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Caso Cucchi, in un audio di un'intercettazione i falsi dei carabinieri

2' di lettura

Nella conversazione, che proverebbe i depistaggi dell'Arma, il maresciallo Massimiliano Colombo, comandante della stazione di Tor Sapienza, informa l’appuntato Colicchio di essere accusato di falso. E dice: "Se indagano me devono farlo anche con i miei superiori"

Una telefonata che fornirebbe un'ulteriore prova dei depistaggi e dei falsi disposti dalla catena di comando dei carabinieri di Roma nel processo sulla morte di Stefano Cucchi (LA SUA STORIA). A pubblicarla è il sito di Repubblica: si tratta dell'audio di una conversazione telefonica intercettata dagli agenti della Squadra mobile della Polizia nel pomeriggio del 22 settembre scorso e depositata dal pm Giovanni Musarò agli atti del processo per l'omicidio di Stefano Cucchi. "È una conversazione chiave - spiega il sito - che ricostruisce la genesi di alcuni dei falsi disposti dalla catena di comando dell'Arma di Roma e cruciali per far deragliare la ricerca della verità". Nel filone dell’inchiesta per falso sono sei le persone indagate: cinque carabinieri e l’avvocato Gabriele Giuseppe Di Sano.

Il maresciallo Labriola: Se indagano me, devono indagare anche i miei superiori

Il colloquio avviene fra uno degli indagati, il maresciallo Massimiliano Colombo Labriola, comandante della stazione dei carabinieri di Tor Sapienza, che ha ricevuto l'informazione di garanzia per falso ideologico e materiale, e l'appuntato Gianluca Colicchio.  Nel colloquio, il maresciallo sottolinea che, se indagano lui, devono essere indagati anche altri ufficiali suoi superiori. Colombo Labriola, spiega il sito, "almeno apparentemente, appare sorpreso dall'essere chiamato a rispondere dei falsi che, nell'ottobre del 2009, sono stati direttamente ordinati dal comando di gruppo Carabinieri Roma (nella persona del suo capo ufficio, il tenente colonnello Francesco Cavallo) per dissimulare le reali condizioni di salute di Stefano dopo il pestaggio subito la notte del suo arresto". Colicchio, spiega Repubblica, è "insieme all'appuntato Francesco Di Sano, il carabiniere che conosce, come del resto il maresciallo Colombo, la storia di quei falsi. Chi li ordinò, chi fece pressione perché all'ordine venisse dato corso (il maggiore Luciano Soligo, comandante della stazione Montesacro Talenti e superiore gerarchico del maresciallo Colombo), e dunque come l'intera catena di comando fosse al corrente di quella cruciale manipolazione di atti destinata a indirizzare la ricerca della verità lontano dai responsabili del pestaggio (i carabinieri in servizio alla stazione Appia che arrestarono Stefano la notte tra il 15 e 16 ottobre 2009)".

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