ma anche le critiche di diverse vittime del finanziere. Queste hanno infatti protesta poiché i documenti rilasciati espongono i loro nomi "mentre proteggono quelli degli uomini che hanno abusato di loro". Le carte "vengono presentate come un atto di trasparenza, ma in realtà non fanno altro che esporre le vittime”. Da parte sua il dipartimento di Giustizia ha sottolineato che le pubblicazioni "possono includere immagini, documenti o video falsi o presentati in modo fraudolento, poiché tutto ciò che è stato inviato all’Fbi è stato incluso nella diffusione come previsto dalla legge".

Le fake news sugli ‘Epstein files’

Infine, è necessario ricordare che la pubblicazione dei documenti sul caso di Jeffrey Epstein ha dato il via anche alla diffusione online di diverse fake news sul reale contenuto dei file. Tra i più noti casi di disinformazione sulla vicenda ci sono foto alterate con l’intelligenza artificiale del sindaco di New York Zohran Mamdani, ritratto da bambino con la madre insieme al finanziere. Un’altra falsa immagine circolata è quella che ritrae Epstein insieme a Nigel Farage, che però non risulta comparire nei file rilasciati dal dipartimento di Giustizia. Un’altra immagine generata con l’IA è stata poi utilizzata per diffondere la falsa informazione secondo cui Epstein avrebbe finto la sua morte, e sarebbe ora residente in Israele.

 

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