La decisione, minacciata da tempo, è stata resa ufficiale dal Dipartimento del Tesoro. Il segreatario di Stato Rubio: "Vieteremo le transazioni con questo tribunale canaglia"
Gli Stati Uniti hanno annunciato tramite il Dipartimento del Tesoro la decisione di imporre sanzioni alla Corte Penale Internazionale. La stretta, minacciata da tempo, diventa ufficiale proprio nel giorno dell'assegnazione del Nobel per la Pace a Navi Pillay, ex giudice della Corte.
Rubio: "Tribunale canaglia"
Il segretario di Stato Marco Rubio ha commentato l'annuncio delle sanzioni definendo la Corte un "tribunale canaglia" e spiegando che gli Usa vieteranno le transazioni con essa "tagliandone le risorse e paralizzandone la capacità operativa". Rubio ha aggiunto: "Il presidente Trump non permetterà mai alla Corte Penale Internaizonale di perseguire cittadini americani".
Gli Usa contro la Corte Penale
Washington ha sanzionato diversi alti funzionari della Cpi e sta valutando l’introduzione di sanzioni contro l’intera istituzione. Gli Stati Uniti contestano il mandato d’arresto emesso dalla Corte nei confronti del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, stretto alleato di Washington, con l'accusa di crimini commessi a Gaza. Il presidente americano Donald Trump aveva già esortato i 125 Paesi membri della Corte a ritirarsi dall’istituzione, che ha accusato di essere "fuori controllo".
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La replica della Corte Penale Internazionale
Attraverso un comunicato stampa, la Corte penale internazionale "respinge con fermezza le sanzioni Usa", descrivendole come un "passo senza precedenti" che segue una serie di provvedimenti sanzionatori nei confronti di tredici giudici e procuratori indipendenti impegnati nella causa della giustizia. "La Corte continuerà a svolgere pienamente il suo mandato, con indipendenza e imparzialità, agendo solo sulla base della legge e delle prove, per il bene delle innumerevoli vittime di crimini gravi", ha dichiarato la presidente della CPI, Tomoko Akane. "Questa misura prende di mira un'istituzione giudiziaria indipendente, creata da un trattato e incaricata da 125 Stati parte di indagare e perseguire i crimini di genocidio, i crimini contro l'umanità, i crimini di guerra e il crimine di aggressione", scrive l'istituzione. "La sanzione mira a interrompere le attività della Corte e a intimidire coloro che lavorano per essa o collaborano con essa. La Corte, dal canto suo, non si lascerà intimidire". Le sanzioni, secondo la Corte, rappresentano "un tentativo di ostacolare il corso della giustizia e di impedire alla Corte di svolgere il compito per cui è stata creata. È un attacco allo Stato di diritto e alle fondamenta stesse dell'ordinamento giuridico internazionale, che mina il principio secondo cui nessuno è al di sopra della legge". Infine, l'auspicio: "La Corte invita gli Stati a continuare ad adottare misure concrete, anche per garantire che la Corte continui ad avere i mezzi necessari per proseguire il suo lavoro. Non si tratta solo di difendere una singola istituzione, ma di salvaguardare l'ordine internazionale fondato sullo Stato di diritto. Nessuno dovrebbe essere punito per aver servito la causa della giustizia". "La storia giudicherà questo momento. Le generazioni future, e soprattutto le vittime delle atrocità di massa, si chiederanno come abbiamo reagito quando un'istituzione creata per proteggerle è stata attaccata. Si chiederanno se la Corte ha tenuto duro e se la comunità internazionale ha difeso i principi che ha proclamato o se ha permesso che venissero abbandonati sotto pressione", conclude l'istituzione.
La difesa dei Paesi Bassi
I primi a muoversi in difesa della Corte dopo l'annuncio della notizia sono stati i Paesi Bassi, Stato in cui la Corte Penale Internazionale ha sede: "Proteggeremo mattone dopo mattone" la Corte penale internazionale "quando sarà necessario", ha detto durante la sua conferenza stampa settimanale il premier olandese Rob Jetten. Il primo ministro ha spiegato che i Paesi Bassi stanno lavorando dietro le quinte, sul piano diplomatico, per far comprendere a Washington che sanzioni severe contro la Corte danneggerebbero le relazioni transatlantiche. Jetten ha inoltre precisato che diversi Paesi stanno lavorando a proposte di riforma della Cpi, che giudica le persone accusate di crimini di guerra, crimini contro l’umanità e genocidio. "E il messaggio rivolto agli americani è anche questo: partecipate a questo dialogo ed evitate un’ulteriore escalation", afferma Jetten. In quanto Paese ospitante, i Paesi Bassi hanno una responsabilità particolare nei confronti della Corte, sancita da un "accordo" firmato nel 2008. In un discorso dai toni insolitamente duri pronunciato il mese scorso davanti all’Assemblea generale delle Nazioni Unite, Jetten aveva promesso di difendere la giurisdizione "nel mio Paese, nella mia città": "Come si può essere contrari al perseguimento dei crimini più efferati? Credo che possa esserci una sola risposta: 'la Cpi non si tocca'", aveva dichiarato Jetten.
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L'Ue: "Pronti a mobilitarci"
Anche l'Ue è pronta a mobilitarsi sulla questione: "Se ci sarà urgenza, le istituzioni europee si mobiliteranno. Non si può affatto escludere che vengano convocate riunioni urgenti specificamente su questo tema", ha affermato una fonte diplomatica europea. Domenica 11 ottobre è già prevista una riunione del Coreper, il comitato che riunisce gli ambasciatori degli Stati Ue. "A livello politico è comunque un tema estremamente sensibile. Bisogna essere lucidi da un certo punto di vista: sul segnale che si manda credo che ci sia più o meno un consenso. Sulle misure da prendere, è un po' più complicato", aggiunge la fonte, in merito alla possibilità che possa essere attivato lo statuto di blocco, ovvero lo strumento che protegge gli operatori economici e le istituzioni dell'Ue dagli effetti extraterritoriali delle sanzioni imposte unilateralmente da Paesi terzi.