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Silvia Romano, sono passati sei mesi dal rapimento in Kenya della cooperante italiana

I titoli di Sky Tg24 delle 18 del 20 maggio

6' di lettura

Il 20 novembre 2018 la volontaria milanese, in Africa con una onlus, veniva sequestrata da un gruppo armato. Dopo l'ottimismo dei primi giorni, sulla vicenda è calato il silenzio. La Procura di Roma intanto ha trasmesso una rogatoria. Il sindaco Sala: “Ho fiducia”

Sei mesi fa, il 20 novembre 2018, Silvia Romano, 23enne volontaria milanese (CHI È), veniva rapita in Kenya da un commando mentre si trovava nel villaggio di Chakama a circa 80 km da Malindi. Nei giorni successivi al rapimento era filtrato ottimismo sulla sua liberazione, erano stati effettuati arresti e fermi di persone presumibilmente legate al sequestro, ma della ragazza non ci sono più notizie da fine dicembre. Le forze di sicurezza kenyote si dicono certe che sia viva, che sia prigioniera nella contea meridionale di Tana Delta e che non sia stata trasferita nella confinante Somalia per essere venduta ai terroristi islamici di al-Shabaab. A marzo, dopo mesi senza novità dalle autorità kenyote, i magistrati della Procura di Roma hanno trasmesso una rogatoria internazionale per cercare di stabilire una collaborazione con gli inquirenti locali.

Chi è Silvia Romano

Silvia Romano, da poco laureata in mediazione linguistica, era partita per l’Africa con la onlus marchigiana Africa Milele nell’estate 2018, dopo una prima esperienza di volontariato in un orfanotrofio a Likoni, gestito dalla onlus Orphan's Dream. A diversi mesi dal rapimento, nella home page di Africa Milele per Silvia campeggia questo messaggio: “Nonostante l’amarezza e le grandi difficoltà di questi ultimi mesi, non abbiamo mai smesso di lavorare. Con tanta speranza, continuiamo ad aspettarti”.

Il 20 novembre 2018 il rapimento

Il 20 novembre 2018 Silvia Romano viene rapita durante un attacco armato di un gruppo che fa irruzione nell'ufficio dell’organizzazione per cui lavora, con fucili e machete. La polizia kenyota rende noto che nell'attacco gli uomini armati hanno "sparato indiscriminatamente" ferendo cinque persone. Un testimone, un ragazzo che studia grazie alla onlus per cui lavora Silvia Romano, racconta che l’obiettivo degli uomini armati era proprio la ragazza e che l'hanno schiaffeggiata e legata con le mani dietro la schiena, prima di portarla via. Il gruppo ha fatto irruzione negli uffici della onlus armato di fucili e machete. Anche secondo la presidente della onlus, i rapitori "sono andati a colpo sicuro". L'unità di Crisi della Farnesina si è immediatamente attivata, mentre la Procura di Roma apre subito un fascicolo di indagine in cui si ipotizza il reato di sequestro di persona per finalità di terrorismo.

I primi arresti

Nei giorni successivi al rapimento si apre la difficile fase delle indagini e dei tentativi di arrivare ai rapitori. Secondo gli inquirenti, a compiere il rapimento sarebbe stata criminalità comune in cerca di denaro e non i terroristi islamici di al-Shabaab. I primi arresti arrivano un paio di giorni dopo il sequestro: si tratta di 14 persone che non avrebbero fatto parte del commando ma che “potrebbero avere avuto contatti con il gruppo di sequestratori se non proprio esserne complici”. Passano ancora un paio di giorni e la polizia si dice sicura che Silvia Romano sia viva e che si trovi nella foresta kenyota. Dalle autorità kenyote traspare ottimismo su una possibile liberazione nel giro di pochi giorni.

L'ottimismo dei primi giorni dopo il rapimento

Nel frattempo vengono effettuati altri arresti: stavolta a finire in manette sono la moglie e il suocero di uno dei tre sospetti rapitori, di cui intanto vengono diffusi nomi e foto. Per incoraggiare i testimoni, viene promessa una taglia di oltre 25mila euro. Nei primi giorni dal rapimento, le autorità kenyote continuano a far trapelare fiducia: “Abbiamo quasi raggiunto i rapitori”, affermano il 26 novembre. “C'è ottimismo sulla liberazione di Silvia Romano", ribadiscono il 28 novembre, sostenendo che i rapitori sarebbero ormai "accerchiati" nella boscaglia.

L'arresto di uno dei 3 ricercati per il rapimento

Alcuni testimoni riferiscono intanto che i “rapitori di Silvia volevano un riscatto immediato. Le hanno detto di chiamare in Italia e farsi dare soldi. Ma il telefono era rimasto in casa e lei non aveva denaro”. Mentre secondo fonti locali la giovane sarebbe stata "costretta a indossare un niqab" che lascia scoperti solo gli occhi, e i sequestratori "le mettono sul viso e sulle mani" del fango per non farla riconoscere. L’11 dicembre viene intanto arrestata una delle tre persone ricercate per il sequestro, un uomo catturato dalla polizia a Bangale, nella contea di Tana River. Gli altri due sospettati restano in fuga.

Le ultime notizie su Silvia a fine dicembre

Passano i giorni, ma la soluzione della vicenda, che sembrava vicina, non arriva. Le ultime notizie su Silvia Romano arrivano dalle forze dell’ordine kenyote e risalgono al 26 dicembre. “È viva ed è ancora in Kenya”, assicura la polizia regionale escludendo che la ragazza sia stata portata nella vicina Somalia. Il comandante della polizia della costa Noah Mwivanda spiega di avere "informazioni cruciali" che lo confermano, ma che non si possono "rivelare". In Italia intanto il vicepremier Matteo Salvini afferma: "So che il ministero degli Esteri lavora giorno e notte, ci hanno chiesto di non entrare nel merito delle iniziative in corso, siamo fiduciosi”.

Moavero e Conte: "Siamo attenti e seguiamo con discrezione"

Da dicembre in poi sulla vicenda cala il silenzio e vengono diffuse pochissime informazioni. Il ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi assicura: “Continua la nostra attenzione sulle indagini che si stanno conducendo in loco. Anche se non vengono diffuse informazioni restiamo molto attenti all'evolversi della situazione”. Anche il premier Giuseppe Conte interviene: “Il caso lo stiamo seguendo dal giorno in cui è stata rapita. Più che i canali diplomatici è la nostra intelligence che ci sta lavorando”.

La Procura di Roma: "Fateci indagare in Kenya"

Passano le settimane e a fine marzo, vista la fase di stallo e la mancanza di segnali dalle autorità kenyote, la Procura di Roma trasmette una rogatoria internazionale per cercare di stabilire una collaborazione con gli inquirenti locali. Una richiesta trasmessa via Interpol di inviare un team di investigatori a Nairobi, inoltre, non riceve risposta. Nella rogatoria gli inquirenti italiani chiedono agli omologhi kenyoti di potere condividere gli elementi di indagine acquisiti dalla magistratura locale e in particolare le testimonianze e l'attività istruttoria svolta per risalire agli autori del rapimento. A metà aprile, l’incontro richiesto dall’Italia tra gli investigatori kenyoti e i carabinieri del Ros a Nairobi: vengono condivisi gli atti raccolti fino a quel momento e le forze dell’ordine locali assicurano che Silvia è viva.

Sala: "Sono passati 6 mesi ma ho fiducia"

Il 20 maggio, a sei mesi dal rapimento, il sindaco di Milano Giuseppe Sala, ha ricordato Silvia Romano: "Non posso che aver fiducia nell'azione del nostro governo. Ciò nondimeno è una grande frustrazione poter solo attendere novità da chi si sta adoperando per riportarla a casa", scrive su Facebook. "Sono in contatto con la famiglia e con loro attendo, speranzoso, buone notizie. Forza Silvia, siamo con te!", conclude.

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