Gomorra 4, trama e recensione dell’episodio 12, il finale di stagione

Si chiude il sipario sulla quarta stagione di Gomorra. Per qualcuno è veramente la fine dei giochi, per qualcun altro è tempo di guardare in faccia le conseguenze di una vita fatta di scelte sbagliate ma ineludibili, e per qualcun altro ancora è l'inizio di una vita dove non si può fare a meno di guardarsi costantemente le spalle. Leggi la recensione del dodicesimo e ultimo episodio della quarta stagione di Gomorra - La serie. - PERICOLO SPOILER, OVVIAMENTE, PER CHI NON HA ANCORA VISTO L'EPISODIO. 

Il Ritorno di Ciro

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ATTENZIONE: PERICOLO SPOILER

PER CHI NON HA ANCORA VISTO L'EPISODIO

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Gomorra 4, episodio 12: la trama

L'ultimo episodio della quarta stagione di Gomorra - La serie, il dodicesimo, si apre con l'arrivo di Azzurra alla sede del consorzio. E' tempo di festeggiamenti: finalmente l'aeroporto, grazie al prezioso lavoro della fidata Tiziana, è diventato realtà. Genny non c'è, si limita a guardare da lontano, con un misto di malinconia e di rassegnazione, quell'ufficio illuminato. D'altronde, con Ruggieri alle calcagna non può rischiare di far saltare in aria ogni cosa: in ballo c'è il futuro di suo figlio.

Dopo la sigla siamo di nuovo in ospedale. Patrizia sta bene, e anche Bianca, dunque è tempo di tornare in carcere. Durante il viaggio, l'agente di scorta, senza troppi giri di parole, le fa notare che questa volta le è andata bene, ma che la prossima potrebbe non essere così fortunata. Dopo pochi secondi Patrizia capitola: vuole parlare subito con lui. E questo lui è ovviamente Ruggieri.

La sentenza di Azzurra, la scelta di Patrizia, l'ansia di Genny

Nel frattempo, Gennaro si incontra con un suo fedelissimo, Fernando, che lo informa dell'ultimo attacco a Patrizia da parte dei Levante. Per fortuna l'attacco non è andato a buon fine, prosegue l'uomo, ma sta di fatto che la boss di Secondigliano non può permettersi di tornare dietro le sbarre, e ciò significa sicuramente che Ruggieri è pronto a farsi avanti con qualche proposta di collaborazione. Per Genny non si mette bene: deve agire prima del magistrato, e meglio.

A casa Savastano, i coniugi discutono nuovamente del destino di Patrizia: Genny rassicura Azzurra dicendole che il messaggio è arrivato a destinazione, e che dunque ora c'è solo bisogno di reclutare il migliore avvocato in circolazione, ma Azzurra non è d'accordo. Lei Patrizia la vuole morta, solo così starà tranquilla.

A colloquio con Ruggieri, Patrizia è chiara: parlerà, ma solo se avrà la certezza di non tornare più in galera. Lui la rimette al suo posto dicendole che i tempi e le procedure della legge vanno rispettati e che ci vorranno 120 giorni per verificare se le sue soffiate corrispondono al vero. A meno che non si opti per una dichiarazione spontanea, che potrebbe portare a una condanna certa. E con una condanna certa, dunque essendo colpevoli certificati, si può entrare nel programma protezione testimoni. Patrizia non ci pensa due volte e risponde: Annalisa Magliocca. Ruggieri non ha bisogno di altro.

Padri e figli

La mattina seguente, il magistrato viene avvicinato da Don Savastano nell'atrio dell'asilo. "Patrizia come sta?" chiede Gennaro, per far capire al suo interlocutore che lui sa tutto. L'elefante nella stanza esce allo scoperto: Ruggieri dice che a fargli scegliere quella carriera sono stati il suo spirito competitivo e la sua voglia di vincere, perché sperava che suo padre si sarebbe fatto vivo per un figlio vincente. Gennaro ribatte che suo padre avrebbe voluto avere un figlio simile a lui, cosa che invece non è accaduta. "Ci sono alcune cose che mi vengono bene, altre che invece proprio non mi riescono" dice Genny, ma Ruggieri non abbocca: da quello che gli hanno raccontato, suo padre, Don Pietro, sarebbe stato molto orgoglioso di lui...

Patrizia, rea confessa, viene portata in un posto sicuro, e lì parla con Ruggieri e con l'avvocato che le è stato assegnato. Il magistrato è perplesso, non capisce come mai non sia stata fatta una richiesta di protezione anche per Michelangelo, suo marito. La risposta di lei è lapidaria: prima dovrà scegliere tra lei e l'altra sua famiglia. Ed è una scelta che spetta solo a lui. Intanto, però, c'è bisogno di guadagnare tempo prezioso, così Patrizia parla dei Levante e delle loro attività. Ruggieri, però, vuole informazioni su Savastano, e la sua pazienza potrebbe terminare da un momento all'altro.

Un veleno chiamato Levante

Accompagnato da Fernando, Gennaro va a parlare con lo zio. Patrizia sta collaborando. Per ora non sta parlando, ma bisogna liberarla, pertanto è necessario scoprire dove si trova. Don Gerlando cortesemente si rifiuta di aiutare il nipote, tra l'altro quella donna non gli è mai piaciuta. Gennaro però lo incalza: questo è anche un problema suo. Senza contare che il terremoto in cui si trovano ha delle origini ben precise...

Don Pietro non voleva avere a che fare con i Levante, e ora Genny sa bene perché: ha dato un dito e si è quasi ritrovato senza una mano. Don Gerlando ci va pesante: suo padre avrà anche avuto tanti difetti, ma era in grado di comandare, mentre lui chiaramente non lo è, e questo anche Don Pietro lo sapeva bene. "Mio padre mi ha sempre sottovalutato" risponde secco Genny. Poi si volta e se ne va.

Tornato a Napoli, riceve finalmente una buona notizia: O' Maestrale è ben felice di aiutarlo, pertanto i suoi uomini sono a completa disposizione. Negli uffici del consorzio, Tiziana gli giura di essergli sempre fedele: ora il suo sogno è nelle sue mani, ma lei non dovrà mai e poi mai deluderlo.

Una battaglia (in)finita

Per distrarsi un po', i coniugi Savastano decidono di uscire a cena. Sulla terrazza di un romantico ristorante, di fronte al Golfo puntellato di luci, un Genny più poetico del solito confessa di aver fatto di tutto per cercare di essere un marito e un padre all'altezza, e di aver fatto di tutto per rendere onore alla memoria e al sacrificio dell'amico fraterno Ciro. Gennaro ha provato a cambiare vita (più o meno!), ma dentro ha sempre sentito "una battaglia", il richiamo del passato, una voce che, ossessivamente, ripete "vieni fuori!" Azzurra è orgogliosa del fatto che lui quella voce non sia stato ad ascoltarla...lui, anche se non dice niente, sa bene che non è così. Tutti i sogni fatti per Pietro, però, si realizzeranno: è una promessa. "E quella battaglia?" chiede lei. "Quella battaglia è finita" risponde lui. Il veleno che scorre nelle sue vene ha vinto.

Dopo aver guardato un'ultima volta suo figlio e sua moglie, Gennaro afferra un piccolo borsone e se ne va di notte, furtivo. Incontra Elia Capaccio, in lutto per il fratello. Arriva anche Mickey. Gennaro gli dice che Patrizia gli ha chiesto di aiutarla a fuggire, ma che lui da solo non può farcela, motivo per cui ha contattato Elia, che verrà ricompensato con il luogo dove si nasconde Enzo. Prima però bisogna scoprire dov'è stata portata Patrizia, e quello può farlo solo Michelangelo.

Il dolore di Sangue Blu e l'addio di Michelangelo

Enzo, rimasto nascosto finora, si incontra con O' Cantonese, che, provato dal senso di colpa, ha deciso di avvisarlo che O' Diplomato ha saputo dove si trova il loro nascondiglio. Sangue Blu salta subito in sella, dietro Ronni, e si fionda da Maria. Ma arriva troppo tardi. Maria, e altri due fedelissimi, sono stati trovati da Elia. E ora sono morti. Enzo è disperato, Ronni deve trascinarlo via a forza. 

Mickey incontra la sua famiglia a pranzo in un ristorante vuoto. La tensione si taglia col coltello. Saro non perde tempo: "A fare arrestare Patrizia sei stato tu." Prima di lasciare il tavolo, il fulvo Levante gli ringhia in faccia che ora lui per loro non è più niente. Ciccio lo segue. Per Michelangelo è il momento dei saluti, ma prima un ringraziamento al padre: "Se per me la famiglia è la cosa più importante, questo è perché me l'hai insegnato tu."

L'amore vince su tutto?

Patrizia riceve la notizia che Mickey ha deciso di collaborare: non appena la sua deposizione verrà registata riceveranno le loro nuove identità e verranno portati nella loro nuova residenza. Nel frattempo, Don Gerlando è in macchina con la moglie e la figlia. Furioso, dice di voler uccidere con le sue mani "quella femmina di mer*a". La sua macchina e la macchina della sua scorta personale si ritrovano bloccate a un incrocio da un trattore con rimorchio. Nel giro di pochi secondi, degli uomini armati di mitra irrompono in strada e fanno fuoco. E' una carneficina. Si salva solo Grazia, che riceve da Genny in persona un compito molto importante: deve portare un messaggio ai suoi fratelli. Dovrà dire loro che "Gennaro Savastano è tornato."

Finalmente Patrizia e Michelangelo sono di nuovo insieme. Lei inizialmente è trattenuta, ma poi lo abbraccia e lo stringe a sé. Gli uomini della scorta danno il cambio ai colleghi. Tutto finito? Ovviamente no. Fernando, insieme a un altro uomo, irrompe nella stanza. Uccide i poliziotti e fa salire Mickey e Patrizia su una macchina. Arrivati all'eroporto, in pista, Patrizia ringrazia Gennaro, che li sta aspettando vicino all'ultraleggero che li porterà lontano da lì. "Dove va?" chiede Mickey indicando il velivolo. "Lontano. Così stiamo tutti più sicuri." risponde Gennaro.

Sogni infranti

I cugini si salutano, poi Mikey sale, scortato da Fernando. Gennaro e Patrizia rimangono soli, lui deve parlarle. "E' questo il tuo sogno?" chiede Patrizia, e Genny risponde, decisamente sconsolato, "Lo è stato, ma la verità è che per quelli come noi i sogni non esistono." Ora è tempo di fare la conta degli amici e dei nemici, e di rimediare agli errori. Con Don Gerlando fuori dai giochi, il prossimo è Ruggieri. Genny vuole sapere cosa gli ha raccontato Patrizia, ma lei risponde "Niente, gli ho parlato di me." Quando Savastano le chiede "Non ti ha chiesto niente?" lei nega. Lui, però, non le crede. Lei, quasi offesa, rimarca che non l'ha mai tradito, e che lui dentro di sé lo sa bene.

"Ti ricordi Patrizia quando ti dissi di non fidarti mai di nessuno? Quello che non ti dissi è che non ti dovevi fidare neanche di me." dice Gennaro. Poi parte un colpo di pistola: Mickey muore, ucciso da Fernando. Patrizia, il suo volto una maschera di terrore e incredulità, capisce immedaitamente che la prossima sarà lei. E infatti così è. Gennaro impugna l'arma, Patrizia, con le lacrime agli occhi, gli chiede "E' tutto qui Gennaro?" "E' tutto qui." risponde lui, prima di sparare. Due colpi, dritti al petto, e poi un altro, per essere sicuro. 

Genny scende sottoterra

Mentre i suoi fedelissimi fanno sparire i corpi dei due traditori, Genny, guidato dal portavoce di O' Maestrale, raggiunge quello che, da lì a tempo indeterminato, diventerà il suo nascondiglio. Sottoterra, in un buco che sembra più una tomba che una stanza, Don Gennaro si siede sul letto, e, come l'abbiamo visto fare innumerevoli volte, comincia a rigirare l'anello che porta sulla mano destra. Poi volta lentamente il viso verso l'ingresso segreto, verso la macchina da presa. La latitanza ha inizio.

 

Gomorra 4, episodio 12: la recensione del finale di stagione

Si chiude con la morte di un personaggio importante la quarta stagione di Gomorra - La serie, e ci riferiamo ovviamente alla morte di Patrizia, il personaggio interpretato da Cristiana Dell'Anna dalla sua prima comparsa nella seconda stagione, precisamente nel quarto episodio, fino alla fine. Insieme a Genny, forse anche più di Genny, è proprio Patrizia il personaggio che, di anno in anno, è andato incontro a una maggiore evoluzione: da commessa e surrogata materna e paterna per i fratelli a collegamento di Don Pietro col mondo esterno durante la latitanza, poi braccio destro del figlio del defunto boss e, infine, regina indiscussa di Secondigliano. Una carriera a dir poco sorprendente, nel bene e nel male.

E' il classico percorso del personaggio tragico, quello di Patrizia: trascinata per caso e decisamente controvoglia dallo zio Malammore in quel mondo sempre disprezzato, pian piano da quel mondo si lascia avvicinare e sedurre. Fino al triste epilogo a cui abbiamo assistito. Fino alla morte, che avviene per mano di Genny, la stessa persona che le ha ripetuto come un mantra "Non ti devi fidare di nessuno."

Salutiamo dunque Cristiana Dell'Anna, che ha saputo restituirci, grazie a un fine lavoro di sguardi, di mimica facciale, di intonazione e di prossemica un piccolo trattato di recitazione. Patrizia, personaggio assai affascinante e interessante proprio per questa sua volontaria discesa agli inferi, ci mancherà parecchio, non c'è che dire.

Salutiamo anche Gianni Parisi, un Don Gerlando assolutamente terrificante, e Luciano Giugliano, l'interprete di Michelangelo, cresciuto per fare il volere del padre e morto, ironicamente, proprio dopo essersi definitivamente distaccato da lui. Dei Levante restano dunque Ciccio (Gennaro Apicella) e Saro (Antonio Gargiulio) - e ovviamente anche Grazia (interpretata dalla brava Claudia Tranchese) -, che, di sicuro, andranno alla ricerca di vendetta.

C'è un altro personaggio che, per certo, vorrà vendicarsi: Sangue Blu. Maria (Gina Amarante) non voleva piangere Enzo, ma alla fine è stato lui a ritrovarsi a piangere lei. Il personaggio di Arturo Muselli deve decisamente ritrovare la strada, ed è chiaro che, anche per lui, ormai l'unica strada possibile è quella per l'inferno. Elia Capaccio (Andrea Di Maria) è avvisato.

Continua a colpire il letale pragmatismo di Azzurra (una glaciale e assai convincente Ivana Lotito), vera e propria Lady MacBeth della serie. Gennaro - un Salvatore Esposito ormai così padrone del proprio personaggio da essere riuscito a renderlo più vero del reale - ci ricorda che, se è vero che le colpe dei padri ricadono sui figli, è anche vero che a volte i figli scelgono volontariamente di prendere su sé stessi queste colpe e ne portano più che consapevolmente il peso sulle proprie spalle.

La morte di Don Pietro - eseguita da Ciro ma "suggerita" proprio da "Genny bello" - l'avevamo anche compresa e giustificata: per diventare un uomo, il figlio deve eliminare il padre. Peccato che questa eliminazione sia stata solamente fisica: Don Pietro è infatti ancora ben presente dentro Genny, e non si tratta solo di DNA.

Che differenza c'è tra l'ordine di Don Pietro di far morire la piccola Maria Rita e la decisione di Genny di uccidere Patrizia e la creatura che stava crescendo dentro di lei? All'apparenza la prima è dettata dal cieco desiderio di vendetta, mentre la seconda è una decisione tattica, perché solo i morti non parlano. A ben guardare, però, ormai tra Gennaro e suo padre non c'è veramente più nessuna differenza: dopo anni, la battaglia (interiore) è finita.

Fino agli ultimi minuti di questo dodicesimo episodio ancora un po' ci speravamo, ma ora non più: per Genny non c'è veramente più nessuna possibilità di redenzione, perché quel veleno che gli scorre nelle vene ormai ha sostituito ogni goccia di sangue.

La quarta stagione di Gomorra - La serie si conclude con lo sguardo ambiguo - sembrerebbe direttamente in macchina, un evidente sfondamento della cosiddetta "quarta parete" - di Salvatore Esposito, ma una cosa invece è ben chiara: nonostante lo abbia più volte negato, anche a sé stesso, Gennaro è veramente il "degno" figlio di suo padre. E sì, suo padre, Don Pietro, per quanto perversa sia la cosa, sarebbe stato molto, molto, molto orgoglioso di lui.

 

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