Guerra in Ucraina, dai Patriot ai droni: quante munizioni sono rimaste a Kiev? I DATI
Con la recrudescenza degli attacchi russi e l'utilizzo del missile Oreshnik, la lettera dal tono "amichevole" inviata dal presidente ucraino Zelensky all'omologo americano Trump pone nuovi interrogativi sulle scorte di armamenti a disposizione di Kiev. Mentre vacilla l'approvvigionamento di munizioni organizzato dalla Repubblica Ceca, l'Ucraina fabbrica armi sempre più in autonomia e diversifica la produzione. Di questo si è parlato nella puntata di "Numeri", di Sky TG24, andata in onda il 27 maggio
ZELENSKY SCRIVE A TRUMP
- Da Kiev a Washington, la lettera inviata dal presidente ucraino Volodymir Zelensky riaccende gli interrogativi sulle scorte rimaste a quasi quattro anni e mezzo dall'inizio dell'aggressione russa. Destinatario della missiva è il presidente Usa Donald Trump. L'oggetto è la richiesta di missili Patriot in grado di intercettare i missili balistici lanciati da Mosca. Ma a che punto sono i rifornimenti? Anche di questo si è parlato a Numeri, approfondimento di Sky TG24, nella puntata andata in onda il 27 maggio 2026.
IL MECCANISMO PURL
- Dall'inizio del conflitto, nel febbraio 2022, l'Ucraina ha ricevuto missili Patriot dagli Stati Uniti e più di recente dai Paesi europei tramite il Prioritized Ukraine Requirements List (Purl), meccanismo che prevede l'acquisto di armi statunitensi da parte di Alleati NATO che poi li girano a Kiev. Zelensky lamenta ritardi nella consegna dopo l'ultimo annuncio, risalente a dicembre 2025.
LA "TEGOLA" CECHIA
- Il fronte a sostegno di Kiev registra incrinature anche sull'iniziativa della Cechia che ogni anno fornisce all'Ucraina oltre un milione di munizioni da obice capaci di superare ostacoli e colpire bersagli oltre la linea visiva. Con l'elezione di Andrej Babiš a presidente del governo di Praga, nove Paesi sono usciti dalla coalizione in risposta alla posizione scettica mostrata dal nuovo esecutivo.
DA DOVE ARRIVANO LE ARMI USATE IN UCRAINA?
- Dallo scorso anno va detto che sono in corso cambiamenti sostanziali nell'approvvigionamento all'esercito ucraino. Fonti del governo di Kiev calcolano che nel 2025 circa il 40% delle armi utilizzate sono state fabbricate in loco, mentre Stati Uniti ed Europa hanno contribuito per il 30% ciascuno. Cifre che dopo i tagli imposti dall'amministrazione Trump sono destinate a mutare.
DRONI, CAVALLO DI BATTAGLIA UCRAINO?
- Tra i sistemi di attacco e di difesa prodotti "in casa" spiccano i droni. I costi ridotti e la rapidità di fabbricazione hanno consentito un uso su larga scala e, secondo il governo di Kiev, rappresentano oltre l'80% delle perdite russe totali.
L'INVESTIMENTO SUI FLAMINGO
- Non solo droni. In questa fase, le forze armate ucraine stanno provando a diversificare la produzione verso nuovi sistemi aerei. Un esempio su tutti è rappresentato dal Flamingo, missile cruise di derivazione sovietica la cui gittata supera i 3mila chilometri. Come evidenziano dati forniti dalla compagnia ucraina Fire Point e dal Commissario UE alla Difesa Andrius Kubilius, la produzione mensile è raddoppiata dai 30 di agosto 2025 ai 60 di maggio 2026.
COME SONO STATI IMPIEGATI I FLAMINGO?
- A dicembre 2024 in media un missile Flamingo su cinque è riuscito a colpire il bersaglio mentre i restanti sono stati abbattuti dagli intercettori russi. L'aumento della produzione mira a incrementare gli attacchi in profondità in territorio nemico, a partire dalle fabbriche di droni e missili.