Lo speciale di Sky TG24 sulla guerra in Iran
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Guerra in Iran, che cos’è il sito nucleare di Fordow e perché è importante

Mondo
©Getty

Introduzione

Nella giornata di oggi la tv pubblica israeliana Kan ha riferito di una forte esplosione nell’impianto nucleare iraniano di Fordow, citando un report saudita (LO SPECIALE SULLA GUERRA IN IRAN). Il sito di arricchimento dell'uranio era stato colpito dai raid americani e israeliani nel giugno del 2025 e rappresenta uno dei principali siti nucleari iraniani, insieme a Natanz e a Ishafan. Ecco cosa sapere

Quello che devi sapere

L’importanza di Fordow

Il complesso di Fordow nacque inizialmente come installazione militare destinata al Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica. L’impianto è collocato a circa 30 chilometri a nord-est di Qom, nel nord-ovest dell’Iran, ed è ritenuto scavato per centinaia di metri all’interno di una montagna, una caratteristica che ne rende difficile l’individuazione e la distruzione. Solo il 21 settembre 2009 Teheran rese noto che il sito sarebbe stato trasformato in una struttura nucleare, comunicandolo ufficialmente all’Agenzia internazionale per l'energia atomica (AIEA), l’ente internazionale incaricato della supervisione delle attività atomiche civili. L’annuncio arrivò dopo che le autorità iraniane avevano scoperto che i servizi di intelligence occidentali erano già venuti a conoscenza dell’esistenza dell’impianto. Pochi giorni più tardi Stati Uniti, Regno Unito e Francia confermarono pubblicamente di essere a conoscenza di un centro clandestino destinato all’arricchimento del combustibile nucleare proprio a Fordow.

 

Per approfondire: Guerra Iran, massiccia esplosione nel sito nucleare di Fordow. LIVE

Il valore del complesso per l’Iran

Il complesso ha avuto sin da subito un valore capitale per Teheran: infatti, già nei primi mesi del 2009 erano emerse informazioni rilevanti secondo cui l’Iran stava pianificando l’installazione di circa 3 mila centrifughe nel sito; quando arrivò settembre, i lavori di riconversione della struttura risultavano ormai quasi conclusi. Dopo che nel 2009 l’esistenza del sito nucleare di Impianto nucleare di Fordow divenne pubblica, Stati Uniti e Iran avviarono i primi contatti diretti dopo tre decenni. L’Agenzia internazionale per l'energia atomica (AIEA) spiegò che i negoziati miravano a garantire che il programma nucleare iraniano avesse esclusivamente finalità pacifiche. Teheran comunicò l’esistenza dell’impianto nell’ottobre 2009, ma rifiutò di fornire dettagli su progettazione e costruzione

 

Per approfondire: Iran, da modello Caracas a collasso regime: i 5 possibili scenari per la fine della guerra

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I tentativi di accordo

Nel 2011 il direttore dell’AIEA Yukiya Amano rivelò che a Fordow erano state installate centrifughe per produrre uranio arricchito al 20%, mentre nel 2012 la produzione triplicò con l’avvio simultaneo di quattro cascate. L’arricchimento consiste nell’aumentare la quota dell’isotopo U-235 nell’uranio naturale: per un’arma nucleare serve circa il 90%. Nel 2015 Iran, Cina, Russia, Stati Uniti, Francia, Germania, Regno Unito e Unione Europea firmarono il Joint Comprehensive Plan of Action, che limitava il programma nucleare iraniano e vietava l’arricchimento a Fordow per 15 anni. L’accordo entrò però in crisi nel 2018, quando il presidente statunitense Donald Trump annunciò il ritiro unilaterale di Washington.

La scoperta dei tecnici AIEA

Fordow rappresenta inoltre l’unico impianto iraniano in cui gli ispettori dell’Agenzia internazionale per l'energia atomica hanno rilevato tracce di uranio arricchito all'83,7% di purezza, un valore prossimo al 90% di arricchimento necessario per l'uranio destinato alle armi: la scoperta avvenne durante un controllo a sorpresa effettuato nel 2023.

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La posizione di Fordow

La collocazione territoriale del sito introduce variabili strategiche che superano la dimensione strettamente militare, perché nel valutare eventuali operazioni entrano in gioco anche fattori religiosi e dinamiche geopolitiche. Come detto, il complesso di Fordow sorge infatti a circa venti chilometri da Qom, considerata una delle località più sacre per lo sciismo — la principale corrente minoritaria dell’Islam, particolarmente diffusa in Iran, Iraq e Libano. La città rappresenta uno dei più importanti poli di formazione religiosa per il mondo sciita: qui si trova il santuario di Fatima Masumeh, sorella dell’ottavo imam sciita Ali al-Rida, oltre alle principali scuole teologiche del Paese, frequentate da studiosi e religiosi provenienti da numerosi Stati musulmani.

Gli attacchi del 2025

Nonostante questo Fordow, insieme agli altri siti nucleari iraniani, è stata oggetto di attacchi da parte di USA e Israele nel giugno 2025. Secondo quanto annunciato allora dal presidente americano Donald Trump, sei bombe anti-bunker (GBU-57 Massive Ordnance Penetrator da 30.000 libbre) sono state sganciate su Fordow: una prima volta assoluta per questi ordigni in battaglia. I rapporti sui danni subiti dal sito iraniano però sono stati discordanti e non si è mai capito quanto abbiano inciso sulla capacità operativa del sito.

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Un ordigno utilizzabile solo dagli americani

Queste cosiddette bombe anti-bunker sono un’arma esclusiva dell’esercito statunitense, visto che possono essere lanciate solo dal bombardiere stealth B-2 presente nell’arsenale USA. La bomba è dotata di una testata convenzionale e si ritiene che sia in grado di penetrare oltre 60 metri sotto la superficie prima di esplodere; le bombe possono essere sganciate una dopo l'altra, perforando di fatto sempre più in profondità a ogni successiva esplosione. Ordigni e armi del genere sono difatti fuori dalla portata israeliana: l’IDF non possiede né la Mop né i bombardieri B-2, dovendo fare affidamento su armi più piccole come le Gbu-28 che possono penetrare solo 6 metri di cemento armato, insufficienti per raggiungere le sale di arricchimento principali.

 

Per approfondire: Come funzionano le mine con cui l'Iran minaccia lo stretto di Hormuz

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