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Ex Ilva, perquisizioni e sequestri nelle sedi di Taranto e Milano di ArcelorMittal

5' di lettura

L'operazione della Gdf nell'ambito dell'inchiesta avviata dopo l'esposto dei commissari in amministrazione straordinaria. Venerdì nuovo incontro Conte-azienda. Lo stesso giorno il colosso convoca faccia a faccia coi sindacati, che però paiono intenzionati a non andare

Nello stabilimento ArcelorMittal, ex Ilva, di Taranto stamattina è arrivata la Guardia di Finanza. I militari delle Fiamme Gialle sono entrati negli uffici della direzione per acquisire atti e documenti nell'ambito della inchiesta avviata dalla Procura di Taranto dopo l'esposto di denuncia presentato sabato dai commissari straordinari IlvaPerquisizioni anche a Milano nell'ambito dell'inchiesta della Procura per distrazione di beni da fallimento. Dagli ambienti giudiziari e investigativi milanesi, riportati da Ansa, emerge anche che le indagini in corso punterebbero anche ad accertare se sia stata creata una situazione di "crisi pilotata" o meno. E mentre proseguono i contatti tra governo e ArcelorMittal, per venerdì 22 sono in programma nuovi incontri, tra Conte e i vertici aziendali e tra l'azienda e i sindacati (che però sembrano intenzionati a non partecipare).

Perquisizioni e sequestri

A quanto si apprende, la GdF sta acquisendo documentazione, anche in forma digitale, di tutto quanto abbia attinenza con movimento di merci, ordini, e stato di manutenzione degli impianti. L'inchiesta, tutt'ora contro ignoti, riguarda presunte condotte illecite di ArcelorMittal in particolare in merito alle ipotesi di reati di distruzione di mezzi di produzione e di appropriazione indebita. Quest'ultima ipotesi fa riferimento al fatto che i commissari di Ilva nella denuncia sostengono che il magazzino del siderurgico sia stato svuotato rispetto alla merce che vi era al momento della consegna. Tra le accuse contestate dalla Procura di Milano c'è anche quella di omessa dichiarazione dei redditi (LE TAPPE DEL CASO ILVA - I NUMERI DELLA CRISI - I POSSIBILI SCENARI - L'IPOTESI DELL'INTERVENTO DELLO STATO).

L'altoforno resta aperto

Intanto ieri, mentre le aziende dell’indotto protestavano contro ArcelorMittal per il mancato pagamento delle fatture (FOTO), la multinazionale ha annunciato che gli impianti dell'ex Ilva per ora rimangono aperti in attesa della sentenza del tribunale di Milano e i sindacati hanno incontrato al Quirinale il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. La prossima tappa è venerdì 22, quando il premier Conte vedrà i vertici dell'azienda, e lo stesso giorno ArcelorMittal Italia ha convocato i sindacati per un secondo incontro. A quanto trapela però da fonti sindacali, Fim, Fiom e Uilm avrebbero l'intenzione di non partecipare a questo faccia a faccia. Poi mercoledì 27 i magistrati si pronunceranno sul ricorso d'urgenza dei commissari contro il recesso di Mittal. 

Sindacati: con blocco merci problemi a cokeria

Intanto il segretario generale della Fiom Cgil Puglia e Taranto, Giuseppe Romano, dopo un incontro tra le organizzazioni sindacali e l'azienda sul tema della protesta delle aziende dell'indotto, ha spiegato: "L'azienda ci ha detto che il blocco delle merci alla portineria C attuato oggi dai lavoratori dell'indotto sta creando problemi all'attività della cokeria. C'è rischio di fermata degli impianti con conseguenze sia sul piano ambientale, con rischio di emissioni in atmosfera, che su quello occupazionale, con eventuale ricorso alla Cig". Lo stesso sindacalista ha aggiunto: "Ci hanno detto che hanno iniziato a pagare i fornitori. Ora vediamo se ci sono le condizioni per far sospendere la protesta dell'indotto".

I punti della trattativa

La trattativa tra ArcelorMittal e il governo potrebbe anche non concludersi venerdì e proseguire con un secondo round prima della pronuncia del tribunale di Milano, che indaga su eventuali illeciti tributari e su presunti reati pre-fallimentari in un fascicolo esplorativo. Sul tavolo della negoziazione ci sarebbero un decreto per reintrodurre lo scudo penale, (COS'È) la possibilità di ammortizzatori sociali fino a 3000 dipendenti dell'acciaieria, sconti sugli impianti, defiscalizzazioni delle bonifiche e un possibile ingresso di Cassa depositi e prestiti nell'azionariato. Nodi che il governo porterà già nel Consiglio dei ministri di giovedì, che vedrà al tavolo al fianco di Conte i ministri M5s Stefano Patuanelli e Pd Roberto Gualtieri. Mittal avrebbe chiesto garanzie al governo e dall'esecutivo più d'uno sostiene che "ora", complici le inchieste giudiziarie, i vertici dell'azienda sarebbero "preoccupati" e quindi più disponibili ad arrivare a un compromesso.

Gualtieri: nell’accordo ci sarà anche lo scudo penale

"Se si definisce un accordo con Mittal nel quadro di questo accordo ci sarà anche la componente dello scudo penale. Io penso che debba essere fatto ma in un quadro complesso", ha detto Gualtieri, smentendo l'ipotesi di un prestito ponte ventilata dai media. E ha assicurato: "Ilva non chiuderà. Occorre una soluzione industriale perché l'Italia ha bisogno di un'acciaieria. Auspico una ripresa del negoziato. Questo è un momento delicato. Da Arcelor Mittal è arrivato un primo segnale positivo anche se legato alla vicenda processuale".

Si cerca accordo, Ansa: Gualtieri ha visto Morselli

Secondo quanto riportato da fonti Ansa, è in corso una trattativa tra governo e ArcelorMittal per risolvere la crisi. Il ministro dell'Economia Roberto Gualtieri avrebbe visto nel fine settimana l'amministratore delegato di ArcelorMittal Italia Lucia Morselli che avrebbe dato segnali di disponibilità per tornare indietro rispetto al recesso dal contratto.

Data ultima modifica 19 novembre 2019 ore 17:39

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