Stefano Cucchi, la sua storia dall’arresto alla morte fino ai processi

Ilaria Cucchi, sorella di Stefano, mostra le foto choc dell'autopsia del fratello (Ansa)
6' di lettura

Il 15 ottobre 2009 il geometra 31enne viene arrestato perché in possesso di droga. Sette giorni dopo muore all'ospedale Pertini di Roma. Da quel giorno parte una complessa vicenda giudiziaria e una lunga ricerca della verità da parte di sua sorella Ilaria

La vicenda di Stefano Cucchi inizia nella serata del 15 ottobre 2009, quando viene arrestato perché trovato in possesso di droga. Stefano è un geometra 31enne di Roma e viene fermato dai carabinieri nel parco degli Acquedotti: viene trovato in possesso di 20 grammi di hashish, di cocaina e di alcune pastiglie per l'epilessia di cui soffriva. Viene portato in caserma e viene disposta per lui la custodia cautelare in carcere. Sette giorni dopo muore all’ospedale Pertini. È l’inizio di una complessa vicenda giudiziaria e di una lunga ricerca della verità, portata avanti soprattutto dalla sorella di Stefano, Ilaria Cucchi.

I fatti: così è morto Stefano Cucchi

Il giorno dopo il fermo di Stefano Cucchi, viene convalidato l’arresto e il 31enne viene processato per direttissima. Il giudice dispone che Cucchi rimanga in custodia cautelare nel carcere di Regina Coeli, in attesa di un’udienza che si sarebbe dovuta tenere il mese successivo, a novembre 2009. Già alla fine dell’udienza per la convalida dell’arresto le condizioni di salute di Cucchi sono abbastanza preoccupanti e per questo viene fatto visitare dal medico del tribunale. Dopo l’ingresso in carcere viene visitato nell’infermeria di Regina Coeli che dispone un immediato trasferimento al pronto soccorso del Fatebenefratelli per degli accertamenti. Cucchi rifiuta però il ricovero e torna in carcere. Il giorno dopo, le sue condizioni di salute sono sempre più preoccupanti e viene sottoposto ad altre visite, fino al ricovero nel reparto detentivo dell’ospedale Sandro Pertini, dove Stefano muore il 22 ottobre. Al momento del decesso pesa 37 chili. In sei giorni la famiglia non riesce mai a vederlo.

Le foto choc

Il 29 ottobre 2009 viene convocata una conferenza stampa dall’associazione “A Buon Diritto”. Ai presenti viene distribuita una cartella contenente alcune foto scattate prima dell'autopsia di Stefano, che erano state inviate dai familiari del ragazzo all’associazione. Le foto sono diventate tristemente famose: il corpo magrissimo, ematomi sul viso, un occhio aperto e uno chiuso, un livido nero sul coccige e vari segni sul corpo.

Il primo processo: Stefano Cucchi morto per “malnutrizione”

Per la morte di Stefano Cucchi vengono inizialmente rinviati a giudizio sei medici, tre infermieri e tre agenti della penitenziaria. Le accuse, contestate a vario titolo e secondo le rispettive posizioni, sono di abbandono d'incapace, abuso d'ufficio, favoreggiamento, falsità ideologica, lesioni e abuso d'autorità. In questa prima indagine, l'ipotesi dell’accusa è che Cucchi sia stato “pestato” nelle celle del tribunale e in ospedale sia stato abbandonato e lasciato morire di fame e sete. Nel processo di primo grado, però, i giudici arrivano a un'ipotesi diversa: nessun pestaggio, ma morte per "malnutrizione".

Le sentenze del primo processo e l'appello-bis

Nella sentenza di primo grado del giugno 2013 gli unici condannati, per omicidio colposo, sono i medici dell’ospedale Pertini. Assolti invece tre infermieri e tre agenti penitenziari. Davanti ai giudici d'appello, il 31 ottobre 2014, viene ribaltato tutto: assolti tutti gli imputati per insufficienza di prove, senza distinzione di posizioni. Ilaria Cucchi annuncia ricorso in Cassazione. La Suprema corte decide la parziale cancellazione di questa sentenza e ordina un processo di appello-bis per omicidio colposo per i medici. Confermate invece le assoluzioni per i tre agenti di polizia penitenziaria e i tre infermieri del Pertini. L’appello-bis termina con una nuova assoluzione per i dottori. Nel 2017 la Cassazione annulla quest’ultima assoluzione, ma il giorno successivo il reato finisce in prescrizione.

L’indagine-bis e le accuse ai carabinieri che hanno arrestato Cucchi

La vicenda giudiziaria però non finisce qui. La tenacia di Ilaria Cucchi e della sua famiglia portano, alla fine del 2015, all'avvio di un’inchiesta-bis. Nel gennaio 2017 la procura di Roma conclude le indagini e chiede il rinvio a giudizio nei confronti dei tre carabinieri che hanno arrestato Stefano Cucchi, per omicidio preterintenzionale, e di altri due militari, per calunnia e falso. Secondo le accuse, i tre hanno colpito Cucchi “con schiaffi, pugni e calci, provocando una rovinosa caduta, che unitamente alla condotta omissiva dei sanitari che avevano in cura Cucchi presso la struttura protetta dell'ospedale Sandro Pertini, ne determinavano la morte”.

Il processo ai carabinieri

Il 10 luglio 2017 i gup accolgono la richiesta della Procura e rinviano a giudizio i carabinieri. Con questo nuovo processo si torna a discutere di un “pestaggio” come causa principale e scatenante della morte di Stefano Cucchi. Nella richiesta di rinvio a giudizio i pm elencano infatti tutte le lesioni riportate da Cucchi: tumefazioni ed ecchimosi al viso, due fratture alle vertebre, diverse escoriazioni. In particolare la rottura della vertebra s4 che ha portato alla lesione del nervo sacrale. Un quadro clinico che secondo i pm “accentuava la bradicardia” di Cucchi “con conseguente aritmia mortale". Durante il processo l’appuntato scelto dei carabinieri Riccardo Casamassima, confermando le dichiarazioni rese ai pm nel corso delle indagini, accusa in aula i colleghi. "Mi confidò che c'era stato un casino perché un giovane era stato massacrato di botte dai ragazzi, quando si riferì ai ‘ragazzi', l'idea era che erano stati i militari che avevano proceduto all'arresto", dice Casamassima ai giudici riferendosi al maresciallo Roberto Mandolini.

La svolta nel secondo processo: carabiniere accusa due colleghi di pestaggio

L'11 ottobre 2018 arriva una svolta nel processo-bis. Per la prima volta c'è l'ammissione di un pestaggio: Francesco Tedesco, uno dei tre carabinieri a processo per omicidio preterintenzionale e abuso di autorità, chiama in causa due colleghi e li accusa di aver picchiato Cucchi provocando quella "rovinosa caduta" e quelle numerose lesioni che secondo i pm lo portarono alla morte. Il militare ha presentato una denuncia dove ricostruisce i fatti della notte dell'arresto di Cucchi. Tedesco dice di aver presentato una nota di servizio su quanto avvenuto, che però è stata sottratta. Anche il comandante sapeva, ha accusato Tedesco. "Il muro è stato abbattuto", ha commentato Ilaria Cucchi dopo questa svolta.

“Sulla mia pelle”, il film che racconta gli ultimi giorni di Stefano Cucchi

Nel 2018 si è parlato della vicenda di Stefano Cucchi non solo per il nuovo processo ai carabinieri ma anche per l’uscita del film “Sulla mia pelle”. Presentato alla 75esima edizione del Festival del Cinema di Venezia, racconta gli ultimi giorni di vita del giovane. A interpretarlo è Alessandro Borghi (“Non essere cattivo”). La sceneggiatura si basa sui racconti dei familiari e sugli atti dell’inchiesta. Ilaria Cucchi si è detta “profondamente commossa” per gli applausi ricevuti dal film a Venezia e ha lanciato un messaggio sulla mancanza di una legge contro la tortura.

Data ultima modifica 11 ottobre 2018 ore 13:31

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