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Riconoscimento facciale, anche Amazon chiede una regolamentazione certa

Foto di archivio (Getty Images)
1' di lettura

Dopo Microsoft, anche il gigante dell’e-commerce chiede una normativa che regoli l’utilizzo di questa tecnologia che ha scatenato le proteste di molte associazioni per i diritti umani e digitali

Da mesi, i sistemi di riconoscimento facciale sono al centro di molte discussioni. È di pochi giorni fa la notizia secondo cui la città di San Francisco starebbe discutendo un’ordinanza per vietare il loro utilizzo da parte del governo e delle forze dell’ordine, mentre in altre città questa tecnologia è già stata testata, scatenando la reazione di molte associazioni per i diritti umani e digitali: ad Orlando, per esempio, dopo l’iniziale introduzione, le pressioni esercitate da queste organizzazioni hanno costretto le autorità cittadine a sospendere l’utilizzo di Rekognition, il sistema di riconoscimento del volto sviluppato da Amazon. E proprio la compagnia di Jeff Bezos, nelle ultime ore, è intervenuta sull’argomento, chiedendo una regolamentazione certa sull’utilizzo di questa tecnologia, unendosi così all’appello lanciato alcune settimane fa da Microsoft.

“Nuove tecnologie non vanno vietate, ma regolamentate”

"Le nuove tecnologie non dovrebbero essere vietate o condannate a causa di un loro potenziale cattivo utilizzo. Invece bisognerebbe aprire un dialogo onesto tra tutte le parti in causa per far sì che questa tecnologia sia utilizzata propriamente", ha dichiarato Michael Punke, vicepresidente di Amazon Web Services, le cui parole sono state riportate sul sito dell'agenzia Reuters. La posizione presa dal colosso del’e-commerce ricalca quella espressa qualche tempo fa anche da Microsoft tramite Brad Smith, chief counsel di Redmond: “Se non agiamo, rischiamo che da qui a cinque anni si ampli in modo tale da non riuscire più controllarla”.

L’appello delle associazioni per i diritti umani e digitali

Lo scorso gennaio, diverse associazioni per i diritti umani e digitali hanno lanciato un appello rivolto alle grandi società della tecnologia, quali Amazon, Google e Microsoft, affinché non vendano la loro tecnica di riconoscimento facciale ai governi, in quanto questi sistemi offrirebbero la possibilità a chi comanda di controllare immigrati, minoranze religiose e persone con un diverso colore della pelle, con un conseguente ampliamento del divario sociale e della discriminazione. "Siamo in un momento cruciale per questo tipo di tecnologia e le scelte fatte dalle aziende determineranno se le future generazioni dovranno avere paura di partecipare ad una manifestazione, frequentare luoghi religiosi o semplicemente vivere le loro vite", ha commentato Nicole Ozer, direttrice della American Civil Liberties Union (Aclu), tra le associazioni firmatarie della lettera.

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