
I rave party diventano reato: cosa rischia chi li organizza e chi partecipa
Stretta sui raduni illegali nell’articolo 434-bis del Codice penale: istituisce il reato di “invasione di terreni o edifici per raduni pericolosi per l'ordine pubblico o l'incolumità pubblica o la salute pubblica”. Chi pianifica questi eventi rischia la reclusione da 3 a 6 anni e una multa da 1.000 a 10.000 euro. Critiche le opposizioni, secondo cui il testo ha una formulazione vaga e potrebbe colpire manifestazioni come cortei sindacali dei lavoratori o mobilitazioni studentesche. Poi la precisazione del Viminale

Organizzare e partecipare ai rave party diventa un reato specifico, il 434-bis del Codice penale. La stretta sui raduni illegali è arrivata nel primo Consiglio dei ministri operativo, proprio nel giorno dello sgombero - senza scontri e prima del clou in programma nella notte di Halloween - dell'evento di Modena. (Nella foto lo sgombero del rave party di Modena)
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Il 434-bis istituisce una nuova fattispecie di reato: "Invasione di terreni o edifici per raduni pericolosi per l'ordine pubblico o l'incolumità pubblica o la salute pubblica". Chiunque organizza o promuove l'"invasione" - commessa da più di 50 persone - è punito con la reclusione da tre a sei anni e con la multa da 1.000 a 10.000 euro. (Nella foto lo sgombero del rave party di Modena)
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La pena fino a sei anni consente di disporre le intercettazioni per prevenire i rave, che vengono quasi sempre organizzati con un passaparola in chat e social “coperti”. Per il solo fatto di partecipare al rave la pena è diminuita. È sempre ordinata la confisca "delle cose che servirono o furono destinate a commettere il reato... nonché di quelle utilizzate nei medesimi casi per realizzare le finalità dell'occupazione". (Nella foto lo sgombero del rave party di Modena)
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Nel testo viene poi apportata una modifica al Codice antimafia disponendo le misure di prevenzione personali per chi si macchia del nuovo reato. Ciò consentirà l'applicazione della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza per gli indiziati. (nella foto lo sgombero del rave party di Modena)
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Nel dibattito del Cdm sull'argomento, sono entrate anche le tecnologie di comunicazione con gli smartphone. Oltre alle tradizionali intercettazioni telefoniche, sono stati presi in considerazione anche i messaggi via WhatsApp e le videochiamate. Su questo tema si è aperta un’articolata discussione nel corso della quale i ministri di FI, tra cui il vicepremier e responsabile della Farnesina Antonio Tajani, avrebbero chiesto molta cautela trattandosi di una materia inedita e tutta da studiare. Da qui la decisione di ulteriori approfondimenti
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"La norma stabilisce sanzioni anche per i partecipanti, per cui la pena è "diminuita" fino a un terzo. Non comprendo perché il premier Meloni abbia voluto rivendicare di non aver dato il via libera alle intercettazioni dal momento che questo reato prevede pene superiori ai 5 anni", dice il presidente delle Camere Penali Gian Domenico Caiazza. "La pena superiore ai 5 anni consente che possano essere disposte intercettazioni, secondo me, anche nei confronti dei partecipanti"

"Confidiamo nell'effetto deterrenza della sanzione accessoria della confisca obbligatoria dei mezzi che vengono usati per organizzare questi eventi", ha spiegato in conferenza stampa il ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi. C’è infatti ora il rischio di vedersi sottrarre camion, furgoni e costosi sound system: a Modena la polizia ha sequestrato un sistema audio di oltre 100 pezzi (nella foto) per un valore stimato di almeno 150.000 euro

In generale, sulla questione del contrasto ai rave già la precedente ministra dell'Interno, Luciana Lamorgese, aveva messo al lavoro i suoi uffici per definire una norma che portasse l'Italia al passo con altri Paesi europei. Con il nuovo governo c'è stata un'accelerazione, determinata anche dalle polemiche per Modena, e la misura è arrivata così subito sul tavolo del Consiglio dei ministri presieduto da Giorgia Meloni

Secondo Piantedosi il decreto ha rispettato i requisiti di necessità ed urgenza "per il fatto che probabilmente l'assenza di una normativa efficace nel nostro Paese, a differenza dei Paesi limitrofi, ci rendeva vulnerabili come, ahimè, la cronaca degli ultimi anni testimonia. Si tratta di eventi - ha sottolineato - non solo pericolosi per le stesse persone che partecipano, ma molto dispendiosi per l'impiego di forze dell'ordine che ne consegue”

Il titolare del Viminale ha respinto poi al mittente le critiche del leader del M5S, Giuseppe Conte, e del Pd per il mancato intervento sul raduno fascista a Predappio, paese natale di Benito Mussolini. "Sono cose - ha detto il ministro - completamente diverse. Predappio è una manifestazione che si svolge da tanti anni, sul rave party c'era la denuncia del proprietario"
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"Il Governo ritiri il primo comma dell'art. 434-bis di riforma del Codice Penale. È un gravissimo errore. I rave non c'entrano nulla con una norma simile. È la libertà dei cittadini che così viene messa in discussione. #NoArt434bis", scrive su Twitter il segretario del Pd Enrico Letta

"Nessuno pensa che sia da tollerare l'insicurezza o certe violenze, ma trovo incredibile innanzitutto che (Giorgia Meloni, ndr) apra la sua esperienza di governo con un provvedimento di questo tipo”, dice Anna Ascani, esponente Pd e vicepresidente della Camera, in un'intervista a Repubblica. Poi invita il governo a chiarire cosa si intenda con il nuovo reato: "È una definizione del tutto nuova per il codice penale. Pericolosi per chi? Per il governo? Per l'ordine pubblico?"

"Ho studiato attentamente la norma sui rave presentata da Meloni e Piantedosi e posso affermare che con questa disposizione i rave non c'entrano nulla, invece verranno colpite le manifestazioni di protesta che possono andare da occupazioni di Università, scuole, mobilitazioni per questioni ambientali, come ad esempio l'occupazione di terreni inquinati, fino ad arrivare ai luoghi dove oggi vivono i braccianti agricoli che sono su terre occupate”, commenta in una nota il co-portavoce di Europa Verde e deputato di Alleanza Verdi e Sinistra Angelo Bonelli

"Il decreto del governo sui rave party, una volta letto il testo, ha tutta l'aria di essere una cosa ben più seria e più grave di quanto sembrasse - dice anche il coordinatore della segreteria di Più Europa Giordano Masini - Nella definizione di 'terreni o edifici altrui, pubblici o privati' ricade di tutto: i capannoni o i campi in cui vengono organizzati i rave, ma anche le università, i luoghi di lavoro, le piazze. E l'espressione 'può derivare un pericolo per l'ordine pubblico' è sufficientemente vaga per ricadere nell'arbitrio più assoluto"

Sulla stessa linea il segretario nazionale di Sinistra Italiana Nicola Fratoianni: “Hanno usato il pretesto del contrasto ai rave per inserire norme con pene pesantissime che potranno essere utilizzate in ben altri contesti. E penso ad esempio ai cortei sindacali dei lavoratori sempre più esasperati, alle mobilitazioni studentesche o alle proteste dei comitati e dei movimenti come quelle che in questi mesi si sono sviluppate a Piombino. Una decisione rischiosa e pericolosa, che può semplicemente avvelenare ulteriormente il clima sociale e politico del Paese"

"Il problema non sono i Rave Party: si tratta di un evidente specchietto per le allodole. La verità è che questo provvedimento varato ieri dal Governo Meloni riguarderà gli operai che occupano le fabbriche, gli studenti che occupano le scuole e le università e altro ancora. Sono la destra, per loro l'ordine pubblico si fa così, con la repressione e le pene che crescono. Bisogna mobilitarsi senza se e senza ma contro questo scempio. Del diritto e del buonsenso", sostiene Arturo Scotto, coordinatore nazionale di Articolo Uno
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Sulla questione, dopo le polemiche, è poi arrivata una precisazione del Viminale: "La norma anti-rave illegali interessa una fattispecie tassativa che riguarda la condotta di invasione arbitraria di gruppi numerosi tali da configurare un pericolo per la salute e l'incolumità pubbliche". Una norma, hanno precisato sempre dal ministero dell'Interno, "che non lede in alcun modo il diritto di espressione e la libertà di manifestazione sanciti dalla Costituzione e difesi dalle istituzioni"
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