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Facebook, associazioni per i diritti civili a Zuckerberg: “Dimettiti”

I titoli di Sky tg24 delle 10 del 18/12

2' di lettura

Con una lettera, ventinove associazioni hanno chiesto le dimissioni del Ceo e del suo vice Sheryl Sandberg: “Gruppo dirigente inadeguato per affrontare preoccupazioni sui diritti civili” 

"È tempo di cambiamenti significativi non solo nelle politiche, ma anche nella leadership della società”. Con una lettera aperta, ventinove associazioni per i diritti civili hanno chiesto le dimissioni del fondatore e Ceo di Facebook, Mark Zuckerberg, e del suo vice, Sheryl Sandberg. Come riporta il Guardian, tra i sodalizi che si sono espressi a favore di un cambiamento nei vertici del social network ci sono il Southern Poverty Law Center, Muslim Advocates, Equality Labs e MoveOn.org.

“Gruppo dirigente inadeguato”

Nella lettera inviata pochi giorni fa al numero uno della società, le associazioni fanno riferimento ai recenti scandali in cui Facebook è rimasto coinvolto. In particolare, richiamano l’attenzione sull’inchiesta del New York Times dello scorso 14 novembre, la quale rivelava come la piattaforma avesse ingaggiato una società di pubbliche relazioni per screditare i suoi detrattori, su tutti George Soros. ”È chiaro che l'attuale gruppo dirigente non è in grado di affrontare adeguatamente le valide preoccupazioni sui diritti civili”, si legge nel testo pubblicato dal quotidiano britannico. "Di fronte alla chiara evidenza della diffusione da parte di Facebook di propagande virali e campagne bigotte, la leadership della compagnia ha sempre guardato dall'altra parte, oppure ha lavorato attivamente per influenzare l'opinione pubblica e i suoi alleati, attaccando personalmente i critici del social network. Sebbene Facebook abbia avuto tempo e opportunità per risolvere i problemi della sulla piattaforma - concludono le organizzazioni - non ha cambiato il modo di fare il suo business”.

Russiagate, rapporto per il Senato Usa

Recentemente è apparsa sul Washington Post un’anticipazione del rapporto presentato al Senato degli Stati Uniti dal Computational Propaganda Project dell’Università di Oxford e da Graphika, riguardante il Russiagate, la campagna di disinformazione che avrebbero condotto i russi per il voto del 2016. Nel documento si mette in luce l’operazione condotta su vasta scala da Mosca attraverso i maggiori social network per sostenere Donald Trump nella sua corsa alla Casa Bianca e dopo la sua elezione. “Quello che è chiaro è che tutti i messaggi avevano il chiaro scopo di aiutare il partito repubblicano, e nello specifico Donald Trump”, recita il rapporto. “Trump viene menzionato soprattutto nelle campagne mirate ai conservatori e ad altri elettori di destra - scrive il Wp - dove la messaggistica ha incoraggiato questi gruppi a sostenere la sua campagna. Ai principali gruppi che potevano sfidare Trump sono stati invece inviati messaggi per confondere, distrarre e scoraggiare al voto”.

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