La ricorrenza, a partire dal 1924, vuole sensibilizzare sull’importanza di risparmiare denaro, promuovendo comportamenti consapevoli e responsabili. Dai primi libretti postali alle app, ecco cosa è cambiato nel nostro Paese
Oggi, 31 ottobre, si celebra la Giornata mondiale del risparmio, un appuntamento ideato a partire dal 1924 per sensibilizzare le persone sull’importanza di risparmiare denaro, promuovendo comportamenti consapevoli e responsabili.
Dagli anni Venti alla crisi del 2008
Se si guarda indietro, nei quasi 100 anni che sono passati da quando la Giornata del risparmio è stata istituita, è chiaro come il concetto del risparmiare denaro abbia attraversato fasi molto diverse, riflettendo le trasformazioni economiche, sociali e culturali del nostro Paese. Visto come un dovere sul finire del XIX secolo, il risparmio in Italia è poi stato accostato alla prosperità negli anni ’60 e ‘80, per poi passare in secondo piano con la cultura del consumo degli anni ’90. Ma con la crisi economia del 2008, la tendenza è nuovamente cambiata ed è tornata anche l’attenzione sui risparmi, utili rifugi nei momenti di incertezza globale.
Dal libretto postale alle nuove tecnologie
Ai cambiamenti geopolitici ed economici si sono poi affiancati quelli sociali e tecnologici che, inevitabilmente, hanno inciso anche sul risparmio. Sono passati più di 150 anni dalla creazione del primo libretto postale, del 1875, su iniziativa del ministro Quintino Sella. Lo strumento permetteva di depositare i propri risparmi in modo sicuro, accessibile e con la garanzia dello Stato. E aveva un obiettivo chiaro: fare educazione finanziaria, a tutte le classi sociali. Successivamente ci sono stati i primi buoni fruttiferi postali - prima emissione 1 marzo 1925 - che, sicuri e sempre garantiti dallo Stato, hanno a loro volta contribuito formare la cultura del risparmio che poi è arrivata fino ad oggi. Stando ai dati di Poste, infatti, a giugno 2022 i libretti postali in essere erano oltre 30 milioni e i buoni fruttiferi oltre 46 milioni. Ma con il progresso tecnologico gli strumenti sono anche cambiati, si sono evoluti. Ed è arrivata l'era della digitalizzazione, a partire dagli anni 2000, e insieme a lei sono arrivati nuovi strumenti: il "Libretto Smart", le app per tenere sotto controllo le proprie spese, l'home banking.
I pagamenti digitali
Nello scenario attuale, in Italia il denaro in contanti continua ad avere un ruolo importante nelle abitudini quotidiane, ma, allo stesso tempo, l’uso di carte, smartphone e altri strumenti digitali è cresciuto rapidamente, rendendo i pagamenti elettronici - e anche la gestione dei risparmi - sempre più comuni nella vita quotidiana. Tanto che, come certifica un'analisi di The European House Ambrosetti, nel triennio 2024-2026, l’utilizzo dei pagamenti digitali in Italia è aumentato dal 57,4% al 64,2%. La velocità d’uso è la principale motivazione di preferenza, seguita dalla comodità di circolare con meno contanti, la sicurezza del pagamento, l’efficacia della gestione e rendicontazione delle spese.
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Italiani popolo di risparmiatori, ma con nuove tendenze
Ancora oggi, comunque, gli italiani si dimostrano un popolo di risparmiatori. E il tema resta particolarmente attuale, data anche la crescita dell'inflazione e l'incertezza economica. Secondo il rapporto Fabi (Federazione Autonoma Bancari Italiani) diffuso nel luglio 2026, a fine 2025 la ricchezza finanziaria delle famiglie italiane ha raggiunto il livello più alto di sempre, sfiorando i 6.500 miliardi di euro: oltre 1.600 miliardi in più rispetto al 2020, pari a una crescita del 35%. Se invece si guarda nello specifico al 2026, si vede - da una ricerca di Intesa Sanpaolo e Centro Einaudi - che il 56% degli italiani è riuscito ad accantonare in media l’11,9% del reddito disponibile. I nostri connazionali mettono ancora la casa al primo posto negli investimenti, anche se meno rispetto al passato. Anche il VI Rapporto Assogestioni-Censis fotografa un Paese che continua a risparmiare: l’84,5% degli italiani ha risparmi accumulati in passato, riesce a risparmiare oggi, o entrambe le cose. Però, il 70,2% dei risparmiatori ritiene che tenere i soldi fermi non sia più una garanzia di sicurezza come in passato, e il 54,7% dichiara di voler conservare il minimo indispensabile di liquidità e di voler investire il resto.