Introduzione
Save The Children ha presentato l'undicesima edizione del rapporto "Le Equilibriste - La maternità in Italia 2026”, diffuso a pochi giorni dalla Festa della Mamma ed elaborato dal Polo Ricerche dell'organizzazione che contiene anche la classifica delle Regioni elaborata con l’Istat. Ecco cosa è emerso.
Quello che devi sapere
Maternità e disuguaglianze
La maternità in Italia continua a rimanere un fattore di disuguaglianza: ha un impiego solo il 58,2% delle madri con figli in età prescolare e per la prima volta nonostante l'aumento dell'occupazione femminile si registra un peggioramento della situazione lavorativa in tutte le regioni del Paese, dove la penalizzazione associata alla maternità è pari al 33%.
Su Insider: Il lavoro femminile e il ritardo che l’Italia non può permettersi
L’Indice delle Madri
Ogni anno nel report è incluso anche l’Indice delle Madri, realizzato in collaborazione con l’Istat, che fornisce una graduatoria che mette a confronto le Regioni italiane evidenziando dove per le mamme è più facile o difficile vivere. L’indice si basa su un’analisi approfondita di 7 dimensioni – demografia, lavoro, rappresentanza, salute, servizi, soddisfazione soggettiva e violenza – utilizzando 14 indicatori provenienti da diverse fonti del sistema statistico nazionale.
Per approfondire: Decreto Lavoro 2026, tornano i bonus giovani e donne: a chi spettano e come funzionano
Come funziona
Ispirandosi al percorso tracciato dal Mothers’ Index International di Save the Children USA, lo strumento offrire una misurazione quantitativa dei diritti delle madri in Italia. Il valore del Mothers’ Index, fissato a 100 per l’Italia nel 2022, rappresenta il punto di riferimento rispetto al quale valutare la condizione socioeconomica delle madri: valori superiori indicano contesti più favorevoli, mentre valori inferiori segnalano situazioni meno vantaggiose.
Per approfondire: Censis: Il 79,2% dei genitori in Italia pensa che oggi sia più difficile esserlo
In testa l’Emilia-Romagna
Se per gli anni 2022, 2023 e 2024, la prima posizione in graduatoria è stata occupata dalla provincia autonoma di Bolzano/Bozen seguita dalla regione Emilia-Romagna, nel 2025 le posizioni si invertono: l’Emilia-Romagna, con un AMPI pari a 110,115, si posiziona al vertice della graduatoria, mentre Bolzano/Bozen segue con un AMPI del 106,334. Il podio è completato dalla Valle d’Aosta, che torna terza dopo il calo registrato nell’anno precedente. Dopo una debacle nel 2024 (sedicesimo posto) si riporta tra le più virtuose (AMPI=105,718).
Su Insider: Precario e sottopagato: il lavoro delle donne nel dossier dell’Inps
Male il Sud
Nel Mezzogiorno, per il quarto anno consecutivo, il quadro resta complessivamente stabile e su livelli inferiori alla media nazionale (AMPI=101,460). L’Abruzzo, con un valore AMPI pari a 99,259, occupa il quattordicesimo posto, primo tra le regioni del Mezzogiorno. Per la prima volta in quattro anni di rilevazione la Basilicata non è il fanalino di coda della graduatoria, posizionandosi al diciannovesimo posto con un AMPI di 92,276. Al ventesimo posto la Puglia (AMPI 92,226) e al ventunesimo e ultimo posto la Sicilia (AMPI 91,930).
I cali del Nord-Est
Si registrano arretramenti nel Nord-Est: il Friuli-Venezia Giulia scende dall’8° al 13° posto (AMPI in calo da 104,415 a 100,801) e il Veneto dal 9° al 12° (AMPI in calo da 104,164 a 100,978), evidenziando quindi un indebolimento relativo nel confronto nazionale. Bolzano/Bozen, nonostante il secondo posto generale, registra la più elevata flessione: il valore dell’AMPI è inferiore a quello precedente di ben 11,543 punti.
Quadro in peggioramento
Nel complesso, il quadro nazionale mostra un lieve peggioramento rispetto agli ultimi anni, dovuto soprattutto alle difficoltà legate a demografia, lavoro e salute. Il valore dell’AMPI nazionale scende a 101,460 rispetto a 102,635 nel 2024 e a 102,002 nel 2023. Quindi, sebbene ci sia stato un miglioramento rispetto all’anno base (2022), la condizione delle madri nell’ultimo anno è peggiorata.
I motivi della flessione
Andando ad analizzare le singole componenti dell’Indice, il calo è da addebitarsi alle tre dimensioni della demografia, del lavoro e della salute. In particolare, nonostante il dato dell’occupazione delle madri con figli minorenni sia stabile (63,2%, contro il 63,1% del 2024), è aumentato il numero di donne occupate con contratti a termine da almeno 5 anni (da 17,4% a 19,1%) e – soprattutto – il numero delle dimissioni delle mamme con figli 0-3 anni ogni 1000 occupate tra i 14 e i 49 anni (da 4,77 nel 2022 a 6,78 nel 2024). Aumenta inoltre il quoziente di mortalità infantile nel primo anno di vita (da 2,52 a 2,61), un peggioramento trainato da alcune regioni, come Lombardia, Toscana, Sicilia, Umbria e Molise.
Per approfondire: Lavoro, solo il 31% degli incarichi in leadership aziendale è ricoperto da donne: i dati