I medici dell'ospedale Pertini avevano una "posizione di garanzia" a tutela della salute di Stefano Cucchi e il loro primo dovere era diagnosticare "con precisione" la sua patologia anche in presenza di una "situazione complessa che non può giustificare l'inerzia del sanitario o il suo errore diagnostico". Lo scrive la Cassazione nelle motivazioni - depositate oggi - in base alle quali sono state annullate le assoluzioni dei cinque camici bianchi che avrebbero dovuto curare Cucchi morto nel 2009 dopo una settimana di ricovero.

 

Il processo sulla morte del giovane si riaprirà per il primario Aldo Fierro, per Stefania Corbi, Flaminia Bruno, Luigi De Marchis e Silvia Di Carlo. Secondo il verdetto dei giudici, gli stati patologici di Cucchi, preesistenti e concomitanti con il politraumatismo per il quale fu ricoverato, avrebbero dovuto imporre "maggiore attenzione ed approfondimento", con ricorso alla "diagnosi differenziale".