“Siamo pronti per far valere il nostro mandato”, ha detto la leader dell'opposizione venezuelana e vincitrice del premio Nobel per la Pace nel 2025, dopo l’operazione Usa con cui è stato catturato Nicolas Maduro. “Venezuelani, è arrivata l'ora della libertà! È ora di concretizzare una transizione democratica”, ha aggiunto. E ancora: il presidente eletto Edmundo Gonzalez Urrutia "deve assumere subito il suo mandato costituzionale ed essere riconosciuto come comandante in capo" delle forze armate. Trump: "Valuteremo"
“Siamo pronti per far valere il nostro mandato e prendere il potere”. È questo il messaggio postato su X da Maria Corina Machado, leader dell'opposizione venezuelana e vincitrice del premio Nobel per la Pace nel 2025, dopo l’operazione Usa con cui è stato catturato il presidente del Venezuela Nicolas Maduro (GLI AGGIORNAMENTI LIVE). “Venezuelani, è arrivata l'ora della libertà! È ora di concretizzare una transizione democratica”, ha aggiunto Machado. “Valuteremo se per Machado sarà possibile guidare il Paese, al momento hanno una vicepresidente”, ha frenato il presidente Usa Donald Trump. Durante una conferenza stampa, il tycoon ha aggiunto: "Sarebbe dura" per lei essere leader, "non ha il sostegno o il rispetto all'interno del Paese".
La reazione di Maria Corina Machado
Nel comunicato rilasciato dopo la cattura di Maduro, Machado - fondatrice del movimento Vente Venezuela e considerata la voce radicale dell'opposizione - assicura che "quello che doveva accadere sta accadendo". "Metteremo ordine, libereremo i prigionieri politici, costruiremo un Paese eccezionale e riporteremo i nostri figli a casa", ha promesso la premio Nobel per la Pace 2025 e leader dell'opposizione venezuelana. Ancora: Maduro risponderà dei suoi "crimini atroci", gli Usa "hanno mantenuto la promessa di far valere la legge". Machado ha aggiunto che il presidente eletto Edmundo Gonzalez Urrutia "deve assumere subito il suo mandato costituzionale ed essere riconosciuto come comandante in capo" delle forze armate. Poi ha concluso con un appello a coloro "che sono dentro il Paese e coloro che stanno fuori" a restare "vigili, attivi e organizzati fino a quando si concretizzerà la transizione democratica".
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Machado, quindi, nella nota diffusa sui social ha sottolineato che Edmundo Gonzalez Urrutia "deve assumere immediatamente il suo mandato costituzionale ed essere riconosciuto come comandante in capo" delle forze armate. Edmundo Gonzalez Urrutia è il vincitore delle elezioni presidenziali del 28 luglio 2024 in Venezuela.
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Chi è Maria Corina Machado
Ma chi è Maria Corina Machado? Di buona famiglia, laureata in Ingegneria industriale e specializzata in Finanza, crede nella libertà individuale e nella proprietà privata quali principi fondamentali e nello Stato di diritto come insieme di norme che regolano la convivenza. Avrebbe potuto lasciare il suo Paese e, come molti venezuelani, costruirsi un'agiata vita all'estero. E invece la vincitrice del premio Nobel per la Pace 2025 ha scelto di restare in Venezuela e di fare della battaglia per la democrazia e contro Nicolas Maduro la sua ragione di vita. Da molti è soprannominata “la dama d'acciaio” o la “lady di ferro del Venezuela”, non solo per la sua ammirazione per l'ex premier britannica Margaret Thatcher.
La sua vita
Nata a Caracas nel 1967, è la maggiore delle quattro figlie di un importante imprenditore dell'acciaio, Henrique Machado Zuloaga, e della psicologa Corina Parisca. Maria Corina Machado si laurea in Ingegneria all'università cattolica Andres Bello e ottiene un master in finanza all'Istituto di Studi superiori dell'amministrazione, una sorta di Ena venezuelana, sempre a Caracas. Da giovane si trasferisce in Spagna: a Valencia lavora per diversi anni nell'industria automobilistica. Già madre di tre figli, nel 1992 crea la Fondazione Atenea per assistere i bambini di strada a Caracas. Nel 1993 torna nella capitale venezuelana.
La carriera politica
Nel 2002, in piena deriva autoritaria dell'allora presidente Hugo Chavez, fonda con Alejandro Plaz l'associazione di volontariato Sumate. "Non potevo restarmene a casa a guardare il Paese crollare", ha raccontato. È Sumate, nel 2004, a farsi promotrice della richiesta di un referendum per esautorare Chavez. Il presidente vince 60-40, con accuse di brogli elettorali: Machado finisce in cima alla lista dei nemici del regime, mentre Sumate finisce sotto accusa per avere ricevuto fondi dall'estero. Nel febbraio del 2010 Machado si dimette da Sumate e si candida al Parlamento, sostenuta da una piattaforma indipendente: viene eletta con l'85% dei voti, un record a livello nazionale. "Come deputata della Repubblica, come rappresentante del popolo, voglio lavorare instancabilmente, responsabilmente e appassionatamente per difendere il vostro diritto di pensare liberamente, per difendere il vostro diritto di vivere senza paura", scandisce dopo la vittoria.
Il partito Vente Venezuela
Nel 2012 Machado fonda il partito Vente Venezuela con un chiaro programma liberale, centrista profondamente anticomunista. Intanto Chavez muore e al suo posto arriva Nicolas Maduro. Nel marzo 2014, Machado viene rimossa dall'incarico di deputata con l'accusa di avere violato la Costituzione nell'accettare l'incarico di ambasciatore supplente di Panama all'Organizzazione degli Stati Americani. Nel 2015 è interdetta dai pubblici uffici per un anno. Non si scoraggia e lancia la sua battaglia senza quartiere a Maduro. Nel 2018 la Bbc la inserisce nella lista delle 100 donne più influenti al mondo.
L’opposizione a Maduro
Nonostante le persecuzioni contro gli oppositori politici e i milioni di persone in fuga dal Venezuela, Machado non se ne va. La sua battaglia politica è in salita, non solo per la durezza del regime ma anche per la divisione dell'opposizione. Machado riesce nella faticosa opera di comporre le differenze e unire i movimenti anti-Maduro. Nell'ottobre 2023 vince le primarie dell'opposizione per le presidenziali con oltre due milioni di voti e diventa ufficialmente la sfidante di Maduro. Ma di nuovo a fermarla arrivano i tribunali. A gennaio 2024 la Corte suprema, controllata dal presidente, l’accusa di corruzione in combutta con Juan Guaidò e le vieta di correre alle elezioni e di ricoprire incarichi pubblici per 15 anni. Machado deve rinunciare a candidarsi e in fretta e furia l'opposizione è costretta a ripiegare sull'ex ambasciatore Edmundo Gonzalez Urrutia come rappresentante di Piattaforma unitaria democratica (Pud). Machado guida la sua campagna attraversando il Paese. Secondo i risultati ufficiali, Maduro vince ancora una volta con quasi il 52% contro il 43% di Gonzalez. Il risultato viene contestato dall'opposizione che, in base un lavoro capillare di osservazione elettorale su tutto il territorio, decreta la vittoria di Gonzalez. "Abbiamo vinto noi", dice Machado. Ma Maduro giura di nuovo da presidente. La comunità internazionale non riconosce il risultato ufficiale e Gonzalez va in esilio in Spagna. Machado resta e continua la sua battaglia da "coraggiosa e impegnata paladina della pace, una donna che mantiene viva la fiamma della democrazia in mezzo a un'oscurità crescente", come si legge nella motivazione del Comitato che nel 2025 le assegna il Nobel per la Pace.