Pensioni, ipotesi uscita anticipata a 64 anni: le possibili novità della Manovra 2027

Economia
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Introduzione

La Legge di Bilancio 2027 è ancora in fase di costruzione, ma con la fine della pausa estiva il governo dovrà iniziare a definire le misure da inserire. La prossima Manovra, l’ultima della legislatura prima delle prossime elezioni, potrebbe assumere un particolare significato a livello politico, anche se i margini finanziari non sembrano illimitati. Tra i dossier più delicati ci sarà ancora una volta quello previdenziale, sul quale la maggioranza dovrà trovare un equilibrio tra le richieste dei partiti e la sostenibilità dei conti pubblici.

Quello che devi sapere

L'età pensionabile sale

Dal 2027 è previsto un primo aumento dei requisiti per il pensionamento. L'età per la pensione di vecchiaia dovrebbe infatti salire di un mese, arrivando a 67 anni e un mese. Nel 2028 scatterebbero altri due mesi di incremento. Il meccanismo è legato all'adeguamento dei requisiti alla speranza di vita: l'allungamento della vita media comporta, secondo la normativa vigente, un progressivo rinvio dell'uscita dal lavoro. Le proiezioni elaborate finora indicano ulteriori incrementi negli anni successivi. Nel 2029 potrebbe arrivare un altro aumento di due mesi, seguito da ulteriori adeguamenti biennali. Se il meccanismo rimanesse invariato nel lungo periodo, nel 2067 il requisito anagrafico potrebbe arrivare a 70 anni. Ed è proprio su questo automatismo che la Lega vuole intervenire: il leader Matteo Salvini ha indicato come priorità della prossima Manovra la necessità di "sterilizzare la Fornero", consentendo ai lavoratori di lasciare il mercato del lavoro prima dei 67 anni.

 

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L'uscita a 64 anni

Il progetto sul quale il partito di via Bellerio sta lavorando prevede una nuova forma di flessibilità in uscita. L'idea è permettere ai lavoratori che lo desiderano di andare in pensione a 64 anni, senza quindi dover attendere il raggiungimento dei requisiti ordinari. Il sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon ha spiegato che una maggiore libertà nella scelta del momento del pensionamento sarebbe particolarmente importante alla luce delle trasformazioni del mercato del lavoro, anche per effetto della diffusione dell'intelligenza artificiale. Secondo questa impostazione, offrire un canale di uscita anticipata renderebbe meno centrale anche il problema dell'aumento dei requisiti previsto dal 2027. La proposta sarebbe costruita con un calcolo interamente contributivo dell'assegno. Per chi ha iniziato a lavorare dal 1° gennaio 1996, del resto, questo sistema rappresenta già il metodo ordinario di calcolo. Restano però da definire alcuni aspetti decisivi, come l'eventuale anzianità contributiva minima e la soglia economica necessaria per accedere al pensionamento.

 

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Quanto costerebbe la misura

Il progetto è ancora in fase di elaborazione e dovrà fare i conti soprattutto con le risorse disponibili. Il solo congelamento dell'aumento dell'età pensionabile, previsto per il 2027, potrebbe comportare un costo superiore al miliardo di euro. Una nuova possibilità di pensionamento a 64 anni avrebbe inevitabilmente un impatto ulteriore sui conti previdenziali. Per finanziare gli interventi, Salvini è tornato a guardare al settore bancario, ipotizzando un contributo degli istituti per sostenere, tra le altre cose, l'aumento delle pensioni e degli stipendi. Il tema aveva già provocato tensioni nella maggioranza negli anni passati, soprattutto con Forza Italia: la ricerca di una soluzione condivisa sarà quindi uno dei passaggi più delicati della trattativa.

Poche speranze per Quota 41

Più difficile, invece, appare la prospettiva di Quota 41, cioè la possibilità di andare in pensione con 41 anni di contributi indipendentemente dall'età. Per ora non sembrano esserci risorse sufficienti per trasformare questa storica richiesta della Lega in una misura concreta.

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Il fondo per i nuovi nati

Accanto alla discussione sull'uscita dal lavoro, il governo sta valutando anche un intervento rivolto alla previdenza delle nuove generazioni. La ministra del Lavoro Marina Calderone ha confermato lo studio di un "fondo previdenziale alla nascita", da aprire per ogni nuovo nato.  L'idea prevede un primo versamento, anche di importo contenuto, da parte dello Stato. Il fondo potrebbe poi essere alimentato volontariamente dai genitori e dagli altri familiari e, successivamente, dallo stesso beneficiario una volta entrato nel mondo del lavoro. La vigilanza sarebbe affidata alla Covip, mentre l'Inps potrebbe assumere il ruolo di soggetto gestore. Calderone ha sottolineato che per avviare lo strumento non sarebbero necessari grandi stanziamenti e che le relative coperture dovrebbero essere individuate senza sottrarre risorse ad altri interventi.

Una risposta al calo demografico

Alla base della proposta c'è soprattutto la preoccupazione per il futuro della previdenza pubblica. Il progressivo invecchiamento della popolazione e il calo delle nascite rischiano infatti di indebolire il sistema obbligatorio a ripartizione, nel quale i contributi versati dai lavoratori finanziano le prestazioni degli attuali pensionati. Il presidente dell'Inps Gabriele Fava ha accolto positivamente l'idea, ricordando di aver proposto un "terzo pilastro" previdenziale destinato proprio a rafforzare le prospettive pensionistiche dei giovani. L'eventuale realizzazione del fondo richiederà comunque un confronto tra governo, tecnici, sindacati, associazioni di categoria e operatori della previdenza complementare.

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Il nodo della gestione

Anche la Cisl ha giudicato con interesse il progetto. La segretaria generale Daniela Fumarola ha sottolineato però che il punto centrale sarà la governance del nuovo strumento. Secondo la sindacalista, affidare interamente le risorse alla gestione pubblica potrebbe creare rischi nel lungo periodo, ma neppure la soluzione opposta, cioè lasciare tutto al mercato, sarebbe sufficiente. La proposta della Cisl è puntare sui fondi negoziali, nati dalla contrattazione tra sindacati e imprese e già sottoposti alla vigilanza della Covip. Per Fumarola, le parti sociali dovrebbero quindi avere un ruolo diretto nella costruzione del nuovo sistema.

Il calendario

Ma quali sono le scadenze che attendono l’esecutivo in vista dell’ultima Legge di Bilancio? Il 22 settembre l’Istat aggiornerà i dati sui conti 2025, decisivi per definire gli spazi finanziari. Tra fine settembre e inizio ottobre è atteso il DPFP, seguito dal voto parlamentare sul quadro di bilancio e sullo scostamento. Il 15 ottobre il Documento programmatico di bilancio sarà inviato a Bruxelles, mentre entro il 20 ottobre arriverà alle Camere il disegno di legge. Il 30 novembre è previsto il parere della Commissione europea. L’approvazione definitiva dovrà arrivare entro il 31 dicembre.

 

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