Pensione anticipata a 64 anni, Cgil contro proposta: "Centinaia di euro in meno al mese"

Economia
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Introduzione

La Cgil boccia la proposta della Lega che prevede la possibilità di andare in pensione anticipata a 64 anni anche per i lavoratori che hanno iniziato a versare contributi prima del 1996 e che ricadono nel sistema misto. All’Osservatorio previdenza del sindacato non piace il fatto che la riforma "sarebbe accompagnata dal ricalcolo dell'intera pensione con il sistema contributivo" che finirebbe con la perdita di centinaia di euro al mese.

 

Ad esempio, scrive la Cgil nella sua newsletter Collettiva, con 40 anni di contribuzione e una retribuzione annua di 35mila euro, la pensione calcolata con il sistema misto sarebbe di circa 1.726 euro mensili, ma con il ricalcolo contributivo scenderebbe a circa 1.543 euro. Si tratta di oltre 182 euro in meno ogni mese, per una riduzione pari al 10,6%. Con una retribuzione di 50 mila euro annui la perdita salirebbe ancora e arriverebbe a 261 euro al mese. Con 70 mila euro si supererebbero invece i 365 euro al mese. In sintesi, la perdita stimata è in realtà variabile: molto dipende dalla retribuzione del singolo lavoratore e dagli anni precedenti al 1996 validi a fini contributivi.

Quello che devi sapere

La proposta della Lega per la pensione anticipata a 64 anni

La proposta della Lega si inserisce nel cantiere aperto della Legge di Bilancio per il 2027. La pensione sarebbe in sintesi costruita con un calcolo interamente contributivo dell'assegno. Per chi ha iniziato a lavorare dal 1° gennaio 1996, del resto, questo sistema rappresenta già il metodo ordinario di calcolo. Restano però da definire alcuni aspetti decisivi, come l'eventuale anzianità contributiva minima e la soglia economica necessaria per accedere al pensionamento. Il sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon ha spiegato che una maggiore libertà nella scelta del momento del pensionamento sarebbe particolarmente importante alla luce delle trasformazioni del mercato del lavoro, anche per effetto della diffusione dell'intelligenza artificiale.

 

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Usare il Tfr per la pensione anticipata? Cgil: "Proposta folle"

Nell’aria, in vista della prossima Manovra finanziaria, c’è anche la possibilità di permettere di utilizzare i fondi accantonati del Tfr per consentire l’uscita anticipata dal mondo del lavoro a 64 anni. Anche su questo punto la Cgil ribadisce la propria contrarietà. "Una proposta già avanzata lo scorso anno e che per la Cgil è sbagliata e, alla prova dei numeri, addirittura folle", afferma il sindacato. 

 

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Cgil: "Così si scarica il costo dell’anticipo sui lavoratori"

L’eventuale possibilità, denuncia il sindacato, "non amplia realmente la flessibilità del sistema previdenziale, ma scarica interamente il costo dell'anticipo sulle lavoratrici e sui lavoratori, che per poter andare prima in pensione dovrebbero accettare un assegno più basso per tutta la vita". Per Lara Ghiglione, segretaria confederale della Cgil, "siamo di fronte all'ennesima proposta sbagliata, che prova a presentare come una nuova opportunità ciò che in realtà viene finanziato interamente dalle lavoratrici e dai lavoratori". E sottolinea: "Il punto da chiarire è molto semplice. Il Tfr è delle lavoratrici e dei lavoratori ed è salario differito. Non sono risorse del governo e non sono risorse pubbliche con cui finanziare una riforma delle pensioni". 

 

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Raggiungere requisiti per la pensione anticipata sempre più difficile

Più in generale, spiega Ezio Cigna, responsabile delle politiche previdenziali della Cgil nazionale, "il primo dato da cui partire è quanto sia diventato progressivamente più difficile raggiungere il requisito economico necessario per andare in pensione anticipata nel sistema contributivo". Nel 2022, per accedere al pensionamento a 64 anni, era necessario maturare una pensione pari ad almeno 2,8 volte l'assegno sociale, 1.310,68 euro mensili. Nel 2026 la soglia ordinaria è salita a tre volte l'assegno sociale, pari a 1.638,72 euro mensili. Dal 2030 è previsto il passaggio a 3,2 volte l'assegno sociale e, nella simulazione realizzata dall'Osservatorio Cgil, la soglia viene stimata in 1.818,94 euro mensili.  

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Cgil: "Entro il 2030 serviranno 508 euro in più al mese"

Significa, mette in luce Cigna, "che tra il 2022 e il 2026 l'asticella si è alzata di circa 328 euro al mese". Per raggiungere questa cifra "servirebbe un montante contributivo in più pari a 83.851 euro, che equivale a una maggiore retribuzione di quasi 254.000 euro. Nel 2030, secondo la nostra simulazione, la soglia si alza fino a 508 euro e il montante necessario in più salirebbe a 129.863 euro che equivale a una maggiore retribuzione per quasi 394.000 euro", continua il sindacalista. È proprio sulla base di questi calcoli, sottolinea Cigna, "che emerge l'assurdità della proposta: prima si alza la soglia che le lavoratrici e i lavoratori devono raggiungere per poter andare in pensione e poi si propone loro di utilizzare il proprio Tfr per superare quella stessa barriera". 

Le disparità tra lavoratori e lavoratrici

Per verificare "concretamente" la praticabilità della proposta, l'Osservatorio previdenza della Cgil ha assunto come riferimento l'ultima retribuzione media annua comunicata dall'Inps per il 2024 per le lavoratrici e i lavoratori dipendenti del settore privato, esclusi il settore agricolo e il lavoro domestico - colf e badanti - pari a 24.486 euro lordi annui. Il valore medio "nasconde" in ogni caso una forte differenza di genere: la retribuzione media annua degli uomini è pari a 27.967 euro, mentre quella delle donne si ferma a 19.833 euro

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"L’utilizzo del Tfr non risolve il problema"

"È con questi salari - osserva Cigna - che dobbiamo confrontare qualsiasi proposta previdenziale. Non possiamo costruire simulazioni pensando a carriere perfettamente continue e retribuzioni elevate, quando la realtà del nostro mercato del lavoro ci consegna una retribuzione media di poco superiore ai 24 mila euro". Le simulazioni mostrano, infatti, che l'utilizzo del Tfr "non risolve il problema proprio per le lavoratrici e i lavoratori che avrebbero maggiore necessità di poter anticipare il pensionamento". Con una retribuzione annua di 30 mila euro e 30 anni di contribuzione, ad esempio, la pensione simulata a 64 anni è di circa 1.110 euro mensili, molto lontana dai 1.638,72 euro richiesti nel 2026. Anche aggiungendo il Tfr stimato, il montante complessivo rimarrebbe "insufficiente" a raggiungere la soglia, avverte la Cgil. 

 

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