Lo ha detto il portavoce del premier israeliano che oggi ha incontrato il presidente Usa alla Casa Bianca. Durante il faccia a faccia "non si è parlato degli F-35 alla Turchia", ha aggiunto. "Con l'Iran possiamo essere nel mezzo di una bellissima discussione e loro se ne escono e dicono 'non possiamo parlare di nucleare' - ha detto Trump - ma questo è tutto quello di cui dobbiamo discutere perché non avranno mai la bomba atomica. Questo lo capiscono e abbiamo avuto dei colloqui molto buoni"
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Donald Trump oggi ha incontrato alla Casa Bianca il premier israeliano, Benjamin Netanyahu in quello che la Casa Bianca ha riferito esser stato "un incontro positivo".
"Siamo perfettamente allineati sull'Iran. Israele sostiene qualsiasi strada scelga Trump". Lo ha detto il portavoce di Netanyahu, secondo quanto riporta l'agenzia Bloomberg. Durante l'incontro alla Casa Bianca con Donald Trump "non si è parlato degli F-35 alla Turchia", ha aggiunto
Lo stesso tycoon ha ribadito che con l'Iran ci sono stati "colloqui molto buoni", ma è tornato a minacciare di "tornare a finire il lavoro" con i bombardamenti se non sarà raggiunto un accordo. "Possiamo essere nel mezzo di una bellissima discussione e loro se ne escono e dicono 'non possiamo parlare di nucleare' - ha detto oggi a Fox News - ma questo è tutto quello di cui dobbiamo discutere perché non avranno mai la bomba atomica. Questo lo capiscono e abbiamo avuto dei colloqui molto buoni".
Trump oggi incontra Netanyahu alla Casa Bianca, mentre il conflitto tra Stati Uniti e Iran entra nel suo sesto mese senza che la pressione militare o i tentativi diplomatici siano riusciti a mettere la parola fine agli scontri. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha affermato che esiste "una buona possibilità" di raggiungere un accordo con l'Iran, ma ha avvertito che Washington riprenderà rapidamente i bombardamenti sospesi nel fine settimana se i negoziati dovessero fallire.
Gli approfondimenti:
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- Guerra in Iran, quanto hanno speso finora Usa e Israele?
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- Guerra in Iran, la storia delle crisi e dei conflitti nel Golfo dal 1979 a oggi
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Segnalata esplosione su una petroliera nel mar Rosso
La UKMTO, una società che monitora la sicurezza marittima, riferisce che una petroliera ha segnalato un'esplosione mentre attraversava il Mar Rosso. La UKMTO dice che l'equipaggio è al sicuro e non sono stati segnalati danni ambientali.
Perché gli Houthi minacciano il blocco dello Stretto di Bab el-Mandeb
Il gruppo armato, incoraggiato dall'andamento della guerra in Iran, prova a far pressione sull'Arabia Saudita minacciando un braccio di mare dal quale passa il 7% del petrolio scambiato a livello mondiale, destinato soprattutto all'Asia.
Perché gli Houthi minacciano il blocco dello Stretto di Bab el-Mandeb
Vai al contenutoFonti Usa: eventuale accordo non includerà pedaggio Hormuz
Un funzionario statunitense che ha parlato con Reuters ha affermato che l'accordo tra Stati Uniti e Iran non includerà pedaggi o tasse sul passaggio attraverso lo Stretto di Hormuz. Ha aggiunto che l'Iran ha presentato richieste 'irragionevoli' che sono state respinte da loro e dall'Oman.|
Israele, la città della segregazione di genere: uomini e donne divisi
Marciapiedi separati, da una parte gli uomini e dall'altra le donne. Con barriere di isolamento e una segnaletica inequivocabile. Così Bnei Brak, città ultraortodossa a pochi chilometri da Tel Aviv, porta anche nelle strade una segregazione finora confinata agli spazi religiosi. Un fenomeno che divide. E non solo maschi e femmine.
Israele, la città della segregazione di genere: uomini e donne divisi
Vai al contenutoLa guerra dei due stretti
Dopo gli iraniani ad Hormuz, gli Houthi hanno proclamato un blocco navale a Bab el-Mandeb contro le navi dirette ai porti sauditi e sono passati ai fatti, colpendo due petroliere con missili e droni. Il Brent ha sfondato quota cento dollari, il traffico nello stretto tra Mar Rosso e Golfo di Aden è crollato di un terzo, decine di navi fanno dietrofront. Per la prima volta nella storia recente le due porte marittime del petrolio mondiale rischiano di chiudersi insieme.
La guerra dei due stretti
Vai al contenutoLibano: Israele attacca Majdal Zoun e al-Mansouri
L'esercito israeliano ha attaccato le città di confine di Majdal Zoun e al-Mansouri, riporta l'Agenzia Nazionale di Stampa del Libano. L'ultima ondata di esplosioni è avvenuta poche ore dopo che le forze israeliane hanno distrutto edifici nelle stesse città oggi, così come Bint Jbeil, ha riferito la NNA. Israele ha mantenuto l'attività militare nel sud del Libano nonostante l'accordo quadro del mese scorso per porre fine alla sua occupazione.
Il portavoce dell'Onu: nessun rischio sicurezza per Netanyahu
Il portavoce del Segretario generale dell'Onu ha dichiarato di "non avere particolari preoccupazioni riguardo alla sicurezza di tutte le delegazioni" che parteciperanno all'assemblea generale, a settembre. Lo ha detto Farhan Haq, rispondendo alla domanda di un giornalista che chiedeva se lo preoccupasse la minaccia lanciata dal sindaco di New York, Zohran Mamdani, riguardo all'atteso arrivo del premier israeliano Benjamin Netanyahu, che parteciperà ai lavori al Palazzo di Vetro. Mamdani aveva dichiarato che avrebbe sentito i legali per capire se poter far eseguire l'ordine d'arresto per crimini di guerra emesso nei confronti di alcuni leader, tra cui Netanyahu, dalla Corte penale internazionale. In un secondo momento, lo stesso Mamdani aveva spiegato che i legali gli avevano chiarito come da sindaco non potesse ordinare l'arresto del premier.
Arabia Saudita: intercettati droni lanciati da Iraq contro impianti petroliferi
I sistemi di difesa aerea dell'Arabia Saudita hanno intercettato e distrutto diversi droni lanciati dal territorio iracheno contro i suoi impianti petroliferi, nella parte orientale del Paese. Lo ha reso noto il ministero della Difesa di Riad. Gli attacchi sono stati nuovamente lanciati da milizie sostenute dall'Iran, ha affermato il ministero in una nota, sottolineando il diritto del Regno all'autodifesa e aggiungendo che si riserva il diritto di rispondere nel momento e nel luogo che riterrà opportuni.
Quali sono gli effetti dell'accordo Usa-Arabia Saudita sul nucleare?
L’accordo sul nucleare civile tra Stati Uniti e Arabia Saudita apre nuovi interrogativi sulla sicurezza in Medio Oriente. Le condizioni concesse a Riad potrebbero alimentare tensioni regionali e una nuova corsa alla tecnologia nucleare.
Quali sono gli effetti dell'accordo Usa-Arabia Saudita sul nucleare?
Vai al contenutoPakistan-Turchia, sta nascendo un nuovo asse in Medio Oriente?
Dopo aver consolidato il suo potere cambiando la costituzione, il feldmaresciallo Syed Asim Munir ha dato al suo Paese un ruolo centrale nella diplomazia internazionale, inserendosi nel complesso quadro del Medio Oriente.
Pakistan-Turchia, sta nascendo un nuovo asse in Medio Oriente?
Vai al contenutoTajani: "Stop alla violenza dei coloni, disarmare Hamas"
"In Cisgiordania è inaccettabile che Israele voglia continuare a occupare spazi attraverso i coloni. E' inaccettabile bruciare le moschee. Ma sono anche inaccettabili le azioni antisemite in Europa. Bisogna fare in modo che venga riunificata la Palestina. A Gaza c'è Hamas che va disarmata. Vanno unificati i territori di Cisgiordania e Gaza perchè si crei uno Stato palestinese che riconosca Israele e venga riconosciuto da Israele. Il popolo palestinese deve avere un suo Stato". Lo afferma a Tg2post il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani. Per Tajani "la soluzione dei due popoli due Stati non è facile. Ma guai a fermarsi e rinunciare. Il dialogo interreligioso è fondamentale. Le tre religioni monoteiste hanno il dovere di dialogare tra loro". Tajani sottolinea che "Roma è la capitale della pace. Oggi e domani sono a Roma i ministri degli Esteri di Arabia Saudita e Anp. Dal 4 al 6 agosto Israele e Libano dialogheranno a Roma. L'Italia è considerata da tutti un interlocutore".
Iran: "Non abbiamo intenzione di negoziare con gli Usa. Ma avanti colloqui con Oman"
Teheran "non ha intenzione di negoziare con gli Stati Uniti", ma i colloqui con l'Oman stanno procedendo "passo dopo passo". Lo afferma il viceministro degli Esteri iraniano per gli affari legali e internazionali, Kazem Gharibabadi. "Non dobbiamo abituare l'America a combattere quando vuole e a sedersi al tavolo delle trattative quando vuole", ha affermato Gharibabadi, secondo quanto riportato dalla televisione di Stato, scrive Al Jazeera, sostenendo che è stata Washington "a inviare messaggi implorando la fine del conflitto". Gharibabadi ha ribadito che l'Iran non riconoscerà una rotta meridionale attraverso lo Stretto di Hormuz e ha affermato che le operazioni di sminamento sono di esclusiva competenza dell'Iran.
Cosa sta succedendo in Cisgiordania
Due moschee sono state date alle fiamme e vandalizzate nelle aree di Nablus e Tulkarem da gruppi armati di coloni israeliani, in un episodio che segna un ulteriore inasprimento della crisi. Il clima è quello di una tensione crescente, di violenza impunita e, soprattutto, di campagna elettorale: una campagna che l'estrema destra conduce con la promessa esplicita di riportare Giudea e Samaria, ossia la Cisgiordania, sotto il pieno controllo di Israele.
Cosa sta succedendo in Cisgiordania
Vai al contenutoMedia Israele: incontri tra funzionari israeliani ed emiratini su questione iraniana
Funzionari di alto rango israeliani ed emiratini hanno tenuto una serie di ''incontri segreti'' nelle ultime settimane per ''coordinare azioni congiunte contro l'Iran, a tutti i livelli, anche sul piano diplomatico, di concerto con gli Stati Uniti''. Lo riporta Channel 12, sottolineando che gli incontri si sono svolti in un Paese terzo. Secondo quanto riportato, gli emiratini considerano, come gli israeliani, l'approccio dell'Iran ai negoziati con gli Usa ''un tentativo di prendere tempo per cercare di riabilitarsi economicamente e militarmente, senza concedere nulla di concreto''.
Israele: "Trump non ha chiesto a Netanyahu il ritiro dal Libano"
Il sito nucleare iraniano di Pickaxe Mountain non sarebbe stato oggetto dell'incontro tra il premier israeliano Benjamin Netanyahu e il presidente americano Donald Trump. A sostenerlo è Tzipi Hotovely, a capo della Direzione Nazionale israeliana per la Diplomazia Pubblica, che liquida come "una sorta di fake news" le indiscrezioni circolate durante la giornata. "Sappiamo come lavorare in stretta collaborazione con l'intelligence statunitense attraverso i nostri canali. Non abbiamo bisogno di questa riunione per portare informazioni", ha dichiarato ai cronisti israeliani. Sulla minaccia iraniana, Hotovely parla di "una profonda intesa" raggiunta nel corso del vertice, spiegando che i due Paesi puntano allo stesso obiettivo. La responsabile respinge inoltre l'idea che Israele stia esercitando pressioni su Washington: "L'obiettivo del primo ministro è approfondire il coordinamento, ma non spingere il Presidente a prendere una decisione o l'altra. Non diciamo al Presidente degli Stati Uniti cosa fare". Per impedire a Teheran di dotarsi dell'arma atomica, aggiunge, "ci sono molti, molti modi per raggiungere questo obiettivo". Hotovely non era presente al faccia a faccia nello Studio Ovale, ma è stata poi informata dallo stesso Netanyahu.
Ucraina e Iran, rischia di nascere un unico grande fronte di guerra?
L'attacco attribuito a Kiev contro una nave iraniana nel Mar Caspio potrebbe rappresentare un punto di svolta nei rapporti tra i conflitti in Est Europa e in Medioriente. Una saldatura dei due fronti avrebbe conseguenze militari, energetiche e politiche e il Vecchio Continente rischierebbe di pagarne il prezzo più alto.
Ucraina e Iran, rischia di nascere un unico grande fronte di guerra?
Vai al contenutoNetanyahu: "Incontro eccellente con Trump, comune obiettivo impedire l'atomica a Teheran"
"Ho appena concluso un incontro eccellente con il presidente Trump". Così il premier israeliano Benjamin Netanyahu in un video pubblicato sui suoi canali social. Il capo del governo di Tel Aviv ha voluto precisare il senso di quel giudizio: "Quando dico eccellente, non intendo in senso superficiale, ma una conversazione all'insegna della piena collaborazione, del sostegno reciproco e della comprensione dell'obiettivo comune: garantire che l'Iran non possieda armi nucleari e anche altri obiettivi".
Gli Houthi attaccano nave saudita con missili: "Ha violato il blocco navale"
I miliziani yemeniti Houthi hanno lanciato missili balistici contro una petroliera saudita, accusando la nave di aver violato quello che definiscono il loro blocco marittimo contro l'Arabia Saudita nel Mar Rosso e di aver ignorato gli avvertimenti. Lo ha affermato il portavoce militare del gruppo filo-iraniano, Yahya Saree, dichiarando che l'imbarcazione saudita è stata costretta a tornare indietro.
Una farfalla può far rimanere il mondo senza benzina
Basta un battito d'ali. La teoria del caos spiega perché oggi un uragano sulla Gulf Coast (o un banale guasto tecnico) può mettere in ginocchio la raffinazione mondiale: con Hormuz chiusa, Suez a rischio e gli impianti russi bombardati, le raffinerie americane sono l'ultimo baluardo dei carburanti globali. Viaggiano al 96% della capacità, le riserve strategiche Usa sono ai minimi dal 1983, e da agosto comincia la stagione degli uragani.
Una farfalla può far rimanere il mondo senza benzina
Vai al contenutoTeheran: "Pronti a qualsiasi azione per mantenere controllo Stretto di Hormuz"
Teheran prenderà in considerazione "qualsiasi azione" per mantenere il controllo sullo Stretto di Hormuz, inclusa la ripresa della guerra. E' quanto afferma il vice ministro degli Esteri iraniano, Kazem Gharibabadi in una dichiarazione riferita dall'agenzia di stampa iraniana Fars, Gharibabadi. Lo Stretto di Hormuz "è diventato parte della nostra sicurezza nazionale e fornisce capacità difensive e non ci rinunceremo mai".
L'Iran, aggiunge, "non sarebbe più in grado di esercitare la propria sovranità" se aprisse un corridoio al Sud, nei pressi della costa dell'Oman. "Per questo non riconosceremo mai la rotta meridionale omanita nello Stretto. Se l'Oman non accetterà la nostra proposta per la rotta di passaggio delle navi, lo Stretto di Hormuz rimarrà chiuso", sottolinea Gharibabadi citato da 'Al Jazeera'.
Medio Oriente, prima riunione Alleanza globale per 2 Stati. Domani sessione con Tajani e Faisal
Si è svolta oggi pomeriggio alla Farnesina la prima riunione a livello tecnico dell’Alleanza Globale per la Soluzione a due Stati. La riunione ha consentito di fare il punto sui progressi compiuti nel processo politico fra Israele e Palestina, esplorando nuove sinergie con la Risoluzione 2803 del Consiglio di Sicurezza e le strutture del Board of Peace, a un anno dalla Dichiarazione di New York e in vista della riunione ministeriale dell’Allenza prevista in settembre durante la Settimana all’Onu di New York.
Protagoniste dei lavori sono state 25 delegazioni, inclusive dei Paesi co-presidenti dei Gruppi di lavoro della Conferenza per la risoluzione pacifica della questione palestinese e l’attuazione della soluzione a due Stati, e di ulteriori Paesi e organizzazioni profilati nel dossier: Lega Araba, Egitto, Regno Unito, Germania, Svizzera, Marocco, Paesi Bassi, Turchia, Qatar, Canada, Brasile, Messico, Irlanda, Italia, Giappone, Francia, Spagna, Giappone, Giordania, Indonesia, Arabia Saudita, Unione Europea, Norvegia. Presenti anche rappresentanti palestinesi e delle Nazioni Unite. E' inoltre intervenuto da remoto l’Alto Rappresentante per Gaza del Board of Peace, Nickolay Mladenov, incaricato di coordinare l'attuazione del Piano di Pace in 20 Punti.
Al termine della sessione di oggi sono emersi alcuni spunti operativi per la riunione ministeriale di settembre, che andranno messi a punto nelle prossime settimane. Domattina si terrà il segmento di alto livello co-presieduto dal ministro Tajani e dal ministro saudita Principe Faisal bin Farhan, e con la partecipazione della ministra degli Esteri dell’Autorità Palestinese Varsen Aghabekian. I due giorni di lavori si concluderanno con un seminario sul dialogo interreligioso.
Israele: "Con Usa allineati sull'Iran, sosteniamo qualsiasi strada Trump scelga"
"Siamo perfettamente allineati sull'Iran. Israele sostiene qualsiasi strada scelga Trump". Lo ha detto il portavoce di Benjamin Netanyahu, secondo quanto riporta l'agenzia Bloomberg. Durante l'incontro alla Casa Bianca con Donald Trump non si è parlato degli F-35 alla Turchia, ha aggiunto
Ministro di Kiev sente Teheran: "Non vogliamo escalation"
"Ho telefonato al ministro degli Esteri iraniano Araghchi per una conversazione franca. La diplomazia si basa sul dialogo diretto, anche quando è difficile. Ho sottolineato che il nostro obiettivo è evitare un'escalation non necessaria". Così su X il ministro degli Esteri ucraino Andriy Sybiha. "Ho ribadito che tutte le azioni dell'Ucraina sono finalizzate esclusivamente alla difesa del nostro Paese dall'aggressione russa e non hanno mai avuto lo scopo di colpire navi o persone civili - aggiunge - Questo vale anche per le dichiarazioni dell'Iran sul loro cittadino deceduto e sulla nave civile colpita in un recente incidente. Il nostro obiettivo è contrastare l'aggressione russa, che è la causa principale di tutti gli incidenti, ed è la Russia ad avere la piena responsabilità di tutte le provocazioni e delle vittime". "Ho sottolineato la necessità di astenersi da qualsiasi passo che porti a un'escalation, nonché di porre fine a qualsiasi sostegno alla guerra della Russia contro l'Ucraina. Questa guerra è illegale e deve finire. La nostra posizione rimane invariata: l'Europa e il Medio Oriente meritano stabilità, sicurezza e pace".
Incontro Trump-Netanyahu positivo ma in format allargato
L'incontro tra il presidente Usa Donald Trump e il premier israeliano Benjamin Netanyahu alla Casa Bianca è stato molto positivo. Lo ha riferito Channel 12 citando alti funzionari della cerchia del leader israeliano, secondo i quali i due hanno discusso di tutti i fronti, principalmente dell'Iran, ribadendo l'impegno congiunto a impedire che la Repubblica islamcia abbia l'arma nucleare. Hanno anche discusso della solida partnership tra Israele e Stati Uniti, nonchè delle diverse opportunità in Medio Oriente. Altre fonti vicine a Netanyahu rilanciate dalla stampa israeliana hanno confermato che è stato positivo, sebbene ci si aspettasse che durasse più lungo. L'incontro di poco meno di un'ora e mezza si è svolto solo in formato allargato, con la partecipazione della delegazione israeliana e dei vertici dell'amministrazione Usa, senza un colloquio a quattr'occhi come solitamente accade, ha riferito Channel 13, citando una fonte interna. Per Netanyahu è il settimo faccia a faccia con Trump negli Usa da quando il magnate è tornato alla Casa Bianca, una rarità per un leader internazionale.
Attacco con droni a Nuseirat (Gaza), un morto
Una persona e' rimasta uccisa in un attacco con droni su un mercato nell'est di Nuseirat (Gaza) e otto sono rimaste ferite. Altre 21 persone sono rimaste ferite a Gaza oggi dopo attacchi e il crollo di un muro di un edificio. Quattro persone sono rimaste ferite in un attacco con droni contro una casa nel quartiere Al Rimal a Gaza City. Quattro persone sono rimaste ferite da colpi israeliani a Mawasi, Khan Yunis. Inoltre, quattro persone sfollate in una tenda sono rimaste ferite quando un muro di un edificio e' crollato nel centro di Gaza City.
Teheran smentisce la distruzione delle capacità di difesa: "La produzione di armi cresce"
La produzione di armi in Iran sta crescendo e Teheran sta dando priorità alle capacità aeree e marittime. E' quanto sostiene un alto funzionario della difesa iraniana all'agenzia iraniana Tasnmi. Il ministro della Difesa e della logistica delle forze armate iraniane ad interim, il generale di brigata Majid Ebnolreza, infatti, ha sostenuto all'agenzia di stampa legata al Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica che "le linee di produzione dell'industria della difesa sono più attive che mai". Un'affermazione questa che contrasta con quanto dichiarato a marzo dal Segretario alla Difesa degli Stati Uniti, Pete Hegseth, secondo il quale la base industriale della difesa iraniana era vicina alla "distruzione totale" e la sua capacità di produzione di missili balistici era stata "smantellata" e "distrutta".
Ebnolreza ha affermato che gli attacchi contro le strutture di difesa strategica non sono riusciti a bloccare la produzione di armi iraniana. Le affermazioni di Ebnolreza sull'attuale capacità produttiva dell'Iran né la portata effettiva dei danni causati dagli attacchi statunitensi e israeliani hanno potuto essere verificate in modo indipendente dalla Cnn. Nel mese di maggio la Cnn aveva riferito che l'Iran stava ricostruendo la propria base industriale militare danneggiata più rapidamente del previsto.
La settimana scorsa, Hegseth è stato interrogato durante un'audizione al Senato in merito alla sua precedente dichiarazione secondo cui l'esercito iraniano era stato "distrutto" e reso "incapace di combattere", ma si è rifiutato di confermare direttamente se tale valutazione fosse accurata.
Usa, incontro Trump-Netanyahu "positivo e produttivo"
Si è concluso l'incontro tra il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il premier israeliano Benjamin Netanyahu. Lo ha riferito la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt su X, descrivendolo come "positivo e produttivo".
Netanyahu alla Casa Bianca, pro-Pal manifestano fuori
Decine di manifestanti pro-Palestina stanno manifestando fuori dalla Casa Bianca mentre è in corso l'incontro del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump. La manifestazione si limita a slogan contro Israele e allo sventolio di bandiere della Palestina.
All'incontro fra Trump e Netanyahu anche Witkoff, Bessent e Rubio
All'incontro fra Donald Trump e il premier israeliano Benjamin Netanyahu partecipano anche l'inviato Steve Witkoff, il segretario al Tesoro Scott Bessent e il segretario di Stato Marco Rubio.
Timeline, Netanyahu e Zelensky da Trump. VIDEO
Unifil scopre tonnellate di esplosivo in un villaggio nel sud del Libano
Circa quattro tonnellate di esplosivo sono state scoperte dai caschi blu dell'Unifil all'inizio di luglio in un villaggio del Libano meridionale, situato in un'area sotto occupazione israeliana. Durante un "controllo di routine" vicino al villaggio di confine di Houla, il 2 luglio, le forze di pace "hanno scoperto 385 contenitori abbandonati in un edificio, contenenti circa 4.000 chilogrammi di esplosivo, principalmente composti di nitrato di ammonio", ha dichiarato la Forza di Interposizione delle Nazioni Unite in Libano (Unifil). Gli specialisti dell'Unifil "hanno condotto operazioni sul posto per rendere inerte il materiale, rendendolo così innocuo ed eliminando il rischio che rappresentava", ha affermato la missione in una nota, senza specificare a chi appartenesse l'esplosivo. Houla fa parte di una striscia di territorio di circa 10 chilometri all'interno del territorio libanese, lungo il confine con Israele, che è stata invasa, controllata e svuotata dei suoi abitanti dall'esercito israeliano. Il nitrato di ammonio evoca ricordi dolorosi in Libano. Il 4 agosto 2020, un deposito di fertilizzante a base di nitrato di ammonio, stimato in 2.750 tonnellate e stoccato senza precauzioni per anni nel porto di Beirut, è esploso, uccidendo più di 220 persone, ferendone oltre 6.500 e devastando vaste aree della capitale.
Foto di Netanyahu con i consiglieri prima di incontrare Trump
Prima del faccia a faccia con il presidente Usa Donald Trump, il premier israeliano Benjamin Netanyahu si è consultato con i suoi principali consiglieri a Blair House. Il suo ufficio ha diffuso una foto che lo ritrae insieme all'ambasciatore Yechiel Leiter, al segretario di gabinetto Yossi Fuchs, al consigliere per la sicurezza nazionale Shmuel Ben Ezra, al consigliere per la politica estera Ophir Falk e alla consigliera per gli affari internazionali Caroline Glick.
Onu: "Rapido peggioramento della situazione in Cisgiordania"
Allarme per il "rapido deterioramento" della situazione in Cisgiordania arriva dal vice coordinatore speciale delle Nazioni Unite per il processo di pace in Medio Oriente, che denuncia l' "escalation" di violenze, in particolare quelle perpetrate dai coloni ai danni dei palestinesi. Negli ultimi giorni, "l'escalation di violenza in Cisgiordania ha provocato vittime civili, sfollamenti, danni alle proprietà e crescente insicurezza nelle comunità colpite - ha dichiarato Ramiz Alakbarov davanti al Consiglio di Sicurezza - Gli attacchi di coloni israeliani contro comunità, case, luoghi di culto e infrastrutture civili palestinesi si sono susseguiti a un livello allarmante".
"Invito Israele ad adottare misure immediate ed efficaci per impedire le violenze dei coloni, proteggere le comunità palestinesi e garantire i colpevoli siano chiamati a risponderne", ha proseguito, denunciando anche gli attacchi palestinesi ai danni degli israeliani e invitando i palestinesi a "respingere la violenza in modo inequivocabile".
Questo "rapido deterioramento" della situazione in Cisgiordania "non fa che esacerbare una situazione già allarmante nel resto dei Territori palestinesi occupati, lasciando immaginare che un'escalation di più ampia portata sia sempre più probabile a meno che non vengano prese subito misure immediate", ha aggiunto.
Netanyahu arrivato alla Casa Bianca, incontro a porte chiuse con Trump
Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu è arrivato alla Casa Bianca, dove avrà un incontro a porte chiuse con il presidente americano Donald Trump. Lo riporta il Times of Israel. Si tratta del primo incontro tra Trump e Netanyahu dall'inizio della guerra contro l'Iran lo scorso 28 febbraio, l'ottavo dall'inizio del secondo mandato presidenziale del tycoon.
Secondo quanto riferito da un funzionario della Casa Bianca, i due leader discuteranno del conflitto in corso con l'Iran, della presenza di Israele nel Libano meridionale e degli sforzi per ampliare gli Accordi di Abramo.
Doha scopre i diamanti per sopravvivere al blocco di Hormuz
La chiusura dello stretto di Hormuz sta costringendo le monarchie del Golfo ad accelerare sempre più le rispettive transizioni economiche ed energetiche, e il segnale più netto arriva ora dal Qatar, dove l'apertura di una borsa dei diamanti è pensata per schiudere un varco commerciale nuovo. Questo mentre le esportazioni di gas naturale liquefatto (gnl), la vera rendita dell'emirato, restano quasi azzerate. E' la prima volta che il maggiore esportatore mondiale di gas cerca riparo nelle pietre preziose per sostituire una ricchezza che dipende interamente dal mare. Più della scommessa sui diamanti, ancora agli inizi e lontana dai numeri dei vicini e rivali Emirati Arabi Uniti, conta la necessità che ha spinto Doha verso questa scelta inedita: la potenza energetica sta scoprendo che la sua unica via d'uscita, quella marittima, è di fatto bloccata. All'insegna dei "piani di diversificazione" della cosiddetta "Visione nazionale 2030", l'iniziativa è stata affidata all'Autorità delle zone franche del Qatar e sarà ospitata nella zona di Ras Bufontas: la struttura dovrà collegare Doha ai mercati internazionali con una sala contrattazioni, caveau ad accesso biometrico e aste di pietre grezze e lavorate. Il mercato globale dei diamanti vale oltre 100 miliardi di dollari, ma la filiera qatarina è ai primi vagiti: nella sola Dubai, hub mondiale del settore, nel 2025 sono transitate pietre per 41,7 miliardi, un record. Ed è proprio il vicino emiratino, con il suo centro per le materie prime e la sua borsa diamantifera, il modello che Doha punta ora a insidiare, entrando da ultima arrivata in un mercato che il confinante tratto di costa del Golfo domina da anni.
Libano, Beirut: dal 2 marzo 4.333 morti, i feriti sono 12.236
In Libano dal 2 marzo si contano 4.333 morti. Lo denuncia il ministero della Salute di Beirut, come riporta l'agenzia libanese Nna. Dal giorno in cui iniziò l'ultima escalation tra Israele e Hezbollah, nel Paese dei Cedri i feriti sono 12.236, precisano da Beirut a pochi giorni dai colloqui tra Israele e Libano, con la mediazione degli Usa, previsti la prossima settimana a Roma.
Iran, Trump: "Colloqui molto buoni, ma se non fanno accordo tornerò a finire il lavoro"
Donald Trump ribadisce che ci sono stati "colloqui molto buoni" con l'Iran, ma torna a minacciare di "tornare a finire il lavoro" con i bombardamenti se non sarà raggiunto un accordo. "Possiamo essere nel mezzo di una bellissima discussione e loro se ne escono e dicono 'non possiamo parlare di nucleare' - ha detto oggi a Fox News - ma questo è tutto quello di cui dobbiamo discutere perché non avranno mai la bomba atomica. Questo lo capiscono e abbiamo avuto dei colloqui molto buoni".
Affermando di "aver già distrutto francamente gran parte dell'Iran", Trump torna a minacciare Teheran: "se non fanno un accordo, io torno e finisco il lavoro ma ci metteranno un'eternità a ricostruire, già così impiegheranno diversi anni per ricostruire", ha detto, ripetendo la controversa minaccia di prendere mira ponti e centrali elettriche.
"Se torno a finire il lavoro, come qualcuno vorrrebbe, con i ponti, sarebbe molto facile, potrei distruggere la maggior parte dei ponti in meno di un'ora", ha continuato, passando poi a parlare delle centrali elettriche che "sono la cosa più difficile da ricostruire".
Iran, lo stallo che piace a Teheran: perché non c'è fretta di dialogare con Usa
I leader iraniani si trovano a loro agio in una situazione di stallo del conflitto con gli Stati Uniti, convinti di poter sopportare più sofferenze rispetto al presidente americano Donald Trump e senza fretta di tornare al tavolo dei negoziati. Lo scrive il New York Times sottolineando che l'Iran è convinto di poter gestire un eventuale ritorno al conflitto e di avere una certa influenza sul presidente Trump. Mentre l'obiettivo prioritario resta, per Teheran, ottenere il riconoscimento del suo controllo sullo Stretto di Hormuz, una concessione che finora Washington si è rifiutata di fare. Inoltre diplomatici iraniani non hanno quasi mai manifestato la volontà di raggiungere un compromesso. ''Al momento non abbiamo negoziati in corso con gli Stati Uniti'', ha sostenuto nelle scorse ore il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei. Aggiungendo che ''la situazione attuale non può essere definita un cessateil fuoco''.
Gli iraniani "credono che il tempo sia dalla loro parte, di poter sopportare meglio le difficoltà e le pressioni rispetto a Donald Trump e che, alla fine, lui accetterà un accordo che soddisfi le loro richieste, senza alcuna concessione da parte loro", ha affermato al New York Times Gregory Brew, analista senior sull'Iran presso l'Eurasia Group, società di consulenza sui rischi politici. Ma l'Iran rischia di spingersi troppo oltre, secondo Brew.

©Ansa
Oxfam: "La situazione in Palestina continua a precipitare"
In occasione dell'apertura a Roma dell'incontro promosso dall'Alleanza per la soluzione a due Stati, presieduto da Italia e Arabia Saudita, "desta più di qualche perplessita' che un incontro con al centro un tema così cruciale - e a cui da quanto trapelato partecipano molte diplomazie internazionali - si tenga a porte chiuse, senza un'agenda chiara dei punti che saranno toccati. Il rischio concreto è che si trasformi nell'ennesima occasione sprecata, mentre la situazione in Palestina continua a precipitare". Lo ha affermato il portavoce per le crisi umanitarie di Oxfam Italia, Paolo Pezzati. "La Cisgiordania è in fiamme con picchi di violenza senza precedenti da parte dei coloni, sostenuti dall'esercito israeliano, mentre si moltiplicano le perquisizioni e le demolizioni di strutture civili, con l'obiettivo di accelerare il piano di pulizia etnica in corso da tempo. A Gaza, oltre 2 milioni di persone sono intrappolate in meno del 35% del territorio, in un'area costiera sempre più piccola senza cibo, acqua pulita e medicinali", ha sottolineato Pezzati, come si legge in una nota dell'organizzazione umanitaria.
Bannon: "Bibi ha fatto più visite a Casa Bianca di Churchill, tutte un disastro per America First"
"Netanyahu ha fatto in 18 mesi il doppio delle visite fatte alla Casa Bianca da Churchill durante tutta la Seconda Guerra Mondiale, e tutte un disastro per America First". Così Steve Bannon si fa portavoce dei tanti, all'interno dell'ala America Fist dei repubblicani, che temono che l'incontro di oggi alla Casa Bianca tra Donald Trump e il premier israeliano, l'ottavo dall'inizio del secondo mandato del Tycoon, possa portare a un coinvolgimento ancora maggiore degli Stati Uniti nella guerra all'Iran. "Io credo che tutti i sostenitori di Trump con posizioni non "Israel First" siano fuoriosi", aggiunge parlando con Politico l'ex stratega di Trump, ora una delle voci di punta del movimento Maga, facendo ricorso al termine polemico usato da chi tra i Maga considera la guerra contro l'Iran negli interessi dell'alleato israeliano più che quelli americani. Trump incontra l'amico Bibi nel momento in cui i sondaggi mostrano come il prolungarsi del conflitto con l'Iran stia mettendo alla prova anche il sostegno della sua base elettorale più fedele, che comincia a pensare, come la maggioranza degli americani, che la guerra non valga i suoi costi economici. Mentre i repubblicani sono sempre più rassegnati davanti al fatto che la guerra, e il suo pensante conto economico, sia il principale fattore delle prossime elezioni di midterm.
Ma c'è chi sottolinea il rischio che la visita di Bibi possa peggiorare ancora il quadro. "Netanyahu presenterà argomenti a sostegno di una logica di escalation, e credo che probabilmente l'avremo, se Trump non sarà disposto a dare al memorandum di intesa una chance e non sarà disposto ad uscire completamente dal conflitto senza una soluzione", afferma Curtis Mills, direttore della rivista American Conservative, che usa il codice Defcon1, per la massima allerta, con guerra nucleare imminente o in corso. per descrivere l'incontro. D'altro canto, c'è anchechi esprime la convinzione che ovviamente "Netyanyahu spingerà la sua agenda,. che non credo che in questo caso sia necessariamente compatibile con i nostri interessi", ma allo stesso tempo Alex Gray, già capo dello staff del Consiglio di Sicurezza Nazionale della prima presidenza Trump, afferma di "non essere preoccupato dalla possibilità che Donald Trump si faccia manipolare da qualsiasi leader nel fare qualcosa che non sia compatibile con gli interessi di America First".
Libano, Fonti Usa: "In colloqui Roma focus su ritiro Idf da altre zone nel sud"
Durante i prossimi colloqui tra Israele e Libano, guidati dagli Stati Uniti, che si terranno a Roma dal 4 al 6 agosto, l'obiettivo sarà quello di ampliare il ritiro delle Forze di difesa israeliane (Idf) e aumentare il controllo delle aree pilota da parte dell'esercito di Beirut. Lo ha dichiarato un funzionario del Dipartimento di Stato, secondo quanto riporta il sito di Haaretz. Il funzionario ha affermato che l'obiettivo è risolvere "tutte le questioni di confine ancora in sospeso" e lavorare a un "accordo globale di pace e sicurezza". "Affrontiamo questi colloqui con un notevole slancio, dopo il successo del lancio della prima zona pilota nel Libano meridionale e del proficuo incontro tra il presidente Aoun e il presidente Trump la scorsa settimana", ha dichiarato il funzionario. "A Roma, i gruppi tecnici si concentreranno sul progresso della piena attuazione dell'accordo quadro", ha spiegato. Il funzionario ha sottolineato che la zona pilota rappresenta "un'opportunità concreta per realizzare progressi reali sul campo, ripristinando l'autorità dello Stato libanese attraverso il disarmo verificabile delle organizzazioni terroristiche e costruendo la fiducia necessaria per i passi successivi".
Ue condanna attacco forze Teheran contro staff ambasciata francese
L'Unione europea "condanna inequivocabilmente" l'aggressione contro due diplomatici dell'ambasciata francese a Teheran perpetrata dalle forze di sicurezza iraniane il 19 luglio. Lo dichiara a nome dell'intera Ue l'Alta rappresentante per gli Affari esteri, Kaja Kallas, in un comunicato, sottolineando che tali atti costituiscono una "palese violazione" delle Convenzioni di Vienna e "mettono a repentaglio" le relazioni diplomatiche. "L'Ue è solidale con la Francia e chiede all'Iran di ritenere responsabili i colpevoli e di rispettare pienamente i suoi impegni internazionali", aggiunge Kallas.
Riformisti Pd, con l'opposizione israeliana per fermare Netanyahu
I Riformisti del Partito Democratico promuovono un manifesto, aperto alla adesione di tutti coloro che intendono sostenere le forze di opposizione israeliane in vista delle elezioni del 27 ottobre. Obiettivo fermare Netanyahu per una svolta in medio oriente.
Giappone: "No pedaggio Hormuz, garantire libero passaggio navi"
Colloquio telefonico tra il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, e il capo della diplomazia di Tokyo, Toshimitsu Motegi. Quest'ultimo, fanno sapere da Tokyo, "ha sottolineato l'importanza del proseguimento dei colloqui Usa-Iran e di una rapida soluzione delle questioni secondo il memorandum d'intesa" annunciato a metà giugno. Motegi ha insistito sull'importanza di "ripristinare al più presto la navigazione libera e sicura nello Stretto di Hormuz, senza costi aggiuntivi". Nel colloquio andato avanti per una ventina di minuti, Montegi ha anche chiesto "all'Iran di sollecitare gli Houthi" dello Yemen, che da anni Teheran è accusata di sostenere, "a dare prova di moderazione". Araghchi, secondo quanto riportato da Tokyo, ha aggiornato l'omologo giapponese sullo "stato attuale degli scambi tra Usa e Iran e sulla posizione" della Repubblica islamica. Il Paese del Sol Levante, come ha evidenziato l'agenzia giapponese Kyodo, dipende per più del 90% delle importazioni di greggio dal Medio Oriente. E dallo Stretto di Hormuz.
Kallas: "Attacco a diplomatici compromette relazioni"
L'Ue condanna senza mezzi termini l'aggressione contro due diplomatici dell'Ambasciata di Francia a Teheran perpetrata dalle forze di sicurezza iraniane il 19 luglio. "Tali atti costituiscono una palese violazione delle Convenzioni di Vienna e mettono a rischio la stessa conduzione delle relazioni diplomatiche. L'Ue è solidale con la Francia e invita l'Iran a rendere i responsabili e a rispettare pienamente i propri impegni internazionali" dichiara l'Alto Rappresentante per la Politica Estera, Kaja Kallas in una nota stampa.
Katz: "Usa impediscono a Israele di colpire infrastrutture energetiche"
Gli Stati Uniti stanno impedendo a Israele di colpire le infrastrutture energetiche in Iran. Lo ha dichiarato il ministro della Difesa israeliano Israel Katz, sostenendo che gli Stati Uniti temono che un attacco contro i siti energetici iraniani possa innescare un conflitto regionale più ampio e una crisi petrolifera globale. "Vogliamo assolutamente colpire gli obiettivi energetici dell'Iran. Gli Stati Uniti al momento non lo approvano per il timore che l'Iran possa attaccare i paesi vicini, causando una crisi petrolifera globale", ha detto Katz alla tv israeliana Canale 14. "Per quanto ci riguarda, siamo pronti a far regredire l'Iran di 40 anni", ha aggiunto Katz.
Trump: "Senza accordo distruggeremo Pickaxe Mountain"
"Sappiamo esattamente cosa sta succedendo" a Pickaxe Mountain. "Se non ci sarà accordo" con l'Iran, "lo distruggeremo facilmente". Lo ha dichiarato il presidente Usa Donald Trump, in un'intervista a Fox and Friends. Alla domanda se il premier israeliano Benjamin Netanyahu, che vedra' tra poche ore alla Casa Bianca, gliene parlerà, Trump ha sottolineato che "non c'è bisogno che me lo dica lui. Me ne parla solo perche' vuole tenermi coinvolto".
Saudi Aramco chiude raffineria petrolio di Jazan dopo attacco Houthi
La Saudi Aramco ha chiuso la sua raffineria di petrolio di Jazan, che una capacità di 400mila barili al giorno, in seguito all'attacco sferrato sabato dagli Houthi. Lo riporta l'emittente al-Jazeera spiegando che l'attacco ha danneggiato il complesso integrato del ciclo di gassificazione e l'area dei serbatoi di petrolio. L'Aramco completerà i lavori di riparazione e riavvierà la raffineria entro il 15 agosto, affermana l'emittente.
Trump: "Netanyahu vuole che Usa rimangano coinvolti in guerra in Iran"
Il premier israeliano Benjamin Netanyahu vuole che gli Stati Uniti rimangano coinvolti nella guerra con l'Iran. Lo ha detto Donald Trump in un'intervista a Fox. Il presidente riceverà nelle prossime ore Netanyahu alla Casa Bianca.
Msf: "In un mese curati 49 feriti a Gaza, tra loro 15 bambini"
Negli ultimi 30 giorni, le équipe di Medici Senza Frontiere (Msf) presso l'ospedale da campo di Deir El Balah, al centro della Striscia di Gaza, hanno curato 49 persone ferite in attacchi aerei israeliani o da cecchini israeliani. Almeno 15 di loro erano bambini. Lo riferisce la stessa ong in una nota, precisando che il 25 luglio, tra le 12:00 e le 18:00, ben 7 raid aerei hanno colpito diverse aree della Striscia: 8 feriti sono stati trasferiti all'ospedale da campo di Msf a Deir El Balah. "Uno dei pazienti era così grave che abbiamo dovuto amputargli 3 arti. Di fatto non esiste un cessate il fuoco", afferma Randa Masoud, coordinatrice medica di progetto di MSF, "non gli somiglia nemmeno lontanamente". Un attacco aereo ha colpito vicino all'ospedale Al-Aqsa, a Deir El Balah; è stato colpito l'ingresso della struttura, uccidendo 2 persone e ferendone 10. Medici senza frontiere chiede che "la protezione delle strutture sanitarie venga garantita, perchè ogni attacco contro o nelle vicinanze di una struttura sanitaria mette a rischio la vita dei pazienti, dei familiari che li assistono e del personale medico, oltre a interrompere le cure salvavita per tutte le persone che ne dipendono". Notevoli e sottovalutate, insiste Msf, le conseguenze psicologiche di questa situazione.
Media: "Zelensky e Netanyahu stanno cercando di organizzare un incontro"
Gli uffici di Benjamin Netanyahu e Vlodymyr Zelensky, che oggi sono a Washington per i funerali di Lindsey Graham e incontri con Donald Trump alla Casa Bianca, stanno lavorando per organizzare un incontro tra i due leader. Lo rivela il Times of Israel che ricorda come le relazioni tra i due leader non siano storicamente strette: il loro ultimo incontro risale al settembre 2023 e non parlano al telefono dal gennaio 2025. Ora però Zelensky e Netanyahu si trovano sulla stessa lunghezza d'onda sull'Iran, che è diventato un fornitore chiave per la Russia impegnata nella guerra in Ucraina, con l'invio in particolare di droni Shahed. Lo scorso weekend, Zelensky ha reso noto che l'Ucraina ha attaccato nel Mar Caspio una nave iraniana che trasportava un carico militari diretto in Russia. Teheran, che afferma invece che è stata attaccata una nave commerciale, ha minacciato conseguenze "impreviste" dell'azione di Kiev. Inoltre Zelensky nei giorni scorsi ha ordinato alla sua intelligence di trasferire ai servizi dei Paesi amici le prove del fatto che la Russia sta trasferendo all'Iran informazioni di intelligence, in particolare immagini satellitari delle basi americane in Medio Oriente.
Katz: "Caccia Usa hanno usato nostre basi per raid"
Il ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha dichiarato che aerei da guerra americani hanno utilizzato basi dello Stato ebraico durante i loro raid contro l'Iran, ribadendo che Tel Aviv è pronta a reagire in caso di attacco. "Il fatto è che, al momento - e questo potrebbe cambiare entro un'ora - gli iraniani stanno sparando contro tutto nella regione tranne che contro un Paese: lo Stato di Israele", ha detto Katz a Channel14. "Sanno che gli aerei americani decollano da qui per effettuare attacchi", ha aggiunto. "Questo non significa che sappiamo cosa accadrà domani; significa che sappiamo quale sarà la nostra risposta. L'ho annunciato io, l'ha annunciato il primo ministro e lo abbiamo chiarito in modo inequivocabile: se Israele verrà attaccato, risponderemo con tutta la nostra forza". Israele non ha preso parte all'ultima ondata di attacchi Usa contro l'Iran durati 13 giorni e sospesi da venerdì scorso.
I missili Usa verso l'esaurimento? Cosa dicono davvero i numeri sulle scorte
Da mesi circola l'idea che gli Stati Uniti siano rimasti senza missili dopo l'intenso impiego di armi di precisione nella guerra contro l'Iran, iniziata il 28 febbraio 2026 e ancora in corso nonostante la pausa dei raid delle ultime ore. La realtà, ricostruita dagli analisti del Center for Strategic and International Studies (CSIS) di Washington, è più sfumata: l'arsenale americano non è vuoto e basta a fronteggiare qualsiasi scenario mediorientale, ma il consumo record di Tomahawk, Patriot e THAAD ha aperto quella che gli esperti definiscono una "finestra di vulnerabilità", con tempi di ricostituzione delle scorte che si misurano in anni. Ecco cosa emerge dai dati.
Missili USA verso esaurimento? Cosa dicono davvero numeri su scorte
Vai al contenutoOperazione anti-Isis a Rawa, cinque arresti
Cinque persone sono state arrestate a Rawa, nella provincia irachena di al-Anbar, nell'ambito di un'operazione condotta dalla direzione dell'intelligence militare contro le strutture dell'organizzazione terroristica Isis. Lo ha riferito l'agenzia di stampa ufficiale irachena. In particolare, è stata presa di mira un'abitazione utilizzata prima della liberazione della citta' come sede del cosiddetto 'Bait Mal al-muslimin', istituto finanziario dell'organizzazione, destinato alla gestione e alla distribuzione dei fondi e delle tasse. Nel corso della perquisizione dell'immobile, le forze di sicurezza hanno posto sotto sequestro somme di denaro, assegni, armi, munizioni e materiale di propaganda ideologica.
Ue conferma telefonata Kallas-Araghchi, no comment su nave colpita
L'Alta rappresentante Ue per gli Affari esteri Kaja Kallas ha effettivamente sentito per telefono il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi. Lo conferma il portavoce della Commissione europea, Anouar El Anouni, nel corso del briefing quotidiano con la stampa. Tuttavia, il portavoce non rivela i dettagli della telefonata e si rifiuta di commentare su quanto affermato da Araghchi, che nel corso della chiamata avrebbe avvertito l'Ue di frenare l'avventurismo estero dell'Ucraina. Il contesto è il recente attacco su una nave iraniana avvenuto nel Mar Caspio, che Teheran attribuisce a Kiev. "Le discussioni diplomatiche sono coperte da riservatezza. Ma posso dire che effettivamente si è svolta una chiamata tra l'Alto rappresentante e il suo omologo iraniano, e questo durante il fine settimana", dice El Anouni. I due "hanno discusso della situazione nel Golfo, così come della guerra di aggressione della Russia contro l'Ucraina, che Mosca ha ora ulteriormente intensificato nei giorni recenti". Riguardo alle presunte azioni di Kiev, "vi rimando gentilmente all'Ucraina, che sarebbe meglio posizionata per rispondere alla vostra domanda", aggiunge, specificando che non avrebbe offerto "commenti sui commenti" di Araghchi.
Ue: "Netanyahu sorvola? Eseguire mandati arresto Cpi"
La Commissione europea invita i Paesi membri a "garantire piena cooperazione" con la Corte penale internazionale, "incluso attraverso la rapida esecuzione dei mandati d'arresto pendenti". Lo dichiara il portavoce dell'esecutivo europeo Anouar El Anouni nel corso del briefing giornaliero sulla stampa, rispondendo a una domanda relativa al doppio sorvolo dell'Italia e della Grecia da parte del premier israeliano Benjamin Netanyanu, su cui pende un mandato di arresto da parte della Cpi, in occasione della sua recente visita a Washington. Interrogato sulla compatibilità tra il passaggio nello spazio aereo nazionale e gli obblighi degli Stati membri della Cpi ai sensi dello Statuto di Roma, il portavoce evidenzia che domande di tali specificità vanno indirizzate direttamente alla Corte. "Noi, come Ue, sosteniamo la Cpi e i principi stabiliti nello Statuto di Roma", "rispettiamo l'indipendenza e l'imparzialità della Corte" e "siamo fortemente impegnati per la giustizia penale internazionale e la lotta contro l'impunità", prosegue. Infine, El Anouni richiama le conclusioni del Consiglio del 2023 in cui lente "invita gli Stati a garantire piena cooperazione con la Corte, incluso attraverso la rapida esecuzione dei mandati d'arresto pendenti".
Libia: manifestanti assaltano l'hub del gas di Mellitah
Gruppi di manifestanti contro il governo di Abdul Hamid Dbeibah hanno assaltato stamattina il complesso di Mellitah, uno dei più importanti hub energetici del Mediterraneo dove opera anche l'Eni, bloccandone l'accesso e interrompendo il flusso dei gasdotti che alimentano le centrali elettriche. Lo riferiscono sui social la Compagnia Elettrica Nazionale, che teme un blocco totale della rete elettrica, e la Compagnia petrolifera statale National Oil Corporation. "Questi eventi - aggiunge la Noc - hanno portato al completo arresto della produzione del giacimento di El Feel e influenzato o interrotto, anche parzialmente, la produzione di Wafa".
"Il perdurare di questa situazione - prosegue la Noc - aumenta il rischio di instabilità della rete elettrica nazionale e potrebbe portare allo spegnimento di altri generatori, aumentando la probabilità di interruzioni di corrente diffuse, o addirittura di un blackout nazionale, se la situazione non viene affrontata con urgenza". La Società ha chiesto perciò alle autorità competenti "di intervenire urgentemente per mettere in sicurezza il complesso industriale di Mellitah e proteggere i suoi impianti petroliferi, consentendo così alle squadre tecniche di riprendere le loro attività in sicurezza".
Media: "Katz ordina l'occupazione di un altro campo profughi in Cisgiordania"
Il ministro della Difesa Israel Katz, durante una riunione con i vertici dell'Idf, ha dato istruzione di ''intensificare le attività offensive contro il terrorismo palestinese e prepararsi all'occupazione di un altro campo profughi, seguendo il modello adottato con i campi profughi di Jenin, Tulkarem e Nur a-Shams''. I tre campi profughi sono stati oggetto di devastanti operazioni dell'Idf dagli inizi del 2025. Lo riportano i media israeliani.
Obiettivo ricostruzione impianti in Medio Oriente per Saipem
Saipem punta alla ricostruzione degli impianti in Medio Oriente danneggiati dalla guerra. Lo afferma l'amministratore delegato Alessandro Puliti spiegando che "per quanto riguarda le attività che possono arrivare dalle riparazioni di infrastrutture danneggiate dal conflitto in Medio Oriente ci sono delle opportunità e Saipem ci sta già lavorando". Il manager sottolinea di non poter aggiungere altro per la "delicatezza e la riservatezza" del tema.
Msf: "A Deir El Balah in 30 giorni curati 49 feriti da attacchi Israele, 15 bimbi"
"Ancora una volta, le équipe mediche di Medici Senza Frontiere (Msf) a Gaza hanno curato pazienti con devastanti ferite da esplosione causate dagli attacchi aerei delle forze israeliane. Il 25 luglio sette raid aerei hanno colpito diverse aree della Striscia tra le 12 e le 18. In totale, otto pazienti feriti sono stati trasferiti all’ospedale da campo di Msf ad Al Zawayda, a Deir El Balah. Negli ultimi 30 giorni, le équipe di Msf presso questo ospedale da campo hanno curato 49 pazienti feriti in attacchi aerei israeliani o da cecchini israeliani. Almeno 15 di loro erano bambini". E' quanto denuncia Msf in un comunicato. "Uno dei pazienti arrivati sabato era così gravemente ferito che abbiamo dovuto operarlo immediatamente - afferma la dottoressa Randa Masoud, coordinatrice medica di progetto di Msf - Abbiamo dovuto amputargli tre arti. Ha inoltre perso completamente la vista da un occhio e, poiché anche l’altro ha subito un trauma importante, molto probabilmente resterà cieco per il resto della sua vita. Meno di due ore dopo, un altro attacco aereo ha colpito Deir El Balah, vicino all’ospedale Al-Aqsa. In seguito a quell’episodio, abbiamo inviato due volte le nostre ambulanze per soccorrere e trasportare in totale sei persone. Quello che il personale medico continua a ripetere è che non si tratta affatto di un cessate il fuoco". L'attacco nei pressi dell’ospedale Al-Aqsa ha colpito l’ingresso della struttura, uccidendo due persone e ferendone dieci, prosegue il comunicato. Oltre ai pazienti feriti in questo attacco, più tardi nello stesso giorno altre persone sono state trasferite dal pronto soccorso dell’ospedale Al-Aqsa al nostro ospedale da campo, poiché il reparto di chirurgia era al completo, rende noto Msf, sottolineando che "la protezione delle strutture sanitarie deve essere garantita". "Ogni attacco contro o nelle vicinanze di una struttura sanitaria mette a rischio la vita dei pazienti, dei familiari che li assistono e del personale medico, oltre a interrompere le cure salvavita per tutte le persone che ne dipendono - conclude il comunicato - In tutta la Palestina, le persone sono costantemente sotto attacco da parte delle forze israeliane. Alle ferite fisiche si aggiungono profondi traumi psicologici e ostacoli nell’accesso alle cure. Msf continua a esserne testimone e i pazienti continuano a pagarne il prezzo".
Iran, contratto petrolifero Wti scende sotto 80 dollari
Il principale contratto petrolifero statunitense è sceso sotto gli 80 dollari al barile martedì, dopo che il presidente Donald Trump ha manifestato ottimismo sulla possibilità di un accordo per porre fine alle ostilità in Medio Oriente. Il West Texas Intermediate (Wti) è crollato del 3,2% a 79,98 dollari al barile, mentre il principale benchmark internazionale, il Brent del Mare del Nord, ha perso il 3,7%, attestandosi a 85,10 dollari al barile.
Iran, Araghchi parla con ministri Oman e A.Saudita: "Sforzi congiunti per riapertura Hormuz"
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha parlato al telefono dello Stretto di Hormuz, in due conversazioni distinte, con le controparti omanite e saudite, rispettivamente, Badr Al-Busaidi e Faisal bin Farhan. Nei colloqui, rende noto la televisione di stato iraniana, le parti "hanno sottolineato la necessità di rafforzare la cooperazione e portare avanti gli sforzi diplomatici congiunti per ripristinare la stabilità nella regione ed eliminare l'insicurezza imposta nello Stretto dalle azioni aggressive degli Stati Uniti". Oman e Iran stanno discutendo un accordo che consenta la riapertura dello Stretto di Hormuz, un passo che potrebbe essere completato in pochi giorni e che consentirebbe la ripresa dei negoziati fra Teheran e Washington per la fine della guerra, precisano fonti omanite citate da Bloomberg. Al Jazeera sottolinea che anche se mancano ancora i dettagli tecnici di un possibile accordo, l'Iran ha dimostrato "flessibilità". Una delle proposte in discussione riguarda la riapertura dei tre corridoi, incluso il passaggio di mezzo che sarebbe quello destinato al traffico internazionale e che tuttavia è stato minato dall'Iran, oltre all'iraniano e all'omanita. L'Oman ha presentato all'Iran, nei diversi round di colloqui che si sono svolti a Teheran venerdì e sabato scorso, una proposta per un meccanismo regionale congiunto, con l'Iran e i Paesi del Golfo, per la gestione e la sicurezza dello Stretto di Hormuz, basato su tariffe volontarie, secondo quanto riportano i media israeliani, citando una fonte del Golfo che ha parlato con la Reuters e che aggiunge che la proposta omanita gode di sostegno a livello regionale. Le navi in transito sarebbero chiamate a contribuire con un 'importo volontario' per la protezione ambientale dell'area. E dato che la missione per lo sminamento Gb-Francia può partire solo una volta che non ci sia la minaccia di attacchi iraniani nell'area, vi è fra gli alleati europei degli Stati Uniti, scrive ancora Bloomberg, riluttanza a partecipare al vertice su Hormuz proposto dal segretario della Difesa Usa, Pete Hegseth che ne ha discusso con la controparte britannica Wes Streeting.
Gas, Ue teme l'inverno: stock ai minimi
A seguito dell'escalation dei conflitti tra Stati Uniti e Iran, le importazioni europee di gas naturale liquefatto (Gnl) hanno subito un rallentamento, mentre l'Asia è tornata ad acquistare con maggiore aggressività. Secondo i dati di mercato, le importazioni europee di Gnl a luglio potrebbero scendere a circa 6,3 milioni di tonnellate, il livello più basso da settembre 2024. Particolare preoccupazione desta la situazione del Qatar, uno dei maggiori esportatori mondiali di Gnl. Prima della crisi, questo Paese rappresentava circa un quinto dell'offerta globale di Gnl e qualsiasi interruzione nello Stretto di Hormuz potrebbe ulteriormente complicare le consegne. L'Europa, tuttavia, non si trova ad affrontare solo un problema legato al gas, poiché anche il mercato del diesel, importante per i trasporti, l'industria e il riscaldamento, rappresenta un problema crescente. Le scorte di diesel in Europa sono scese al livello più basso dal 2022, mentre le interruzioni in Medio Oriente hanno ridotto la disponibilità di importazioni. "Se l'inverno sarà mite, l'Europa riuscirà a evitare problemi più gravi, ma un periodo prolungato di freddo aumenterebbe significativamente i consumi e metterebbe sotto pressione il sistema energetico", conclude Reuters.
Puliti (Saipem): "I costi extra per Hormuz saranno recuperati nel 2027"
L'amministratore delgato di Saipem Alessandro Puliti ritiene "molto probabile" un recupero degli extracosti dovuti alla crisi in Medio Oriente nel 2027. "Per la seconda parte dell'anno - spiega agli analisti - ci attendiamo una situazione simile a quella attuale". A suo dire il ripristino delle condizioni pre-crisi "richiederà tempo". "Alcuni clienti - conclude - hanno già dato alcune indicazioni positive di volerlo fare, basandoci però sulle esperienze passate come ad esempio gli extra costi sostenuti durante la pandemia da Covid-19, riteniamo che ci vorranno 6 o 7 mesi per il recupero".
Netanyahu di nuovo da Trump, Times of Israel: "Ma clima è cambiato"
Occupa le prime pagine dei giornali israeliani il viaggio negli Stati Uniti del primo ministro Benjamin Netanyahu, che oggi a Washington vedra' il presidente statunitense Donald Trump. L'incontro e' il primo da cinque mesi a questa parte, mentre prima raramente i due leader erano rimasti senza vedersi per piu' di 10 settimane, e questo "a testimonianza del radicale cambiamento nei loro rapporti", scrive oggi il Times of Israel. "Netanyahu si e' assicurato l'invito allo Studio Ovale solo dopo settimane di sforzi combinando il viaggio con la sua prevista partecipazione ai funerali del defunto senatore repubblicano Lindsey Graham", sottolinea il quotidiano. L'ultimo incontro tra i due aveva avuto luogo l'11 febbraio, circa due settimane prima che venisse lanciata la campagna congiunta contro l'Iran, con l'obiettivo dichiarato di distruggere i programmi nucleari e missilistici balistici della Repubblica Islamica, e persino di creare le condizioni per un cambio di regime. Per Netanyahu, che molti americani ritengono abbia trascinato Trump nella campagna, la sospensione delle operazioni militari contro l'Iran e' stata prematura. Secondo quanto riportato da vari media israeliani questa settimana, il premier intende presentare oggi a Trump nuove informazioni di intelligence sugli sforzi di ripresa militare e nucleare dell'Iran sotto la guida del neoeletto leader supremo Mojtaba Khamenei. Un altro punto di attrito fra Trump e Netanyahu e' il sostegno del presidente americano alla vendita di caccia F-35 alla Turchia, uno dei Paesi piu' ostili a Israele. Washington ha inoltre confermato la firma di un accordo sul nucleare civile con l'Arabia Saudita, anche se poi Trump stesso lo ha legato all'adesione di Riad agli Accordi di Abramo e dunque la riconoscimento di Israele. "Poiche' e' improbabile che Netanyahu riesca a far cambiare idea a Trump, il suo obiettivo piu' realistico potrebbe non essere quello di spingere il presidente ad assumere impegni immediati ma di raggiungere un'intesa con lui sugli interessi di sicurezza di Israele, sulle linee rosse e sulle circostanze in cui il Paese dovra' agire contro le minacce, anche in modo indipendente", scrive ancora il Times of Israel ricordando gli appuntamenti elettorali di autunno in entrambi i Paesi".
Nato, Crosetto: "Il costo per l'Italia è di 450 milioni euro l'anno"
"La Nato costa 5,5 miliardi l'anno e l'Italia ha l'8,53% di spesa. Il costo della Nato all'Italia è circa 450 milioni di euro l'anno". Lo ha detto il ministro della Difesa Guido Crosetto, nel corso del seguito dell'audizione sugli esiti del vertice Nato di Ankara davanti alle commissioni riunite Esteri e Difesa di Camera e Senato. "Ognuno partecipa con la propria spesa nazionale - ha spiegato - ma il costo della Nato è 5,5 miliardi e noi di questi mettiamo 450 milioni. Gli Stati Uniti il 16,4%, la Germania il 14,7%, la Francia il 13, l'Inghilterra circa 10 e noi l'8,53%. Questo è il costo totale della Nato".
Crosetto: "Monitoriamo Bab el-Mandeb, contatti anche con Houthi"
"La missione Aspides non nasce per la guerra, nasce per proteggere la navigazione. Se ci fosse la guerra bisognerà rivedere tutto, perché un conto è avere navi militari che proteggono il passaggio di fronte a possibili attacchi su navi civili, un altro navi militari che vengono attaccate e devono difendersi in una situazione di guerra. Cambia completamente tutto, ma questo lo vedremo in divenire". Lo ha detto il ministro della Difesa Guido Crosetto nel corso del seguito dell'audizione sugli esiti del vertice Nato di Ankara davanti alle commissioni riunite Esteri e Difesa di Camera e Senato "Stiamo monitorando ogni ora quello che succede a Bab al-Mandeb e manteniamo i contatti con tutti, Houti compresi, per vedere l'evoluzione - ha affermato Crosetto - A oggi siamo ancora lì perché se per caso una nave mercantile venisse attaccata siamo lì per difenderla, che è il nostro scopo principale".
Crosetto: "Monitoriamo situazione, Aspides non nasce per la guerra"
"La missione Aspides non nasce per la guerra, nasce per proteggere la navigazione. Se ci fosse la guerra bisognerà rivedere tutto, perché un conto è avere navi militari che proteggono il passaggio di fronte a possibili attacchi su navi civili, un conto è navi militari che vengono attaccate e devono difendersi in una situazione di guerra. Cambia completamente tutto, ma questo lo vedremo in divenire". Lo ha detto il ministro della Difesa Guido Crosetto nel corso del seguito dell'audizione sugli esiti del vertice Nato di Ankara davanti alle commissioni riunite Esteri e Difesa di Camera e Senato "Stiamo monitorando ogni ora quello che succede a Bab el Mandeb e manteniamo i contatti con tutti, Houti compresi, per vedere l'evoluzione - ha aggiunto - Oggi siamo ancora lì perché se per caso una nave mercantile venisse attaccata siamo lì per difenderla, che è il nostro scopo principale".
Hamas: "Delegazione al Cairo per colloqui con mediatori"
Hamas conferma l'invio di una sua delegazione al Cairo per "negoziati sull'attuazione della seconda fase dell'accordo di cessate il fuoco" con Israele per la Striscia di Gaza. Lo riferisce la tv satellitare al-Jazeera, precisando che - secondo quanto comunicato dal movimento palestinese - la delegazione ha in programma incontri con i mediatori di Egitto, Qatar e Turchia e con fazioni palestinesi.
Petrolio, prosegue in calo: Wti scende sotto 80 dollari
I prezzi del petrolio viaggiano in calo, con il WTI, il barile di riferimento statunitense, sotto gli 80 dollari, mentre prosegue la tregua delle ostilita' in Medio Oriente e Donald Trump ha dichiarato che i colloqui con Teheran hanno "buone possibilita'" di andare a buon fine. Il Wti, con consegna a settembre, cede il 3,05% a 80,09 dollari, dopo aver toccato brevemente i 79,80 dollari. Il prezzo del barile di Brent del Mare del Nord, con consegna a settembre, perde il 3,69% a 85,10 dollari.
Puliti (Saipem): "Da crisi in Medio Oriente extracosti per 70 milioni"
Saipem ha realizzato 1,2 miliardi di euro di ricavi in Medio Oriente "nonostante il conflitto nell'area del Golfo". Lo afferma l'amministratore delegato Alessandro Puliti sottolineando che "l'esecuzione dei progetti è rimasta robusta; tuttavia, il conflitto ha comportato costi aggiuntivi per circa 70 milioni di euro. Questo ha inciso sulla nostra redditività". "Il margine operativo lordo del secondo trimestre - spiega - è stato pari a 402 (Rpt. 402) milioni di euro, con un margine del 10,5%. Senza i costi straordinari legati al conflitto, sarebbe stato pari a circa il 12,2% dei ricavi e sarebbe il secondo miglior margine dal 2022". "Stiamo inoltre discutendo con i clienti le modalità per recuperare una parte significativa di questi costi aggiuntivi", afferma, indicando che "nonostante le interruzioni causate dal conflitto, la conversione di cassa è rimasta molto solida".
Crosetto: "Monitoriamo costantemente Mar Rosso"
"Monitoriamo ogni ora quello che succede a Bab el Mandeb e manteniamo i contatti con tutti, Houti compresi, vedendo l'evoluzione". Lo ha detto il ministro della difesa Guido Crosetto, davanti alle commissioni di Esteri e Difesa di Camera e Senato nel seguito dell'audizione sul vertice di Ankara. Parlando della missione Aspiedes, Crosetto ha ricordato la natura difensiva del progetto relativamente alla protezione delle navi mercantili nel Mar Rosso che "non nasce per la guerra ma per proteggere la navigazione. Siamo li' perche'', se una nave mercantile venisse attaccata vogliamo difenderla e questo e' lo scopo". Il ministro ha ribadito che se ci fosse la guerra allora, "bisognerebbe rivedere tutto. Un conto sono navi militari che proteggono il passaggio da possibili attacchi contro navi civili, altro e' avere navi militari che vengono attaccate loro stesse. Qui cambia tutto"
Nato, Crosetto: "L'Italia farà la propria parte"
"L'Italia cosa ha deciso di fare? semplicemente la propria parte. Con tempi lunghi, perché siamo stati noi stessi a fissare il 2035 come punto di arrivo, siamo stati noi a insistere perché nel 2030 ci fosse la revisione di quelle che erano le situazioni internazionali, in modo tale da poter cambiare quell'obiettivo che ci siamo dati". Così il ministro della Difesa, Guido Crosetto, nel seguito dell'informativa davanti alle commissioni riunite Esteri e Difesa della Camera e del Senato sugli esiti del vertice Nato di Ankara. "Siamo stati noi che abbiamo detto lo 0,2% l'anno per non incidere troppo e abbiamo indicato un percorso che poi hanno seguito tutti gli alleati europei e stiamo cercando di implementare questo discorso compatibilmente con le nostre possibilità di bilancio" ha aggiunto.
Nato, Crosetto: "Tutti devono partecipare, valutazione investimenti è tecnica"
"Le prospettive della Nato sono completamente diverse da quelle che aveva 10 anni fa perché il mondo è cambiato". La Nato "sta chiedendo a tutti gli alleati di fare la loro parte, cosa che fino a qualche anno fa non si faceva perché facevano tutto gli Stati Uniti. E' stato chiesto alla parte europea soprattutto, ma non solo, anche a quella canadese di fare la propria parte in termini di difesa. C'è la volontà di investire troppo? La valutazione è tecnica non politica". Così il ministro della Difesa, Guido Crosetto, nel seguito dell'informativa davanti alle commissioni riunite Esteri e Difesa della Camera e del Senato sugli esiti del vertice Nato di Ankara. "Sono cambiati profondamente gli scenari una volta gli investimenti erano classici: navale, terrestre, aereo, con un'evoluzione continua, ma non così veloce come c'è adesso - aggiunge il ministro -. Adesso i settori aumentano, sono rimasti quelli tradizionali, si stratificano altri, dall'intelligenza artificiale ai droni, ai satelliti, alle necessità sottomarine. Per cui è una Nato più complessa, perché la difesa si fa più complessa e che richiede più investimenti".
Nato, Crosetto: "Non c'è percorso alternativo all'Alleanza"
"Oggi non esiste un percorso alternativo all'Alleanza. Nessun Paese, nemmeno la Germania puo' investire in solitaria. Non c'e' una Nazione in grado di sostenere le spese" per la difesa. Lo ha detto il ministro della Difesa Guido Crosetto nel seguito dell'audizione sul vertice di Ankara del 7 e 8 luglio scorsi con il ministro Tajani, davanti alle commissioni riunite di esteri e difesa. Chiedendosi se esiste un percorso alternativo alla Nato, il ministro ha detto "Probabilmente si', autonomo. Ma non c'e' una nazione che sia in grado di affrontare le spese della difesa senza essere nell'alleanza".
Tajani: "Domani documento Italia-Arabia Saudita con condanna per fatti Cisgiordania"
"Domani ci sarà un documento bilaterale Italia-Arabia Saudita che prevede, tra l'altro, una condanna di quello che sta succedendo in Cisgiordania. Noi siamo fermamente contrari a qualsiasi occupazione da parte dei coloni. L'abbiamo detto e ribadito in tutte le sedi, perché questa scelta riduce la possibilità o la speranza di dar vita a una soluzione dei due Stati". Lo ha detto il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani intervenendo nel dibattito nel seguito dell'informativa sugli esiti del Vertice Nato di Ankara resa col ministro della Difesa Guido Crosetto alle Commissioni Affari Esteri e Difesa di Camera e Senato. Tajani si riferiva alla riunione dell'alleanza globale per la soluzione a due Stati.
Tajani: "Sul Libano convinti che si arriverà ad un accordo"
"Io sono convinto che si possa arrivare alla fine ad un accordo e noi continueremo a sostenere l'autorità legittima, che è quella che vede alla sua guida il presidente Aoun, per ripristinare il completo controllo del territorio libanese da parte delle autorità legittime. Questo dovrà portare al disarmo di Hezbollah e quindi anche al ritiro definitivo delle truppe israeliane nel loro Paese". Lo ha detto il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani intervenendo nel dibattito nel seguito dell'informativa sugli esiti del Vertice Nato di Ankara resa col ministro della Difesa Guido Crosetto alle Commissioni Affari Esteri e Difesa di Camera e Senato, parlando dei round di colloqui sul Libano che su terranno a Roma il 4 agosto.
Libano, Tajani: "Pronti a partecipare a nuova missione di pace"
L'Italia e' pronta a prender parte alla nuova missione di pace in Libano che sostituira' Unifil il cui mandato e' in scadenza. Lo ha detto il ministro degli Esteri Tajani intervistato da RaiNews24. L'Italia, ha detto Tajani, e' "protagonista di pace il Libano" ed e' "pronta a partecipare a una nuova missione internazionale quando, al 31 dicembre di quest'anno, finira' il mandato dell'Unifil, continuando a formare le forze armate libanesi, cosi' come stiamo facendo da anni". Ma le nostre forze di sicurezza, ha detto ancora il capo della Farnesina, "e' presente anche in Cisgiordania con i carabinieri che formano la polizia dell'autorita' nazionale palestinese". "A breve" ha aggiunto, "ci sara' anche un ufficiale dei carabinieri che guidera' la missione europea a Rafah, a dimostrazione che l'Italia puo' svolgere un ruolo di grande mediazione e di grande equilibrio perche' noi siamo amici dei palestinesi, amici degli israeliani, abbiamo ottimi rapporti con i libanesi e con gli Stati Uniti. Siamo un paese che dialoga e soprattutto le nostre forze armate presenti in quei territori cosi' complicati sanno svolgere un ruolo anche da diplomatici, sanno farsi accogliere, integrarsi con la popolazione e mai essere divisivi". "Hezbollah" ha ribadito il ministro, "deve essere disarmato. Non puo' continuare ad attaccare Israele, perche' questo significa mettere a repentaglio la popolazione civile e provocare la reazione". Da parte sua "Israele deve ritornare al suo territorio con le sue forze armate e lasciare il controllo pieno del territorio alle forze armate libanesi" ma "finche' verranno lanciati missili e razzi contro Israele, e' ovvio che Israele non rinuncera' a occupare spazi di territorio. Dobbiamo dare un contributo affinche' la situazione si normalizzi e Israele possa sentirsi tranquillo".
Media: "Delegazione Hamas al Cairo per negoziati su Gaza"
Hamas ha annunciato che una sua delegazione sara' oggi al Cairo per continuare i negoziati sull'attuazione della seconda fase dell'accordo di cessate il fuoco a Gaza. Lo ha riferito la televisione israeliana N12.
Iran, Tajani: "Disponibili a missioni internazionali, mai da soli"
L'Italia è "disponibile" a partecipare a missioni nello stretto di Hormuz e in Libano, ma non andrà "mai" da sola. E nello Stretto che è la porta del Golfo Persico potrà inviare i suoi mezzi solo quando ci sarà "un cessate il fuoco duraturo". Lo ha spiegato il ministro degli Esteri Antonio Tajani, in audizione a Roma davanti alle commissioni riunite Esteri e Difesa di Camera e Senato, centrata sul vertice Nato di Ankara del 7-8 luglio. Nello Stretto di Hormuz "certamente - ha affermato - finché non ci sarà un cessate il fuoco duraturo, noi non potremo partecipare ad alcuna missione internazionale, fermo restando che le emissioni alle quali abbiamo dato disponibilità a partecipare una riguarda Hormuz, l'altra, dopo il 31 dicembre, quando finirà la missione Unifil in Libano sono sempre missioni collegate a decisioni internazionali, mai da soli". "Non andremo mai da soli - ha continuato - a partecipare ad iniziative di tipo militare. Lo faremo sempre sotto una bandiera internazionale, sia essa dell'Unione Europea sia essa quella delle Nazioni Unite, o comunque frutto di una decisione delle Nazioni Unite", ha concluso.
Gas: prezzo ancora in calo al Ttf a 56,3 euro/MWh
Il prezzo del gas al Ttf apre ancora in calo, dopo in netto ribasso di ieri, sulla scia dei nuovi segnali positivi che trapelano dai colloqui in corso tra Stati Uniti e Iran. Nei primi scambi i contratti per la fornitura di settembre si attestano a 56,3 euro al megawattora, in calo del 3,2%.
Tajani: "Dopo la campagna elettorale governo Israele dica basta ai coloni"
"I coloni israeliani sbagliano, sono violenti spesso attaccano chiese moschee e anche villaggi cristiani, infatti l'Ue li ha sanzionati. Bisogna che il governo israeliano dopo la campagna elettorale abbia il coraggio di dire basta e fermare queste persone. Ora è difficile che Netanyahu faccia una scelta ma dopo la campagna elettorale bisogna normalizzare la situazione a Gaza e in Cisgiordania". Così il ministro degli Esteri Antonio Tajani in un'intervista a Rainews dopo l'escalation in Cisgiordania alla vigilia della riunione a Roma dell'alleanza globale per la soluzione a due Stati. La violenza dei coloni, sostiene Tajani, "non agevola il percorso dei due Stati ma non bisogna mai arrendersi, certo è un errore quello di non rispettare l'integrità del territorio governato dall'Anp che non è Hamas". Sull'ipotesi di sanzioni commerciali sui prodotti provenienti dai territori occupati dai coloni israeliani, il ministro sostiene che l'Italia esaminerà la proposta della commissione europea ma "ritiene che serva unanimità perchè è una scelta politica e non commerciale". La conferenza a Roma sui due Stati "è un riconoscimento - sostiene il ministro - del ruolo centrale dell'Italia in questa fase, Roma è capitale di pace anche favorendo il dialogo tra Israele e Libano, siamo stati scelti perchè siamo in grado di interloquire con tutti".
Alleanza Globale per la Soluzione a due Stati, al via oggi alla Farnesina sessioni tecniche
Prenderà avvio oggi pomeriggio alla Farnesina la riunione dell’Alleanza Globale per la Soluzione a due Stati, che proseguirà domattina con un segmento di alto livello co-presieduto dal ministro degli Esteri Antonio Tajani e dal ministro saudita Faisal bin Farhan Al Saud, e con la partecipazione della Ministra degli Esteri dell’Autorità Palestinese Varsen Aghabekian e del Senior Advisor statunitense del Board of Peace, Aryeh Lightstone. I due giorni di lavori si concluderanno domani pomeriggio con un segmento a porte chiuse dedicato al dialogo interreligioso. La sessione di oggi pomeriggio vede la partecipazione di circa 30 delegazioni a livello tecnico, inclusi i co-presidenti degli otto gruppi di lavoro della Conferenza di New York e altri Paesi attivi nel dossier. Alla riunione interverrà da remoto l’Alto Rappresentante per Gaza, Nickolay Mladenov, che ha il mandato di coordinare la governance transitoria, la ricostruzione e l'attuazione del piano di Pace per Gaza in 20 Punti. La sessione di oggi ha l’obiettivo di fare il punto sui progressi compiuti nell'attuazione della Dichiarazione di New York, studiando nuove sinergie a favore del processo di pace attraverso l’attuazione della Risoluzione Onu 2803 e il Board of Peace. L’Alleanza Globale per l’Attuazione della Soluzione dei Due Stati è stata istituita nel 2024 su impulso di Arabia Saudita, Norvegia e Unione Europea. I lavori dell’Alleanza, incentrati sull’identificazione di principi guida e proposte per attuare la soluzione a due Stati, sono confluiti nella Dichiarazione di New York, documento finale della Conferenza per la risoluzione pacifica della questione palestinese e l’attuazione della soluzione dei due Stati, co-presieduta il 28-30 luglio 2025 da Francia e Arabia Saudita. L’Italia svolse un ruolo di primo piano nella Conferenza e nel negoziato sulla Dichiarazione, in quanto co-presidente insieme all’Indonesia del Gruppo di lavoro sulla Sicurezza.
Media: "Oman propone a Iran gestione congiunta Hormuz con tariffe volontarie"
L'Oman ha presentato all'Iran una proposta per un meccanismo regionale congiunto per la gestione dello Stretto di Hormuz con tariffe volontarie: lo scrive Reuters sul sito. In base alla proposta omanita, che gode di sostegno regionale, l'Iran non eserciterebbe il controllo esclusivo di questa vitale via navigabile. La proposta ricalca la gestione dello Stretto di Malacca, dove coloro che utilizzano lo stretto contribuiscono volontariamente al finanziamento della navigazione, della protezione ambientale e delle operazioni di ricerca e salvataggio.
Tajani: "Inaccettabili attacchi coloni a chiese e moschee"
Gli attacchi dei coloni contro chiese e moschee in Cisgiordania sono "inaccettabili". A dirlo e' il ministro degli Esteri Antonio Tajani nel giorno in cui Roma ospita la riunione dell'Alleanza Globale per la soluzione a due Stati. "I colori sbagliano, sono violenti, spesso attaccano chiese, moschee e anche i villaggi cristiani. Questo e' veramente inaccettabile" ha detto il ministro a RaiNews24, "Con l'Unione Europea abbiamo sanzionato i coloni piu' violenti. Ora bisogna che il governo israeliano, una volta finita la campagna elettorale, abbia il coraggio di dire basta, bloccare queste persone e continuare a lavorare perche' possa costruirsi la pace". Riguardo le sanzioni il capo della Farnesina ha ricordato che l'Italia ha chiesto misure contro il ministro dell'ultradestra Ben Gvir "per quello che ha fatto nei confronti dei cittadini italiani in occasione dell'arresto illegale di alcuni militanti che partecipavano all'iniziativa della Flotilla". "Il rispetto della persona e' un dovere da parte di chiunque governi, soprattutto con rappresentanti di un governo eletto democraticamente come quello israeliano" ha aggiunto, "Israele e' una democrazia" e Beb Gvir "non si e' comportato da ministro di un Paese democratico". Per quanto riguarda le sanzioni commerciali nei confronti dei prodotti che vengono dalle zone occupate dai coloni, Tajani ha detto che il governo "esaminera' la proposta della Commissione europea", ma ritiene che "sia una scelta che richieda l'unanimita', perche' e' di tipo politico e non semplicemente commerciale".
Araghchi: "Colloqui con Arabia Saudita e Oman su Hormuz"
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha avuto colloqui telefonici separati con il suo omologo omanita, Badr al-Busaidi, e con il suo omologo saudita, Faisal bin Farhan, in merito allo Stretto di Hormuz. "Hanno sottolineato la necessità di rafforzare la cooperazione e promuovere gli sforzi diplomatici per stabilire la stabilità nella regione ed eliminare l'insicurezza imposta allo Stretto di Hormuz dalle azioni aggressive degli Stati Uniti", ha riferito la televisione di Stato.
Trump: "Colloqui in corso durante pausa attacchi, buone possibilità per svolta"
I colloqui con l'Iran proseguono durante la pausa negli attacchi militari. Lo ha dichiarato il presidente degli Stati UnitiDonald Trump, aggiungendo di credere che ci sono "buone possibilità" di una svolta, ma avvertendo che le azioni militari potrebbero riprendere se i negoziati fallissero.
L'esercito giordano intercetta un drone entrato nello spazio aereo del Paese
L'esercito giordano ha dichiarato di aver intercettato un drone che questa mattina ha violato lo spazio aereo del regno. Il drone è stato abbattuto dalla Royal Jordanian Air Force nella parte orientale del Paese, secondo quanto riportato in un comunicato, citato da Al Jazeera, senza specificarne la provenienza. In precedenza, anche le Forze di Difesa Israeliane (Idf) avevano annunciato l'abbattimento di un altro drone di provenienza sconosciuta al confine con la Giordania. Ieri, altri due droni sono stati intercettati dalle Idf al confine con la Giordania, mentre altri due sono stati abbattuti sul territorio giordano. L'origine di tutti questi droni rimane sconosciuta. (
Libano, media: "Operazioni di bombardamento e demolizione dell'Idf nel sud"
Stamattina si sono udite delle esplosioni nella città meridionale di Tiro, nel contesto delle "operazioni di bombardamento e demolizione" israeliane. Lo riporta l'Agenzia di stampa nazionale libanese, aggiungendo che le operazioni sono in corso anche nelle città di Majdal Zoun, al-Mansouri e Bint Jbeil.
Iran, giustiziati due manifestanti delle proteste di dicembre
Teheran, 28 lug. - Due uomini condannati per aver partecipato alle massicce proteste antigovernative di dicembre e gennaio sono stati impiccati in pubblico in Iran. Lo ha annunciato la magistratura iraniana. "Le condanne a morte di Abolfazl Sepahi e Amir-Hossein Safari sono state eseguite questa mattina", ha riportato Mizan Online, l'agenzia di stampa ufficiale della magistratura. Secondo Mizan, i due uomini erano accusati, tra le altre cose, di "moharebeh (guerra contro Dio) per aver brandito armi e diffuso paura e terrore" e di "corruzione sulla terra per aver commesso atti che hanno gravemente turbato l'ordine pubblico e la sicurezza del Paese". A fine dicembre, un movimento di protesta, inizialmente nato contro l'alto costo della vita, si è rapidamente trasformato in diffuse manifestazioni antigovernative, culminate l'8 e il 9 gennaio in una repressione che ha portato alla morte di 3.000 persone e che il governo attribuisce ad "atti terroristici" orchestrati da Stati Uniti e Israele.
Libano, Usa: "Prossimo round di colloqui con Israele a Roma il 4 agosto"
Un funzionario del Dipartimento di Stato americano ha dichiarato all'Afp che il prossimo round di colloqui tra Israele e Libano si terrà "a Roma il 4 agosto, dove i gruppi tecnici si concentreranno sul progresso della piena attuazione dell'accordo quadro" firmato tra Israele e Libano a giugno. I colloqui "comprenderanno l'ampliamento del processo della zona pilota, la risoluzione di tutte le questioni di confine ancora in sospeso e l'elaborazione di un accordo globale di pace e sicurezza".
Prezzi petrolio in discesa, Brent a 87,15 dollari al barile
Prezzi del petrolio in discesa. Il Brent, riferimento per l'Europa, è sceso del -1,21% a 87,15 dollari al barile. Il prezzo del Wti, riferimento per gli Usa, è sceso dell'1,03% a 81,58 dollari al barile.
Idf: "Intercettato un drone al confine con la Giordania"
L'aeronautica militare israeliana ha intercettato un drone al confine con la Giordania. Lo ha riferito un portavoce delle Forze di Difesa Israeliane, precisando che "il velivolo non ha oltrepassato il confine israeliano e che il luogo da cui è stato lanciato è oggetto di indagine". È stato inoltre riferito che, in base alle procedure previste, non è scattato alcun allarme. Ieri mattina, le Idf avevano annunciato l'intercettazione di altri due droni, anch'essi rilevati al confine con la Giordania.
Teheran avverte: "Blocco Usa a Hormuz è illegale, non resterà impunito"
"Mettiamo in guardia gli Stati Uniti rispetto al loro blocco navale illegale e rispetto alle minacce rivolte alle nostre navi mercantili e petroliere nello Stretto di Hormuz negli ultimi tre giorni. Questo atto malvagio dell'esercito terrorista statunitense non resterà impunito". Lo ha dichiarato il comando centrale delle forze armate iraniane, Khatamolanbia, in un comunicato. "Tale azione è considerata un'estensione della guerra nella regione", ha aggiunto, secondo quanto riportato dall'agenzia di stampa Irna.
Usa: "C'è un significativo slancio nel dossier fra Libano e Israele"
C'è un "significativo slancio" nel dossier israelo-libanese in seguito avvio positivo della prima zona pilota nel Libano meridionale e dell'incontro della scorsa settimana tra il presidente libanese Joseph Aoun e Donald Trump alla Casa Bianca. Lo ha detto un funzionario del Dipartimento di Stato ad Axios in vista dei colloqui fra Libano e Israele previsti a Roma dal 4 al 6 agosto. "A Roma, i gruppi tecnici si concentreranno sull'avanzamento della piena attuazione dell'accordo quadro. Ciò include l'ampliamento del processo relativo alle zone pilota, la risoluzione di tutte le questioni di confine ancora aperte e il lavoro su un accordo globale di pace e sicurezza", ha spiegato ad Axios il funzionario del Dipartimento di Stato. L'accordo quadro rappresenta l'unica via per una pace duratura tra Israele e il Libano e la sua "piena attuazione è nel chiaro interesse di entrambi i Paesi e l'amministrazione Trump è impegnata a garantirne il successo", ha messo in evidenza.
Usa confermano nuovi colloqui tra Israele e Libano a Roma, obiettivo ‘zone pilota’
Gli Stati Uniti hanno confermato lunedì che a Roma, dal 4 al 6 agosto, si terranno nuovi colloqui tra Israele e Libano nell'ambito dell'iniziativa volta a istituire "zone pilota" che vedranno il coinvolgimento dell'esercito libanese. "A Roma, i gruppi tecnici si concentreranno sull'avanzamento della piena attuazione dell'accordo quadro", ha dichiarato un funzionario del Dipartimento di Stato sotto condizione di anonimato, citando l'espansione del processo delle "zone pilota", la risoluzione di tutte le questioni di confine ancora aperte e l'elaborazione di un accordo globale di pace e sicurezza. "Le lezioni apprese dalle zone iniziali ci aiuteranno a perfezionare l'attuazione delle zone pilota, consentendo così un'espansione graduale del processo", ha aggiunto il funzionario. Domenica, l'esercito libanese ha condannato le continue operazioni militari di Israele nel sud del Libano, affermando che tali azioni impediscono il dispiegamento delle proprie forze nell'area, come previsto dall'accordo siglato dai due paesi a Washington nel mese di giugno. Il Ministro degli Esteri italiano, Antonio Tajani, aveva annunciato i colloqui imminenti alcuni giorni prima. L'accordo raggiunto a giugno prevede il dispiegamento dell'esercito libanese in "zone pilota" lasciate libere da Israele – che occupa ancora parte del sud del paese – a condizione che avvenga il disarmo del movimento filo-iraniano Hezbollah.
Iran: il conflitto con Usa entra nel sesto mese
Il conflitto tra Stati Uniti e Iran entra nel suo sesto mese senza che la pressione militare o i tentativi diplomatici siano riusciti a mettere la parola fine agli scontri. Dall'inizio dell'offensiva, il 28 febbraio, la crisi ha attraversato bombardamenti, tregue fragili e nuove escalation, con lo Stretto di Hormuz diventato il principale terreno di scontro e una minaccia costante per i mercati energetici. L'operazione americana, condotta insieme a Israele, è
cominciata con attacchi contro strutture militari, missilistiche e di sicurezza iraniane. Teheran ha risposto colpendo Israele, basi statunitensi nella regione e rotte commerciali del Golfo. Attraverso Hormuz passa normalmente circa un quinto delle forniture mondiali di petrolio e gas naturale liquefatto. La riduzione del traffico ha spinto al rialzo i prezzi dell'energia e costretto i produttori del Golfo a utilizzare rotte alternative, insufficienti pero' a compensare il blocco dello stretto. Il primo tentativo di fermare la guerra ha portato a una tregua in primavera, senza risolvere le divergenze sulla navigazione e sul programma nucleare iraniano.
Netanyhau è arrivato a Washington, attesa per l'incontro con Trump
Il premier israeliano Benjamin Netanyahu è arrivato a Washington, dove nelle prossime ore parteciperà ai funerali del senatore repubblicano Lindsey Graham e incontrerà Donald Trump alla Casa Bianca.
Trump rilancia negoziati ma tiene aperta opzione militare
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha affermato che esiste "una buona possibilita'" di raggiungere un accordo con l'Iran, ma ha avvertito che Washington riprendera' rapidamente i bombardamenti sospesi nel fine settimana se i negoziati dovessero fallire. "Stiamo parlando in questo momento", ha detto Trump ai giornalisti a bordo dell'Air Force One. Il presidente ha sostenuto che Teheran avrebbe chiesto una tregua e un nuovo incontro dopo due settimane di attacchi americani. "L'unico motivo per cui vogliono incontrarci e' che li abbiamo colpiti molto duramente", ha affermato. L'Iran ha però smentito questa ricostruzione. Il portavoce del ministero degli Esteri, Esmail Baghaei, ha negato che Teheran abbia offerto di negoziare in cambio della sospensione dei raid e ha precisato che i contatti con Washington continueranno soltanto attraverso intermediari. A svolgere questo ruolo sono soprattutto Qatar e Pakistan, impegnati nel tentativo di ripristinare l'accordo di cessate il fuoco del 17 giugno, poi fallito.
Axios: "Per funzionari Usa sanzioni all'Iran fanno più male dei raid"
Le sanzioni possono causare alla fine più danni dei bombardamenti al regime dell'Iran. Lo hanno riferito alcuni funzionari americani ad Axios, mettendo in evidenza come le informazioni di intelligence indicano una profonda crisi economica nel paese. "Gli iraniani vogliono fermare i bombardamenti e voglio soldi. Ma nell'ordine inverso, vogliono prima i soldi", ha osservato un funzionario americano. Secondo gli 007, all'Iran mancano i soldi per pagare le truffe e la benzina e il rischio è che ci sia una corsa alle banche per ritirare denaro.
Iran, media: "4 droni iraniani colpiscono aree vicine a Erbil"
Almeno quattro droni iraniani hanno colpito alcune località nelle aree di Khalifan e Soran, nel nord dell'Iraq, a nord-est di Erbil. Lo riferiscono fonti della polizia ad Al Jazeera. Secondo le stesse fonti, oltre dieci aerei da guerra e droni statunitensi starebbero sorvolando Erbil in risposta al presunto attacco iraniano. Vasti incendi sono divampati nelle zone colpite e nelle aree circostanti. Due droni si sarebbero inoltre schiantati nei pressi degli obiettivi,
riferisce la polizia.