Crisi climatica, un super-ricco produce 400 volte la Co2 di una persona comune: lo studio
AmbienteIntroduzione
In un anno, lo 0,1% più ricco del pianeta - ovvero circa 8 milioni di persone - emette più CO₂ di quasi 3,5 miliardi di esseri umani appartenenti alla metà più povera dell'umanità. In media, il contributo di un singolo super-ricco alle ondate di calore che affliggono il pianeta è 400 volte superiore a quello di una persona comune. È quanto emerge dal nuovo report Disaster Divide di Oxfam, pubblicato alla vigilia della Cop31 sul clima, in programma dal 9 novembre ad Antalya, in Turchia.
Quello che devi sapere
Entro il 2050 danni economici per 53.000 miliardi di dollari
Secondo i dati illustrati nello studio di Oxfam, l'1% più ricco del mondo ha causato da solo il 20% del riscaldamento globale registrato dal 1990 a oggi, ed entro il 2050 i danni economici attribuibili al top 1% sfioreranno i 53.000 miliardi di dollari. Il simbolo estremo della disuguaglianza è il jet privato: in due secondi di volo, un mezzo di quel tipo emette più CO₂ di quanta ne generi in un anno una persona della metà più povera del mondo.
Leggi anche: Clima, allarme riscaldamento globale: +2,6° sulla Terra entro il 2100. Il report Onu
1,9 milioni di morti in eccesso
"I super ricchi sono responsabili di una quota sproporzionata di emissioni di carbonio, mentre il resto del mondo ne subisce le conseguenze peggiori - spiega Oxfam - Mentre le persone lottano per riprendersi da inondazioni, incendi e aumento dei prezzi dei generi alimentari, i super ricchi possono proteggere se stessi e persino trarre profitto dalla crisi. L'inquinamento da carbonio prodotto dall'1% più ricco della popolazione contribuisce direttamente all'aumento dei disastri climatici, tra cui inondazioni, incendi, siccità e crisi alimentari. Si stima che le loro emissioni annuali causino 1,9 milioni di morti in eccesso a causa del caldo".
Leggi anche: Clima, Copernicus: nel 2026 il secondo settembre più caldo mai registrato
Il peso delle disuguaglianze economiche
"La disuguaglianza - spiega ancora la confederazione internazionale di organizzazioni non profit - non solo determina chi soffre quando si verificano disastri, ma può anche renderli molto più letali. Una ricercadi Oxfam ha dimostrato che i decessi causati dalle inondazioni sono sette volte superiori nei Paesi con maggiore disuguaglianza Quando si verificano eventi meteorologici estremi, la ricchezza e le risorse possono fare la differenza tra la possibilità di proteggersi e l'essere lasciati in balìa degli eventi. Mentre i ricchi possono permettersi un'assicurazione o trasferirsi in un luogo più sicuro, altri perdono la casa e i mezzi di sussistenza, faticano a sfamare le proprie famiglie e devono affrontare un lungo percorso di ricostruzione e ripresa".
Leggi anche: Crisi climatica, entro il 2100 il 40% delle terre emerse sarà in zona arida: lo studio
Le aziende che alimentano la crisi e guadagnano sulla prevenzione
C’è poi il tema del profitto, con il mercato globale della gestione dei disastri che potrebbe crescere da 70 a 92 miliardi di dollari l'anno entro il 2029. Il nuovo "Destroy & Rebuild Index" di Oxfam ha analizzato 217 grandi aziende capaci di guadagnare su entrambi i fronti: prima alimentando la crisi con i combustibili fossili, poi incassando su prevenzione, risposta e ricostruzione. Fondi come BlackRock e Vanguard detengono partecipazioni nel 92% di queste aziende, per oltre 1.000 miliardi di dollari.
Per approfondire su Insider: Eventi estremi, danni e siccità rendono più consapevoli sul clima?
Le donne fra difficoltà e impegno politico
Sul fronte delle vittime della crisi climatica pesa anche il fattore di genere: a pagare di più, nei Paesi più fragili, sono quasi sempre donne e ragazze, tra insicurezza alimentare, lavoro di cura non retribuito, abbandono scolastico e matrimoni precoci. Al contempo, la ricerca ha rilevato che le donne sono più propense a farsi promotrici del cambiamento e a incarnare pratiche di sostenibilità, cura e responsabilità collettiva. Uno studio sugli atteggiamenti e le azioni dei politici dell'Unione europea (UE) ha mostrato che le donne sono significativamente più inclini degli uomini a sostenere la legislazione ambientale, anche tenendo conto dell'ideologia politica e della nazionalità. Alcuni studi evidenziano, inoltre, che i Paesi con una maggiore percentuale di donne in Parlamento tendono a registrare emissioni di CO₂ pro capite più basse, e che i Paesi in cui più donne occupano posizioni decisionali in ambito ambientale adottano obiettivi di riduzione delle emissioni più ambiziosi e applicano le normative ambientali con maggiore rigore.
Per approfondire su Insider: Il diritto al fresco. Come ripensare le città per un mondo più caldo
L’appello alla Cop31
L'appello di Oxfam alla Cop31 è chiaro: tassare i grandi patrimoni e i beni di lusso inquinanti secondo il principio "chi inquina paga", triplicare i fondi per l'adattamento del Sud globale entro il 2035 evitando prestiti che accrescono il debito, rafforzare il welfare contro i nuovi rischi climatici e fermare la speculazione sui disastri. La crisi climatica, conclude il rapporto Disaster Divide, non colpisce tutti allo stesso modo: e finché chi la genera ne trarrà profitto, la sfida "che dovrebbe accomunare l'umanità" resterà una beffa per chi la paga in prima persona.
"I super-ricchi incendiano il pianeta e poi ci presentano il conto"
"La crisi climatica viene spesso descritta come una sfida che dovrebbe accomunare l'intera umanità, ma quello a cui assistiamo va esattamente nella direzione opposta", spiega Francesco Petrelli, portavoce di Oxfam Italia. Lo 0,1% più facoltoso del mondo produce oggi emissioni triple rispetto a quelli dell'intera Africa sub-sahariana, 1,3 miliardi di persone. E mentre i più poveri restano inermi di fronte a eventi sempre più estremi, i super-ricchi "trovano vie d'uscita: bunker sotterranei ipertecnologici, squadre antincendio private o polizze a copertura delle proprie perdite". Secondo Petrelli "i super-ricchi prima incendiano il pianeta e poi ci presentano il conto per gli estintori".
Leggi anche: Cambiamento climatico, Panetta (Bankitalia): "Danni per 200 miliardi da eventi estremi"