Lo speciale di Sky TG24 sulla guerra in Iran
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Iran, Pezeshkian all'Onu: Teheran è vittima di terrorismo. Usa lasciano aula

©Getty

“Vengo da un Iran dove la guida suprema è stata assassinata e una scuola bombardata”, ha detto il presidente iraniano all’Onu, rispondendo a Trump. La delegazione americana ha lasciato l'aula. Un intervento Usa nello stretto di Bab el Mandeb sarebbe considerato dagli Houthi una "linea rossa", ha avvertito il consigliere militare del gruppo yemenita, Abed Mohammed al-Thawr. Presentato a New York il piano da 2,45 miliardi del Board of Peace per Gaza

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Scontro tra Stati Uniti e Iran all’Assemblea generale dell’Onu. L’Iran è "stato vittima di terrorismo. Vengo da un Iran dove la guida suprema è stata assasinata, dove una scuola è stata bombardata causando la morte di bambini che non avevano commesso alcun crimine”, ha detto il presidente iraniano Masoud Pezeshkian rispondendo a Donald Trump. Il giorno dopo le minacce di Trump, il presidente iraniano Pezeshkian ha mostrato all'Assemblea generale le foto dei bambini uccisi dalle bombe americane e ha avvertito: “Siamo pronti al dialogo, ma non ci pieghiamo ai bulli”. La delegazione americana ha lasciato l'aula dopo l’attacco del presidente iraniano. Il vicepremier Antonio Tajani ha definito "molto duro" il discorso fatto all'Assemblea generale dell'Onu dal presidente iraniano Masoud Pezeshkian.

Un intervento americano nello stretto di Bab el Mandeb sarebbe considerato dagli Houthi una "linea rossa", ha avvertito il consigliere militare del gruppo yemenita, Abed Mohammed al-Thawr, all'Afp. Se gli Stati Uniti "osassero sostenere l'Arabia saudita con raid o appoggio aereo, considereremmo come obiettivi tutti gli interessi americani nella regione", ha aggiunto al-Thawr, consigliere del ministro della Difesa dell'autoproclamato governo degli Houthi. "Se i Paesi vicini collaborassero con gli Stati Uniti bloccando i voli iraniani, l'Iran farebbe in modo che i loro aeroporti non possano più operare", ha dichiarato Mohsen Rezaei, segretario del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale iraniano, in un'intervista alla televisione di Stato. 

Intanto, il Board of Peace per Gaza di Donald Trump ha annunciato a New York, a margine dell'Assemblea generale dell'Onu, un piano di ricostruzione della Striscia da 2,45 miliardi di dollari per 6 mesi. Il piano prevede 66 progetti, che spaziano dagli alloggi temporanei ad altre iniziative per la ripresa economica. 

Un marinaio indiano è morto nell'attacco a una nave portarinfuse nello stretto di Hormuz. Lo ha riferito il sindacato dei marinai indiani Fsui in una lettera al primo ministro Narendra Modi.

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Guerra Iran, rincari per le famiglie: 1,8 miliardi in 6 mesi

La crisi nel Golfo sta avendo i suoi effetti sui bilanci delle famiglie  italiane. Nell'arco di sei mesi di conflitto, tra febbraio e agosto  2026, l'indice dei prezzi al consumo di elettricità, gas e altri  combustibili domestici ha registrato un'impennata dell'11,4%. Il che  vuol dire 1,8 miliardi di euro che pesano sulla spesa delle famiglie  italiane. Lo rileva Confartigianato in un’analisi presentata durante la  ventiduesima edizione dell’annuale convention "Energies and  Sustainability Confartigianato High School", organizzata dalla  Confederazione in collaborazione con i Consorzi energia Caem, CEnPI,  Multienergia. A trainare i rincari è soprattutto il gas, in crescita del  13,5%, seguito dall'elettricità con un più 10,1%. L'impatto, però, non  si distribuisce in modo uniforme sul territorio del Paese.

Guerra Iran, rincari per le famiglie: 1,8 miliardi in 6 mesi

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Operato figlio ambasciatore Israele in Usa, è in pericolo vita

Neria Leiter, il riservista delle Forze di Difesa Israeliane gravemente ferito in un attentato con un'auto in Cisgiordania, è stato sottoposto a un intervento chirurgico d'urgenza al cervello presso il Centro Medico Shaare Zedek, ma la sua vita e' ancora in pericolo, secondo una dichiarazione del dottor Alon Schwartz, primario del reparto traumatologico dell'ospedale. Schwartz ha riferito che l'intervento chirurgico è durato diverse ore e ha affermato che le condizioni di Leiter si sono stabilizzate, sebbene sia ancora gravemente ferito. "E' stato portato d'urgenza in sala operatoria e l'intervento e' stato praticamente in corso fino a questo momento", ha dichiarato Schwartz in un videomessaggio pubblicato intorno alle 23. "Le sue condizioni si sono stabilizzate, ma la sua vita e' ancora in pericolo. E' impossibile dire che non lo sia". Schwartz aggiunge che diverse e'quipe mediche stanno lavorando per migliorare le condizioni di Leiter. Afferma che la ferita alla testa è stata la piu' grave e pericolosa riportata. Leiter è il figlio di Yechiel Leiter, ambasciatore israeliano negli Stati Uniti.

Media, Netanyahu non dorme a New York per motivi sicurezza

Il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, parte stasera, arriverà a New York domattina e rientrerà domani sera. Per motivi di sicurezza, Netanyahu non trascorrerà nemmeno una notte a New York. Lo rende noto la tv israeliana Channel 13.

Guerra Iran-Usa, quanto sono costati i sei mesi di conflitto

Ad oltre sei mesi dall'attacco di Stati Uniti e Israele contro la Repubblica Islamica dell'Iran, i consumatori continuano a fronteggiare una raffica di rincari, a partire dai prodotti energetici con i prezzi di benzina, diesel e gas in costante aumento. Come per le sorti del conflitto, anche sul fronte dei costi aggiuntivi causati dal blocco dello Stretto di Hormuz non si riesce a intravedere, al momento, una fine. Ecco un bilancio.

Guerra Iran-Usa, quanto sono costati i sei mesi di conflitto

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Susan Sarandon: “Sono stata boicottata per mie posizioni su Israele'

Alla Mostra del Cinema di Venezia l'attrice Premio Oscar racconta di  essere stata esclusa da diversi progetti hollywoodiani dopo il suo  sostegno pubblico alla Palestina. “Non potevo restare in silenzio”, ha  detto.

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Chi sono gli Houthi, milizia che controlla Bab el-Mandeb nel Mar Rosso

Sciiti di stampo zaydita, controllano ormai da anni la capitale yemenita  Sana'a. Dietro di loro c'è l'Iran, alleato ideologico, religioso e  militare. Il loro ruolo è diventato ancora più cruciale dopo lo scoppio  del conflitto che infiamma il Medio Oriente.

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Board of Peace, ricostruzione di Gaza costerà 71,4 mld di dollari in 10 anni

La ricostruzione di Gaza richiederà 71,4 miliardi di dollari nei  prossimi dieci anni. E' la stima resa nota dal Board of Peace a margine  dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York. Si tratta di una  stima nettamente superiore ai 4-6 miliardi di dollari che, secondo le  Nazioni Unite, sarebbero stati necessari per ricostruire Gaza dopo la  guerra di 50 giorni del 2014. In un briefing "di alto livello" a cui  hanno partecipato gli inviati statunitensi Steve Witkoff e Jared  Kushner, i membri del Board hanno illustrato quello che hanno proposto  come piano per i primi sei mesi della ricostruzione di Gaza. Previsti 66  obiettivi, tra cui rifugi umanitari, generatori diesel e la  ricostruzione di ospedali. Il Board  ha precisato che la ricostruzione  potrà iniziare solo "nel momento in cui i finanziamenti e l'accesso lo  consentiranno". Non è chiaro  da dove proverranno i finanziamenti per i programmi e il Comitato  Nazionale per l'Amministrazione di Gaza non è ancora entrato  nell'enclave palestinese. Per il momento sta operando dal Cairo, in  Egitto, senza alcuna autorità sul territorio che dovrebbe contribuire a  governare. In una nota rilasciata dopo il briefing, il Board for Peace  ha detto che ''la nostra bussola rimane chiara: sovranità palestinese,  tutela dei diritti, unità geografica, inclusione di ogni comunità,  trasparenza in ogni processo e capacità di adattamento di fronte alle  esigenze in continua evoluzione".

Sanchez: "Il discorso di Trump all'Onu molto ideologico, senza fatti"

"Credo che sia stato un discorso molto ideologico, non sostenuto da  fatti e dai dati". Così il premier spagnolo Pedro Sanchez ha commentato  il discorso pronunciato da Donald Trump all'Assemblea generale dell'Onu,  in un'intervista con il conduttore statunitense e volto storico della  satira progressista Jon Stewart per il podcast 'The Weekly Show with Jon  Stewart'. Un'anticipazione dell'intervista, realizzata a New York a  margine dell'Assemblea generale Onu è stata diffusa sui social.  Interrogato da Stewart sulle parole di Trump, Sanchez ha citato in  particolare le posizioni del presidente Usa sul cambiamento climatico,  sulla guerra in Iran e sulla situazione in Medio oriente, osservando che  "le sue posizioni politiche non sono, diciamo, ampiamente sostenute da  molti Paesi nel mondo", ha affermato accompagnando l'affermazione con un  sorriso. Stewart ha osservato che quella del premier era "un modo molto  diplomatico" di dire, chiedendogli se Trump parli nello stesso modo nei  colloqui diretti con gli altri leader. Una domanda tuttavia rimasta  nell'aria nell'anticipazione dell'intervista. Sanchez non ha avuto  finora un incontro bilaterale con il presidente americano, ma lo ha  incrociato in diversi vertici internazionali.

Mahsa Amini, 4 anni dopo l'uccisione: dati, testimonianze, proteste

Quattro anni fa l'uccisione della giovane, morta in custodia della  polizia iraniana per una presunta violazione delle regole sul velo,  scatenò enormi proteste sia nel Paese che all’estero. Cosa resta oggi  del movimento Donna, Vita, Libertà?

Mahsa Amini, 4 anni dopo l'uccisione: dati, testimonianze, proteste

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Siria, Ue partner affidabile per transizione pacifica

"L'UE rimane un partner affidabile per una transizione pacifica, stabile e inclusiva in Siria, libera da interferenze straniere dannose. Stiamo lavorando attivamente per la ricostruzione, il recupero e i ritorni sicuri e volontari dei rifugiati in Siria. Come prossimi passi, miriamo a mobilitare maggiori investimenti e a potenziare la nostra partnership". Lo scrivono in un post congiunto il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa e la presidente della Commissione Ursula von der Leyen dopo aver incontrato il presidente della Siria Ahmad al-Sharaa a margine dell'Assemblea generale dell'Onu a New York.

Media: l'amministrazione Trump prepara lo stop all'export del diesel per 90 giorni

L'amministrazione Trump sta preparando un piano per vietare l'export del diesel per 90 giorni, malgrado le divisioni interne e i contrasti con l'industria petrolifera, nel tentativo di raffreddare i prezzi dell'energia in vista delle elezioni di midterm. Lo scrive Politico citando alcune fonti. Il divieto, il cui iter giuridico è ancora in definizione, ha incontrato l'opposizione dei produttori di carburante Usa, che hanno avvertito che qualsiasi beneficio a breve termine sarebbe vanificato da prezzi del carburante più alti in futuro.    Un eventuale blocco delle spedizioni rappresenterebbe la prima restrizione alle esportazioni di energia americana da quando, nel 2015, l'amministrazione Obama revocò il divieto in vigore da decenni sull'esportazione di petrolio. Tuttavia, la guerra avviata dall'amministrazione Trump contro l'Iran a febbraio, così come gli attacchi dell'Ucraina alle raffinerie russe, hanno spinto i prezzi del diesel a livelli record. Oggi, il prezzo medio di un gallone di diesel si è attestato a 6,52 dollari, in aumento di 91 centesimi rispetto a un mese fa e di 2,83 dollari rispetto all'anno scorso, secondo i dati dell'American American Association (Aaa).

Guerra Usa-Iran, quanti militari italiani sono stati schierati nel Golfo Persico?

Da marzo il contingente dell'Aeronautica Militare protegge le forze e  gli interessi nazionali presenti nell’area, a supporto delle Forze  Armate e di sicurezza di Arabia Saudita, Kuwait e Bahrein. La Task Force  Air – Arabia è comandata dal colonnello Simone Agostino Rocca.

Guerra Usa-Iran, quanti militari italiani sono stati schierati nel Golfo Persico?

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Russia-Siria, incontro tra Lavrov e al-Shaibani a margine Assemblea Onu

Il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov ha incontrato il ministro degli Esteri siriano Asaad Hassan al-Shaibani a New York, a margine dell'81esima Assemblea Generale delle Nazioni Unite.

Pezeshkian all'Onu: "Non siamo noi i terroristi". VIDEO

Pezeshkian all'Onu: "Non siamo noi i terroristi" | Video Sky - Sky TG24

Pezeshkian all'Onu: "Non siamo noi i terroristi" | Video Sky - Sky TG24

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Libano, Tajani: "Dopo Unifil una forza internazionale di pace"

Tajani ha scritto: "Ho incontrato a New York il Ministro degli Esteri libanese Youssef Raggi, al quale ho ribadito il forte impegno dell'Italia per la stabilita' e la sovranita' del Libano, insieme alla nostra ferma condanna dell'escalation delle ultime settimane nel Sud del Paese. Condanniamo con chiarezza anche le azioni di Hezbollah che mettono a rischio la sicurezza della popolazione libanese e la stabilita' regionale. Il rispetto della sovranita' e delle istituzioni libanesi e l'attuazione delle risoluzioni internazionali restano condizioni essenziali per costruire una pace duratura. Roma resta disponibile a ospitare nuove sessioni dei colloqui e a favorire ogni iniziativa utile a una soluzione politica. Continueremo a sostenere il rafforzamento delle istituzioni libanesi e ad aiutare la popolazione, comprese le comunita' cristiane, attraverso il nostro impegno umanitario che oggi ho deciso di rafforzare con l'obiettivo di rendere il Libano sempre piu' stabile".

Centcom: "Deviate finora 115 navi commerciali nel blocco anti-Iran"

Il Comando centrale militare Usa (Centcom) ha riferito che, nel  conteggio al 23 settembre, le forze americane "hanno deviato 115 navi  commerciali per garantire il rigoroso rispetto del blocco navale  statunitense" verso il traffico da e per i porti dell'Iran, in quello  che è stato definito il "muro d'acciaio". E' quanto si legge in un post  del Comando su X.

Ambasciatore Israele a leader siriano: "Alture Golan per sempre parte di Israele"

Anche l'ambasciatore israeliano alle Nazioni Unite, Danny Danon,  risponde al leader siriano, Ahmad al-Sharaa, dopo l'intervento di  quest'ultimo dal podio delle Nazioni Unite. "Nessun discorso cambierà la  realtà, al-Jolani, le Alture del Golan saranno sempre parte di  Israele", scrive su X rilanciando l'intervento di al-Sharaa e usando  quello che era il nome del leader siriano, 'Abu Mohammed al-Jolani', da  numero uno di Hayat Tahrir al-Sham.

Netanyahu: "Nel mio discorso domani all'Onu ci saranno sorprese"

Il primo ministro israeliano Benyamin Netanyahu ha annunciato che  riserverà delle "sorprese" nel suo discorso di domani all'Assemblea  Generale delle Nazioni Unite. Lo riporta The Times of Israel. "Parto  stasera per New York per difendere, dal podio delle Nazioni Unite,  Israele e i soldati delle Forze di Difesa Israeliane", ha affermato il  premier in un video diffuso dal suo ufficio. "Sentite le terribili bugie  che vengono diffuse lì - ha aggiunto -. Combatterò contro le menzogne,  combatterò per la verità, per i nostri soldati, per il nostro Paese. Ci  saranno anche delle sorprese".

Soldato israeliano ferito in attacco in Cisgiordania, Netanyahu: "Preghiamo per un miracolo"

Il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, fa sapere di pregare per il  "miracolo". "Io e mia moglie Sarah, insieme a tutto il popolo di  Israele, preghiamo per un miracolo - si legge in un post su X di  Netanyahu - Carissimo Yechiel, siamo tutti con te". L'ambasciatore sta  rientrando in Israele, riferiscono i media israeliani.  Il  ministro della Difesa, Israel Katz, precisa via X che "il terrorista"  responsabile dell'attacco è stato "eliminato". Manifestando solidarietà e  vicinanza all'ambasciatore, Katz elogia "i valorosi combattenti che  hanno eliminato il terrorista". Sempre  su X anche l'ambasciatore americano in Israele, Mike Huckabee,  trasmette la vicinanza al diplomatico israeliano. "La perdita di un  figlio a Gaza, ucciso da Hamas - scrive in un post - Ora un terrorista  palestinese tenta di uccidere soldati israeliani a un checkpoint. Al  fianco di Yechiel Leiter".

Onu, 3 persone escono da fogna vicino hotel Netanyahu, si indaga

La polizia di New York e il Secret Service statunitense stanno indagando su tre persone viste uscire da una fogna vicino all'hotel di Manhattan in cui alloggerà il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu durante l'Assemblea generale dell'Onu. Lo riferiscono alla Cnn fonti delle forze dell'ordine. I tre individui sarebbero emersi dal sistema fognario di Midtown, nei pressi di Park Avenue, per poi allontanarsi a bordo di due diversi veicoli. Al momento non sono stati effettuati arresti. La polizia e il Secret Service stanno esaminando filmati delle telecamere di sorveglianza, lettori automatici delle targhe e altri strumenti nel tentativo di identificare le persone coinvolte. Netanyahu e' considerato uno dei leader sottoposti al "piu' alto livello di minaccia" tra i circa 130 capi di Stato e di governo presenti a New York per l'Assemblea generale e protetti dal Secret Service, secondo le fonti. "Negli ultimi mesi abbiamo registrato diversi episodi di persone entrate nel sistema fognario alla ricerca di oggetti di valore e rottami metallici dopo una tempesta", ha spiegato la polizia di New York. "Questo episodio sembra rientrare nella stessa tipologia, ma, per eccesso di cautela, considerando l'Assemblea generale delle Nazioni Unite e la sensibilita' del luogo, la polizia sta effettuando ulteriori controlli di sicurezza insieme ai partner federali", ha aggiunto la Nypd. Ulteriori misure di sicurezza sono state adottate dopo gli interventi compiuti durante la notte.

Attacco a posto di blocco Cisgiordania, ferito soldato Idf figlio ambasciatore in Usa

Un soldato israeliano è rimasto gravemente ferito dopo che un'auto si è  lanciata oggi contro un posto di blocco in Cisgiordania. Il conducente a  bordo dell'auto è stato ucciso dai militari israeliani. Lo riferiscono i  media Israeliani i quali riportano inoltre che il militare coinvolto è  figlio dell'ambasciatore di Israele negli Usa, Yechiel Leiter, il quale  si è messo immediatamente in viaggio di rientro dagli Stati Uniti dopo  aver appreso che suo figlio Neriya è rimasto ferito nell'attacco. Lo ha  scritto lo stesso ambasciatore in un messaggio su X ricordando il figlio  maggiore anche lui militare che è caduto in guerra. Secondo la  ricostruzione della polizia israeliana, l'aggressore ha diretto il  veicolo contro una poliziotta e un soldato che stavano effettuando  controlli sui veicoli a un incrocio vicino all'insediamento israeliano  di Beit Horon, a ovest di Ramallah. "Di conseguenza, il soldato è  rimasto ferito e sta ricevendo cure mediche. L'assalitore è stato ucciso  dalle forze (di sicurezza)", ha aggiunto la polizia. Il servizio di  emergenza israeliano Magen David Adom ha riferito che le sue squadre  hanno trasportato in ospedale un uomo in gravi condizioni. Il Ministero  della Salute palestinese ha dichiarato di essere stato informato della  morte del ventinovenne Mahmoud Mohammad Mahmoud Suleiman, "ucciso da  colpi d'arma da fuoco delle forze israeliane vicino al villaggio di Beit  Ur al-Tahta, a ovest di Ramallah". Ha inoltre aggiunto che le autorità  israeliane stanno trattenendo la salma. L'ambasciatore israeliano a  Washington, Yechiel Leiter, ha scritto su X: "Neriya ha continuato a  prestare servizio nella riserva dopo aver perso il fratello maggiore  Moshe Yedidya Leiter - che Dio ne vendichi il sangue - e dal 7 ottobre  ha accumulato centinaia di giorni di servizio su vari fronti. Il  terrorismo palestinese mira a sradicare il popolo d'Israele dalla  propria terra. Loro scelgono la morte, noi scegliamo la vita".

Yemen, Crosetto: "Due navi di Aspides rientrano per manutenzione, saranno sostituite da altre due unità"

"Su proposta del Capo di Stato Maggiore della Difesa, Gen. Luciano  Portolano, ho disposto il rientro in Patria delle Navi Rimini e Crotone,  attualmente impiegate a Gibuti nell’ambito dell’Operazione EUNAVFOR  ASPIDES, per consentire lo svolgimento di improrogabili attività  manutentive e il previsto avvicendamento degli equipaggi. Le due unità  erano state inserite nel dispositivo di ASPIDES anche con l’obiettivo di  ridurre i tempi di eventuale intervento in caso di necessità di  attività di sminamento nello Stretto di Hormuz, mantenendo nell’area una  capacità specialistica immediatamente disponibile". Così in una nota il  Ministro della Difesa Guido Crosetto. Il rientro delle due unità "non  comporta alcuna riduzione dell’impegno operativo italiano nell’ambito  dell’Operazione ASPIDES", precisa Crosetto. "A  garanzia della piena continuità della partecipazione italiana e degli  impegni internazionali assunti, Rimini e Crotone saranno sostituite da  altre due unità della stessa categoria, già mantenute in prontezza in  Patria e destinate a raggiungere l’area operativa secondo le tempistiche  previste. Si tratta -conclude Crosetto- di una rotazione delle unità,  necessaria per assicurare nel tempo l’efficienza, la manutenzione e la  disponibilità operativa delle nostre navi, senza soluzione di continuità  nelle attività svolte dall’Italia nell’ambito della missione europea".

Marinaio indiano ucciso nell'attacco a una nave nello stretto di Hormuz

Un marinaio indiano è rimasto ucciso in un attacco contro una nave  mercantile nello Stretto di Hormuz; lo hanno reso noto le autorità  dell'Oman e dell'India, con quest'ultima che ha condannato i continui  attacchi lungo questa rotta marittima di vitale importanza. "Un  cittadino indiano ha tragicamente perso la vita", si legge in una nota  del ministero degli Esteri indiano. Il Centro per la sicurezza marittima  dell'Oman ha riferito che l'attacco ha provocato un incendio nella sala  macchine "e la morte di un membro dell'equipaggio", mentre gli altri 27  membri sono stati evacuati.

Iran, Wadephul ad Araghchi: "Teheran svolga ruolo costruttivo per pace"

Il ministro degli Esteri tedesco Johann  Wadephul e quello iraniano  Abbas Araghchi hanno avuto un incontro a margine dell'Assemblea generale  delle Nazioni Unite a New York. "L'Iran deve impegnarsi in modo  costruttivo nei colloqui per una soluzione sostenibile che ponga fine al  conflitto nella regione e apra incondizionatamente lo Stretto di  Hormuz, garantendo la navigazione libera, sicura e senza pedaggi per  tutti", ha dichiarato il ministero degli Esteri tedesco in un post su X,  citando il messaggio portato da Wadephul durante l'incontro con il suo  omologo iraniano Araghchi.

Katz replica a Sharaa: "Alture del Golan sono parte integrante ed eterna di Israele"

In risposta all'insistenza del presidente siriano Ahmed Sharaa sul  fatto che le alture del Golan sono territorio siriano, il ministro della  Difesa Israel Katz ha affermato che lo strategico altopiano nel  nord-est è "parte integrante ed eterna di Israele" e che le Forze di  Difesa Israeliane non si ritireranno dalla zona cuscinetto che  controllano in Siria dalla destituzione del dittatore siriano Bashar  al-Assad nel 2024. Lo riporta The Times of Israel. "Non ci ritireremo  dal Monte Hermon e dalla zona di sicurezza, conquistate con eroici  combattimenti durante la guerra difensiva del 1973 e consegnate alla  Siria in base all'accordo di disimpegno del 1974, poiché la Siria è  diventata una base iraniana e una minaccia per Israele e i suoi  confini", ha affermato Katz in una dichiarazione, riferendosi alla  guerra dello Yom Kippur del 1973 e alla diplomazia che ne è seguita.

Libano, Tajani: "Roma continuerà a ospitare negoziati con Israele"

L'Italia che ruolo può svolgere ''un ruolo importante'' nel dialogo tra  Israele e Libano ''noi siamo il luogo dove si svolge la mediazione''. Lo  ha dichiarato il vice premier e ministro degli Esteri Antonio Tajani a  margine dell'Assemblea generale dell'Onu a New York. ''Abbiamo insistito  perché Roma fosse veramente capitale della pace per il Libano. Sia il  governo israeliano, sia il governo libanese, sia gli americani sono  stati favorevoli. Le trattative continueranno a svolgersi a Roma'', ha  assicurato Tajani.

Capo consiglio sicurezza iraniano agli Usa: "Basta negoziare, agite o Hormuz resta chiuso"

"La nuova diplomazia iraniana non tornerà al passato. Costringeremo gli  Stati Uniti a rispettare i diritti della nazione iraniana e ad attenersi  alle condizioni comunicate; in caso contrario, lo Stretto di Hormuz non  verrà riaperto. Basta con le negoziazioni, agite". Lo scrive su X il  segretario del Consiglio supremo di sicurezza nazionale iraniano Mohsen  Rezaei. 

Auto contro soldati, grave figlio amb. Israele in Usa

Un palestinese ha lanciato la propria auto contro un posto di blocco israeliano nei pressi dell'insediamento ebraico di Beit Horon, a ovest di Ramallah, ferendo gravemente un soldato. Il militare è Neria Leiter, figlio dell'ambasciatore israeliano negli Stati Uniti, Yechiel Leiter. L'assalitore, un uomo di 29 anni, è stato ucciso dalle forze israeliane. Secondo la polizia israeliana, il conducente ha diretto il veicolo contro una poliziotta e il soldato mentre erano impegnati nei controlli delle automobili al checkpoint, prima di essere "eliminato". Leiter, un militare di circa 30 anni, e' stato trovato privo di conoscenza e versa "in condizioni critiche", ha riferito il Magen David Adom, equivalente israeliano della Croce Rossa. Dopo aver ricevuto le prime cure d'emergenza, è stato trasferito all'ospedale Shaare Zedek di Gerusalemme. "Ringrazio l'esercito israeliano e il personale medico dello Shaare Zedek, che in questo momento sta lottando per la vita di Neria, e ringrazio il popolo d'Israele per le preghiere", ha scritto l'ambasciatore Yechiel Leiter sui social. "Credo nel potere della preghiera e credo che, quando il popolo d'Israele si unisce, avvengano miracoli. Neria ha bisogno di un miracolo", ha aggiunto. Il diplomatico ha ricordato che il figlio ha continuato a prestare servizio come riservista dopo aver perso il fratello maggiore, Moshe Yedidia Leiter durante la guerra a Gaza, e che dal 7 ottobre ha trascorso centinaia di giorni in servizio su diversi fronti. "Il terrorismo palestinese mira a sradicare il popolo d'Israele dalla sua terra. Loro scelgono la morte, noi scegliamo la vita", ha concluso l'ambasciatore. Il ministero palestinese della Sanita' ha confermato che un palestinese di 29 anni è stato ucciso dall'esercito israeliano nella stessa zona.

Katz risponde a leader siriano: "Golan parte di Israele"

Il Golan è "parte integrante, eterna di Israele" e Israele "non  consentirà che la Siria diventi una minaccia per Israele". Il ministro  israeliano della Difesa, Israel Katz, risponde così al leader siriano,  Ahmad al-Sharaa, dopo le dichiarazioni di quest'ultimo dal podio delle  Nazioni Unite. "Non ci  ritireremo dal monte Hermon e dalla zona di sicurezza che abbiamo  conquistato con combattimenti eroici durante la guerra di difesa del  1973 e consegnato alla Siria in base all'accordo del 1974, con  condizioni chiare che sono state poi violate, dal momento che la Siria  che è diventata una base iraniana e una minaccia per Israele e i suoi  confini", ha detto Katz in una dichiarazione rilanciata dal Times of  Israel. Israele, ha insistito,  "resterà sul monte Hermon e nella zona di sicurezza fin quando ci sarà  una minaccia jihadista lungo il confine". E, ha avvertito, se Israele  dovesse essere attaccato dalla Siria, "qualsiasi territorio dovessimo  prendere questa volta resterebbe nostro per sempre".

Libano, Tajani: "Dopo Unifil una forza internazionale di pace"

Mentre a dicembre la missione Unifil dei caschi blu Onu nel sud del Libano e' destinata a scadere, l'Italia, che ha recitato un ruolo di primo piano nella zona cuscinetto tra Libano e Israele, ritiene che debba esserci comunque una forza internazionale di pace. "Vediamo sotto quale bandiera, ma credo che sia giusto che si vada in quella direzione", ha dichiarato, parlando con i giornalisti a margine dell'Assemblea generale dell'Onu. "Ne abbiamo parlato con i francesi, e credo che anche con la Germania si possa fare un accordo", ha aggiunto.

Tajani: "Discorso dell'Iran all'Onu molto duro, deve cambiare i toni"

Il discorso dell'Iran all'Assemblea Generale dell'Onu "è stato molto  duro". Lo ha detto il ministro degli Esteri Antonio Tajani a New York.  "Noi lavoriamo per una soluzione diplomatica, l'Iran deve usare toni  diversi, deve rinunciare al percorso della costruzione dell'atomica", ha  aggiunto il titolare della Farnesina ribadendo c'è bisogno sempre di  usare toni meno duri anche qui, per difendere le proprie posizioni".

Iran, leader Consiglio sicurezza: "Basta negoziati. Agire"

Il tempo dei negoziati con gli Stati Uniti è finito: gli Stati Uniti devono adeguarsi alle richieste dell'Iran. A chiederlo è stato il segretario del consiglio supremo per la Sicurezza nazionale, Mohsen Rezaei, in un post su X. "La nuova diplomazia iraniana non tornera' al passato. Costringeremo gli Stati Uniti a rispettare i diritti della nazione iraniana e ad attenersi alle condizioni comunicate; in caso contrario, lo Stretto di Hormuz non verra' riaperto", ha detto commentando l'incontro di ieri a New York tra il ministro degli Esteri, Abbas Araghchi, e l'inviato americano Steve Witkoff. "Basta con i negoziati, agite", ha detto in un messaggio che sembra rivolto soprattutto all'ala piu' moderata del regime.

Tajani: "Da Italia un nuovo finanziamento per i villaggi cristiani nel sud del Libano"

L'Italia ha annunciato un ulteriore finanziamento alla cooperazione  internazionale per sostenere i programmi per i villaggi cristiani nel  sud del Libano. Lo ha detto il ministro degli Esteri Antonio Tajani dopo  il suo incontro con l'omologo libanese a margine dell'Assemblea  dell'Onu. "Sosteniamo progetti perché questi villaggi possono continuare  ad essere abitati e non abbandonati, questo è un altro degli impegni,  ce ne abbiamo finanziati altri progetti", ha spiegato Tajani.

Iran, Rezaei: "Costringeremo Usa a rispettare nostri diritti"

"La nuova diplomazia dell'Iran non tornerà al passato" e "costringeremo  l'America a rispettare i diritti della Nazione iraniana e ad agire  secondo le condizioni trasmesse". Lo ha detto il segretario del  Consiglio supremo per la Sicurezza nazionale dell'Iran, Mohsen Rezaei,  in dichiarazioni rilanciate dalla tv satellitare al-Jazeera. "Altrimenti  - ha ribadito - lo Stretto di Hormuz non verrà riaperto".

Iran, Tajani: "Può fare molto per parlare con Houthi"

"Il blocco di Hormuz e di Bab el-Mandeb crea problemi al commercio internazionale. Dobbiamo trovare una soluzione. Bisogna parlare con gli Houthi e l'Iran puo' fare molto in questa direzione". Lo afferma alla Cnn in spagnolo il vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, sull'Iran e la guerra con gli Usa. "Ho parlato mezz'ora con Araghchi - dice Tajani da New York - lavoriamo per la pace e per noi la soluzione diplomatica e' la migliore. Speriamo che Usa e Iran raggiungano un accordo. Bisogna parlare, parlare, parlare, anche se ovviamente non condividiamo la posizione dell'Iran sulla bomba atomica". Per Tajani l'Iran "puo' fare molto" anche per il dialogo con gli Hezbollah in Libano. "Se ci fosse un buon lavoro per bloccare militarmente Hezbollah - dice il ministro - Israele potrebbe lasciare il Libano. A Roma continuano gli incontri tra Israele e Libano".

Iran, Teheran ribadisce "condizioni" agli Usa

L'Iran ribadisce ancora le sue "condizioni" per i negoziati dopo  l'intervento dal podio delle Nazioni Unite del presidente iraniano  Masoud Pezeshkian. Su X il portavoce del ministero degli Esteri, Esmaeil  Baghaei, torna su colloqui di "ieri, a margine dell'Assemblea generale  delle Nazioni Unite, come proseguimento dei colloqui condotti da Paesi  mediatori tra Iran e Stati Uniti", e scrive di "un altro round di  scambio di messaggi e chiarimenti tra Iran e Stati Uniti attraverso i  mediatori del Qatar". "In  questo processo, andato avanti per circa due ore - ribadisce - sono  state trasmesse agli americani le posizioni e le condizioni dell'Iran  per rilanciare la diplomazia in modo tale da non lasciare dubbi o  ambiguità e da non fornire pretesti o scuse a nessuna delle parti". Tra  le "condizioni" dell'Iran, la "fine degli atti di aggressione degli  Stati Uniti", della "guerra su tutti i fronti", lo "sblocco dei beni  iraniani".

Iran, Tajani: "Soluzione diplomatica è la migliore, vedremo risposta Usa"

''Ho parlato per mezz'ora con il ministro degli Esteri iraniano. Stiamo  lavorando per la pace. Per noi, la soluzione diplomatica è quella  migliore''. Lo ha dichiarato il vice premier e ministro degli Esteri  Antonio Tajani intervistato dalla Cnn in spagnolo a margine  dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York. Gli iraniani, ha  aggiunto, ''presenteranno la proposta agli americani e vedremo come  reagirà Washington''. Come italiani ''dialoghiamo con l'Iran, abbiamo  buoni rapporti e un'ambasciata operativa. Naturalmente, non condividiamo  la loro posizione sulla bomba atomica, poiché vi siamo contrari'', ha  proseguito Tajani sottolineando che ''l'Iran deve rispettare le  regole''. Il titolare della  Farnesina ha ribadito di ritenere ''importante continuare a dialogare  perché ci sono molte criticità: il blocco dello Stretto di Hormuz, il  blocco di Bab el-Mandeb. Per noi italiani ed europei Bab el-Mandeb è  fondamentale''.

Milei all'Onu: "L'Argentina sta con gli Usa, con Israele, con l'Occidente"

"Abbiamo compiuto una scelta geopolitica: ci siamo schierati  inequivocabilmente con l'Occidente. Lo abbiamo fatto al fianco di Stati  Uniti e Israele, Paesi con i quali condividiamo una profonda affinità di  valori e una complementarità strategica". Lo ha detto il presidente  argentino Javier Milei intervenendo all'assemblea generale dell'Onu.  "Per questo motivo, condanniamo gli attacchi del regime iraniano contro  lo Stato di Israele. Abbiamo classificato le Guardie Rivoluzionarie  iraniane come organizzazione terroristica, così come continuiamo a  cercare giustizia per i due attentati terroristici subiti sul suolo  argentino nel 1992 e nel 1994. Abbiamo deciso di collaborare con il  resto del mondo, ma di farlo a testa alta, consapevoli che - ha aggiunto  Milei - solo una nazione politicamente rilevante, economicamente  influente e militarmente rispettata può essere veramente padrona del  proprio destino".

Israele: "sostegno a terrorismo", escluso leader arabo da voto

La commissione elettorale centrale israeliana, con un voto bipartisan, ha accolto la richiesta della maggioranza di governo e ha deciso di non ammettere alla competizione elettorale del 27 ottobre il partito Ra'am, a maggioranza araba. La commissione ha inoltre votato per l'esclusione del deputato in carica Ofer Cassif e di Sami Abu Shehadeh, leader di Balad, il partito che rappresenta la minoranza arabo-palestinese e gia' membro della Knesset tra il 2019 e il 2022. La Commissione ha accolto le motivazioni addotte nella petizione presentata dal partito di estrema destra Otzma Yehudit del ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben Gvir, per impedire ad Abu Shehadeh di candidarsi: il sostegno alla lotta armata di uno stato nemico o di un'organizzazione terroristica contro Israele e la negazione dell'esistenza di Israele come stato ebraico e democratico. Tutti i partiti di opposizione Yashar di Gadi Eisenkot, B'Yachad di Naftali Bennett, i Democratici di Yair Golan, Yisrael Beytenu di Avigdor Liberman e Blu e Bianco di Benny Gantz hanno appoggiato la petizione. La richiesta di escludere Abu Shehadeh dalle elezioni del 27 ottobre si basava su un articolo in lingua araba pubblicato all'indomani del 7 ottobre, in cui il politico arabo avrebbe descritto l'attacco di Hamas come "un importante evento storico dal punto di vista militare, politico e strategico" e scriveva che altri avrebbero potuto imparare dal successo di Hamas nel sorprendere Israele. Abu Shehadeh nega di aver appoggiato l'attacco o la violenza politica e ha definito la sua esclusione un tentativo di "mettere a tacere" lui e la voce politica della societa' araba. "Non ho mai incitato alla violenza o al terrorismo. Mi oppongo alla lotta armata e resto impegnato nella lotta politica e civile per la pace, la giustizia e l'uguaglianza", ha affermato. "Il tentativo di squalificarmi e' un tentativo di minare la rappresentanza e la voce politica della societa' araba", ha aggiunto Abu Shehadeh, terzo in lista nella Lista Unita, un'alleanza tra Balad e i partiti a maggioranza araba Hadash e Ta'al. Il gruppo per i diritti umani Adalah, il cui direttore generale Hassan Jabareen rappresentava Abu Shehadeh, ha condannato la decisione.

Iran, cargo colpito a Hormuz: morto marinaio indiano

Un marinaio indiano è morto oggi nell'attacco a una nave portarinfuse nello stretto di Hormuz. Lo ha riferito il sindacato dei marinai indiani Fsui in una letta al primo ministro Narendra Modi. La nave "Cape Dao, diretta da Mina Saqr (Emirati Arabi Uniti, ndr) verso l'India lungo la rotta del Golfo di Oman, e' stata attaccata al largo dell'Oman", si legge. Il cargo "e' stato colpito due volte sul lato sinistro: una volta nella sala macchine e una volta negli alloggi del ponte C", spiega la lettera. "Dei 28 membri dell'equipaggio, 20 erano indiani. Il marinaio Suraj (Surja) Yadav, 26 anni, originario di Deoria, nello Stato dell'Uttar Pradesh, e' morto", ha riferito ancora il sindacato. L'Fsui ha sollecitato Modi a prendere provvedimenti. "Questa non e' una tragedia isolata. Marittimi indiani innocenti continuano a essere uccisi, feriti o segnalati come dispersi nello Stretto di Hormuz, nel Golfo di Oman, nel Mar Rosso e nel Mar Nero, colpiti da missili, droni, siluri e altri proiettili lanciati da uno Stato contro un altro", ha sottolineato. Da qui la richiesta di creare "un team di gestione delle crisi e dare supporto navale a tutte le navi che trasportano marittimi indiani, comprese quelle battenti bandiera straniera. Questa e' oggi una necessita' urgente", ha avvertito il sindacato.

Borse europee: chiudono prudenti e in calo

Le Borse europee hanno chiuso la seduta di all'insegna della prudenza, in un clima caratterizzato da un nuovo rialzo del prezzo del petrolio e dei tassi sui titoli di Stato, a fronte delle persistenti incertezze su un possibile dialogo in Medio Oriente. Parigi ha ceduto lo 0,39%, Francoforte lo 0,66%, Londra lo 0,03% e Milano lo 0,21%.

Iran minaccia paralisi aeroporti dei Paesi che adotteranno sanzioni Usa

Se i Paesi vicini collaborassero con gli Stati Uniti bloccando i voli  iraniani, l'Iran farebbe in modo che i loro aeroporti non possano più  operare: lo ha dichiarato Mohsen Rezaei, segretario del Consiglio  supremo per la sicurezza nazionale iraniano, in un'intervista alla  televisione di Stato. Lunedì il segretario al Tesoro Usa Scott Bessent  ha affermato che tutte le compagnie aeree iraniane sarebbero costrette a  cessare le operazioni il 23 settembre a causa della minaccia di  sanzioni secondarie contro i fornitori di servizi aerei, a sette mesi  dall'inizio del conflitto tra Stati Uniti e Iran.

Aereo radar italiano Caew tracciato sopra il mar Rosso

Venerdì scorso è stato colpito uno dei quattro Eurofighter italiani  presenti nella base saudita King Fahd di Ta'if. Lunedì pomeriggio  l'assetto aereo nazionale più pregiato, il Gulfstream E550A Caew, è  stato tracciato brevemente dal sito Itamilradar mentre sorvolava il Mar  Rosso diretto verso Sud. Un'indicazione che la missione della Task force  Arabia prosegue dopo la rimodulazione avviata per tutelare il  contingente impiegato a Ta'if, sito finito nel mirino degli Houthi.  Sulla presenza militare italiana nell'area è stata fatta un'attenta  ricognizione per incrementarne le condizioni di sicurezza, in  particolare degli aerei: i tre Eurofighter  superstiti dovrebbero essere  stati spostati in una base più lontana dalla zona calda esposta  all'offensiva dei ribelli yemeniti. L'E550A Caew sembra non fosse a  Ta'if. L'aereo, di fabbricazione israeliana, in forza al 14° Stormo  dell'Aeronautica Militare, è un vero e proprio radar volante, dotato di  un sistema multi-sensore con funzioni di sorveglianza aerea, comando,  controllo e comunicazioni. Ha un'autonomia di 12mila km, può quindi  svolgere il suo ruolo anche se non è stanziato nelle immediate vicinanze  all'area da sorvegliare. Visto il costo - che si aggira intorno al  mezzo miliardo di euro - si tratta di un assetto da preservare con  particolare attenzione. Secondo quanto indica Itamilradar, l'aereo era  arrivato in zona lo scorso 28 agosto ed aveva poi operato col trasponder  spento, senza quindi rendersi visibile ai siti che mappano le presenze  dei velivoli sui radar, fino all' 'avvistamento' di lunedì.

Media Pasdaran: "Incontro Araghchi-Witkoff non autorizzato"

I Pasdaran hanno duramente criticato il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, per l'incontro di ieri con l'inviato americano Steve Witkoff. A sferrare l'attacco e' stata l'agenzia di stampa Tasnim, voce dei Guardiani della rivoluzione. "L'interazione sbagliata di Abbas Araghchi con Steve Witkoff (uno dei rappresentanti di Trump nei negoziati) e' avvenuta senza coordinamento e senza ottenere l'autorizzazione dagli organismi preposti all'elaborazione delle politiche e responsabili di questa materia (tra cui il consiglio supremo per la Sicurezza nazionale), e che alcune affermazioni secondo cui questa azione sarebbe stata coordinata non sono corrette", si legge sull'agenzia. Mohsen Rezaei, segretario del consiglio supremo per la Sicurezza nazionale, ha spiegato in un'intervista televisiva che era stato previsto che le sette condizioni dell'Iran per riaprire lo stretto di Hormuz avrebbero dovuto essere comunicate "ai mediatori". Dunque, "e' necessario che Araghchi risponda agli organismi competenti e alla nazione iraniana riguardo a questa azione sbagliata, che sarebbe contraria agli interessi e al bene nazionale, e spieghi sulla base di quale valutazione abbia commesso questo grande errore".

Presentato a New York il piano da 2,45 miliardi del Board of Peace per Gaza

Il Board of Peace per Gaza di Donald Trump ha annunciato a New York, a  margine dell'Assemblea generale dell'Onu, un piano di ricostruzione  della Striscia da 2,45 miliardi di dollari per 6 mesi, come anticipato  da Axios e Channel 12. Il progetto è stato presentato in una riunione  dei Paesi membri del Board, altri Stati interessati, nonché gli inviati  Usa Steve Witkoff e Jared Kushner. Nickolay Mladenov, Alto  Rappresentante per Gaza del Board of Peace, ha sollecitato il sostegno  al piano, pur riconoscendo che le discussioni con Israele non sono  agevoli in vista delle elezioni nel Paese: "Data la complessità della  situazione", ha tuttavia insistito sul fatto che si stiano compiendo  progressi. Il piano prevede 66 progetti, che spaziano dagli alloggi  temporanei ad altre iniziative per la ripresa economica. I dati delle  Nazioni Unite indicano che, entro l'ottobre 2025, gli attacchi  israeliani avevano danneggiato o distrutto l'84% di tutte le strutture.  Trump presiede il Board of Peace, organismo inizialmente concepito per  supervisionare il cessate il fuoco a Gaza e la ricostruzione del  territorio. Israele ha ribadito la necessità di eliminare le minacce  poste da Hamas.

Pezeshkian: "Non chineremo mai testa e non ci inginocchieremo"

Il presidente americano, Donald "deve comprendere che la resistenza del popolo iraniano non fara' che rafforzarsi di fronte alle sanzioni, all'inasprimento delle pressioni e alle crescenti prepotenze. Non chineremo mai la testa ne' ci inginocchieremo". Lo ha dichiarato il presidente iraniano, Masoud Pezeshkian, nel suo discorso all'Assemblea generale dell'Onu a New York. "Il signor Trump e coloro che tentano di intimidirci devono capire che siamo pronti al dialogo, alla diplomazia e ai negoziati, ma senza accettare il linguaggio della forza. Apprezzo sinceramente il tempo che ci avete dedicato e la vostra presenza qui. Che Dio vi benedica tutti", ha concluso il discorso.

Iran, Rubio: "Teheran illusa che dem vincano e fermino Trump"

L'Iran si sbaglia se pensa che saranno i democratici a vincere le elezioni di medio termine negli Stati Uniti e possano dunque far cambiare linea al presidente Donald Trump. "Penso che gli iraniani coltivino l'illusione che i Democratici vinceranno le elezioni di novembre e che, di conseguenza, Trump non avra' piu' la possibilita' di agire contro di loro. Credo semplicemente che non capiscano bene come funziona il nostro sistema politico", ha detto dopo avere incontrato il ministro degli Esteri russo, Serghei Lavrov, a New York. Quando alle divisioni interne al regime, "l'Iran deve decidere se vuole essere un Paese o essere una rivoluzione", ha detto. "Alla fine, l'ultima decisione e' nelle mani di gente che crede in un Iran rivoluzionario e questo e' molto problematico", ha spiegato. Per esempio, ha citato, "il memorandum d'intesa e' fallito perche' i Pasdaran hanno deciso di attaccare navi".

Iran, Pezeshkian: "Impossibile costringerci alla resa, lo hanno capito"

"Hanno messo alla prova forza e determinazione dell'Iran e hanno capito  che è impossibile costringere l'Iran alla resa". Così il presidente  iraniano, Masoud Pezeshkian, dal podio delle Nazioni Unite, passati  quasi sette mesi da quando Usa e Israele avviarono operazioni militari  contro l'Iran. "Difenderemo il nostro amato Iran fino all'ultimo  respiro", ha rimarcato, parlando di dialogo e diplomazia, di negoziati e  ripetendo che l'Iran non accetta "la lingua della forza".

Rubio: "Trump è aperto ad un accordo, ma no arma nucleare è centrale"

"Come ha detto lui, il presidente Trump è aperto ad un accordo, è  aperto ancora in questo momento a fare un accordo con l'Iran  che  permetta di essere quello che dovrebbe essere un Paese prospero". Lo ha  detto Marco Rubio in una conferenza stampa al Palazzo di Vetro,  sottolineando che la questione centrale è che "l'Iran non può avere  un'arma nucleare".  "Comprendiamo  che Hormuz è un problema", ha aggiunto il segretario di Stato  americano, che ha affermato che comunque grazie "agli sforzi dei  militari Usa che stanno difendendo le navi e rimuovendo le mine" ogni  giorno aumenta il numero delle navi e dei "barili" di petrolio che  passando attraverso la parte dello stretto di cui si garantisce  l'apertura,  Riguardo  all'incontro di ieri tra americani e iraniani a margine dei lavori  dell'Assemblea Generale, Rubio ha confermato che "sono stati anche con i  mediatori coinvolti nel processo", ma ha ripetuto di non volerli  "caratterizzare in una direzione o un'altra". "Se ci sarà un accordo con  l'Iran non sarà con una conferenza stampa, coinvolge un sacco di duro  lavoro, tempo e utilizzo mediatori", ha concluso sottolineando che la  questione del no all'arma atomica "noi la  mettiamo in chiaro in ogni  interazione che abbiamo con loro".

Rubio: "Incontro con l'Iran positivo ma nessuna svolta"

L'incontro con l'Iran è stato "positivo, ma non ha segnato una svolta  decisiva". Lo ha detto il segretario di Stato Marco Rubio. Ieri a  margine dell'Assemblea generale dell'Onu, gli inviati Steve Witkoff e  Jared Kushner hanno incontrato i negoziatori iraniani.

Rubio: "Trump ha molte opzioni sugli attacchi degli Houthi contro l'Arabia Saudita"

Donald Trump ha molte opzioni riguardo agli attacchi Houthi contro  l'Arabia Saudita. Lo ha detto il segretario di Stato Marco Rubio,  assicurando che gli Stati Uniti rispetteranno "gli impegni assunti  nell'accordo di difesa con l'Arabia Saudita".

Iran, Rezaei: "Discorso Trump all'Onu è stato errore storico"

'Un errore storico''. Così il Segretario del Consiglio Supremo per la  Sicurezza Nazionale dell'Iran, Mohsen Rezaei, ha definito il discorso  pronunciato dal presidente americano Donald Trump all'Assemblea generale  delle Nazioni Unite. "Consiglio a Trump: non perdere tempo, arrenditi  subito alle nostre richieste", ha affermato il generale.   "I  media americani non attribuiscono alcun valore ai discorsi di Trump'' e  ''credono che ogni volta che Trump parla, crei solo costi per la  nazione americana, e vogliono impedirgli di crearne di ulteriori", ha  aggiunto Rezaei citato dalla Press tv.

Petrolio: riprende la corsa, Brent verso i 102 dollari

I prezzi del petrolio riprendono la sua corsa dopo l'intervento di Trump che al margine dell'Assemblea dell'Onu ha rivolto un ennesimo ultimatum all'Iran. Il prezzo del barile di Brent del Mare del Nord, con consegna a novembre, guadagna il 2,58% a 101,81 dollari.Il suo equivalente americano, il barile di West Texas Intermediate (WTI), con consegna nello stesso mese avanza dell'1,70% a 92,06 dollari. I prezzi risalgono anche a seguito delle forti preoccupazioni riguardo ai carburanti, in particolare per il gasolio.Di fronte ai prezzi record del gasolio alla pompa negli Stati Uniti, diverse figure vicine all'amministrazione Usa hanno chiesto un divieto sulle esportazioni statunitensi. "Anch'io mi sono espresso in tal senso. Ho detto 'non vendiamo il nostro gasolio all'estero'", ha affermato Trump che ha aggiunto: una decisione verra' presa "rapidamente".

Pezeshkian: "Pronti a dialogo e diplomazia, senza il linguaggio della forza"

"Non dobbiamo permettere che il 21esimo secolo regredisca a un'epoca dominata soltanto dai potenti, dalle potenze prevaricatrici e dagli egemoni. Non dobbiamo costruire un mondo in cui la forza militare sostituisca la legittimità, il terrorismo prenda il posto della politica e dei negoziati, e la guerra soppianti il dialogo e la diplomazia. L'Iran tende la mano al mondo. Siamo pronti al dialogo, alla diplomazia e ai negoziati, ma senza accettare il linguaggiodella forza". Lo ha detto il presidente iraniano Masoud Pezeshkian all'Assemblea Generale Onu. "Non chineremo mai la testa nè ci piegheremo. Trump e coloro che tentano  di intimidirci devono capire che siamo pronti al dialogo e ai  negoziati, ma senza accettare il linguaggio della forza", ha detto  Pezeshkian. Attaccando gli Stati Uniti, il presidente iraniano ha  spiegato che "hanno messo alla prova la forza e la fermezza dell'Iran e  imparato che non può essere costretto alla resa. L'Iran non è mai stato  aggressore, non ha mai scatenato una guerra e ha sempre dimostrato il  proprio impegno al tavolo dei negoziati". "Ci impongono la guerra, ma  abbiamo dimostrato di non temere il combattimento e difenderemo il  nostro amato Iran, la nostra patria fino all'ultimo respiro", ha messo  in evidenza.

Unrwa: "Netanyahu fa pressioni sulla nostra agenzia per accrescere i consensi"

Il governo israeliano di destra guidato da Benjamin Netanyahu sta  esercitando pressioni sull'agenzia Onu per i rifugiati palestinesi  (Unrwa) in vista delle elezioni in Israele, nel tentativo di accrescere  il proprio consenso tra gli elettori: è quanto afferma il Commissario  generale ad interim dell'Unrwa, Christian Saunders. Secondo il  responsabile, Israele sta ostacolando in modo "estremamente critico"  l'ingresso a Gaza di forniture essenziali necessarie per le operazioni  di soccorso, consentendo invece l'importazione di beni di lusso. "Circa  il 30% di ciò che entra è costituito da aiuti umanitari, il resto è  merce commerciale... Considero alcuni dei prodotti in arrivo come beni  di lusso. Voglio dire, non c'è bisogno della nutella per sopravvivere",  ha detto. Intervenendo a a New York, Saunders ha inoltre avvertito che  sarà costretto a tagliare i servizi a lungo termine per i rifugiati  qualora l'agenzia non riuscisse a colmare un deficit di 100 milioni di  dollari nei prossimi due mesi. Secondo Saunders, le elezioni israeliane  del 27 ottobre stanno aggravando le difficoltà dell'Unrwa, poiché  "l'attuale governo sta spingendo per attuare la maggior parte possibile  del proprio programma prima del voto". Il mese scorso, le forze  israeliane hanno preso il controllo di un centro di formazione  professionale gestito dall'agenzia Onu per i rifugiati palestinesi in un  sobborgo di Gerusalemme Est. L'irruzione ha suscitato la condanna del  segretario generale, António Guterres, e ha fatto seguito agli  avvertimenti dell'UNrwa riguardo alle minacce delle autorità israeliane  contro il centro di formazione di Qalandia, situato tra il quartiere di  Kafr Aqab (Gerusalemme Est) e il campo profughi di Qalandia.

Onu, Pezeshkian: "Forza ci serve per difenderci"

"Abbiamo bisogno di forza, perche' un popolo che non e' in grado di difendersi verra' calpestato nel mondo di oggi. Viviamo in un mondo in cui i potenti, invece di pensare all'umanita', alla giustizia, all'equita' e alla democrazia, sembrano essere i protettori e i creatori di instabilita' e distruzione". Lo ha dichiarato il presidente iraniano, Masoud Pezeshkian, nel suo discorso all'Assemblea generale dell'Onu a New York. "Chiunque vogliano screditare, lo etichettano come terrorista. Per 200 anni, negli ultimi due secoli, l'Iran non ha attaccato alcun paese o territorio, ma ci siamo sempre difesi con fermezza. Ora pero' veniamo accusati di essere fonte di instabilita' nella regione. Veniamo etichettati come terroristi, e questo ha fatto si' che il percorso che abbiamo scelto per noi stessi richieda il potere di difenderci. Non cerchiamo il potere per attaccare o commettere aggressioni. Cerchiamo l'energia per il progresso, non per minacciare le societa' con le armi", ha aggiunto.

Rutte: "Bene l'attacco Usa in Iran, andava fatto, l'Europa non ne ha i mezzi"

"Prendiamo il Medio Oriente. Perché è stato necessario che fossero gli Stati Uniti a neutralizzare la capacità nucleare dell'Iran? Perché ora tutti guardano di nuovo agli Stati Uniti quando si tratta degli Houthi nel Mar Rosso? Perché, in qualche modo, gli europei non avevano capacità sufficienti per farlo da soli. Questo è il cortile di casa dell'Europa. Non è quello degli Stati Uniti. Pertanto, mi congratulo con il Presidente per averlo fatto. Ritengo fosse necessario indebolire la capacità nucleare dell'Iran. Ma in futuro, il vantaggio di una Nato più forte sarà che gli europei potranno occuparsi del proprio cortile di casa". Lo ha detto il segretario generale della Nato Mark Rutte nel corso della sua visita in Iowa.

Pezeshkian: "Questioni regionali non siano gioco in mano ad aggressori esterni"

"Le nostre questioni regionali devono essere risolte all'interno della regione stessa, dai paesi della regione, senza diventare un giocattolo nelle mani di aggressori esterni. Nessun rapporto con una potenza straniera può trasformarsi in uno strumento per minacciare i paesi vicini della regione". Lo ha detto il presidente iraniano Masoud Pezeshkian parlando all'Assemblea Generale dell'Onu.

Onu, Pezeshkian: "Armi nucleari le ha Israele ma ispettori da noi"

Il tema di questa assemblea è la fiducia reciproca, che non si puo' ottenere solo a parole, ma evitando di applicare due pesi e due misure. Le bombe atomiche e nucleari sono nelle mani del regime israeliano, eppure si chiede agli ispettori di recarsi in Iran". Lo ha dichiarato il presidente iraniano, Masoud Pezeshkian, nel suo discorso all'Assemblea generale dell'Onu a New York. "Israele ha massacrato brutalmente oltre 70 mila innocenti a Gaza; l'Iran, invece, e' stato bombardato proprio mentre sedeva al tavolo dei negoziati. Israele possiede le bombe, possiede armi di distruzione di massa. Non ha aderito al Trattato di non proliferazione nucleare. Nel corso della sua vergognosa storia, non ha mai consentito una sola ispezione. Eppure, viene ricompensato fornendogli tutti i mezzi necessari per bombardare a piacimento qualsiasi capitale della regione. Ripeto: l'arma nucleare e' in Israele, ma gli ispettori vanno in Iran. Israele uccide, ma è l'Iran a subire le sanzioni", ha aggiunto.

Pezeshkian all'Onu: "Non siamo noi i terroristi". VIDEO

Pezeshkian all'Onu: "Non siamo noi i terroristi" | Video Sky - Sky TG24

Pezeshkian all'Onu: "Non siamo noi i terroristi" | Video Sky - Sky TG24

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Pezeshkian: "Pronti a dialogo e diplomazia, senza il linguaggio della forza"

"Non dobbiamo permettere che il 21esimo secolo regredisca a un'epoca  dominata soltanto dai potenti, dalle potenze prevaricatrici e dagli  egemoni. Non dobbiamo costruire un mondo in cui la forza militare  sostituisca la legittimità, il terrorismo prenda il posto della politica  e dei negoziati, e la guerra soppianti il dialogo e la diplomazia.  L'Iran tende la mano al mondo. Siamo pronti al dialogo, alla diplomazia e  ai negoziati, ma senza accettare il linguaggio della forza". Lo ha  detto il presidente iraniano Masoud Pezeshkian all'Assemblea Generale  Onu.

Onu, Pezeshkian: "Nostre armi per difesa, non serve permesso"

"Per quanto riguarda la difesa dell'Iran, i nostri sistemi difensivi sono stati concepiti in modo tale che nessuno possa pensare che un bombardamento delle citta' iraniane rimarrebbe senza risposta. E' proprio per questo che disponiamo di tale potenza militare a fini difensivi. Ma lo diciamo chiaramente: per difendere il nostro Paese, non chiediamo il permesso ne' l'approvazione di nessuno". Lo ha dichiarato il presidente iraniano, Masoud Pezeshkian, nel suo discorso all'Assemblea generale dell'Onu a New York.

Libano: Ue stanzia 505 mln in sostegno finanziario

La Commissione europea ha annunciato lo stanziamento di 505 milioni di  euro di sostegno finanziario a favore del Libano per il biennio  2026-2027. Lo rende noto la commissaria per il Mediterraneo, Dubravka  Suica, a margine dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite. I fondi  costituiscono la seconda metà del pacchetto complessivo da un miliardo  di euro presentato dalla presidente della Commissione, Ursula von der  Leyen, durante la visita a Beirut nel maggio del 2024, con l'adozione  della prima tranche da 500 milioni per il biennio 2024-2025 varata  nell'agosto dello stesso anno. Il  nuovo finanziamento interviene su tre ambiti prioritari per sostenere  le riforme chiave, favorire la ripresa economica, rafforzare la  sicurezza e la gestione delle frontiere, garantendo al contempo i  servizi essenziali per le fasce più deboli della popolazione, spiega un  comunicato ufficiale. Le risorse mirano inoltre ad aiutare il Paese ad  affrontare le ripercussioni delle tensioni regionali, dei conflitti e  delle migrazioni forzate. Nel dettaglio, le misure per l'assistenza di  base comprendono l'accesso a istruzione, sanità, acqua e protezione  sociale, con trasferimenti diretti in denaro per famiglie vulnerabili e  persone con disabilità, affiancando percorsi stabili per i profughi  siriani, inclusi rimpatri volontari, sicuri e dignitosi. Il  programma promuove poi il quadro delle riforme istituzionali nei  settori della giustizia, degli organismi di vigilanza e del Parlamento,  accanto alla tutela dei diritti umani e al rilancio economico nelle aree  colpite dai conflitti. La terza linea di intervento è destinata alle  organizzazioni della società civile impegnate a difesa delle minoranze,  dei giovani e dei diritti delle donne, sostenendo iniziative di  partecipazione democratica, trasparenza e lotta contro la corruzione,  oltre alla tutela della coesione sociale e del patrimonio culturale  libanese.

Pezeshkian: "Resistenza dell'Iran aumenterà di fronte a sanzioni e bulli"

"La resistenza dell'Iran aumenterà di fronte alle sanzioni e ai bulli".  Lo ha detto il presidente iraniano Masoud Pezeshkian nel suo intervento  all'assemblea dell'Onu.

Pezeshkian a Trump: "Pronti a dialogo ma non accettiamo forza"

"Il signor Trump e coloro che cercano di intimidirci devono comprendere che l'Iran è pronto al dialogo, alla diplomazia e ai negoziati, senza pero' accettare il linguaggio della forza". Così il presidente iraniano, Masoud Pezeshkian, ha concluso il suo discorso all'Assemblea generale dell'Onu a New York.

Pezeshkian: "Israele uccide e a noi imposte sanzioni, ci sono doppi standard"

"Le bombe atomiche e nucleari sono nelle mani di Israele, ma gli ispettori chiedono di venire in Iran. Israele uccide ma l'Iran è soggetto sanzioni". Lo ha detto il presidente iraniano Masoud Pezeshkian denunciando dal palco dell'Onu i doppi standard applicati. "Non chiediamo un trattamento speciale, ma paritario", ha aggiunto.

Onu, Pezeshkian: "L'Iran non ha mai scatenato una guerra"

"Nessun rapporto con una potenza straniera puo' trasformarsi in uno strumento per minacciare i paesi vicini della regione. Vorrei ora rivolgere alcune parole ai responsabili della pianificazione e dell'esecuzione di aggressioni contro il nostro Paese: il nostro popolo ha sperimentato in prima persona le conseguenze della loro aggressione letale, ha messo alla prova la forza e la fermezza dell'Iran e ha imparato che l'Iran non puo' essere costretto alla resa. L'Iran non e' mai stato un aggressore, non ha mai scatenato una guerra e ha sempre dimostrato il proprio impegno al tavolo dei negoziati". Lo ha dichiarato il presidente iraniano, Masoud Pezeshkian, nel suo discorso all'Assemblea generale dell'Onu a New York. "Ci hanno imposto la guerra, ma abbiamo dimostrato di non temere il combattimento ne' il conflitto purche' di natura difensiva e difenderemo il nostro amato Iran, la nostra patria, fino all'ultimo respiro", ha aggiunto.

Onu, Pezeshkian: "Non permetteremo uso Hormuz contro di noi"

"L'Iran non considera i propri vicini come rivali in termini di sicurezza. Vogliamo avere vicini forti nell'area dello Stretto di Hormuz; tuttavia, non possiamo permettere che alcuni godano di libero accesso e traggano vantaggio da questa via navigabile, usandola al contempo per aggredirci, destabilizzarci e impedirci di accedere alle nostre stesse acque". Lo ha dichiarato il presidente iraniano, Masoud Pezeshkian, nel suo discorso all'Assemblea generale dell'Onu a New York. "Ci precludono l'accesso alle nostre stesse vie d'acqua. Eppure continuano a fornire missili e tecnologie militari letali per seminare insicurezza in tutte le terre che circondano quel corso d'acqua. Non cederemo", ha aggiunto.

Pezeshkian: "Niente armi nucleari, ma nessun limite a tecnologie pacifiche"

"La tecnologia nucleare pacifica è parte integrante del nostro progresso: per i nostri malati significa cure e trattamenti, per il settore agricolo garantisce la sicurezza alimentare. L'Iran non accetta che la tecnologia nucleare sia appannaggio esclusivo di una ristretta cerchia di nazioni. Non lo accetteremo. Non piegheremo la testa né rinunceremo a un diritto che ci appartiene intrinsecamente. Lo diciamo chiaramente: niente armi nucleari, ma nessuna limitazione allo sviluppo di nuove tecnologie nucleari pacifiche". Lo ha detto il presidente iraniano Masoud Pezeshkianall'Assemblea Generale Onu.

La delegazione Usa lascia l'assemblea dell'Onu con l'attacco di Pezeshkian

La delegazione americana lascia l'aula dell'Assemblea dell'Onu dopo che il presidente iraniano Pezeshkian ha attaccato gli Stati Uniti.

Onu, Pezeshkian: "Ci serve energia nucleare"

"Lo diciamo chiaramente: niente armi nucleari e nessuna limitazione alla tecnologia nucleare pacifica; la nostra pace non nascerà sul campo di battaglia". Lo ha dichiarato il presidente iraniano, Masoud Pezeshkian, nel suo discorso all'Assemblea generale dell'Onu a New York. "Cerchiamo l'energia per il progresso. Per anni, la nostra tecnologia nucleare e' stata oggetto di etichette si e' parlato di centrifughe, sanzioni internazionali e altro ancora - tuttavia, per il nostro Paese, la tecnologia nucleare a scopi pacifici e' parte integrante del nostro progresso: per i malati rappresenta cura e trattamento; per il settore agricolo, sicurezza alimentare; per l'industria, avanzamento, sviluppo e fornitura di energia elettrica. L'Iran non accetta che la tecnologia nucleare sia a disposizione esclusiva di una ristretta cerchia di pochi; non lo accetteremo. Non chineremo il capo ne' rinunceremo a un diritto che ci appartiene intrinsecamente", ha aggiunto.

Onu, Pezeshkian mostra foto bambini vittime raid Usa-Israele

"Provengo da un Iran dove, di fatto, e' stata bombardata una scuola. Vedete questi bambini? Questi bambini sono morti sotto le bombe, uccisi da armi impiegate dagli Stati Uniti e da Israele. Erano innocenti, non avevano commesso alcun crimine". Lo ha dichiarato il presidente iraniano, Masoud Pezeshkian, nel suo discorso all'Assemblea generale dell'Onu a New York.

Pezeshkian: "Trump dice noi terroristi, noi vittime terrorismo"

"Avevo preparato un discorso da esporvi; ieri il presidente degli Stati Uniti ci ha definiti terroristi. Noi siamo stati vittime del terrorismo". Lo ha dichiarato il presidente iraniano, Masoud Pezeshkian, nel suo discorso all'Assemblea generale dell'Onu a New York. "Provengo da un Iran in cui il nostro stimato Leader Supremo è stato assassinato senza alcuna base legale nè motivo", ha spiegato.

Mladenov: "Pronto comitato per amministrare Gaza, cessate fuoco va rispettato"

Il Comitato nazionale per l'amministrazione di Gaza, organismo di  transizione incaricato di gestire le operazioni quotidiane dell'enclave  palestinese, è "pronto". Lo ha annunciato Nickolay Mladenov, l'Alto  Rappresentante e direttore generale del Board of Peace per Gaza durante  una riunione a New York, a margine dell'81esima Assemblea generale delle  Nazioni Unite. ''Come possiamo andare avanti? Con cautela, passo dopo  passo'', ha suggerito, auspicando che tutte le parti rispettino  innanzitutto gli impegni assunti nell'ambito dell'accordo di cessate il  fuoco a Gaza firmato a Sharm el-Sheikh lo scorso ottobre. "Questo è di  fondamentale importanza affinché il processo possa iniziare", ha  dichiarato. Inoltre, ha  aggiunto, è necessario completare una verifica su come Gaza "viene  effettivamente gestita oggi" affinché il comitato nazionale sia in grado  di assumerne il controllo in modo efficace.

Crisi Medioriente, il piano del Board of Peace. VIDEO

Crisi Medioriente, il piano del Board of Peace | Video Sky - Sky TG24

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Iran, Teheran minaccia attacchi contro aeroporti paesi vicini se adottano sanzioni Usa

“Se i Paesi vicini collaboreranno con gli Stati Uniti per bloccare le  compagnie aeree iraniane, i loro aeroporti non potranno più operare”. È  la minaccia del segretario del Consiglio supremo per la sicurezza  nazionale iraniano, generale Mohsen Rezaei in una dichiarazione alla Tv  di Stato, nel primo giorno dell'entrata in vigore di nuove sanzioni  statunitensi.   Rezaei ha  inoltre ribadito che “lo Stretto di Hormuz non verrà mai riaperto se gli  Stati Uniti non accetteranno le nostre condizioni”, che “sono diverse  da quelle avanzate in precedenza”.

Le compagnie iraniane cancellano voli per le sanzioni Usa ma non con la Cina

Le compagnie aeree iraniane sono state costrette a cancellare alcuni  voli internazionali oggi, dopo che gli Stati Uniti hanno inasprito le  sanzioni contro il settore dell'aviazione iraniana, in un nuovo  tentativo di paralizzare l'economia del Paese. Un agente di viaggi a  Teheran ha dichiarato all'Afp che i voli per Baghdad, Muscat, Qatar,  Georgia e Azerbaigian sono stati tutti sospesi, ma le rotte verso  numerose altre destinazioni rimangono disponibili, inclusa la Cina. Il  segretario del Tesoro statunitense Scott Bessent ha annunciato le nuove  misure lunedì, nell'ambito di una precedente minaccia di imporre  all'Iran un "D-Day economico", un tentativo di costringerlo alla  sottomissione dopo quasi sette mesi di guerra. Tuttavia, il settore  dell'aviazione iraniana è già da anni bersaglio di sanzioni e non è  ancora chiaro quale sarà il pieno impatto e quali altri Paesi si  adegueranno. Anche dopo l'entrata in vigore delle nuove sanzioni  mercoledì, un volo da Teheran operato da Mahan Air, una delle maggiori  compagnie aeree iraniane, è atterrato a Guangzhou, in Cina, secondo i  dati di tracciamento di FlightRadar24. Martedì la Cina ha dichiarato di  opporsi alle sanzioni statunitensi, definendole illegali. Secondo  l'aeroporto internazionale di Teheran, mercoledì era previsto anche un  volo per Shanghai. Erano inoltre programmati alcuni voli per Istanbul,  sebbene altri siano stati cancellati, ha riferito un agente di viaggi di  Teheran. "La situazione è instabile e al momento non vendiamo più  biglietti per timore di cancellazioni", ha dichiarato l'agente, che ha  chiesto di rimanere anonimo. Era previsto anche l'arrivo a Teheran di un  volo Mahan da Kabul. Secondo il sito web dell'aeroporto internazionale  di Teheran, erano ancora possibili altri collegamenti con la Turchia e  l'Armenia tramite compagnie aeree iraniane minori, tra cui Varesh. Erano  inoltre programmati voli per Najaf in Iraq e Dubai negli Emirati Arabi  Uniti.

Crosetto: "Non sosteniamo la guerra, trasparenti su contingenti in Arabia"

"Nessuno sostiene nessuna guerra, voglio essere netto su un punto: la  presenza dei nostri militari nell'area (Arabia Saudita e Paesi vicini,  ndr) poggia su un quadro giuridico chiaro ed un percorso parlamentare  totalmente trasparente. Nessuna scorciatoia, non sono mai state limitate  le prerogative parlamentari. Stiamo difendendo le navi italiane, la  pace e siamo lontani anni luce da qualunque logica di guerra". Così il  ministro della Difesa, Guido Crosetto, rispondendo al question time  della Camera.

Parigi: elezioni palestinesi devono "assolutamente" tenersi

Le elezioni palestinesi previste per novembre devono "assolutamente" tenersi. Lo ha detto il ministro degli Esteri francese Jean-Noel Barrot, sottolineando che si tratta di un impegno assunto dal Presidente dell'Autorità Palestinese. "Queste elezioni sono previste per il 28 novembre 2026 per le elezioni legislative e per il primo trimestre del 2027 per le elezioni presidenziali", ha ribadito durante una conferenza stampa a margine dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite. "Devono assolutamente tenersi", ha dichiarato, poichè la comunità internazionale teme un rinvio del voto, soprattutto a causa di difficoltà logistiche.

Iran, Crosetto: "Nessuno sostiene nessuna guerra"

"Nessuno sostiene nessuna guerra": la "presenza dei nostri militari nell'area poggia su un quadro giuridico chiaro e un percorso parlamentare totalmente trasparente". Lo ha detto il ministro della Difesa Guido Crosetto, rispondendo al question time alla Camera a un'interrogazione di Angelo Bonelli (Avs) sul ruolo delle forze armate italiane presenti in Arabia Saudita. "Nessuna scorciatoia", ha proseguito il ministro, sottolineando che "il confronto col Parlamento non è mai venuto meno, nè, in nessun caso, sono state limitate prerogative. Stiamo esattamente facendo ciò che tutti si aspettano da noi - ha detto Crosetto - difendiamo le compagnie e le navi italiane, difendiamo la pace e siamo lontani anni luce da qualunque logica di guerra".

Mladenov: "Piano Board of peace a Gaza va sostenuto per pace duratura"

"Vi prego di sostenere questo piano. Vogliamo costruire qualcosa di  nuovo a Gaza, qualcosa di migliore che dia alla pace una possibilità  duratura". Lo ha dichiarato Nickolay Mladenov è l'Alto Rappresentante e  direttore generale del Board of Peace per Gaza aprendo la riunione a New  York, a margine dlel'81esima Assemblea generale delle Nazioni Unite.  "Non siamo vincolati da un calendario o da date. Siamo vincolati dalla  verifica. Vogliamo assicurarci che funzioni'', ha detto il diplomatico  bulgaro.

Idf individua tunnel di 600 metri nella parte centrale della Striscia di Gaza

Gli ingegneri militari israeliani hanno individuato oggi un tunnel nella  parte centrale della Striscia di Gaza. Lo ha riferito l'esercito  israeliano secondo quanto riporta 'The Times of Israel'. Secondo l'Idf,  il tunnel, lungo 600 metri, si estende dalla parte della Striscia  controllata da Israele, oltre la Linea Gialla, fino alla porzione di  Gaza sotto il controllo di Hamas. La scoperta è avvenuta nell'ambito  delle operazioni dell'esercito volte a eliminare tutte le infrastrutture  di Hamas dalla parte della Striscia controllata dall'Idf.

Israele, Commissione elettorale esclude Ra'am: atteso reintegro

La Commissione Elettorale Centrale ha votato - con 18 voti a favore, 5 contrari e un astenuto - per escludere dalle elezioni del 27 ottobre Ra'am, partito islamista guidato da Mansour Abbas. L'istanza e' stata presentata dal Likud insieme al partito di estrema destra Otzma Yehudit e all'organizzazione Choose Life Forum. La decisione finale tuttavia spetta all'Alta Corte di Giustizia ed e' probabile che la annulli. Sebbene presieduta da un giudice della Corte Suprema, la Commissione e' composta da rappresentanti dei gruppi parlamentari della Knesset - dove la coalizione del premier Benjamin Netanyahu detiene la maggioranza - il che conferisce alle sue decisioni una forte connotazione politica. In Israele la Legge Fondamentale vieta esplicitamente la candidatura alla Knesset a chiunque esprima sostegno alla lotta armata contro di Israele, inciti al razzismo o non riconosca il carattere ebraico dello Stato. Ma non e' il caso di Abbas, come ha riconosciuto lo stesso procuratore generale, Gali Baharav-Miara. Di fronte a sondaggi che non danno nessuno dei due blocchi con la maggioranza necessaria di 61 seggi per formare un nuovo governo, la prospettiva di un esecutivo di opposizione sostenuto da Ra'am (detentore di sei seggi secondo i piu' recenti sondaggi) e' diventata un tema centrale della campagna elettorale. La partecipazione di un partito arabo-israeliano al governo e' ancora un tabu' per la gran parte dell'elettorato, sebbene nel 2021-2022 Ra'am sia stato cruciale per dare vita all'esecutivo del 'cambiamento' di Bennett-Lapid. Negli ultimi anni il partito islamista ha via via perso la connotazione e i legami religiosi, impegnandosi in battaglie sociali ed economiche a favore della minoranza araba piu' che politiche per la questione palestinese. Per cercare di superare l'ostilita', Abbas ha anche accolto per la prima volta in lista il deputato ebreo Yoav Segalovitz. Tra i leader dell'opposizione, Yair Golan dei Democratici ha pubblicamente esortato i colleghi a collaborare nuovamente con Ra'am, definendolo "un partner valido" per rovesciare il governo. Bennett, invece, ha respinto la possibilita' del ripetersi di quell'esperienza di governo, sottolineando che fara' "affidamento solo sui partiti sionisti e "i partiti arabi non lo sono". Sul tema, il leader dell'opposizione Gadi Eisenkot finora non si e' esposto chiaramente, limitandosi a indicare una serie di criteri necessari per allearsi - riconoscere Israele come Stato ebraico e democratico, sostenere i valori della dichiarazione d'indipendenza ed essere a favore della leva militare - ma rifiutandosi di dire se Ra'am ci rientri o meno, con o senza Segalovitz. Il favorito alle urne e' consapevole dei numeri ma e' anche deciso a non alienarsi una parte degli elettori centristi e di centro-destra che lo hanno spinto finora. Dall'altra parte, Netanyahu e i suoi alleati soffiano sui timori dell'elettorato, agitando lo spettro degli arabo-israeliani al governo e cercando parallelamente di fare squalificare i loro partiti dalle elezioni.

Iran, Araghchi: "Conseguenze se Europa aiuta Usa. Rutte servile"

Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha duramente criticato il segretario generale della Nato, Mark Rutte, per avere esaltato il contributo europeo agli attacchi americani. "Negli incontri con Kaja Kallas e altri omologhi europei, ho messo in guardia sulle gravi conseguenze a lungo termine del facilitare e sostenere i crimini di guerra israelo-statunitensi, sia a Gaza sia in Iran", ha scritto Araghchi su X. "A parte quella grande follia, il segretario generale della Nato dovrebbe ormai sapere che l'adulazione servile non soddisfa mai un prepotente", ha aggiunto a commento delle dichiarazioni di Rutte. Secondo il segretario generale, l'operazione Epic Fury "non sarebbe stata possibile" se gli Usa non avessero usato le basi in Europa per fare decollare oltre 5.000 aerei. 

Wall Street: apre debole in attesa Trump-Xi e occhi su Iran

Wall Street apre debole con la pausa del rally del settore tecnologico e il persistere dei rischi macroeconomici. L'indice S&P 500 segna un -0,08%, il Dow Jones cede lo 0,27% e il Nasdaq 100 arretra dello 0,14%. Gli investitori guardano con attenzione ai colloqui tra Stati Uniti e Iran mentre il presidente Donald Trump ha definito "molto costruttivi" gli incontri della vigilia, a margine dell'Assemblea Onu. C'e' attesa anche per il colloquio tra Trump e il presidente cinese, Xi Jinping, in programma domani, che potrebbe portare a nuovi accordi commerciali. I produttori di chip hanno registrato un leggero calo, poiche' una parte del mercato ha realizzato profitti dopo il forte rialzo di questa settimana, alimentato dal rinnovato entusiasmo per il settore dell'intelligenza artificiale a seguito delle reazioni positive al lancio dell'agente Muse di Meta. Broadcom, Micron, Intel e Lam Research hanno perso tra l'1% e il 2% nel pre-mercato. Nel frattempo, i rendimenti dei titoli del Tesoro sono rimasti a livelli elevati, poiche' i prezzi dell'energia hanno interrotto la loro flessione.

Pianificavano uccidere Ben-Gvir, incriminati 2 palestinesi

Due palestinesi della zona di Nablus, nel nord della Cisgiordania, sono stati incriminati con l'accusa di aver pianificato "una serie di attacchi terroristici" contro civili e militari israeliani. Nel mirino, anche il ministro per la Sicurezza Nazionale e leader di estrema destra, Itamar Ben-Gvir, che i due volevano uccidere. Lo Shin Bet non ha rivelato l'identita' dei sospettati ne' ha specificato quando siano stati arrestati, limitandosi a sostenere che alla fine del 2023 i sospettati avevano iniziato a promuovere attivita' militari, reclutando complici, svolgendo addestramenti, discutendo piani d'attacco e accumulando fucili d'assalto e munizioni. Nel corso del 2024 avevano deciso di assassinare il leader di Otzma Yehudit attirandolo con un attentato o utilizzando un drone esplosivo. A tal fine, avevano anche tentato di acquistare componenti per droni dalla Cina.

Presidente Siria critica attacchi di Israele: "Golan resterà un territorio siriano"

"Il Golan resterà territorio siriano". Lo ha detto il presidente della  Siria Ahmed al-Sharaa intervenendo all'assemblea dell'Onu. Al-Sharaa ha  criticato gli attacchi di Israele in Siria e chiesto il ritiro delle  forze israleliane.

Mo, al-Sharaa: "Golan resterà territorio siriano"

"Il Golan resterà un territorio siriano". Lo ha detto il leader  siriano, Ahmad al-Sharaa, nel suo intervento dal podio delle Nazioni  Unite. "Verrà fermato qualsiasi tentativo di violare la nostra sovranità. Il  Golan resterà un territorio siriano - ha detto al-Sharaa - Qualsiasi  tentativo verrà fermato secondo la risoluzione 497 del Consiglio di  Sicurezza" delle Nazioni Unite. Una risoluzione "molto chiara", ha  affermato al-Sharaa, ringraziando "tutti i Paesi che rispettano il  diritto internazionale".

Onu, diplomatico in sala mentre parla Trump, polemiche in Iran

Sta creando non poche polemiche in Iran la decisione del ministero degli Esteri di lasciare un diplomatico nella grande aula dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite mentre parlava Donald Trump, ieri. Il ministro stesso, Abbas Araghchi, si era alzato ed era uscito, cosi' come la sua delegazione, in evidente segno di protesta per l'attacco americano. Ma un rappresentante del Paese e' rimasto seduto nel settore iraniano. E non e' passato inosservato, soprattutto nei settori piu' restii a trattare con gli Stati Uniti. Come i Guardiani della rivoluzione. A dar voce allo scontento, tra gli altri, e' stata la televisione pubblica Irib che in un lungo editoriale del suo sito ha respinto le argomentazioni del ministero degli Esteri. Il portavoce di Araghchi, Esmail Baqaei, aveva spiegato cosi' la decisione: "Il seggio dell'Iran in un luogo come l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite e' la nostra roccaforte". Dunque, aveva sottolineato, i diplomatici devono monitorare gli sviluppi e mantenere il presidio. "Questa tesi e' comprensibile dal punto di vista della diplomazia, ma e' proprio qui che si puo' sollevare la critica: non ogni roccaforte e' necessariamente un baluardo su cui sedersi", ha sottolineato Irib. "La presenza attiva dell'Iran nelle Nazioni Unite e' essenziale; e' necessario partecipare a riunioni, consultare i paesi, monitorare le posizioni degli Stati Uniti e trasmettere la narrazione iraniana al mondo. Ma essere alle Nazioni Unite e stare in sala quando il paese e' minacciato di distruzione sono due cose diverse", ha sottolineato. "A volte una sedia vuota e' la risposta diplomatica piu' chiara", ha avvertito. Nel mirino sembra esserci proprio Araghchi, cosi' come il presidente Massoud Pezeshkian, criticati neppure tanto velatamente anche in un altro editoriale dell'agenzia Fars, vicina ai Pasdaran. La questione principale nel viaggio del presidente Massoud Pezeshkian e del ministro degli Esteri Abbas Araghchi all'Onu non e' se l'Iran negoziera' o meno con gli Stati Uniti, bensi' quale sia l'approccio iraniano nei confronti degli Stati Uniti, qualunque sia il quadro di riferimento", ha scritto la Fars. "Che vi siano o meno negoziati, cio' che conta e' la posizione e il messaggio che l'Iran intende trasmettere, direttamente o indirettamente, a Washington. Se la posizione iraniana e' fondata su 'forza' e 'rivendicazione dei propri diritti e dei risarcimenti dovuti', allora non c'e' nulla da temere dal negoziato o dalla trasmissione di messaggi", si sottolinea nell'editoriale, "se invece la posizione dei diplomatici iraniani e' percepita come debole, sia che si negozi sia che non si negozi, la controparte cogliera' quel segnale di debolezza e il Paese ne subira' le conseguenze". Dunque, e' la conclusione, "il successo della visita dei dirigenti iraniani alle Nazioni Unite non dovrebbe essere misurato dalla somiglianza del loro linguaggio a quello dei diplomatici occidentali, bensi' dalla capacita' di preservare l'indipendenza del Paese".

Il petrolio riprende quota a New York, a 91,17 dollari

Il petrolio riprende quota a New York: il Wti, il riferimento  americano, sale dello 0,72%, a 91,17 dollari, mentre il Brent, il  benchmark internazionale, segna un rialzo dell'1,25%, riportandosi sopra  quota 100, a 100,49 dollari.

Iran, parlamentare: "Incontro Trump-Pezeshkian? Penso ci sarà"

Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian incontrerà Donald Trump a  margine dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York. Ne è  convinto il parlamentare iraniano Ahmad Bakhshayesh Ardestani. "Penso  l'incontro tra i due presidenti ci sarà", ha detto in un'intervista  pubblicata oggi dal sito di notizie Didban nel giorno dell'intervento di  Pezeshkian. Colloqui di  diverse ore tra rappresentanti di Usa e Iran, con la mediazione del  Qatar, si sono già tenuti ieri a New York. Trump ha parlato di un  "incontro molto produttivo" che ha visto coinvolti Steve Witkoff e Jared  Kushner con interlocutori iraniani. A rappresentare Teheran c'era,  secondo i media iraniani, il ministro degli Esteri, Abbas Araghchi.

Egitto: "Nucleare iraniano va affrontato con politica e diplomazia"

Sulla questione nucleare iraniana l'Egitto ritiene che si debba  "continuare a sostenere gli sforzi volti a contenere l'escalation,  privilegiando soluzioni politiche e diplomatiche". Lo ha detto il  ministro egiziano Badr Abdelatty durante un colloquio con il direttore  generale dell'Aiea Rafael Grossi, ora anche candidato al vertice  dell'Onu. In proposito Abdelatty ha auspicato "il rafforzamento del  ruolo delle Nazioni Unite nel sostenere gli sforzi per la risoluzione  pacifica dei conflitti e di intensificare l'impegno internazionale per  la de-escalation e la gestione delle crisi". Parlando a margine della  sessione di alto livello dell'81/a Assemblea Generale delle Nazioni  Unite a New York, il ministro egiziano e Grossi hanno espresso  soddisfazione per lo stretto coordinamento tra l'Egitto e l'Aiea,  sottolineando come "questo partenariato testimoni un impegno comune a  sostegno degli usi pacifici dell'energia nucleare e del rafforzamento  del regime di non proliferazione nucleare". Si è parlato anche della  settima sessione della Conferenza delle Nazioni Unite sulla creazione di  una zona libera da armi nucleari e altre armi di distruzione di massa  in Medio Oriente, prevista a New York per il prossimo mese di novembre,  un appuntamento che - è stato detto - "sosterrà gli sforzi volti a  garantire l'universalità del Trattato di non proliferazione nucleare in  Medio Oriente e a sottoporre tutti gli impianti e le attività nucleari  della regione al sistema di garanzie generalizzate dell'Agenzia  Internazionale per l'Energia Atomica". 

Iran, Ukmto: "Petroliera attaccata a Hormuz, 2 feriti"

L'Agenzia britannica per le operazioni marittime (Ukmto) ha riferito che  una petroliera è stata colpita da un proiettile non identificato nello  Stretto di Hormuz. Secondo l'agenzia, l'impatto ha provocato un incendio  e due membri dell'equipaggio sono rimasti feriti. L'ufficiale addetto  alla sicurezza della petroliera ha riferito che tutti i membri  dell'equipaggio sono stati evacuati.

Iran: "Contatti con Usa attraverso Qatar. Ribadite richieste"

L'Iran è in contatto con gli Stati Uniti attraverso il Qatar e ha ribadito a Washington le sue richieste per la fine della guerra. "Il confronto con gli Stati Uniti è avvenuto tramite un mediatore qatariota", ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baqaei, a quanto riferito dalla televisione pubblica di Teheran. "Sono state trasmesse le condizioni dell'Iran, tra cui: la fine della guerra su tutti i fronti, la cessazione dell'aggressione statunitense, l'interruzione del blocco marittimo e della guerra economica, nonchè lo sblocco e la restituzione dei beni iraniani congelati", ha detto. L'Iran ha dunque respinto i sospetti di avere abbandonato le precedenti condizioni per la riapertura dello stretto di Hormuz durante i colloqui a sorpresa di ieri, a New York, tra il ministro degli Esteri di Teheran, Abbas Araghchi, e gli inviati di Donald Trump Steve Witkoff e Jared Kushner, mediati appunto dal Qatar. Trump era stato positivo sui colloqui e ha suggerito che nuovi incontri potrebbero essere fissati a breve. L'Iran ha fissato sette condizioni per tornare ai negoziati e ieri ha assicurato che, se soddisfatte, lo stretto di Hormuz potrebbe essere riaperto entro sette giorni. È probabile che gli Stati Uniti e gli Stati del Golfo siano costretti ad accettare che le navi entrino nello stretto lungo un corridoio sotto controllo iraniano.

Axios: Board Peace presenterà piano Gaza da 2,45 mld

Il Board of Peace promosso dal presidente Usa Donald Trump si appresta a presentare un piano di ricostruzione per Gaza della durata di sei mesi e del valore di 2,45 miliardi di dollari. Lo ha rivelato il giornalista di Axios, Barak Ravid, precisando che la proposta da 66 progetti offre una tabella di marcia dettagliata dei primi mesi di ricostruzione e governance della Striscia. Secondo una copia del documento ottenuta da Axios, il piano prevede spese per alloggi temporanei, rimozione delle macerie, riparazione degli ospedali, ripresa economica e dispiegamento di una forza di sicurezza multinazionale. Tuttavia, perche' funzioni, il progetto ha bisogno della cooperazione sia di Israele che di Hamas.

Iran, Rutte: "Da febbraio 5mila aerei da basi europee per Epic Fury"

"Si potrebbe sostenere che sarebbe stato impossibile portare a termine l'operazione 'Epic Fury' senza l'Europa come piattaforma di proiezione di potenza per gli Stati Uniti. Dal 28 febbraio di quest'anno, 5.000 aerei sono decollati dalle basi europee a sostegno dell'operazione "Epic Fury". Lo ha dichiarato il segretario generale della Nato Mark Rutte nel corso al "The Chicago Council on global affairs". Epic Fury è il nome dell'operazione militare lanciata dagli Stati Uniti contro l'Iran il 28 febbraio 2026, dopo il fallimento dei negoziati sul programma nucleare iraniano. E' stata la più grande campagna aerea americana in Medio Oriente dai tempi dell'Iraq 2003, con migliaia di obiettivi colpiti nelle prime settimane.

Idf demolisce strutture palestinesi in zona Masafer Yatta

L'esercito israeliano ha iniziato a demolire decine di strutture residenziali e agricole a Khirbet Jenbah, nell'area di Masafer Yatta, a sud di Hebron, in Cisgiordania, dove risiedono circa 300 persone. Secondo l'organizzazione israeliana B'Tselem, complessivamente, sono state abbattute 24 strutture residenziali, 16 strutture agricole, 16 pannelli solari e 14 serbatoi d'acqua. Le demolizioni hanno lasciato senza casa circa 180 persone, tra cui circa 85 bambini, e una persona è stata arrestata. Quella odierna a Khirbet Jenbah è la terza operazione di demolizione su larga scala condotta da Israele ai danni di comunità palestinesi nell'area di Masafer Yatta nelle ultime tre settimane, ha ricordato B'Tselem, facendo riferimento alle demolizioni dello scorso 2 e 8 settembre rispettivamente a Khirbet a-Taban e Khirbet al-Fakhit.

Borsa: Europa peggiora col petrolio in crescita. A Milano (-0,44%) vendite su Unipol

Le Borse europee peggiorano e Milano cede lo 0,44% sulla scia del cambio  di rotta del petrolio. Il Brent è risalito a 100 dollari e il Wti punta  verso i 91 dollari al barile contribuendo a far girare in calo tutti i  futures Usa, Nasdaq compreso. Francoforte perde lo 0,75% e Parigi lo  0,32%. Londra limita il ribasso allo 0,17%. A Piazza Affari le vendite  pesano su Unipol (-2,45%). Risale invece il petrolifero Eni  (+0,86%) e  si colloca sul podio dietro a Ferrari (+1,19%) e Moncler (+1%). In linea  col listino si muove Pirelli (-0,33%) che non beneficia dell'annuncio  di 1 miliardo di investimenti negli Usa né del rafforzamento di  Tronchetti Provera nell'azionariato.

Iran, Ukmto: in fiamme nave colpita a Hormuz. Due feriti

Una nave da carico è stata colpita nello Stretto di Hormuz da un proiettile ed è in fiamme. Lo ha reso noto l'agenzia di sicurezza marittima britannica Ukmto. A quanto riferito dal comandante, i membri dell'equipaggio sono stati trasferiti e tra loro ci sono due feriti. La nave è alla deriva.

Berlino: "Bene colloqui con l'Iran, la guerra finisca il prima possibile"

"Vediamo positivamente che ci siano dei colloqui con l'Iran". Lo ha detto Stefan Kornelius, portavoce del cancelliere tedesco Friedrich Merz, in conferenza stampa a Berlino. Il governo tedesco auspica "una soluzione diplomatica", ha affermato. Il portavoce ha sottolineato che il conflitto "ha un enorme rilievo" per la Germania e "deve finire il prima possibile". "Accompagneremo il percorso", ha aggiunto, ribadendo che i disturbi nello stretto di Hormuz "mettono a rischio il benessere e la sicurezza di tutti".

Iran: numerosi voli compagnie iraniane cancellati dopo sanzioni Usa ma aereo Mahan Air arrivato in Cina

Le principali compagnie aeree iraniane sono state costrette oggi a cancellare i voli internazionali, nel primo giorno dell'entrata in vigore di nuove sanzioni statunitensi, il cui impatto resta difficile da valutare. Ma non tutti gli aerei rimasti a terra. Un aereo della compagnia Mahan Air, una delle due principali compagnie iraniane a operare collegamenti internazionali, è atterrato intorno alle 8.40 Gmt in Cina. Ieri infatti Pechino aveva respinto le minacce degli Stati Uniti di imporre sanzioni a chiunque mantenesse rapporti con il settore dell'aviazione iraniano, definendo queste misure "unilaterali e illegali".

Con queste nuove sanzioni, senza precedenti, gli Stati Uniti intendono aumentare ulteriormente la pressione economica su Teheran. All'inizio di settembre, Washington aveva inserito nella lista nera l'intero settore dell'aviazione iraniana, con l'obiettivo di paralizzare le compagnie aeree iraniane "in tutto il mondo". Le sanzioni hanno già prodotto alcuni effetti. Ieri Mahan Air ha annunciato la sospensione di tutti i suoi voli verso la vicina Turchia, su richiesta delle autorità turche. E oggi un'importante agenzia di viaggi di Teheran ha dichiarato all'Afp che i voli verso Baghdad (Iraq), Mascate (Oman), Qatar, Georgia e Azerbaigian erano sospesi e che non veniva venduto alcun biglietto. "La situazione è instabile e al momento non vendiamo più biglietti per timore di cancellazioni", sottolinea all'Afp un agente di viaggio.

L'Iran conta complessivamente 27 compagnie aeree, ma la maggior parte effettua esclusivamente collegamenti interni. Le due principali, la compagnia di bandiera Iran Air e la privata Mahan Air, effettuano normalmente la maggior parte dei collegamenti con l'estero, principalmente verso i Paesi confinanti, ma anche verso Russia e Cina. Iran Air ha dichiarato in un comunicato diffuso prima dell'entrata in vigore delle sanzioni di non aver ricevuto, dal canto suo, alcuna istruzione ufficiale da parte di Turchia, Azerbaigian o Iraq che le vietasse di servire questi Paesi confinanti con l'Iran. 

Ministero Salute Gaza: dal 7 ottobre bilancio vittime a Gaza sale a 73.922

Il bilancio delle vittime nella guerra di Israele contro Gaza, dal 7 ottobre 2023 in poi, è salito a 73.922 morti e 174.995 feriti. Emerge dai dati diffusi dal ministero della Salute di Gaza.  I corpi di tre persone uccise in attacchi israeliani sono arrivati negli ospedali di Gaza nelle ultime 24 ore e altre 18 persone sono rimaste ferite. Il bilancio delle vittime registrate dopo il cessate il fuoco di ottobre è di 1.402 morti e 4.881 feriti. 

Yemen: tv Houthi, 10 morti e 14 feriti in raid sauditi su 2 regioni

Dieci persone sono morte e 14 sono rimaste ferite in attacchi aerei sauditi che hanno colpito nelle ultime 24 ore le regioni di Taiz e al-Jawf, in Yemen. E' quanto affermano media legati agli Houthi. Secondo la tv al-Masirah, "otto civili sono rimasti uccisi e 11 feriti a Taiz", mentre altri "due civili sono stati uccisi e tre sono rimasti feriti ad al-Jawf".

Ambasciatore iraniano a Mosca: "Saranno Teheran e Mascate a decidere nuovo status Hormuz'"

Gli Stati Uniti dovranno accettare il nuovo status giuridico dello Stretto di Hormuz, da decidere tra Iran e Oman, se intendono continuare a transitare attraverso il canale. Lo ha detto l'ambasciatore iraniano in Russia Kazem Jalali, secondo quanto riportato dall'agenzia di stampa iraniana Isna. La dichiarazione giunge dopo l'incontro tra funzionari statunitensi e iraniani tenutosi ieri sera all'Assemblea 

Houthi: intervento Usa nello stretto di Bab el-Mandeb sarebbe linea rossa

Un intervento americano nello stretto di Bab el Mandeb sarebbe considerato dagli Houthi una "linea rossa". Lo ha detto il consigliere militare del gruppo yemenita, Abed Mohammed al-Thawr, all'Afp. Se gli Stati Uniti "osassero sostenere l'Arabia saudita con raid o appoggio aereo, considereremmo come obiettivi tutti gli interessi americani nella regione", ha aggiunto al-Thawr, consigliere del ministro della Difesa dell'autoproclamato governo degli Houthi. 

Macron: "Rischi per Hormuz sono stati sottostimati, ora dobbiamo risolvere crisi"

Al momento di lanciare la guerra contro l'Iran la situazione dello stretto di Hormuz "è stata probabilmente sottostimata, e oggi dobbiamo risolvere la questione". Così Emmanuel Macron, in un'intervista concessa a Abcnews mentre il presidente francese è a New York per l'Assemblea Generale dell'Onu, ribadisce come il suo "principale obiettivo" dell'incontro di lunedì scorso con Donald Trump è stato "trovare il giusto accordo" per riaprire il più importante nodo energetico globale, la cui chiusura sta provocando l'impennata dei prezzi del carburante in tutto il mondo. 

Macron ha sottolineato che quando la guerra è scoppiata, lo scorso febbraio, "il regime iraniano ha scoperto di avere questa carta in mano", appunto la chiusura di Hormuz. Ed alla domanda se quindi questa era stata una cosa che Donald Trump non aveva valutato, ha risposto: "non sono qui per dare responsabilità a nessuno, siamo nella situazione in cui siamo. E penso che gli Usa, il suo Paese, è quello che può risolvere la crisi, ed abbiamo bisogno di voi". 

Riguardo alla possibilità che la Francia possa partecipare ad un'azione militare per riaprire lo stretto, l'inquilino dell'Eliseo ha risposto: "io non voglio avviare un confronto militare con nessun Paese, ma siamo pronti ad essere più coinvolti per proteggere alcune capacità per rendere il transito possibile, questo sì". Ha poi ha difeso la sua decsione di non partecipare al conflitto con l'Iran: "avere un cambio di regime con le bombe non è qualcosa che io ritengo fattibile, per me non è una buona opzione, perché non funziona. Ed abbiamo fatto questo errore molte volte nei decenni scorsi".  E poi ha concluso con un affondo a Trump e alle sue critiche per il mancato aiuto da parte degli alleati con l'Iran: "ma quando vuoi dialogare con le persone devi fare le strategie con loro e chiedere prima di avviare la guerra". 

Houthi: "Se Usa intervengono colpiremo loro interessi in area"

Gli Houthi colpiranno gli intessi americani nella regione se Washington decidesse di intervenire in sostegno dell'Arabia Saudita o a protezione dello stretto di Bab el-Mandeb. La minaccia è arrivata dal consigliere militare della milizia sciita. Se gli Stati Uniti "osassero sostenere l'Arabia Saudita con attacchi o supporto aereo, considereremmo tutti gli interessi americani intorno a noi come obiettivi", ha avvertito Abed Mohammed al-Thawr, consigliere del ministro della Difesa nel governo  autoproclamato Houthi. Un intervento statunitense nello Stretto di Bab el-Mandeb sarebbe una "linea rossa".

Netanyahu: ucciso capo finanze Hamas in raid sud Gaza

Il premier israeliano Benjamin Netanyahu, insieme al ministro della Difesa Israel Katz, ha annunciato l'uccisione in un raid vicino Khan Younis, nel sud di Gaza, di Mohammed Abu Alwan, capo del dipartimento finanziario di Hamas. "Continuiamo a dare la caccia ai comandanti e agli operativi di Hamas, a colpire le sue fonti di finanziamento e a distruggere le sue infrastrutture terroristiche. Non permetteremo ad Hamas di ricostruire la propria forza e non ci fermeremo finché Hamas non sarà più presente a Gaza", hanno affermato Netanyahu e Katz. 

Araghchi critica Barrot: "Inaccettabile posizione Francia su aggressione israelo-americana"

La posizione della Francia nei confronti dell'Iran, in particolare quella relativa all'aggressione militare statunitense e israeliana, "è inaccettabile". Lo ha detto in una dichiarazione pubblicata su Telegram il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, dopo il colloquio avuto con il suo omologo francese, Jean-Noel Barrot, a margine dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Araghchi ha criticato le posizioni "interventiste" della Francia nei confronti dell'Iran e ha esortato l'ambasciata francese a rispettare le leggi e i regolamenti nazionali. 

Riferendosi a quelli che ha definito i "doppi standard" della Francia in materia di diritti umani, Araghchi ha affermato che Parigi non può dichiararsi preoccupata per i diritti umani rimanendo in silenzio sui "crimini contro l'umanità" commessi dagli Stati Uniti e da Israele contro il popolo iraniano. In precedenza, il presidente Macron aveva dichiarato ai media statunitensi di non voler "entrare in conflitto con nessun Paese, ma siamo pronti a un maggiore impegno per proteggere il transito nello Stretto di Hormuz".

Media: il Board of peace presenta piano per Gaza, interventi per 2,4 miliardi

Il Board of Peace di Trump presenterà oggi, durante una riunione degli Stati membri, un piano per la ricostruzione iniziale di Gaza del valore di 2,45 miliardi di dollari e della durata di sei mesi. Lo scrive Barak Ravid su Axios e il canale israeliano N12. La proposta, che comprende 66 progetti, è una delle tabelle di marcia più complete finora elaborate per la ricostruzione della Gaza postbellica. Secondo una copia del piano di News 12, il documento include spese previste per alloggi temporanei, rimozione delle macerie, riabilitazione degli ospedali, ripresa economica e dispiegamento di una forza di sicurezza multinazionale.

Iran: media, cancellati voli verso Iraq, Oman e Azerbaigian

L'Iran è stato costretto a cancellare voli internazionali verso Oman, Iraq e Azerbaigian a causa delle minacciate sanzioni Usa. Lo riferisce Al Jazeera citando l'Autorità per l'Aviazione Civile, secondo la quale a partire da stamattina Iraq e Oman non

accoglieranno più voli provenienti dalla Repubblica islamica. Secondo il portavoce dell'Autorità, Majid Akhavan, citato dall'Isna, Teheran sta lavorando per reindirizzare i voli verso l'Iraq attraverso un altro aeroporto. Sono stati sospesi con effetto immediato anche i voli delle compagnie aeree iraniane verso il vicino Azerbaigian, come ha riferito il quotidiano Shargh citando la Azerbaijan Airlines.

Houthi, abbattuto un drone da ricognizione vicino a Mocha

Le forze Houthi dello Yemen affermano di aver abbattuto un drone da ricognizione mentre conduceva "missioni ostili" nei pressi di Mocha, nella provincia di Taiz. Lo ha riferito il portavoce militare degli Houthi, Yahya Saree, in una breve dichiarazione citata da Al Jazeera.

Il Qatar condanna "il rifiuto israeliano del piano per Gaza"

Il premier e ministro degli Esteri del Qatar, Mohammed bin Abdulrahman bin Jassim Al Thani, ha condannato il rifiuto da parte di Israele della roadmap per completare l'attuazione del piano volto a porre fine al conflitto nella Striscia di Gaza. Lo ha detto durante un incontro a porte chiuse tra capi di Stato e di governo convocato a New York, a margine dell'81esima sessione dell'Assemblea generale dell'Onu, dal presidente francese Emmanuel Macron, dal premier britannico Andy Burnham e dal primo ministro canadese Mark Carney. Lo riporta Al Jazeera.     Secondo il ministero degli Esteri del Qatar, Al Thani ha sottolineato la necessità che la comunità internazionale "adempia alle proprie responsabilità" e faccia pressione su Israele affinché rispetti gli obblighi previsti dall'accordo sul cessate il fuoco a Gaza e ponga fine alle violazioni dei diritti dei palestinesi. L'obiettivo, ha aggiunto, è completare la roadmap e arrivare a pace e stabilità nella Striscia.    Il premier qatariota ha inoltre ribadito il sostegno di Doha alla causa palestinese e al diritto dei palestinesi a uno Stato indipendente entro i confini del 1967, con Gerusalemme Est capitale, sulla base delle risoluzioni internazionali e della soluzione dei due Stati.

Teheran: "Pronti a infliggere ad aggressori colpi devastanti e imprevedibili"

Lo Stato Maggiore delle Forze Armate iraniane e il Quartier Generale Centrale Khatam al-Anbiya - la più alta unità di comando operativo della Repubblica Islamica - hanno avvertito che il Paese infliggerà agli aggressori colpi "ancora più duri, devastanti e imprevedibili", in risposta alle più recenti minacce del presidente statunitense Donald Trump. La notizia è riportata su Telegram dall'iraniana Press Tv.

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