Crisi Ucraina, cosa si intende per "finlandizzazione" e perché se ne parla

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Nelle scorse settimane il presidente francese Emmanuel Macron aveva parlato della possibilità che l'Ucraina replicasse alcune scelte fatte da un altro Stato nel secolo scorso. La speranza era che questo modello, "uno di quelli sul tavolo", servisse ad allentare le tensioni con Mosca 

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Prima che la Russia iniziasse l'operazione militare su larga scala in Ucraina, considerata di fatto un'invasione del Paese, si era parlato della "finlandizzazione" come di un'ipotesi per allentare la tensione tra Mosca, Kiev e più in generale l'Occidente. "È uno dei modelli sul tavolo", aveva detto il presidente francese Emmanuel Macron lo scorso 8 febbraio rispondendo a una domanda dei giornalisti mentre era diretto nella capitale russa (LE ULTIME NOTIZIE - LE REAZIONI - LE RIPERCUSSIONI ECONOMICHE).

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Come ricostruisce Articolo 21, un’edizione del dizionario Zanichelli del 1988 la definiva così: “Condizione di neutralità condizionata di un Paese…nella quale è sottintesa la possibilità di una soggezione nei confronti di una grande potenza, in particolare dell’Unione Sovietica”. In una recente intervista al Corriere della Sera, Andrea Colli, professore di storia economica all’Università Bocconi, è andato ancora più nel dettaglio. Questa parola, ha spiegato “indica il caso di un Paese che, al fine di conservare la propria indipendenza, subordina le proprie scelte di politica estera ai desideri della potenza dominante e contigua”. Ma cosa ha fatto in concreto la Finlandia? Non ha accettato gli aiuti del piano Marshall, non ha aderito alla Nato e non ha deciso di aderire subito all’Unione europea. Il tutto rimanendo quindi neutrale. Questo posizionamento, ricostruisce il New York Times, non è stato deciso volta per volta: alcune condizioni - come la non adesione alla Nato - erano state messe nero su bianco in un trattato nel 1948. Il loro rispetto garantiva ad Helsinki di non dover fronteggiare un’invasione sovietica.

 

Cosa c'entra l'Ucraina

La scelta di non aderire alla Nato - l’alleanza atlantica nata in contrapposizione all’Urss per rafforzare le difese degli alleati e garantire che chiunque avrebbe ricevuto l’aiuto degli altri in caso di attacco - rappresenta un punto focale anche nella crisi Ucraina. Anche se l’Unione sovietica non esiste più, gli Stati che aderiscono a questa alleanza sono comunque obbligati a intervenire in particolari condizioni. L’Ucraina non fa parte della Nato, ma tra le richieste che la Russia aveva fatto all’Occidente, c’era proprio quella di non considerare mai l’ingresso di Kiev. Una possibilità considerata realistica ma non nel breve termine, che il presidente ucraino Volodymyr Zelensky è tornato a invocare nelle ultime ore: "Non torniamo indietro, vogliamo aderire all'Ue e alla Nato".

 

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