Introduzione
Con l’inizio dell’anno prossimo, è previsto un nuovo aumento delle pensioni per effetto della rivalutazione annuale legata all’inflazione. L’adeguamento, chiamato anche “perequazione automatica”, serve a proteggere il potere d’acquisto dei pensionati compensando, almeno in parte, l’incremento dei prezzi dei beni e dei servizi.
Il decreto interministeriale che fissa la percentuale provvisoria di rivalutazione viene emanato a novembre dal ministero dell'Economia e poi verificato a inizio anno. Al momento, dunque, non è ancora disponibile una percentuale precisa. Ma si può fare comunque qualche simulazione.
Quello che devi sapere
Le prime stime e le diverse fasce
Le prime stime, come riportato da diversi quotidiani e siti di informazione, indicano una possibile rivalutazione del 2,9%. Se lo scenario fosse confermato, gli assegni interessati dalla rivalutazione piena aumenterebbero di 29 euro lordi al mese ogni 1.000 euro di pensione. Bisogna però tenere presente che il meccanismo di perequazione riguarda le pensioni soggette all’adeguamento annuale, con la percentuale riconosciuta che varia in base all’importo complessivo del trattamento e secondo tre fasce diverse, che sono le seguenti:
- 100% (di 2,9%) per le pensioni fino a quattro volte il trattamento minimo Inps (fino a 2.447,40 euro);
- 90% per la quota di pensione compresa tra quattro e cinque volte il trattamento minimo (da 2.447,41 a 3.059,25 euro);
- 75% per la quota che supera cinque volte il trattamento minimo (oltre 3.059, 25 euro).
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Gli aumenti per le pensioni fino a quattro volte il minimo
Se si prende dunque come riferimento l’indice ipotetico del 2,9%, le percentuali di rivalutazione, in base alle fasce viste nella scheda precedente, sono:
- 2,9% (100%);
- 2,61% (il 90% di 2,9%);
- 2,18% (il 75% di 2,9%).
Tenendo conto di queste percentuali specifiche, emerge che, per le pensioni fino a quattro volte il minimo, chi percepisce una pensione lorda di 900 euro potrebbe ricevere circa 26 euro in più al mese, mentre per un trattamento da 1.200 euro l’incremento sarebbe di quasi 35 euro. Invece, per un assegno da 1.500 euro, l’aumento stimato sarebbe di 43,50 euro. Su una pensione da 2.000 euro, di circa 58 euro al mese.
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Le soglie più alte
Se però si superano le soglie previste, il calcolo cambia. Per una pensione da 2.500 euro, la rivalutazione piena si applicherebbe fino a 2.447,40 euro, mentre sulla quota restante verrebbe riconosciuta la percentuale ridotta al 90% (2,61%), come visto nelle schede precedenti. Si tratterebbe di circa 50 euro in totale.
Stessa cosa per le pensioni che superano cinque volte il minimo. Un trattamento da 3.500 euro beneficerebbe della rivalutazione piena sulla prima fascia, poi del 90% sulla quota compresa tra quattro e cinque volte il minimo, e del 75% sulla parte restante. L’incremento complessivo sarebbe di circa 96,50 euro lordi mensili.
Cifre da confermare
Come già detto, va ulteriormente sottolineato che queste sono simulazioni che si basano su una rivalutazione ipotetica del 2,9%. Gli importi reali dipenderanno dal decreto ministeriale e dalle eventuali modifiche introdotte dalla Manovra del governo Meloni. Ci saranno poi da tenere in conto anche eventuali arrotondamenti.
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Dal 2027 arriva l’adeguamento alla speranza di vita
Sempre rimanendo in tema pensioni poi, dall’1 gennaio 2027, scatterà anche l'adeguamento alla speranza di vita: un mese in più, che porta i requisiti per l'anticipata contributiva a 64 anni e 1 mese e la per la vecchiaia a 67 e 1 mese, mentre l'anticipata ordinaria richiederà 42 anni e 11 mesi di contributi per gli uomini e 41 e 11 mesi per le donne. Nel 2028 lo scatto complessivo salirà poi a tre mesi: 64 anni e 3 mesi per l'anticipata contributiva, 67 e 3 mesi per la vecchiaia, 43 anni e 1 mese di versamenti per gli uomini e 42 e 1 mese per le donne nell'anticipata ordinaria.
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