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Processo Cucchi, pm chiede condanne fino a 18 anni

6' di lettura

Sul banco degli imputati ci sono cinque carabinieri. Si tratta di Alessio Di Bernardo, Raffaele D'Alessandro, Francesco Tedesco, Vincenzo Nicolardi e Roberto Mandolini. La sentenza è fissata per il 14 novembre

Il pm Giovanni Musarò ha chiesto, nella parte conclusiva della sua requisitoria al processo (LE TAPPE DELLA VICENDA) per la morte di Stefano Cucchi, condanne a 18 anni di carcere per i due carabinieri della Stazione Roma Appia accusati di omicidio preterintenzionale, Alessio Di Bernardo e Raffaele D'Alessandro.

Le richieste di condanna

Per l'imputato-testimone Francesco Tedesco, il rappresentante dell'accusa ha sollecitato una sentenza d'assoluzione con la formula 'per non aver commesso il fatto' per quanto riguarda l'omicidio preterintenzionale. Inoltre, ha chiesto alla Corte d'assise di Roma di pronunciare una sentenza di condanna a otto anni di reclusione per il maresciallo Roberto Mandolini (all'epoca comandante interinale della Stazione Appia) per l'accusa di falso, e una condanna a tre anni e mezzo di reclusione per lo stesso reato per Tedesco. Il non doversi procedere per prescrizione dall'accusa di calunnia è stato sollecitato per il carabiniere Vincenzo Nicolardi, Tedesco e Mandolini.

Sentenza il 14 novembre

Viste le richieste di condanna e i numerosi avvocati che dovranno intervenire in favore degli imputati, i giudici hanno stabilito di aggiungere in coda un'ulteriore udienza. Invece del 6 novembre, infatti, è stata indicata l'udienza del 14 novembre per consentite eventuali repliche e dare spazio alla camera di consiglio che porterà alla sentenza.

Ilaria Cucchi: "Questo processo riavvicina i cittadini allo Stato"

"Questo processo ci riavvicina allo Stato, riavvicina i cittadini e lo Stato". È il commento di Ilaria Cucchi dopo la requisitoria di Musarò. "Non avrei mai creduto di trovarmi in un'aula di giustizia e respirare un'aria così diversa - ha aggiunto -. Sembra qualcosa di così tanto scontato, eppure non è così. Se ci fossero magistrati come il dottor Musarò non ci sarebbe bisogno di cosiddetti eroi o della sorella della vittima che sacrifica dieci anni della sua vita per portare avanti sulle sue spalle quella che è diventata la battaglia della vita".  

La requisitoria del pm

"Questo non è un processo all'Arma dei Carabinieri, ma è un processo contro cinque esponenti dell'Arma dei Carabinieri che nel 2009 violarono il giuramento di fedeltà alle leggi e alla Costituzione, tradendo innanzitutto l'Istituzione di cui facevano e fanno parte", ha affermato Musarò durante la requisitoria. Poi: "È impossibile dire che non ci sia un nesso di causalità tra il pestaggio e la morte. Unica spiegazione medico-legale su causa morte che ha una dignità è quella del riflesso vagale bradicardizzante. I periti parlano di multifattorialità a produrre la morte di Cucchi. E tutti i fattori hanno un unico denominatore: sono connessi al pestaggio, sono connessi al trauma subito da Cucchi".

Il legale della famiglia: "Vogliamo solo verità e giustizia"

"Non vogliamo contentini, non vogliamo pene esemplari, vogliamo solo verità e giustizia". Così l'avvocato Fabio Anselmo, legale storico della famiglia Cucchi. "Abbiamo preso insulti per anni e nel frattempo la famiglia Cucchi ha perso la salute - ha aggiunto Anselmo -. La famiglia Cucchi però è fiera di trovarsi accanto come parte civile l'Arma dei carabinieri nel procedimento sui depistaggi del 2009 e del 2015. Siamo esausti, provati - ha concluso il legale -. Siamo di fronte a una famiglia che sta male. L'unica speranza che possiamo dare a questa famiglia è di restituire quella verità, quella giustizia, quella dignità che meritano”.

"I depistaggi del 2009 hanno assunto grande rilevanza"

Per il rappresentante dell'accusa, il quale ha precisato che "i depistaggi del 2009 hanno assunto grande rilevanza, perché hanno condizionato la ricostruzione dei fatti" oggetto di questo processo, "la migliore riprova di tale assunto è rappresentata dal fatto che l'acquisizione di alcuni elementi decisivi, sia ai fini di questo processo sia ai fini di quello sui depistaggi del 2015, è stata possibile grazie alla leale collaborazione offerta nel 2018 e nel 2019 proprio dall'Arma dei Carabinieri, in particolare dal Comando Provinciale dei Carabinieri di Roma, dal Reparto Operativo e dal Nucleo Investigativo, i cui componenti hanno profuso impegno e intelligenza ai fini della esatta ricostruzione dei fatti". Secondo il pm "per sgombrare definitivamente il campo da strumentali insinuazioni, non si può sottacere che straordinaria importanza ha assunto la costituzione di parte civile del Comando Generale dei Carabinieri nel cosiddetto processo dei depistaggi".

"Il 15 ottobre Stefano Cucchi stava bene"

Quando la sera del 15 ottobre Stefano Cucchi fu arrestato "era un ragazzo che stava bene, lo dicono tutti; però era magro. Era complessivamente in buone condizioni di salute, però era sottopeso. Pesava 43 chili perché lui stesso diceva che faceva il pugile e aveva la necessità di stare sotto i 44 chili per rientrare nella categoria di appartenenza. Sul tavolo dell'obitorio aveva perso sei chili in sei giorni, perché durante la degenza non mangiava", ha affermato Musarò. Per il rappresentante dell'accusa, Cucchi "non mangiava non da quando era al Pertini, bensì da quando era a Regina Coeli: lui non mangiava perché non stava bene. E il prof Vigevano dice che era dovuto anche a un disturbo post traumatico da stress, i cui sintomi sono rinvenibili anche dal comportamento complessivo di Cucchi in quei giorni". Secondo il pm, "due persone l'aggrediscono, lo colpiscono anche quando lui era già a terra, di notte. La tanta evocata magrezza diventa a carico anche sotto il profilo del dolo. Aggredire con quelle modalità una persona fragile e sottopeso, significa aggredire una persona che può riportare anche danni più gravi, com'è accaduto a Stefano Cucchi. E di questo occorrerà tenerne conto".

I legali di Tedesco: "Ha dato credibilità all’Arma"

La "scelta coraggiosa" del carabiniere Francesco Tedesco, che con le sue dichiarazioni ha fatto luce sul pestaggio subito da Stefano Cucchi in sua presenza dai due suoi colleghi, "è stata certamente un passo importante per la sua difesa ma anche un contributo generoso per la credibilità dell'Arma". Hanno commentato così gli avvocati Eugenio Pini e Francesco Petrelli la richiesta assolutoria fatta dal pm per Tedesco per l'accusa di omicidio preterintenzionale. "La richiesta assolutoria avanzata dal pm per l'omicidio preterintenzionale - hanno aggiunto i due penalisti - è la naturale evoluzione di un lungo dibattimento che ha consegnato un quadro probatorio indiscutibilmente in linea con la richiesta”.

Comune di Roma: "Condotte devastanti"

"Le condotte contestate oggi agli imputati sono devastanti, anche in funzione del ruolo che rivestivano, ma sono in aperta violazione dei principi di legalità e di rispetto della dignità umana, che sono anche elementi fondanti dello Statuto di Roma Capitale". Sono le parole dell'avvocato Enrico Maggiore, dell'Avvocatura capitolina, nelle sue conclusioni al processo per la morte di Stefano Cucchi, processo nel quale Roma Capitale è costituita parte civile. Per quanto riguarda la richiesta risarcitoria, in caso di condanna è stata chiesta una provvisionale di 50mila euro e un risarcimento in via equitativa o da stabilirsi in sede civile.

Data ultima modifica 03 ottobre 2019 ore 17:37

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