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Morte di Stefano Cucchi, otto carabinieri a processo

3' di lettura

La Procura di Roma chiede il rinvio a giudizio per otto carabinieri nell'inchiesta sui depistaggi successivi alla morte del geometra. Per gli inquirenti i militari modificarono le note di servizio e non consegnarono gli originali per coprire i colleghi 

Otto carabinieri, tutti coinvolti secondo gli inquirenti nella catena di falsi basati sulle note di servizio"taroccate" allo stato di salute di Cucchi: la Procura di Roma ha chiesto il rinvio a giudizio per questi otto militari, tra cui alcuni ufficiali, nell'ambito dell'inchiesta sui depistaggi che seguirono alla morte di Stefano Cucchi ("IL COLONNELLO MI MANDO' NOTE DI SALUTE DA ALTERARE" - LA TELEFONATA AL 118: STA MALE, TREMA - LE INTERCETTAZIONI: "AIUTARE I COLLEGHI IN DIFFICOLTA'"). Si richiede il processo, tra gli altri, per il generale Alessandro Casarsa, all'epoca dei fatti capo del Gruppo Roma, e per il colonnello Lorenzo Sabatino, già capo del Nucleo operativo di Roma. I reati contestati, a seconda delle posizioni, sono di falso, omessa denuncia, favoreggiamento e calunnia (I CARABINIERI: L'ARMA ALLA FAMIGLIA CUCCHI: "NOI PARTE CIVILE NEL PROCESSO" ).

Depistaggio, falso, calunnia e omessa denuncia i reati contestati

A oltre nove anni dal pestaggio del geometra 32enne, morto il 22 ottobre 2009 all'ospedale Sandro Pertini - sei giorni dopo essere stato arrestato dai carabinieri della stazione Appia per detenzione di stupefacenti - la procura di Roma chiede il processo per otto militari dell'Arma nell'ambito dell'inchiesta sui depistaggi contestando, a vario titolo, i reati di falso ideologico, omessa denuncia, favoreggiamento e calunnia. Le accuse, formulate dal pm Giovanni Musarò e dal procuratore Giuseppe Pignatone, fanno riferimento anzitutto alle condotte che portarono a modificare le due annotazioni di servizio, redatte all'indomani della morte di Cucchi e relative allo stato di salute del ragazzo quando, la notte tra il 15 e 16 ottobre 2009, a pestaggio avvenuto, venne portato alla caserma di Tor Sapienza. E poi alla mancata consegna in originale di quei documenti che la magistratura aveva sollecitato ai carabinieri nel novembre del 2015, quando era appena partita la nuova indagine e i tre agenti della polizia penitenziaria, all'inizio della vicenda accusati e finiti sotto processo per le botte, erano stati definitivamente assolti dalla Cassazione. Secondo la procura, insomma, lo scopo era di coprire le responsabilità di quei carabinieri che hanno causato a Cucchi "le lesioni che nei giorni successivi ne determinarono il decesso" (ILARIA CUCCHI: DOPO 9 ANNI SI E' ROTTO IL MURO - "IL BUIO", IN UN FUMETTO LA STORIA DI STEFANO CUCCHI - IL SUPERTESTE: BOTTE E CALCI IN FACCIA, POI FUI MINACCIATO). 

Gli indagati 

Coinvolti nell'indagine il colonnello Lorenzo Sabatino, già responsabile del nucleo operativo, e il capitano Tiziano Testarmata, già comandante della quarta sezione del nucleo investigativo, che rispondono di favoreggiamento e omessa denuncia. Poi Francesco Cavallo (all'epoca dei fatti tenente colonnello capoufficio del comando del Gruppo Roma), Luciano Soligo (all'epoca maggiore e comandante della Compagnia Montesacro), Massiliano Colombo Labriola (all'epoca comandante della stazione di Tor Sapienza), Francesco Di Sano (all'epoca in servizio a Tor Sapienza), Tiziano Testarmata (comandante della quarta sezione del Nucleo investigativo) e il carabiniere Luca De Cianni, militare autore di una nota di pg, cui sono attribuiti il falso e la calunnia ai danni del supertestimone, il collega Riccardo Casamassima. 

 

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