Hong Kong, Cina approva legge su sicurezza nazionale. Wong: “Città sarà stato di polizia”

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Il parlamento di Pechino ha dato il via libera alla norma che punisce i reati di secessione, sovversione, terrorismo e collusione con forze esterne, prevedendo pene da 3 anni fino all'ergastolo.  La governatrice dell’ex colonia britannica: “Le sanzioni non ci spaventano”. Pechino: "Tutelato l'ordine costituzionale. Non ci faremo intimidire dagli Usa". Il partito pro-democrazia Demosisto, fondato tra gli altri dall'attivista Joshua Wong, ha annunciato lo scioglimento. Preoccupazione da Ue, Uk e Giappone

La Cina approva la legge sulla sicurezza nazionale su misura per Hong Kong con un voto all’unanimità del Comitato permanente del Congresso nazionale del popolo, ramo legislativo del parlamento di Pechino. Una mossa che a livello internazionale ha causato la dura opposizione di Stati Uniti, Ue e Gran Bretagna ed è vista come una stretta all'ampia autonomia dell’ex colonia britannica. La governatrice Carrie Lam si è limitata a dire di ritenere "non appropriato in questo momento commentare qualsiasi tema legato alla legge sulla sicurezza nazionale", mentre il partito pro-democrazia Demosisto ha annunciato il suo scioglimento. Nel pomeriggio l'agenzia ufficiale Xinhua dovrebbe fornire il testo integrale della legge.

Pene fino all'ergastolo e processi anche in Cina

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La nuova legge sulla sicurezza nazionale di Hong Kong punisce i reati di secessione, sovversione, terrorismo e collusione con forze esterne, prevedendo pene diverse in base all'offesa (3, 5 e 10 anni di reclusione) fino all'ergastolo. Secondo l'emittente pubblica Rthk, i sospettati potranno essere trasferiti in Cina per un processo con il consenso del leader di Hong Kong, mentre la retroattività delle norme potrà scattare nella raccolta di prove contro coloro che infrangeranno la legge dal primo luglio.

Lam: “Le sanzioni non ci spaventano”

Pechino ha spiegato che la legge colpirà quindi solo un piccolo gruppo di persone, con lo scopo di colpire separatismo, sovversione, terrorismo e interferenze straniere e puntando a riportare l'ordine a Hong Kong dopo un anno di violenti scontri. Per i critici invece la mossa della Cina, decisa scavalcando in pieno il parlamentino locale, darà un forte colpo alla città sia per lo status di hub finanziario sia sul fronte delle libertà politiche e di espressione. Tuttavia, le ipotesi di sanzioni, soprattutto Usa, "non ci spaventano", ha detto Lam, aggiungendo che Hong Kong prenderà le "necessarie contromisure nell'ipotesi di sanzioni da parte degli Stati Uniti". Il Dipartimento del Commercio Usa ha iniziato ieri il processo di congelamento dello speciale status vantato dall'ex colonia britannica nei rapporti bilaterali con gli Stati Uniti.

Pechino: “Non ci faremo intimidire dagli Usa”

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Da Pechino, intanto, anche il portavoce del ministero degli Esteri Zhao Lijian ha detto che la Cina "non si farà intimidire dai tentativi degli Usa di fermare l'avanzamento della legge sulla sicurezza nazionale di Hong Kong". Commentando l'annuncio del segretario di Stato Mike Pompeo sullo stop all'export di materiale bellico verso l'ex colonia britannica, il portavoce ha poi aggiunto che Pechino "prenderà tutte le necessarie contromisure alle mosse Usa. La Cina è fortemente determinata a difendere la sua sicurezza nazionale, la sua sovranità e il suo sviluppo". La legge, ha detto il presidente Li Zhanshu del Comitato permanente del Congresso nazionale del popolo, ha permesso alla Cina di mettere in campo gli sforzi "risoluti ed effettivi a tutela della sicurezza nazionale, dell'ordine costituzionale e del rispetto dello Stato di diritto".

Wong: “La città diventerà uno stato di polizia segreta”

Questa legge "segna la fine della Hong Kong che il mondo conosceva. Con poteri spazzati via e una legge indefinita, la città diventerà uno stato di polizia segreta", ha commentato su Twitter Joshua Wong. L'attivista pro-democrazia, insieme a figure di primo piano come Nathan Law, Jeffrey Ngo e Agnes Chow, ha dato le dimissioni da Demosisto, partito nel mirino per le campagne pro suffragio universale e la richiesta di sanzioni contro gli abusi della Cina sui diritti. Poco dopo, il partito ha annunciato su Twitter il suo scioglimento: "Dopo molte deliberazioni interne, abbiamo deciso di sciogliere e di interrompere tutte le operazioni come gruppo date le circostanze".

Le reazioni nternazionali

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Preoccupazione arriva dall’Ue, con il presidente del Consiglio Charles Michel che ha detto: "Questa legge rischia di minare seriamente l'alto livello di autonomia di Hong Kong e l'indipendenza del potere giudiziario. La Ue deplora questa decisione". Anche il Regno Unito è "profondamente preoccupato" per la legge sulla sicurezza a Hong Kong, che Londra ha più volte denunciato come una violazione degli accordi internazionali sull'autonomia dell'ex colonia britannica firmati all'epoca della sua restituzione a Pechino. Lo ha detto il ministro degli Esteri, Dominic Raab, parlando di "un passo grave" e riservandosi di "vedere il testo legislativo completo" prima di ogni ulteriore reazione. Boris Johnson conferma la reazione, inquieta, ma per ora prudente, del Regno Unito: "Naturalmente siamo profondamente allarmati", ha detto il premier, aggiungendo di non voler cavalcare "alcuna sinofobia", ma non escludendo reazioni su questo specifico punto da annunciare "al momento opportuno". Il governo giapponese ha poi definito la norma "un atto spiacevole". Lo ha detto il capo di Gabinetto Yoshihide Suga a margine di un incontro stampa, spiegando che il principio "un Paese due sistemi" era estremamente importante per Tokyo, considerati i rapporti economici con la ex colonia britannica e gli scambi commerciali tra i due Paesi.

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