L’isola, di fatto indipendente ma reclamata da Pechino, è considerata la capitale mondiale per la produzione di microchip. Anche di questo si è discusso nella puntata del 14 maggio di Numeri, approfondimento di Sky TG24
TAIWAN TRA CINA E USA
- Tra i vari dossier al centro del vertice tra Donald Trump e Xi Jinping c’è stata anche Taiwan. Il leader cinese ha avvertito che i due Paesi potrebbero "entrare in conflitto" se la questione dell’isola de facto indipendente ma reclamata da Pechino fosse gestita in modo errato. Parole a cui ha replicato il segretario di Stato Marco Rubio, dicendo che le politiche Usa in merito “non sono cambiate”.
TAIWAN CAPITALE DEI CHIP
- L’importanza dell’isola, comunque, non è solo politica ma anche economica: di questo si è discusso nella puntata del 14 maggio di Numeri, approfondimento di Sky TG24. A Taiwan infatti si produce una quota rilevante dei microchip necessari a far funzionare, tra gli altri, smartphone e computer che sviluppano l’IA. E a preoccupare è la situazione nello stretto di Taiwan.
TAIWAN E HORMUZ
- L’importanza dello stretto di Taiwan emerge anche dal confronto con Hormuz: il volume del commercio marittimo nel 2025 è risultato maggiore nel lembo di mare tra l’isola e la Cina, pur transitando da lì merci e prodotti in larga misura differenti.
DOVE SI PRODUCONO I CHIP
- I microchip tra più avanzati - quelli a 4 nanometri - vengono prodotti oggi a Taiwan, in Corea del Sud e in Arizona.
I CHIP A 3 NANOMETRI
- Guardando invece ai chip ancora più avanti, quelli a 3 nanometri, a oggi vengono prodotti solo in Corea del Sud e a Taiwan. Dall’anno prossimo partirà la produzione anche in Arizona, e dal 2028 in Giappone.
I CHIP A 2 NANOMETRI
- L’attuale benchmark nel mondo dei microchip, cioè quelli a 2 nanometri, vengono prodotti oggi solamente a Taiwan. Dal 2028 la produzione partirà anche in Arizona.
LO SCENARIO DI UN’INVASIONE
- Si tratta di una questione talmente sensibile che il presidente di TSMC, la società che produce i chip a Taiwan, ha detto che se ci fosse un’invasione dell’isola “renderemmo le fabbriche di TSMC non funzionanti”.
CHE COSA ACCADREBBE
- Se un simile scenario dovesse davvero avverarsi, secondo stime il prodotto interno lordo degli Stati Uniti si contrarrebbe dell’11% mentre quello della Cina del 16%.
LE MOSSE DEGLI USA
- Gli Stati Uniti hanno cercato negli ultimi anni di rendersi più autonomi da Taiwan: dal 2022 sono stati stanziati 50 miliardi di dollari di sussidi, anche se produrre i chip negli Usa è molto più costoso e dunque ci sono meno clienti.
TAIWAN AL CENTRO
- A testimoniare l’importanza della situazione è stato anche il segretario del Tesoro statunitense Scott Bessent, secondo cui il presidente Donald Trump si esprimerà ancora su Taiwan "nei prossimi giorni". L'isola autogovernata, che la Cina considera parte del proprio territorio, è un tema chiave nei colloqui di Pechino tra Trump e il suo omologo Xi Jinping.