Quali sono i rischi della corsa allo sviluppo dell’IA per la geopolitica e l’ambiente?

Tecnologia
©IPA/Fotogramma

Introduzione

Lo sviluppo dei modelli più avanzati di intelligenza artificiale è tornato prepotentemente sotto la luce dei riflettori negli ultimi giorni: alcune delle più grandi aziende del settore, infatti, hanno proposto un rallentamento nei progressi di questi strumenti. Tra queste ci sono i colossi del mondo dell’IA, da Anthropic a OpenAI e SpaceXAI. Secondo Dario Amodei di Anthropic, l’intelligenza artificiale si sta sviluppando a un ritmo "esponenziale" e senza un rallentamento nel giro di un anno potrebbe essere in grado di guidare uno sciame di agenti capaci di prendere il controllo dell'intero Internet.

Quello che devi sapere

L’impatto dell’IA sull’economia

La questione però appare complessa: come sottolineato dal World Economic Forum in un’analisi di questi giorni, l’IA "sta già avendo un impatto pervasivo nell’economia mondiale, modificano il modo in cui le aziende operano e la natura del lavoro". Secondo il WEF "le opportunità per le aziende e gli investitori sono importanti: migliore produttività, innovazione più rapida e nuove fonti di crescita". Un impatto che però non è limitato all’economia: "Sfruttare queste opportunità non è solo una questione tecnologica, ma anche una sociale", scrive ancora il World Economic Forum. Il risultato dipenderà "da come i governi e le aziende saranno capaci di gestire l’impatto dell’IA sui lavoratori e sulle comunità".

 

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L’interesse politico verso l’IA

In un simile scenario, l’interesse dei governi di tutto il mondo verso lo sviluppo dell’intelligenza artificiale risulta essere molto alto. Tanto che dopo l’appello di Anthropic, OpenAI e SpaceXAI è arrivato l’intervento - di segno opposto - di Donald Trump: "Possiamo introdurre delle misure di salvaguardia, possiamo fare questo e quello, ma credo che ci siano molte forze negative a sollevare la questione, tirando in ballo cose che non accadranno", ha attaccato il presidente degli Stati Uniti.

 

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La tensione geopolitica intorno all’IA

E lo stesso Donald Trump ha sottolineato il ruolo geopolitico centrale che l’intelligenza artificiale si è conquistata in questi anni: il presidente degli Stati Uniti ha detto che il Paese è "in vantaggio rispetto alla Cina nell'IA. Siamo il Paese più avanzato al mondo. E francamente, voglio che resti così, perché chi vince la sfida dell'IA, vince tutto". Il tycoon ha anche rivendicato la paternità dell'espressione: "L'ho coniata io ed è vera, chi vince prende tutto". Insomma la corsa per la supremazia nel settore dell’intelligenza artificiale non sembra ammettere pause nel confronto a distanza con Pechino.

 

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La sfida della Cina sullo sviluppo

L’attenzione al settore, comunque, non è solo negli Stati Uniti ma anche sull’altra costa del Pacifico: nel corso del summit Brics a Nuova Delhi infatti il presidente cinese Xi Jinping ha affermato che il suo Paese intende guidare la creazione di una "zona open source per l'intelligenza artificiale" per gli Stati membri del gruppo. La proposta prevede anche l'impegno a "sostenere la cooperazione nello sviluppo e nell'applicazione di modelli linguistici di grandi dimensioni" e rientra in quella che Pechino presenta come la propria iniziativa per un'intelligenza artificiale "open source e inclusiva". L'iniziativa includerebbe inoltre l'avvio di attività di "ricerca e formazione specializzate sull'intelligenza artificiale" per i Paesi Brics, ha detto ancora Xi Jinping.

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Trump: “Cospirazione contro l’IA e i data center”

Sul tema poi il presidente Trump è tornato a intervenire anche ieri: “L'unico controllo o 'argine' di cui l'IA ha bisogno è un presidente forte e intelligente (con un quoziente intellettivo elevato), e gli Stati Uniti ne hanno uno, eccome”, ha scritto su Truth sottolineando che "l'amministrazione Trump ha impedito a certi 'personaggi' dell'IA di compiere azioni dannose o potenzialmente tali - come Dario" Amodei di Anthropic, "che ora finge di essere un 'angioletto perfetto' - e continueremo a farlo". Trump quindi ha aggiunto che “è in atto una cospirazione malata contro l'IA e i data center, e l'unico Paese a rallegrarsene è la Cina. Teorici del complotto state in guardia”.

L’impatto ambientale dell’IA

Se la tensione geopolitica sul peso dell’intelligenza artificiale è alta, ci sono anche altri nodi che vengono discussi: per esempio l’impatto della tecnologia sull'ambiente e sul clima, con un consumo energetico notevole e costantemente in crescita. Come riportato da Forbes, l’IA ha un impatto negativo sull’ambiente a causa della sua dipendenze dai data center: secondo un esperto della Virginia Tech University "quei data center consumano una grande quantità di elettricità e richiedono anche l’uso di molta acqua per gli impianti di raffreddamento".

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Il rischio della bolla dell’intelligenza artificiale

Questi impatti sulla geopolitica e l’ambiente "vanno attentamente soppesati", ha detto all’Ansa il direttore del master in Cybersecurity management dell'Università Campus Biomedico di Roma, Roberto Setola. Secondo l’esperto l’IA "è una tecnologia che si autoalimenta e la sua velocità di evoluzione è esponenziale. Ciò pone dei problemi, ma va detto che in questo momento siamo anche dinanzi a una bolla economica che sta per scoppiare: i 'big' dell'IA, che hanno investito tantissimo ma i cui rientri sono in calo, stanno cioè cercando di dire al mercato che è necessario un rallentamento, ma ciò rientra in parte in una strategia di marketing". Tuttavia, secondo l’esperto, "un rallentamento e maggiori controlli sono necessari, poiché oggi l'IA è ormai in grado di violare i limiti che i programmatori  avevano imposto per ragioni di sicurezza al suo stesso funzionamento".

 

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Il potenziale impatto sui Paesi meno sviluppati

Infine, tra i problemi sottolineati da Roberto Setola c’è anche quello che "i Paesi ricchi di gas ed energia oggi preferiscono vendere le scorte ai Data Center, che pagano prezzi più alti, a discapito di altri 'acquirenti', in testa i Paesi meno sviluppati". Dunque "questi ultimi si vedranno costretti in misura sempre maggiore a tornare a utilizzare il carbone, con ulteriori danni ambientali". Un quadro che "aggraverà il gap già forte tra Paesi ricchi e quelli meno sviluppati".

 

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