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Privacy, San Francisco vuole abolire il riconoscimento facciale

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3' di lettura

La città californiana sta discutendo un’ordinanza per vietare l’utilizzo di questa tecnologia da parte del governo e delle forze dell’ordine, ma potrà rilasciare autorizzazioni ad hoc per alcune società 

San Francisco vuole mettere al bando il riconoscimento facciale. Le autorità locali stanno infatti discutendo un’ordinanza per vietare l’utilizzo di questa tecnologia da parte del governo e delle forze dell’ordine. Se il provvedimento venisse approvato, la città californiana diventerebbe la prima a prendere una simile decisione negli Stati Uniti. Da qualche settimana, il riconoscimento facciale è al centro di molte discussioni per le sue implicazioni etiche, in quanto, secondo molte associazioni per i diritti umani, questo sistema contribuirebbe ad aumentare il divario sociale e la discriminazione verso le minoranze, oltre a mettere a rischio la privacy e le libertà dei singoli individui.

Autorizzazioni su richiesta

Il divieto non punta a escludere completamente l’utilizzo di questa tecnologia, ma le società o le organizzazione che vorranno farne uso, dovranno prima ottenere l’autorizzazione da parte delle autorità preposte. Così facendo, San Francisco invertirebbe la prassi, rilasciando un permesso ad hoc anziché permettere una sperimentazione senza controllo a cui apporre un eventuale veto.
In ogni caso, il riconoscimento facciale è già realtà, come Rekognition, il sistema messo a punto da Amazon, che ha già fatto il suo debutto in alcune città, tra cui Orlando. Allo stesso modo, anche l’intelligence statunitense sta testando, su base volontaria, l’identificazione dei volti attorno alla Casa Bianca, mentre altri colossi come Google e Microsoft hanno rallentato la loro corsa nello sviluppo dei loro sistemi a causa delle proteste dei dipendenti, richiedendo al governo una maggiore regolamentazione.

Le preoccupazioni delle associazioni per i diritti umani

La decisione della città di San Francisco si allinea con quanto richiesto da una novantina di associazioni per i diritti umani, tra cui la American Civil Liberties Union (Aclu), il Refugee and Immigrant Center for Education and Legal Services (Raices) e l’Electronic Frontier Foundation (Eff), che tramite una lettera hanno lanciato un appello alle grandi società del settore tecnologico affinché non vendano i loro sistemi per l’identificazione dei volti ai governi. Secondo le organizzazioni, infatti, queste tecniche offrirebbero la possibilità di controllare immigrati, minoranze religiose e persone con un diverso colore della pelle, limitandone le libertà civili e aumentando la discriminazione verso di loro. Inoltre, diversi studi hanno dimostrato che questi sistemi tendono ad avere un tasso di errore più elevato quando utilizzati su volti femminili o di persone di colore.

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