
Crisi banche, ecco i beni rifugio più sicuri, dall’oro ai bitcoin
Secondo Il Sole 24Ore oltre al metallo prezioso, nell’elenco figurano anche Nasdaq e i titoli di Stato: ecco le àncore cui hanno fatto appello gli investitori per risollevarsi dal caos degli istituti americani e dalla difficoltà della svizzera Credit Suisse

L’oro torna a essere il cosiddetto “bene rifugio” per eccellenza insieme a bond, Nasdaq e Bitcoin. Il 9 marzo il prezzo del lingotto era 1.811 dollari, dieci giorno dopo era pari a 2.009. Un effetto degli ultimi movimenti sui mercati dovuti alla chiusura delle banche americane Silicon Valley Bank e Signature e dalle criticità incontrate da Credit Suisse, il secondo istituto svizzero, comprato da Ubs. Lo spiega Il Sole 24Ore
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Il metallo giallo è stato fra i salvagenti a cui si sono appellati gli investitori: da sempre è infatti considerato il porto sicuro cui affidare i capitali nel corso delle crisi
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David Campomaggiore, Ceo di OroEtic e autore del libro must per il settore La verità sull’oro, sostiene che sia il momento migliore per vendere l'oro che non si usa: "Quanto sta avvenendo sta facendo schizzare verso l'alto il prezzo del metallo prezioso. La tempesta finanziaria ha effetti positivi per chi ha investito nell'oro. Impossibile prevedere cosa possa accadere da qui a una settimana, ma di certo chi ha fatto una scelta del genere deve riflettere seriamente se monetizzare o no. Le condizioni sono le migliori per ottenere un ottimo rendimento"
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Ma l'oro non è l’unico salvagente. Come specifica Il Sole, lo stesso ruolo è toccato ai titoli di Stato. I decennali statunitensi - che a inizio mese scambiavano al 4,1% - sono scesi sotto la soglia del 3,5%. I tassi del Bond tedesco di pari durata sono crollati dal 2,8% al 2,1%
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Un altro bene rifugio, spiega il quotidiano economico, è stato il Nasdaq: da inizio anno ha attirato capitali aggiornando l’attivo al 14,5% e si è confermato come la migliore risorsa azionaria in Occidente per il 2023
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Al contrario l’indice Russell 2000, che include molte banche regionali in difficoltà così come la aziende che rappresentano la street economy Usa, cede il 10%. Il Nasdaq saliva invece del 6%

Il Sole 24Ore cita inoltre i Bitcoin, in forte crescita: a tratti superano i 28mila dollari. La criptovaluta, specifica il quotidiano economico, è stata acquistata nelle sedute più instabili

La forza di questo bene rifugio digitale sta, fra gli altri fattori, anche nella debolezza del dollaro: con questa moneta il Bitcoin ha infatti una correlazione inversa al pari dell’oro. A questa si è aggiunta la discesa dei tassi reali (anche con questi ha una correlazione inversa)

C’è poi il flusso di capitali di molte start up statunitensi rimaste nelle maglie del crac della Silicon Valley Bank. Nell’attesa di trovare altri istituti, si sono momentaneamente fermati all’interno del network nato nel 2008

Infine il quarto fattore, definito da Il Sole il più rilevante: l’aumento della liquidità da parte della Federal Reserve (La Fed, banca centrale degli Stati Uniti), dato nel tentativo di supportare le banche in difficoltà