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Fondi Lega, dall’inchiesta alla conferma del sequestro in Cassazione

Immagine d'archivio (Ansa)
6' di lettura

Una vicenda partita nel 2012, quando gli inquirenti hanno iniziato a indagare sui 49 milioni che l’ex leader Bossi e il tesoriere Belsito avrebbero sottratto allo Stato e utilizzato per spese private. Nel 2018 la conferma: il Carroccio dovrà restituire tutti i soldi

La vicenda sui fondi della Lega Nord, con al centro i 49 milioni che il partito dovrebbe restituire allo Stato, va avanti dal 2012. Tutto è iniziato quando l’ormai ex tesoriere leghista, Francesco Belsitovenne indagato con le accuse di truffa ai danni dello Stato e riciclaggio per la sua gestione dei rimborsi elettorali. Secondo gli inquirenti, Belsito trasferì all’estero i soldi, in particolare a Cipro e in Tanzania, e li investì in varie attività, tra cui l'acquisto di diamanti. La vicenda portò alle dimissioni di Umberto Bossi dalla carica di segretario, seguite da quelle dei suoi più stretti collaboratori.

Le condanne nei processi

I rimborsi elettorali ricevuti dalla Lega Nord e finiti sotto la lente degli inquirenti sono quelli raccolti tra il 2008 e il 2010, per un totale di 48.969.617 euro. Secondo l’accusa, i soldi non sarebbero andati solo a investimenti esteri ma utilizzati anche per spese personali, principalmente della famiglia Bossi. Per quanto riguarda l’inchiesta sull’irregolarità nell’utilizzo dei fondi, il Tribunale di Milano nel luglio 2017 ha condannato Umberto Bossi a 2 anni e 3 mesi di carcere, il figlio Renzo Bossi a 1 anno e 6 mesi e l'ex tesoriere Francesco Belsito a 2 anni 6 mesi. In appello la pena è scesa per Belsito a un anno e 8 mesi per appropriazione indebita. I giudici hanno in parte prescritto alcune delle accuse nei suoi confronti e per altre è stato assolto. La Corte ha invece disposto il non luogo a procedere per Umberto Bossi e il figlio Renzo. La Lega aveva presentato querela nei confronti di Belsito ma non dei Bossi: era quindi impossibile procedere nei loro confronti.

Parallelamente si è svolto invece a Genova (passato qui dalla procura di Milano per competenza territoriale) il processo per truffa ai danni dello Stato, riguardante i rendiconti irregolari presentati tra il 2008 e il 2010 al Parlamento per ottenere indebitamente fondi pubblici. Sempre nel luglio 2017, i giudici liguri hanno emesso le sentenze di primo grado: per il fondatore della Lega Bossi condanna a 2 anni e 6 mesi, per Belsito a 4 anni e 10 mesi e condanne minori per altre 5 persone (tre dipendenti del partito e due imprenditori).

La prima tranche del sequestro

Nella stessa sentenza, i giudici di Genova hanno disposto anche la confisca diretta di quasi 49 milioni a carico del Carroccio, perché "somma corrispondente al profitto, da tale ente percepito, dai reati per i quali vi era stata condanna”. Nel settembre 2017, la Procura di Genova ha chiesto e ottenuto il sequestro preventivo finalizzato alla confisca della somma indicata. Ma le cifre effettivamente sequestrate nell’anno successivo ammontano a poco più di 2 milioni, soldi reperiti sui conti della Lega sparsi in tutta Italia. Per poter proseguire nell’esecuzione del sequestro, bloccando anche le somme ottenute successivamente dal partito, i pm hanno inoltrato una richiesta. Quest’ultima è stata però respinta dal Tribunale del Riesame di Genova.

La Cassazione accoglie il ricorso

La decisione del Riesame è stata però poi ribaltata il 12 aprile 2018, quando la Cassazione ha accolto il ricorso della Procura, stabilendo "l'esistenza di disponibilità monetarie della percipiente Lega Nord che si sono accresciute del profitto di reato, legittimando così la confisca diretta del relativo importo, ovunque e presso chiunque custodito e quindi anche di quello pervenuto sui conti e/o depositi in data successiva all'esecuzione del provvedimento genetico”. La Suprema Corte ha quindi rinviato gli atti ai giudici del Riesame di Genova, chiedendo loro di pronunciarsi nuovamente ma seguendo le indicazioni della Cassazione (quindi a favore dell’estensione del sequestro). Nel frattempo, sempre a Genova, è stata aperta un'inchiesta per riciclaggio, a carico di ignoti, sui soldi in questione, o almeno su una parte. Il sospetto dei giudici è che parte dei 49 milioni siano finiti all’estero, per poi rientrare in Italia, per sfuggire al sequestro. Sui conti del Carroccio, infatti, i magistrati non sono riusciti fino ad ora a reperire somme utili a coprire la cifra totale.

La Lega rimanda in Cassazione

Nel settembre 2018, il Tribunale del Riesame di Genova ha quindi accolto il ricorso della Procura, confermando il sequestro dei fondi della Lega. Nelle loro motivazioni i giudici scrivono che "siccome la Lega Nord ha direttamente percepito le somme qualificate in sentenza come profitto del reato […] in quanto oggettivamente confluite sui conti correnti non può ora invocarsi l'estraneità del soggetto politico rispetto alla percezione delle somme confluite sui suoi conti e delle quali ha direttamente tratto un concreto e consistente vantaggio patrimoniale". Una decisione contro cui però la Lega ha fatto ricorso in Cassazione. Intanto il partito ha deciso comunque "di mettere a disposizione della procura somme di 100mila euro con cadenza bimestrale, pari a 600mila euro l'anno". Questo fino al raggiungimento dei 49 milioni, in una sorta di pagamento a rate.

La conferma del sequestro e le condanne in secondo grado

Nuovamente in Cassazione, dopo il ricorso della Lega, il procedimento è stato respinto dalla Suprema Corte. Nel novembre 2018, i giudici hanno infatti confermato il sequestro dei 49 milioni, pur mantenendo l’accordo per la rateizzazione (per il quale ci vorranno quasi 80 anni per estinguere il “debito” verso lo Stato). Nel frattempo, è proseguito davanti alla Corte d’Appello di Genova il secondo grado per Umberto Bossi, Francesco Belsito e i tre revisori del partito, imputati per la maxi truffa ai danni dello Stato. Il 26 novembre 2018, è arrivata la sentenza: la Corte ha condannato il Senatur a 1 anno e 10 mesi, Francesco Belsito a 3 anni e 9 mesi, gli ex revisori contabili Diego Sanavio e Antonio Turci a 8 mesi, e il revisore Stefano Aldovisi a 4 mesi. Confermato anche il sequestro dei 49 milioni. Gli imputati e il pg di Genova Enrico Zucca hanno però fatto ricorso in Cassazione.

Cassazione: prescrizione per Bossi e Belsito, ma resta confisca

Il 6 agosto 2019 la decisione della Cassazione, chiamata a pronunciarsi sull'esito del processo di secondo grado: prescritto il reato di truffa per Umberto Bossi e Francesco Belsito. Quest'ultimo, però, resta responsabile del reato di appropriazione indebita: per lui ci sarà in questo caso la rideterminazione della pena in Appello. I giudici hanno anche confermato la confisca dei 49 milioni alla Lega, mentre sono cadute le confische personali. 

Data ultima modifica 06 agosto 2019 ore 22:00

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