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Caso Cucchi, la telefonata del carabiniere al 118: "Sta male, trema"

4' di lettura

16 ottobre 2009, Stefano è in una camera di sicurezza della Stazione di Tor Sapienza e, secondo le indagini, è già reduce dal pestaggio alla Casilina. Il militare che lo piantona vede che sta male e chiama i medici. L'audio della telefonata è agli atti del processo

La telefonata di un carabiniere al 118 si aggiunge agli atti del processo sul caso di Stefano Cucchi. "Abbiamo un detenuto che sta male, dice che ha attacchi di epilessia, ha tremori, non riesce a muoversi" (L'AUDIO). Sono le prime ore del 16 ottobre del 2009, Cucchi è in una camera di sicurezza della Stazione di Tor Sapienza e secondo le indagini è già reduce dal pestaggio avvenuto nella caserma Casilina. Al telefono parla il militare che sta facendo il piantone a Cucchi, che pochi giorni prima è stato arrestato per detenzione di droga. Il carabiniere si accorge che il geometra sta male e chiama il 118. "Ha tremori, non riesce a muoversi". Poi fornisce i dati: "Volete il nome? E' nato l'1-10-1978" e l'indirizzo dove deve andare l'ambulanza "via degli Armenti, Stazione di Tor Sapienza". L'audio della chiamata è stato depositato dal pm Giovanni Musarò agli atti del processo. Secondo gli inquirenti, la telefonata sarebbe partita poche ore dopo il pestaggio ai danni di Cucchi, rivelato poche settimane fa dal carabiniere Francesco Tedesco.

L'inchiesta sul falso

Intanto va avanti l'altra inchiesta, quella sul falso. Sono sei le persone indagate in questo filone. Tra i militari dell'Arma, oltre al maresciallo Roberto Mandolini (imputato nel processo ora in corso), a Francesco Di Sano, in servizio a Tor Sapienza all'epoca dei fatti, al maggiore Luciano Soligo e al luogotenente Massimiliano Colombo, c’è anche il tenente colonnello Francesco Cavallo, all'epoca capo dell’ufficio di comando del Gruppo carabinieri di Roma. Secondo quanto emerge dalle nuove carte depositate dal pm Musarò, sarebbe stato Cavallo a suggerire a Colombo, comandante della stazione Tor Sapienza, di effettuare modifiche all'annotazione di servizio sullo stato di salute di Cucchi, arrivato a Tor Sapienza dalla caserma Casilina. Anche un avvocato è indagato: si tratta di Gabriele Giuseppe Di Sano. Il procedimento sta portando alla luce una storia, come ha ammesso il pm, "costellata di falsi, da dopo il pestaggio e proseguita in maniera ossessiva anche dopo la morte del giovane geometra".

L'ipotesi di "inquinamento probatorio"

Gli inquirenti ipotizzano che ci sia stata un'attività sistematica di "inquinamento probatorio". Cavallo, l'ufficiale dell'Arma, potrebbe essere presto convocato in procura per essere interrogato. A coinvolgerlo è stato anche il luogotenente Massimiliano Colombo, comandante della stazione Tor Sapienza dove Cucchi venne trasferito per alcune ore proveniente dalla caserma Casilina, teatro, per ammissione di uno degli imputati nel processo davanti alla I corte d'Assise, del pestaggio del 31enne. Negli atti depositati ieri dalla Procura, anche una intercettazione in cui Colombo parla, nel settembre scorso, con suo fratello della vicenda Cucchi. "Se hanno indagato me - afferma al telefono - allora dovranno indagare anche Cavallo, dovranno indagare Casarsa, dovranno indagare Tomasone". Di fatto si tratta dei vertici dell'Arma nella Capitale all'epoca della morte di Stefano Cucchi. Al momento, in Procura continuano però a ribadire che non sono indagati né il generale Vitorio Tomasone, attuale numero uno del Comando interregionale dei carabinieri, né il generale Alessandro Casarsa, comandante del reggimento Corazzieri del Quirinale.

Prossima udienza il 7 novembre

Tomasone e Casarsa verranno sentiti nel processo a carico di cinque carabinieri la cui prossima udienza è stata fissata al 7 di novembre. Dall'analisi dei documenti depositati dalla procura resta centrale, in questo filone, il ruolo del Gruppo di Roma. Ne parla al pm anche Gianluca Colicchio, il piantone che ebbe in custodia Cucchi a Tor Sapienza, sentito come testimone negli uffici di piazzale Clodio alcuni giorni fa: "Il maggiore Luciano Soligo non si trovava in una situazione molto diversa dalla nostra, nel senso che anche lui stava dando esecuzione ad ordini provenienti dalla sua gerarchia. La 'regia' in quel momento veniva dal Gruppo di Roma".

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