Tav, cos'è e tutte le tappe di una vicenda lunga oltre 20 anni

7' di lettura

La ferrovia Torino-Lione, pensata per i treni ad alta velocità, deriva da un progetto che ha origine nei primi anni '90 ma che ancora non ha avuto la sua realizzazione a causa del susseguirsi di interruzioni, revisioni, processi e manifestazioni No Tav

Da oltre 20 anni la linea ferroviaria Lione-Torino è stata al centro delle cronache e dei dibattiti politici di tutti i governi che si sono susseguiti. Un progetto, quello della Tav, che ha visto le sue origini agli inizi degli anni '90 ma che ancora non ha trovato la sua realizzazione: lavori interrotti, manifestazioni di gruppi contrari come i No Tav, revisioni economiche e progettuali ne hanno rallentato la chiusura. Ecco le tappe principali della vicenda.

Le origini della Tav

Il primo studio sulla fattibilità della Tav Torino Lione è stato commissionato dai governi italiano e francese già nel 1991, ma a dare il maggiore impulso all’iniziativa fu il Consiglio europeo di Essen del 1994, che iscriveva la nuova linea Torino-Lione tra i 14 progetti prioritari europei nel settore dei trasporti.

L'accordo del 2001

Dieci anni dopo, dopo diverse manifestazioni contrarie, proteste e dopo un triennio di studi di fattibilità, il 29 gennaio 2001 fu sottoscritto il trattato italo-francese per la realizzazione della nuova linea. Giuliano Amato e Jaques Chirac firmano il primo accordo tra i due Paesi per la realizzazione dell’opera: i due governi si impegnavano a ultimare i lavori della parte comune italo-francese. L’accordo prevedeva una parte francese tra Montmélian e i dintorni di Saint-Jean-de-Maurienne, una parte comune italo-francese tra Saint-Jean e Bussoleno, una parte italiana tra Bussoleno e il nodo di Torino.

Lo stop ai lavori nel 2005

Nel 2003 Ltf, l’azienda francese creata appositamente per la realizzazione dell’opera, rende noti i progetti preliminari: prevedevano un tunnel geognostico a Venaus, in provincia di Torino. Si tratta però di un sito che suscita molta preoccupazione nella comunità del posto per la natura amiantifera dei sedimenti rocciosi locali. Il tentativo del governo Berlusconi di avviare il cantiere di Venaus ha l’effetto di rafforzare l’opposizione, in particolare quella dei No Tav. In seguito a numerose proteste, l’8 dicembre 2005 una manifestazione con 30mila partecipanti irrompe a Venaus smantellando il cantiere. Il governo è così costretto a sospendere il proseguimento dei lavori.

L'osservatorio tecnico del 2006

Nel 2006 il governo Prodi istituisce un osservatorio tecnico composto dai rappresentanti della presidenza del Consiglio, dei dicasteri della Salute, dell’Ambiente e delle Politiche comunitarie e dagli esperti designati dagli enti territoriali interessati. L’osservatorio, tuttavia, non serve a placare le polemiche dei No Tav e dei movimenti contrari alla realizzazione dei lavori che, dopo ulteriori ridimensionamenti e revisioni, ripartono con un progetto del 2011.

Il nuovo progetto e nuovi costi

A Chiomonte le forze dell’ordine prendono possesso dell’area, che poi diventerà cantiere, il 27 giugno del 2011. I lavori cominciano dopo l’approvazione del progetto definitivo il cui aspetto maggiormente rilevante è lo spostamento del tracciato sulla riva destra della Dora, con rinuncia ai tunnel di Bussoleno e del Musinè. La nuova realizzazione prevede una tratta lunga 65 km tra Susa e Saint Jean de Maurienne, 57,5 dei quali nel tunnel di base del Moncenisio (di cui 45 in territorio francese, 12,5 in quello italiano). Il costo totale dell’opera è di 8,6 miliardi di euro, cofinanziati per il 40% dell’Europa (35% Italia, 25% Francia). 

Il documento Italia-Francia del 2012

Nello specifico, il documento sottoscritto dai due governi il 30 gennaio 2012 prevede 28 articoli e definisce diritto applicabile, struttura e funzioni del promotore pubblico, modalità degli appalti, ripartizione dei costi, misure di accompagnamento. Intanto, il 24 febbraio 2016 questo stesso accordo viene integrato da un protocollo addizionale che conferma l’avvenuta certificazione dei costi, stabilisce la realizzazione per lotti costruttivi e perfeziona il regolamento dei contratti con impegno di adozione di regole antimafia applicabili anche nei cantieri francesi. Il nuovo promotore pubblico (a Ltf subentra Telt, costituito nel 2015 e partecipato al 50% da Italia e Francia) può così predisporre i capitolati e, a partire dalla seconda metà del 2017, bandire le gare d’appalto. Come riporta il Sole 24 ore, "I lavori sono organizzati in 81 bandi di gara - 45 per opere e 36 per l’ingegneria - distribuiti su 12 cantieri operativi: 9 per i lavori destinati a realizzare l’attraversamento alpino, lavori suddivisi per area geografica (4 in Italia e 5 in Francia), 2 per la valorizzazione dei materiali di scavo in Italia e in Francia e 1 per gli impianti tecnologici e per la sicurezza".

Lo stato dei lavori

Al momento lavorano alla Tav circa 800 persone, 530 nei cantieri e 250 tra società di servizi e ingegneria. Ad oggi è stato scavato il 14% di tutte le gallerie previste per l’opera tra tunnel, sondaggi e discenderie. Lo scavo più importante, quello francese di Saint Martin la Porte, è arrivato al 33% dei 9 km della galleria che sarà poi l’ingresso del tunnel di base. Nel cantiere di Chiomonte, invece, sono terminati nel febbraio del 2017 i lavori per il cunicolo geognostico di 7 km che servirà come accesso alla galleria principale.

No Tav: scontri e contestazioni

Parallelamente ai progetti, agli stop e alle ripartenze dei lavori, da quando si parla di Tav è inevitabile far riferimento anche ai movimenti che ne vogliono impedire la realizzazione. In particolare il movimento No Tav, già presente nei primi anni ’90. È lungo l'elenco delle proteste e delle azioni, a volte violente, contro la Torino-Lione, una 'battaglia' che ha il suo nocciolo duro in Val di Susa, ma che non ha risparmiato anche altre parti d'Italia. Le prime tracce delle proteste No Tav risalgono a quando la nuova ferrovia era soltanto un progetto di carta, anche se la prima grande manifestazione contro il progetto risale al 2 marzo 1995 a Sant'Ambrogio di Torino. La tensione cresce con l'accordo siglato a Torino nel 2001 tra i governi di Italia e Francia e si impenna con gli espropri dei terreni per la realizzazione dei primi sondaggi e dei primi lavori. Risalgono all'autunno 2005 i primi scontri tra i manifestanti schierati a difesa dei terreni della Val Susa e le forze dell'ordine. L'arrivo degli operai che devono piazzare una trivella fa da scintilla agli incidenti tra attivisti e forze dell'ordine. La notte più calda tra il 5 e il 6 dicembre, quando polizia e carabinieri in assetto antisommossa allontanano i No Tav dai terreni di Venaus su cui si doveva allestire il cantiere in base al progetto poi accantonato proprio per le proteste. Una ventina le persone ferite. Intanto, nel 2006, tra le azioni di protesta contro la linea ad Alta velocità, anche le contestazioni al passaggio della fiaccola olimpica di Torino, che fu costretta a deviare all'ultimo il suo percorso per evitare il boicottaggio. Non sono mancati atti vandalici contro simboli politici, come l'attacco nei confronti della sede Pd di Roma. Inoltre, sempre ai No Tav, sono attribuiti dagli inquirenti ordigni e bottiglie incendiarie piazzati sui binari delle reti ferroviarie di Firenze, Bologna, sulla linea del Brennero e sulla Roma-Napoli.

Raid a Chiomonte e processi

Violenze, manifestazioni, processi e condanne che non sono mancate fino a tempi più recenti: nella notte tra il 5 e il 6 settembre 2015, alcuni attivisti No Tav assaltano il cantiere di Chiomonte, in Val di Susa. Nell'agguato viene ferito un poliziotto che perde l'udito in seguito agli scontri. Per i manifestanti le accuse sono resistenza aggravata, detenzione e fabbricazione di armi da guerra e lesioni aggravate. Nel giugno del 2018 il tribunale di Torino condanna sei di loro a 3 anni e 6 mesi di carcere e a un risarcimento di 5mila euro. Sempre a Chiomonte, nell'estate del 2011, gli scontri tra No Tav e forze dell'ordine avevano portato a un maxi processo nei confronti di 47 manifestanti. Un procedimento che nel 2016 aveva visto la condanna per 38 dei 47 imputati. Nell'aprile del 2018, però, la Cassazione ha stabilito che il processo nei confronti di 26 imputati è da rifare e dunque ci sarà un nuovo giudizio, mentre per gli la pena sarà ricalcolata.

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