Morgan McSweeney, capo dello staff del primo ministro britannico, ha lasciato il suo incarico. Molti parlamentari hanno ritenuto McSweeney responsabile della nomina di Peter Mandeslon ad ambasciatore negli Stati Uniti. Mandelson è stato licenziato a settembre, ma è stato sottoposto a ulteriori pressioni in seguito ai nuovi Epstein files
Si è dimesso dal suo incarico il capo di gabinetto del premier britannico Keir Starmer, Morgan McSweeney, in seguito alle pressioni per il caso Mandelson. McSweeney è stato indicato da più parti come colui che aveva spinto per la nomina di Peter Mandelson ad ambasciatore degli Stati Uniti. Dopo gli ultimi sviluppi legati agli 'Epstein file' sono montate le critiche verso Starmer e la sua capacità di giudizio proprio sulla nomina di Mandelson alla massima carica diplomatica. Stando a indiscrezioni e ricostruzioni di stampa nel Regno Unito, McSweeney, un amico di Mandelson, pare abbia insistito affinché ottenesse l'incarico. Mandelson ha negato qualsiasi illecito nei confronti di Epstein e si è scusato con le vittime e la sua associazione con il pedofilo.
L'annuncio
"Dopo un'attenta riflessione, ho deciso di dimettermi dal governo. La decisione di nominare Peter Mandelson è stata sbagliata. Ha danneggiato il nostro partito, il nostro Paese e la fiducia nella politica stessa", ha affermato McSweeney nel comunicato con cui annuncia le sue dimissioni da capo di gabinetto di Starmer, assumendosì così di fatto la piena responsabilità della nomina di Peter Mandelson ad ambasciatore negli Usa diventata - con l'evolversi del caso Epstein - un fardello per Downing Street e per il primo ministro Starmer.
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David Lammy prova a sfilarsi
Le dimissioni di McSweeney non bastano comunque a mettere Starmer al riparo dal fuoco incrociato di opposizioni e contestatori interni al partito laburista. "I consiglieri consigliano, ma i primi ministri decidono", ha commentato John McDonnell, deputato della sinistra interna. E non è affatto escluso che nuove rivelazioni compromettenti emergano dalle indagini di polizia aperte su Mandelson, dalle verifiche interne al Foreign Office e dalla pubblicazione dei documenti relativi alla sua nomina. Dalle polemiche prova a sfilarsi il vicepremier David Lammy, ministro degli Esteri di Starmer al momento dei fatti e attuale vicepremier, che ha preso le distanze dalla nomina di Mandelson sostenendo ora di averla "sconsigliata" all'epoca.
Il futuro di Starmer
In attesa delle amministrative di maggio, il cui risultato potrebbe sancire la definitiva fine della stagione Starmer, e della suppletiva del 26 febbraio dove i laburisti rischiano di perdere un seggio storico nel nord dell'Inghilterra, si fanno già i nomi dei probabili sostituti del premier, come quelli dell'ex vicepremier Angela Rayner, esponente della cosiddetta 'soft left' interna che potrebbe tornare in gioco dopo essere stata esclusa dal governo per una sospetta elusione fiscale sull'acquisto di una casa, e il neo-blairiano ministro della Sanità Wes Streeting, che potrebbe però pagare la sua vicinanza a Mandelson agli albori della propria carriera politica.