Elicottero caduto in Bosnia, domani il rientro delle salme in Italia

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L'aereo militare con a bordo i corpi dei sergenti Simone Ruggia e Claudio Marchesi e degli appartenenti al Corpo Militare della Croce Rossa, il tenente Franco Adriano Zecchillo e il sergente Laura Procacci, dovrebbe atterrare all'aeroporto di Ciampino

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Previsto per domani mattina, 2 novembre, il rientro delle salme dei quattro militari morti giovedì scorso nel tragico di schianto di un elicottero in Bosnia. In base a quanto emerso, l'aereo militare con a bordo i corpi dei sergenti Simone Ruggia e Claudio Marchesi e degli appartenenti al Corpo Militare della Croce Rossa, il tenente Franco Adriano Zecchillo e il sergente Laura Procacci, dovrebbe atterrare all'aeroporto di Ciampino. (CHI SONO LE VITTIME). La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni insieme al ministro della Difesa, Guido Crosetto, dovrebbero accogliere l'arrivo dell'aereo. 

L'incidente aereo

L'incidente è avvenuto il 29 ottobre in Bosnia-Erzegovina ed ha coinvolto l'elicottero Ch-47 Chinook dell'Esercito italiano, precipitato nella zona di Gorica, nei pressi di Brko. Il velivolo era impegnato nella missione internazionale Eufor Althea e apparteneva al primo Reggimento Aviazione dell'Esercito "Antares" di Viterbo. A bordo c'erano 15 persone, 11 sono rimaste ferite. (IL VIDEO DELL'INCIDENTE)

Uno spazio commemorativo

Intanto è stato allestito a Roma, presso la cappellina della caserma "Luigi Pierantoni", uno spazio commemorativo dedicato al Tenente Commissario Franco Adriano Zecchillo e alla Sergente Laura Procacci, i due appartenenti al Corpo Militare Volontario della Croce Rossa Italiana morti nel tragico incidente aereo. L'area, allestita all'interno della struttura di via Luigi Pierantoni, è stata pensata per consentire a militari, colleghi, cittadini e volontari di raccogliersi in preghiera e rendere omaggio ai due caduti. La cappella e lo spazio commemorativo resteranno aperti alla cittadinanza per consentire a chi lo desideri di manifestare vicinanza alle famiglie delle vittime e all'intera comunità della Cri.

La testimonianza di un sopravvissuto

Dall'ospedale di Tuzla, dove è ricoverato per le ferite riportate nell'incidente, il tenente colonnello medico Flavio Favari, terzo componente del team Medevac della Cri e unico superstite della squadra sanitaria, ha raccontato che "è un miracolo che io sia ancora vivo. Ricordo solo che è stata questione di un secondo, di un impatto violentissimo". Favari ha poi ringraziato coloro che gli hanno manifestato sostegno nelle ore successive all'incidente. In particolare ha espresso gratitudine ai rappresentanti della Croce Rossa della Bosnia-Erzegovina, che lo hanno visitato in ospedale, al ministro della Difesa Guido Crosetto e al presidente nazionale della Croce Rossa Italiana Rosario Valastro per la vicinanza dimostrata nel corso del ricovero. 

Le parole della sorella di un ferito

Tra i feriti c'è anche Pietro Bersaglia, militare originario di Ischia di Castro, nel Viterbese. La sorella di Pietro, Elisa, ha affidato ai social un messaggio di ringraziamento per la vicinanza ricevuta dalla famiglia in queste ore difficili. "Voglio ringraziare la vita, che anche questa volta ha scelto di donarci la speranza e ha compiuto un nuovo, immenso miracolo per la nostra famiglia", ha scritto. Nel suo messaggio ha ricordato anche le quattro vittime, stringendosi alle loro famiglie, e rivolto un augurio di pronta guarigione agli altri feriti.

Le indagini

A distanza di alcuni giorni dall'incidente, stanno proseguendo le indagini per ricostruire gli ultimi istanti del volo e accertare le cause che hanno provocato lo schianto. . Complessivamente sono tre, compresa quella delle autorità bosniache, le indagini avviate sull'incidente. A Roma risultano aperti due procedimenti, entrambi contro ignoti. La procura militare procede per il reato militare di perdita colposa, mentre la procura ordinaria ipotizza i reati di disastro e omicidio colposo. L'attività investigativa si sta concentrando, in particolare, sugli accertamenti tecnici sui rottami del Chinook e sull'analisi della scatola nera, elementi considerati cruciali per comprendere meglio quanto accaduto nei momenti precedenti allo schianto. Gli uffici giudiziari italiani lavoreranno in stretta collaborazione con la commissione di esperti inviata dalla Difesa in Bosnia per effettuare una serie di rilievi tecnici e ascoltare testimoni, a cominciare dai piloti dell'elicottero. Sulle cause dell'incidente restano aperte diverse ipotesi. Esclusa l'azione esterna o un atto terroristico, l'attenzione degli inquirenti si concentra sulla possibilità di un'improvvisa avaria tecnica oppure di un errore umano. In questo ambito risposte arriveranno dalle consulenze che verranno affidate per analizzare i rottami e la scatola nera. 

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