Petrolio, riparte l'oleodotto saudita Est-Ovest. Spiragli per Hormuz

Mondo

Dopo quasi dieci giorni di stop riparte l'impianto: il flusso di greggio verso il porto di Yanbu è ripreso a regime ridotto. Per tornare alla piena capacità potrebbero servire fino a otto settimane. Intanto Teheran offre uno spiraglio sulla riapertura dello stretto di Hormuz. Ma sul terreno continuano gli attacchi tra sauditi e Houthi

ascolta articolo

Dopo quasi dieci giorni di chiusura per le conseguenze degli attacchi Houthi, l'Arabia Saudita regala respiro ai mercati petroliferi mondiali riavviando le operazioni del suo oleodotto Est-Ovest, arteria vitale per i traffici energetici dopo la chiusura di Hormuz, per il quale intanto si è accesa una flebile speranza: stando a un funzionario iraniano citato da Reuters online, Teheran si è offerta di riaprire lo stretto entro sette giorni, se gli Stati Uniti allenteranno la pressione militare e revocheranno il blocco sui porti iraniani.

Petrolio, i prezzi reagiscono alle parole di Trump

Le notizie avevano portato un temporaneo sollievo ai prezzi del petrolio, scesi di oltre due dollari al barile prima di risalire poche ore dopo a seguito delle preoccupazioni degli operatori per le parole del presidente Donald Trump, che all'Assemblea generale dell'Onu ha dichiarato che un accordo di pace con l'Iran potrebbe arrivare dopo le elezioni midterm, che si terranno solo all'inizio di novembre. Fluttuazioni che indicano come la crisi sia tutt'altro che risolta, mentre si attendono reali progressi sul fronte iraniano e proseguono gli scambi di attacchi tra l'esercito saudita e gli Houthi: in 48 ore, sono oltre 150 i morti tra le file di entrambi gli schieramenti.

Leggi anche

Assemblea Onu, il discorso di Trump: "L'Iran firmerà l'accordo dopo le midterm"

Oleodotto Est-Ovest, riparte il flusso di greggio

La riapertura dell'oleodotto Est-Ovest resta in ogni caso una buona notizia:
l'oleodotto è in grado di riprendere le forniture di greggio alle raffinerie Aramco situate sulla costa del Mar Rosso, con un carico già previsto in partenza da Yanbu martedì e destinato alla Cina. Arrivato nei mesi scorsi a pompare circa 4 milioni di barili verso il porto di Yanbu - un volume pari a circa il 4% dell'offerta globale - ora il flusso è ripartito a regime ridotto, secondo le fonti citate da Reuters online. La compagnia saudita Aramco sta cercando di tornare al precedente ritmo di pompaggio, ma secondo una fonte di sicurezza, arrivare al 40% della capacità richiederà un paio di giorni, mentre per una ripartenza completa ci vorranno dalle 6 alle 8 settimane. Un tempo necessario, dopo i danni registrati a tre stazioni di pompaggio colpite dai raid degli Houthi a settembre.

Approfondimento

Bab el-Mandeb, perché è cruciale per il commercio internazionale

Gli Houthi tengono nel mirino l'infrastruttura

Il timore è che la ripresa del flusso petrolifero sia solo una parentesi positiva per un'infrastruttura che resta nel mirino dei miliziani yemeniti, consapevoli della natura vitale della rotta petrolifera mentre tengono sotto scacco il Mar Rosso e lo stretto di Bab El Mandeb. Non sorprende che in occasione dell'Assemblea generale dell'Onu a New York, i ministri degli Esteri del G7 abbiano chiesto ai ribelli di "cessare immediatamente tutte le loro azioni militari, minacce e attacchi" contro il trasporto marittimo, parlando di "azioni riprovevoli che costituiscono una pericolosa spirale di escalation che rischia di esacerbare ulteriormente il conflitto, di compromettere il commercio internazionale e di creare instabilità economica su scala mondiale".

Leggi anche

Arabia Saudita, rimodulati i contingenti italiani dopo attacchi Houthi

Riad cerca una risposta all'avanzata dei ribelli

In una rara dichiarazione pubblica, il re dell'Arabia Saudita Salman ha definito gli Houthi una "milizia terroristica", accusandoli di aver preso di mira la città santa islamica de La Mecca. Parole che tuttavia non sembrano avere effetto sui piani dei ribelli yemeniti: forti anche della decisione di Donald Trump di non correre in soccorso di Riad, i ribelli spingono l'avanzata e puntano a conquistare le alture strategiche tra le province di Taiz e Lahij, con l'obiettivo di tagliare la costa del Mar Rosso dalle ultime aree ancora in mano alle forze sostenute dai sauditi.

Approfondimento

Chi sono gli Houthi, milizia che controlla Bab el-Mandeb nel Mar Rosso

Arabia Saudita tra opzione militare e diplomazia

Riad ha incassato dal primo ministro britannico Andy Burnham la promessa di un sostegno militare difensivo contro gli attacchi. Ma orfano dell'aiuto americano, il Regno è alla ricerca di una svolta - militare o diplomatica - per chiudere il conflitto. Forse anche a questo ha puntato il colloquio telefonico tra il principe ereditario Mohammed bin Salman e il presidente russo Vladimir Putin: i due leader hanno concordato sul fatto che "non vi è alternativa agli sforzi politici e diplomatici volti a normalizzare la crisi in corso, tenendo debitamente conto degli interessi di tutte le parti", ha riferito il Cremlino.

Mondo: I più letti