Terre rare e rotte marittime, perché la Groenlandia fa gola a Trump?

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Introduzione

Gli Stati Uniti starebbero lavorando a un accordo di associazione con la Groenlandia che escluda la Danimarca, che invece rivendica l’integrità territoriale del Regno dalle mire americane e annuncia l'intenzione di "rafforzare la presenza militare", fa sapere il ministro della Difesa danese Troels Lund Poulsen, parlando anche di "una presenza Nato più ampia, con più esercitazioni". 

 

Anche l'Europa frena: "Spetta alla Danimarca e alla Groenlandia, e solo a loro, decidere sulle questioni che riguardano la Danimarca e la Groenlandia. La sicurezza nell'Artico va garantita insieme con Nato e Usa", scrivono alcuni leader - tra cui Giorgia Meloni - in una nota. E chiude, ancora una volta, anche direttamente il premier della Groenlandia, Jens-Frederik Nielsen: il presidente Usa non può prendere il controllo del territorio "perché lo vuole lui". Ma perché agli Stati Uniti interessa così tanto la Danimarca?

Quello che devi sapere

Il piano Usa

Il piano per l'accordo di associazione di Trump, secondo quanto si legge su The Economist, sarebbe più un’intesa di tipo politico e militare (che permetterebbe a Washington di schierare più liberamente truppe ed espandere le sue infrastrutture militari) che un’annessione formale. "Ci occuperemo della Groenlandia tra circa due mesi. Parleremo della Groenlandia tra 20 giorni", avrebbe detto Trump in questi giorni, stando alle ricostruzioni dei media internazionali.

 

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L'interesse degli Usa per la Groenlandia

L'interesse degli Stati Uniti per l'isola artica - sia per motivi di sicurezza ma anche per la presenza di materie prime critiche - è stata espressa a più riprese da Donald Trump, che già nel suo primo mandato alla Casa Bianca aveva chiesto alla Danimarca di poter comprare la Groenlandia. Ora il tycoon è tornato alla carica: "Gli Stati Uniti hanno bisogno della Groenlandia per motivi di difesa", ha detto in un'intervista a The Atlantic.

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Le caratteristiche della Groenlandia

Con un’estensione oltre sei volte quella dell’Italia, la Groenlandia è l’isola più grande del mondo e la sua superficie è interamente coperta da una calotta di ghiaccio spessa in media oltre 1.500 metri. Una distesa di ghiacci, insomma, pari a 2,1 milioni di chilometri quadrati di superficie. Abitata da appena 56mila persone, custodisce ricchi giacimenti di terre rare e minerali critici decisivi nella transizione energetica e l’industria high-tech.

È autonoma o indipendente?

La Groenlandia, territorio autonomo sotto la corona danese, gode di un’ampia autonomia, lasciando a Copenaghen solo le decisioni su politica estera, monetaria e di sicurezza. Si può staccare dalla Danimarca per referendum.  Ad ogni modo, un recente sondaggio dell'istituto Verian per Berlingske e Sermitsiaq ha evidenziato come l’85% degli abitanti non voglia esser parte degli Stati Uniti.

 

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La riduzione dei ghiacchi

La Groenlandia è tra gli ambienti più minacciati dal riscaldamento globale. Da diversi anni, molti segnali indicano che i ghiacci si stanno sciogliendo a velocità record. Una trasformazione che, come testimoniano le osservazioni satellitari, sta sconvolgendo anche il Mar Glaciale Artico, che bagna la Groenlandia e appunto l'Arcipelago artico. Il picco annuale dei ghiacci del periodo invernale nel 2025 si è fermato a 14,33 milioni di chilometri quadrati, al di sotto del minimo precedente pari a 14,41 milioni di chilometri quadrati registrato nel 2017. Una riduzione di 1,32 milioni di chilometri quadrati, in pratica, rispetto ai livelli medi del periodo 1981-2010.

 

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Il passaggio a Nord-Ovest

Questa riduzione dei ghiacci potrebbe rappresentare un passo cruciale verso la possibilità che il Mar Glaciale Artico diventi navigabile, e di conseguenza strategico dal punto di vista commerciale. Si ritiene infatti che la riduzione dei ghiacci possa rendere sempre più facile il passaggio del traffico delle navi portacontainer, con rotte più brevi fino al 40% rispetto al passaggio dal canale di Suez. Lo scioglimento dei ghiacci potrebbe portare, ancora più concretamente, alla creazione di un passaggio a Nord-Ovest per il commercio internazionale, riaccendendo la competizione americana con Russia, Cina e altri Paesi per l'accesso alle risorse minerarie della regione.

 

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Risorse più facili da estrarre?

Con un recente studio guidato da Kevin Rozmiarek dell’Università della California a Boulder e pubblicato su Journal of Geophysical Research Atmospheres, è diventato possibile prevedere quanto ghiaccio andrà perduto in Groenlandia a causa dell’evaporazione. I nuovi dati possono essere integrati nei modelli usati per prevedere l’evoluzione dello scioglimento dei ghiacci di questa regione. E ciò interessa le potenze mondiali per due motivi: il primo è l’impatto che lo scioglimento dei ghiacci potrà avere sull’innalzamento degli oceani; il secondo è il disvelamento delle risorse presenti nel sottosuolo, che presto potrebbero essere facilmente estraibili.

 

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Materie critiche, petrolio e gas

Si ritiene infatti che nella sola Groenlandia vi siano grandi riserve di risorse preziose, come zinco e uranio, e giacimenti stimati intorno al 13% delle risorse mondiali di petrolio e al 30% di quelle di gas. Non solo: le superfici delle colline e delle valli dell'isola di Disko e della penisola di Nuussuaq in Groenlandia sono al centro di alcune ricerche per significative quantità di nichel e cobalto, tali da consentire la transizione energetica verde. "Stiamo cercando un giacimento che sarà il primo o il secondo giacimento di nichel e cobalto più significativo al mondo", ha dichiarato Kurt House, Ceo di KoBold Metals, startup californiana impegnata nell'esplorazione mineraria attraverso l'Intelligenza artificiale.

 

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Cosa c'entra la transizione green

I governi occidentali che vanno verso la transizione all'energia verde e rinnovabile sono da tempo in allarme per il crescente controllo della Cina sulle catene di approvvigionamento di litio e cobalto. La Repubblica popolare cinese detiene infatti il 72% delle riserve del cobalto, minerale raro usato prevalentemente nelle apparecchiature elettroniche e nella produzione di batterie per le autovetture elettriche. Un monopolio che si basa sulla sostanziale proprietà di buona parte delle miniere in Congo (produttore fino al 62% del fabbisogno mondiale). E visto che il mercato dei veicoli elettrici è in forte crescita, chi "mette le mani" sulla Groenlandia potrebbe fare bingo, recuperando il distacco con la Cina.

 

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Regione cruciale per la Difesa

Non solo materie prime critiche e rotte marittime. La Groenlandia ospita anche la base aerea americana di Pituffik/Thule, cruciale per il sistema di difesa missilistica e di sorveglianza nello scacchiere artico. Ed è tanto più strategica considerando che anche la Russia di Vladimir Putin ha intensificato la presenza militare nell'Artico, rafforzando basi e rompighiaccio, e rivendicando porzioni crescenti di piattaforma continentale.

 

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