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Chi è Jair Bolsonaro, il presidente del Brasile

Il suo discorso appena eletto

4' di lettura

64 anni, origini italiane, si è insediato il primo gennaio 2019. Un passato da ex militare di estrema destra, è apertamente omofobo ed è soprannominato il "Trump" brasiliano. Nell'agosto 2019 è stato protagonista di accuse internazionali per gli incendi in Amazzonia

Jair Bolsonaro è il presidente brasiliano dall'1 gennaio 2019. 64 anni, un passato da ex militare di estrema destra, è apertamente omofobo ed è un forte sostenitore delle politiche nazionaliste, di estrema destra e populiste. È soprannominato il “Trump” brasiliano. Nell’agosto 2019 è stato accusato dall’opinione pubblica mondiale in seguito ad un’ondata di incendi che ha colpito l’Amazzonia.

La carriera militare e politica

Jair Messias Bolsonaro è nato il 21 marzo 1955 a Campinas, nello Stato di San Paolo, da una famiglia di origini italiane. Diplomato all'Academia Militar das Agulhas Negras (principale accademia militare del Brasile), ha servito per un breve periodo nelle unità di paracadutismo dell'esercito. I suoi ufficiali superiori lo hanno descritto come “ambizioso e aggressivo”. Nel 1988, dopo una lunga carriera militare, è entrato in politica conquistandosi un seggio da consigliere comunale a Rio de Janeiro. Poi è entrato alla Camera dei deputati nel 1991 ed è membro del Partito social liberale, con cui si è candidato alla guida del Paese. È stato sposato tre volte e ha 5 figli. La moglie attuale è Michelle de Paula Firmo Reinaldo. Mentre lavorava al Congresso, Bolsonaro l'ha assunta come segretaria e nei successivi due anni la donna ha ricevuto insolite promozioni e il suo stipendio è più che triplicato. Bolsonaro ha dovuto licenziarla dopo che la Corte Suprema Federale ha stabilito che il nepotismo è illegale nella pubblica amministrazione.

La campagna elettorale

Durante la campagna elettorale per le presidenziali, alcune sue dichiarazioni hanno fatto molto discutere. Ad esempio quelle sulla “mano dura” nella lotta contro il crimine. “Se un poliziotto uccide 20 delinquenti non lo metto sotto inchiesta, gli do una medaglia”, ha detto proponendo che siano abolite le norme che puniscono le forze dell'ordine in caso di eccessi nello svolgimento delle loro funzioni. E ancora: “La violenza va combattuta con una violenza più forte”. Polemiche anche per le sue uscite contro le donne (ha chiesto per loro uno stipendio più basso) o i diritti delle minoranze (“Preferisco avere un figlio morto che gay”). Bolsonaro è riuscito a diventare presidente anche grazie al suo attivismo sui social: la Arko Advice lo dava come il candidato più popolare su internet e tra Facebook, Twitter, YouTube e Instagram avrebbe circa 8,5 milioni di sostenitori. Durante le campagne elettorali un suo gesto - pollice e indice della mano destra che simulano una pistola -  è diventato popolare tra i suoi sostenitori. Il 6 settembre 2018 è stato accoltellato durante un comizio in piazza nella città di Juiz de Fora. L'aggressione non ha fermato la sua corsa, né la sua elezione alla presidenza.

La sua squadra

Bolsonaro ha più volte dichiarato di apprezzare la dittatura militare degli anni Sessanta-Ottanta. Nel suo governo un ruolo di spicco è stato riservato a Sérgio Moro e Paulo Guedes; il primo, procuratore capo nell'inchiesta giudiziaria Lava Jato che ha fortemente condizionato la politica brasiliana, è stato nominato ministro della Giustizia, mentre il secondo, ideatore dell'agenda economica di Bolsonaro, è entrato in carica come ministro dell’Economia. Moro è stato successivamente travolto da uno scandalo che ha riguardato proprio l’inchiesta che lo ha reso popolare: è stato infatti accusato di aver interferito nelle indagini e agito come una sorta di coordinatore in diverse fasi, svolgendo una funzione che non è permessa dall'ordinamento giuridico.

La politica di Bolsonaro, da Battisti all’Amazzonia

Da subito, il presidente brasiliano si è allineato alla politica estera statunitense: è stato tra i primi a riconoscere Juan Guaidó come capo di Stato Venezuelano. Bolsonaro si è poi impegnato per l’arresto e l’estradizione in Italia di Cesare Battisti. “Finalmente giustizia sarà fatta per l'assassino italiano e compagno di ideali di uno dei governi più corrotti che siano mai esistiti al mondo”, ha detto in occasione della sua cattura. Nell’agosto del 2019 è stato invece protagonista di uno scontro con le organizzazioni ambientaliste e l’opinione pubblica internazionale in merito all’emergenza incendi in l’Amazzonia: Bolsonaro ha duramente attaccato le Ong, definendole i "sospetti principali" come autori dei roghi (L'APPELLO DELLE STAR).

Data ultima modifica 23 agosto 2019 ore 20:41

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