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Riconoscimento facciale, appello ai big della tecnologia: non vendete tecniche ai governi

Immagine di archivio (Getty Images)
1' di lettura

Tramite una lettera aperta, novanta associazioni per i diritti civili e digitali chiedono ad Amazon, Google e Microsoft di non vendere le loro tecnologia per l’identificazione del viso ai governi 

Tramite una lettera aperta, una novantina di associazioni per i diritti umani e digitali ha lanciato un appello alle grandi società della tecnologia, quali Amazon, Google e Microsoft, affinché non vendano la loro tecnica di riconoscimento facciale ai governi. Come riporta il sito The Verge, tra i firmatari ci sono la American Civil Liberties Union (Aclu), il Refugee and Immigrant Center for Education and Legal Services (Raices) e l’Electronic Frontier Foundation (Eff).

Amazon testa Rekognition

Sul fronte dello sviluppo della tecnologia per il riconoscimento facciale, le tre grandi aziende chiamate in causa dalle organizzazioni hanno già fatto grossi passi avanti. Secondo l’Fbi, infatti, Amazon starebbe già testando in anteprima il software Rekognition, mentre Google ha abbandonato l'analogo Project Maven, soprattutto per le proteste dei suoi dipendenti. Microsoft, invece, si è mostrata preoccupata per il futuro di queste tecniche, tanto da chiedere, lo scorso dicembre, al governo degli Stati Uniti una maggiore regolamentazione per evitare il rischio che questa tecnologia possa sfuggire al controllo.

Sistema che amplia il divario sociale

"Siamo in un momento cruciale per questo tipo di tecnologia e le scelte fatte dalle aziende determineranno se le future generazioni dovranno avere paura di partecipare ad una manifestazione, frequentare luoghi religiosi o semplicemente vivere le loro vite", commenta Nicole Ozer, direttrice di Aclu. Secondo i firmatari della lettera, il sistema di riconoscimento facciale offrirebbe ai governi la possibilità di controllare immigrati, minoranze religiose e persone con un diverso colore della pelle, acuendo ancora di più il divario sociale e la discriminazione. Al momento, nessuna risposta è arrivata dalle tre compagnie a cui è rivolto l’appello.

La lettera a Mark Zuckerberg

Non è la prima volta che queste associazioni manifestano la loro preoccupazione riguardo alla tutela dei diritti civili in relazione al continuo progresso tecnologico. Qualche mese fa, diverse organizzazioni avevano inviato una lettera a Mark Zuckerberg e al gruppo dirigenziale di Facebook, chiedendo un ricambio immediato dei vertici dell’azienda, che, come dimostrano gli scandali sulla fuga dei dati, si sono dimostrati inadeguati.

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