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ArcelorMittal lascia ex Ilva: cos’è lo scudo penale, tra le cause del recesso di contratto

5' di lettura

La multinazionale dell’acciaio cita l’eliminazione della protezione legale come uno dei due motivi che hanno determinato l'impossibilità di attuare il piano industriale e la notifica della decisione. Ecco cosa è l’immunità penale al centro dello scontro

ArcelorMittal vuole lasciare la ex Ilva. La multinazionale anglo-indiana dell’acciaio ha comunicato ai commissari dell'azienda che intende rescindere i contratti. E le cause sono due: i provvedimenti emessi dai giudici di Taranto e soprattutto l'eliminazione della "protezione legale" dal 3 novembre "necessaria alla società per attuare il suo piano ambientale senza il rischio di responsabilità penale, giustificando la comunicazione di recesso". Ma cosa è lo scudo legale, l’immunità penale tolta, indicata da ArcelorMittal tra i "gravi eventi" che hanno contribuito a causare una situazione di "incertezza giuridica e operativa" alla base della sua decisione?

Cosa è l’immunità penale

Quella dell'immunità penale è una questione che va avanti da tempo. L'immunità penale concessa a Ilva in amministrazione straordinaria prima e ad ArcelorMittal poi, nasce da una norma del 2015: il decreto legge n.1. L'azienda era entrata da gennaio in amministrazione straordinaria, si era in una fase critica perché erano aperte tutte le conseguenze del sequestro giudiziario dell'area a caldo del 2012. Con questa norma si era voluto di fatto assicurare una protezione legale sia ai gestori dell'azienda (i commissari), che ai futuri acquirenti (l'offerta di gara di ArcelorMittal doveva ancora palesarsi), relativamente all'attuazione del piano ambientale della fabbrica. Evitare, in pratica, che attuando il piano ambientale, normato da un Dpcm del settembre 2017, i commissari o i futuri acquirenti del siderurgico restassero coinvolti in vicissitudini giudiziarie derivanti dal passato, essendo l'inquinamento Ilva un problema di lunga data.

Il primo stop all’immunità

Nella primavera del 2019, ad un anno circa dell'insediamento del primo governo Conte, il M5s aveva dichiarato che questa norma sullo scudo era illegittima e andava abrogata perché si sarebbe trattato di un privilegio concesso ad ArcelorMittal. Nei mesi successivi, con il decreto legge Crescita, viene quindi deciso uno stop all’immunità. "L'ipotizzato intervento abrogativo - si legge nella relazione tecnica che accompagnava il dl - mira a riconsiderare la natura delle prescrizioni poste dal piano ambientale, che vengono ora qualificate come le migliori regole preventive in materia esclusivamente ambientale e non, anche, in materia di tutela della salute e dell'incolumità pubblica e di sicurezza sul lavoro. In aggiunta, si specifica che le condotte connesse all'attuazione del piano ambientale, perché non diano luogo a responsabilità, è necessario siano poste in essere nel rispetto di termini e modalità previsti dal piano ambientale medesimo, nella versione risultante a seguito del Dpcm 29 settembre 2017".  "L'intento - si spiega ancora - è quello di delimitare temporalmente l'applicabilità della disciplina per quanto attiene all'affittuario o acquirente e ai soggetti funzionalmente da questi delegati".

La reazione di ArcelorMittal

ArcelorMittal ha accolto negativamente l'abrogazione della norma. Luigi Di Maio, allora ministro dello Sviluppo economico, cercò di assicurare l'azienda e disse che se ve avesse rispettato gli accordi e attuato il piano ambientale nei modi e nei tempi stabiliti, non avrebbe dovuto temere nulla. ArcelorMittal però rilanciò: senza immunità, andiamo via da Taranto il 6 settembre. A sostegno di ArcelorMittal, anche sindacati, Confindustria e Federmeccanica, per i quali non si possono mutare in corsa le regole. Con il successivo decreto legge Imprese c’è stata una correzione di rotta. Di Maio ha incontrato l'azienda per un confronto di merito e in estate l'immunità, col nuovo provvedimento, viene ripristinata con una diversa formulazione ed un perimetro applicativo più circoscritto. Vale sempre per il piano ambientale ma è a scadenza progressiva. In sostanza, "copre" gli impianti da mettere a norma per il periodo di tempo strettamente necessario ai lavori come da crono-programma.

Il nuovo stop allo scudo penale

ArcelorMittal sembra rassicurata dalla nuova disposizione e annuncia che resterà a Taranto. Nel mentre però, ad ottobre è arrivata alla Corte Costituzionale l'impugnazione di costituzionalità fatta sul decreto del 2015 dal gip di Taranto. Secondo il giudice quella norma è anticostituzionale. I giudici della Consulta gli rinviano gli atti chiedendogli di rivalutare, alla luce del modificato quadro legislativo, dl Crescita e dl Imprese, se il nodo di costituzionalità sussiste ancora. Il gip si era infatti appellato alla Consulta a febbraio scorso, prima dei due dl. Il decreto legge Imprese trova intanto uno scoglio in Senato, dove approda in primo esame. Alcuni senatori M5S, tra cui l'ex ministro Lezzi, bloccano la reintroduzione dell’immunità, anche se modificata, e ottengono con un emendamento l'abrogazione dell'articolo specifico. Il testo del dl passa quindi senza immunità penale sia in commissione al Senato, che in aula al Senato e infine alla Camera.

La situazione precipita

ArcelorMittal fa filtrare al governo che senza immunità la situazione si fa insostenibile. L’esecutivo allora, prima richiama l'articolo 51 del Codice penale, che stabilisce la non perseguibilità per chiunque adempia un dovere o un obbligo stabilito dalla legge (e col Dpcm del 2017 il piano ambientale dell'acciaieria lo è), dicendo che già questa è una garanzia sufficiente. In seguito, il governo, incontrando il nuovo Ad di ArcelorMittal, Lucia Morselli, non esclude una nuova norma di carattere generale e non specifica per l'ex Ilva, che chiarisca e rafforzi i contenuti dell'articolo 51 del Codice penale a ulteriori garanzia e rassicurazione per l'investitore. Ma questa promessa non è bastata e si è così arrivati all’annuncio di ArcelorMittal della rescissione del contratto, con la restituzione dell’azienda all'amministrazione straordinaria, perché l'aver tolto l'immunità ha modificato il complessivo quadro di regole all'interno del quale l'azienda è stata acquisita.

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