Lavoro, solo il 31% degli incarichi in leadership aziendale è ricoperto da donne: i dati
EconomiaIntroduzione
Con l’aumentare dell’età e scalando la scala gerarchica nel mondo del lavoro, il gender gap tende ad aumentare: a dirlo è l’Economic Graph di LinkedIn, che ha analizzato l’evoluzione del ruolo delle donne nel mercato del lavoro italiano e globale. Dal documento emerge un quadro a due velocità: se infatti le nuove generazioni che si affacciano al mercato del lavoro trovano una parità di genere maggiore rispetto al passato, le disuguaglianze si accentuano al crescere dell’età e lungo la scala gerarchica. La presenza femminile nei ruoli di leadership è dunque in stallo a livello globale, con una crescita di appena +0,1 punti percentuali nell’ultimo anno. E allo stesso tempo l’ampia diffusione dell’intelligenza artificiale rischia di accentuare divari già esistenti, soprattutto per quanto concerne le generazioni più mature.
Quello che devi sapere
La partecipazione femminile al mercato del lavoro
I dati pubblicati da LinkedIn mostrano in primo luogo che la partecipazione femminile alla forza lavoro in Italia sta crescendo, tuttavia allo stesso tempo risulta bloccato l’accesso ai ruoli di leadership. Nel dettaglio le donne rappresentano oggi il 48% dei lavoratori, una quota stabile rispetto al 2024 e in lieve crescita rispetto al 45% del 2015. Se però lo sguardo si focalizza sui ruoli di vertice, risulta che solamente il 31% degli incarichi nella leadership aziendale è ricoperto da donne.
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Le difficoltà di accesso a ruoli manageriali
La fotografia indica un rallentamento significativo del ritmo della crescita: dopo anni di progressi infatti il tasso medio annuo di aumento della rappresentanza femminile nei ruoli di leadership è sceso allo 0,2% nel periodo 2022-2025, rispetto allo 0,7% registrato tra il 2015 e il 2022. Un fenomeno che diventa ancora più evidente osservando gli avanzamenti di carriera: in Italia infatti la presenza femminile passa dal 51% all’ingresso nel mercato del lavoro al 36% al primo livello manageriale, fino ad arrivare al 27% nei ruoli più importanti a livello dirigenziale. Questo implica che una giovane professionista che entra oggi nel mercato del lavoro con qualifiche e ambizioni simili a quelle dei colleghi uomini potrebbe avere meno opportunità di ottenere incarichi che comportano prendere decisioni strategiche. Una situazione che - sottolinea ancora LinkedIn - incide sulle carriere individuali ma anche sulla rappresentatività della leadership nel Paese.
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Il gender gap si accumula nel tempo
Olga Farreras Casado, Career Expert di LinkedIn Italia, ha spiegato che “c’è un aspetto che i dati ci raccontano in modo molto chiaro: il gender gap non nasce all’improvviso, ma si accumula nel tempo. Se guardiamo alle transizioni verso ruoli più senior, in Italia il divario cresce con il numero di anni di esperienza professionale: dal 5% per la Gen Z, al 9% per Millennials e Gen X, fino al 18% per i Baby Boomer. È incoraggiante vedere che all’ingresso nel mondo del lavoro la distanza si sia accorciata, ma la vera sfida è garantire pari opportunità di crescita nel lungo periodo. Senza un impegno costante lungo tutto il percorso professionale, la vicina parità iniziale rischia di non tradursi in una leadership equilibrata.”
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Il tema delle interruzioni di carriera
A questi temi si affianca quello delle interruzioni di carriera: a livello globale il 34% delle donne indica la genitorialità a tempo pieno come motivo principale di una pausa lavorativa, contro il 7% degli uomini. Questo divario a lungo termine si trasforma in una minore continuità, un minore accumulo di esperienza e di conseguenza un più difficile accesso alle posizioni di leadership.
Il ruolo dell’intelligenza artificiale
La fotografia dei dati sul gender gap si inserisce in un periodo di profonda trasformazione per il mercato del lavoro: l’intelligenza artificiale sta infatti impattando in molti settori, comportando conseguenze sule disuguaglianze esistenti in termini di competenze, transizioni lavorative e processi di selezione. Secondo le analisi dell’Economic Graph, condotte in collaborazione con il World Economic Forum, nel 2025 il divario sulle competenze chiave dell’IA è netto: in media prendendo in considerazione 75 economie gli uomini che su LinkedIn dichiarano competenze di AI Engineering sono il doppio delle donne. Le donne rappresentano solo il 29% (il 35% in Italia) di chi indica queste competenze, ma una parte del gap è “invisibile”: quando si considerano le competenze dedotte dal profilo indipendentemente quelle auto-dichiarate la quota femminile nella talent pool di AI Engineering risulta più alta (38% a livello globale, 45% in Italia).
Il posizionamento sul mercato del lavoro
In ogni caso il divario non riguarda solo le competenze, ma anche il posizionamento nel mercato del lavoro: tra coloro che non possiedono competenze legate all’intelligenza artificiale a livello globale, le donne sono più spesso impiegate in ruoli che l’IA generativa tende a trasformare o automatizzare (38% contro il 31% degli uomini). Tra chi invece possiede queste competenze prevalgono i ruoli in cui l’IA aumenta produttività e valore del lavoro, ma anche qui il vantaggio resta maschile: il 65% degli uomini è occupato in questi ruoli contro il 57% delle donne.
L’IA e il gender gap
Nel documento si legge ancora che, osservando i dati riferiti al 2025 sui lavoratori che hanno lasciato occupazioni interessate dalla rivoluzione dell’intelligenza artificiale generativa, gli uomini riescono più spesso a trasformare i cambiamenti tecnologici in un’accelerazione di carriera, mentre le donne restano più spesso intrappolate in traiettorie professionali maggiormente esposte al rischio di automazione. Uno squilibrio che si consolida tra le generazioni più mature, che soffrono un minore accesso ai ruoli potenziati dall’IA e, allo stesso tempo, minore presenza nei livelli decisionali in cui si definiscono strategie e investimenti tecnologici.
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