Daredevil: Rinascita 2 - Cadono le maschere. Finale di stagione, recensione episodio 8

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Nicoletta Notari

Nicoletta Notari

Introduzione

Con l'ottavo episodio intitolato La Croce del Sud, il finale di questa seconda stagione di Il finale di stagione di Daredevil: Born Again 2, su Disney+, è spettacolare. Il conflitto si sposta dal corpo alla mente. Il processo a Karen diventa il campo di battaglia. La scelta di Matt Murdock di rivelarsi, di abbattere ogni maschera, cambia per sempre le regole del gioco. In aula, la verità esplode. Intorno, New York è in preda a una guerra civile tra potere e resistenza, con Fisk sempre più fuori controllo. Tra rivelazioni, sacrifici e nuove minacce, il finale non chiude: rilancia.

Quello che devi sapere

Il processo a Karen Page

Mentre Karen è seduta in aula, la sua mente fugge altrove, verso un’immagine semplice e quasi irraggiungibile - una passeggiata per le strade di New York, mano nella mano con Matt, una birra condivisa, un momento di normalità. È un desiderio che appare ormai lontanissimo. In tribunale, l’avvocata McDuffie cerca di tenere la situazione sotto controllo, assicurando che Matt arriverà nonostante un imprevisto. In realtà, Murdock è gravemente ferito dopo l’ultimo scontro nel garage con la task force anti-vigilanti.

A soccorrerlo è Jessica Jones, che si prende cura della ferita al ginocchio. Nonostante la responsabilità di una figlia piccola e la volontà iniziale di lasciarsi alle spalle New York e Fisk, Jessica sceglie di restare. “È tutto fuori controllo”, dice, ma è proprio nel caos che sa muoversi meglio. La sua presenza diventa fondamentale: è il segno che la battaglia non è solo di Matt.

Nel frattempo Fisk gioca una partita più sottile: non vuole eliminare Karen, ma usarla come pedina simbolica. Matt, al contrario, è pronto a esporsi in prima persona, a diventare lui stesso il bersaglio. Quando Buck entra nell’ufficio del sindaco, il silenzio sulla sorte di Daniel e sulla mancata consegna della giornalista BB Urich dice tutto. Fisk non si sorprende: riflette invece sulla propria immagine pubblica, parlando della responsabilità di essere stato scelto da milioni di cittadini. Ma dietro queste parole si nasconde un nuovo ordine, una nuova missione affidata a Buck: eliminare definitivamente Daredevil. 

 

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Vigilanti e maschere

Il processo entra nel vivo con la testimonianza della dottoressa Glenn, ormai completamente schierata con Fisk. La sua analisi psicologica di Karen è manipolata: la definisce affetta da disturbo antisociale della personalità, cercando di costruire un profilo che giustifichi la sua condanna. L’arrivo di Matt in aula cambia immediatamente l’atmosfera: è visibilmente ferito, zoppica, il volto segnato. Ma è presente.

Tra lui e Glenn c’è un passato che pesa: una relazione intensa, finita bruscamente, che ha contribuito a spingerla sotto l'ala di Fisk. Durante la testimonianza, Glenn cita il suo libro Uomini in maschera, sostenendo che la vera identità di un vigilante non si nasconde dietro un costume, ma nella vita pubblica. La maschera, secondo lei, è quella dell’uomo “normale”: il professionista, il partner, il cittadino modello.

La difesa ribalta questa teoria. McDuffie accusa Glenn di aver indossato a sua volta una maschera, soprattutto quando ha aggredito Karen durante il colloquio. Glenn nega, ma il dubbio resta. Matt interviene direttamente, spostando il discorso: Karen è davvero un vigilante anche senza maschera? E Glenn, non è forse sotto l’influenza di Fisk come Karen lo è stata sotto quella di Daredevil? L’accusa non si oppone: è un momento ambiguo, quasi un’autodenuncia strategica.

 

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La battaglia entra in aula

A questo punto lo scontro cambia natura. Non è più una questione di forza fisica, ma di controllo, narrazione e potere. L’aula del tribunale diventa il nuovo campo di battaglia, un luogo dove il caos dovrebbe trasformarsi in ordine, ma che si rivela altrettanto instabile.

Quando Fisk entra per testimoniare, la scena assume toni quasi rituali. Il suo ingresso è lento, imponente, accompagnato dalla presenza minacciosa della task force guidata dall’agente Powell. Il silenzio cala pesante sull’aula. Fisk costruisce il suo racconto: un uomo segnato da un’infanzia violenta, cresciuto imparando a colpire per sopravvivere. Ma il passato che racconta - incluso l’omicidio del padre - è anche la radice della sua spirale di violenza.

Matt lo incalza, portando la discussione sul piano concreto: la sicurezza delle strade, il fallimento delle sue politiche, il caso della Northern Star. Emergono elementi chiave: la nave trasportava armi illegali, era collegata agli interessi di Fisk, e una testimonianza video - consegnata prima di una misteriosa scomparsa - smentisce la versione ufficiale. Non è stato Daredevil ad affondarla.

Intanto, fuori dal tribunale, la task force si prepara a quello che sembra un vero e proprio tiro al bersaglio, eseguito su ordine di Fisk. Ma l’equilibrio si spezza all’improvviso: un pugnale fende l’aria e colpisce con precisione assoluta. È Bullseye. Serafico e insieme atroce, calmo e inesorabile, si muove come se la violenza fosse una forma di quiete. Ora è solo, nel punto stesso da cui dovrebbe partire l’imboscata. Si ribaltano i piani: il bersaglio diventerà Fisk.

 

 

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Giù la maschera

Lo scontro tra Matt Murdock e il sindaco Wilson Fisk si fa sempre più diretto, quasi mentale. Le minacce si sussurrano, le verità si insinuano. Matt porta il discorso a un punto cruciale: e se Daredevil fosse visto come un eroe? E se la narrazione di Fisk fosse solo propaganda?

Poi arriva la rivelazione.

“Io sono Daredevil.”

Un momento di rottura totale. Matt abbatte ogni barriera, dimostra le sue capacità anche da cieco, trasformandosi contemporaneamente in avvocato e testimone. L'attore Charlie Cox si muove ormai con una naturalezza assoluta nei panni di Daredevil, completamente fuso con il personaggio, come se Matt Murdock fosse diventato una seconda pelle.

La corte perde credibilità: è ormai evidente che è stata manipolata.

La giudice riconosce l’inconsistenza delle accuse: Karen è libera. L’aula esplode in un applauso liberatorio. Karen piange, abbraccia e bacia Matt. Ma Fisk resta immobile, glaciale: “non hai vinto niente”.

Subito dopo arriva il contrattacco istituzionale: la governatrice annuncia le accuse contro Fisk - corruzione, contrabbando, tentato omicidio. La sua posizione crolla, almeno formalmente.

 

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La città di New York spaccata in due

Fuori dal tribunale la tensione esplode in violenza. Il piano della task force si attiva, ma Bullseye interviene, cambiando le carte in tavola: Buck protegge Fisk e viene colpito. Il caos si diffonde rapidamente.

Fisk reagisce chiudendosi nel tribunale, trasformandolo da simbolo di giustizia a rifugio del potere corrotto. Da lì lancia un messaggio alla città: dichiara lo stato d’emergenza, parla di assedio, accusa i vigilanti. È propaganda pura, costruita sulla paura.

La giornalista BB Urich risponde con un contro-video: smonta la narrazione di Fisk, mostra le sue vittime, tra cui l'amico Daniel. Si rivela e rivela la verità: il vero assedio è quello imposto dal sistema di Fisk.

New York si divide. Da una parte chi crede al sindaco, dall’altra chi si ribella. La città è sull’orlo di una guerra civile.

 

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La caduta di Fisk

La rivolta prende forma. Daredevil e Jessica Jones guidano una resistenza spontanea, sostenuta dalla popolazione. Le maschere rosse del diavolo di Hell's Kitchen diventano simbolo collettivo. Anche alcuni agenti, tra cui l'agente Cole North (interpetato da Jeremy Isaiah Earl) iniziano a dubitare.

Fisk reagisce con una violenza brutale e incontrollata: uccide a mani nude, il suo abito bianco, ancora una volta, si macchia di sangue, simbolo visivo della sua vera natura. La folla però lo circonda, lo travolge.

È Matt a fermare tutto. Si toglie la maschera e impone uno stop: “siamo migliori di così”. Rifiuta la logica della vendetta.

Nel confronto finale, offre a Fisk una via: accettare un accordo, la resa, l'esilio per fermare la spirale. Parla di amore per la città, di pace possibile. Fisk rifiuta inizialmente, come un animale ferito. Poi cede. Non per redenzione, ma per necessità.

 

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Un equilibrio fragile

Dopo la tempesta, una calma apparente. Matt e Karen si ritrovano in una città insolitamente silenziosa. Sognano una normalità che non hanno mai davvero vissuto. Ma il tempo è poco.

La polizia arriva. Matt viene arrestato con accuse pesanti. Non oppone resistenza, accetta fino in fondo la propria responsabilità. Prima di essere portato via, bacia Karen e le dice, con una sincerità inattesa e assoluta: “ti amo”.

Intorno, il mondo continua a muoversi e a frammentarsi: torna Luke Cage (interpretato nuovamente da Mike Colter) supereroe di livello "peso massimo" nell'universo Marvel, noto per la sua incredibile forza fisica e la pelle indistruttibile. Luke torna a casa da Jessica Jones e dalla figlia Danielle, chiudendo il suo conto con Mr. Charles Robertson, che intanto vola verso nuovi scenari, non da solo: accanto a lui c’è Bullseye. BB Urich rientra al Bulletin e prosegue la sua indagine contro Fisk, con la foto di Daniel sul tavolo, memoria viva di un sacrificio che non può essere dimenticato. Matt Murdock, ora in tuta arancione, varca le porte del carcere che si chiudono alle sue spalle. Altrove, la dottoressa Glenn apre un cassetto, recupera la maschera del suo aguzzino Muse e la indossa davanti allo specchio: lo sguardo è compiaciuto, come se quella violenza, invece di essere respinta, stesse lentamente diventando parte di lei.

A legare queste immagini è Pyramid Song dei Radiohead, che scorre in sottofondo come una nenia ipnotica. La voce di Thom Yorke accompagna visioni di un aldilà non punitivo, ma quieto: “saltare nel fiume” diventa un abbandono, una resa, un ritorno a uno stato di pace. Non c’è giudizio, ma accettazione. La canzone amplifica il senso di fine e di passaggio: per Matt è la discesa, per altri una trasformazione, per la città intera un limbo sospeso.

E mentre tutto sembra fermarsi, Fisk è lontano, in esilio, su quella spiaggia che sognava con la moglie Vanessa: finalmente lì, ma solo. Ancora vivo. La battaglia per New York, però, è tutt’altro che conclusa.

 

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Il simbolo della Croce

Il titolo di questo ottavo episodio, La Croce del Sud, richiama il simbolismo religioso centrale nella serie. Richiama innanzitutto il simbolismo della sofferenza e della fede: evoca la crocifissione, riflesso della tortura psicofisica, della frustrazione e del percorso di martirio che Matt Murdock è costretto ad affrontare. In Born Again Matt attraversa un vero cammino “cristico”, una discesa verso il proprio Golgota fatta di dolore estremo, necessaria però a una possibile rinascita. 

Questo si lega profondamente alla natura di Daredevil, eroe intrinsecamente religioso, sospeso tra giustizia e colpa. La sua cecità diventa simbolo di fede assoluta, mentre il costume da diavolo contrasta con il suo ruolo di strumento di una giustizia quasi divina, spesso rappresentato visivamente in pose che richiamano il crocifisso.

L’episodio segna inoltre un punto di svolta drammatico nella stagione: il momento in cui l’eroe tocca il fondo e si confronta con la necessità di un sacrificio totale per potersi rialzare. In questo senso, la Croce del Sud diventa la sintesi del suo viaggio: una crociata insieme personale e spirituale contro le tenebre di New York, dove fede, dolore e identità si intrecciano fino a confondersi.

 

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Vecchi ritorni, nuovi inizi: nel 2027 la terza stagione

La stagione si chiude lasciando volutamente più fronti narrativi irrisolti, segno che il conflitto è tutt’altro che concluso. La presenza di Bullseye accanto a Mr. Charles apre a sviluppi imprevedibili: due figure instabili e pericolose, accomunate da una visione distorta del potere e della giustizia, che potrebbero dare vita a una nuova alleanza o a un gioco ancora più complesso e violento. Allo stesso tempo, il ritorno di Luke Cage segna un riequilibrio delle forze in campo: il suo rientro è la possibilità concreta che i difensori della città tornino a unirsi contro un sistema ormai corrotto. In questo scenario, con Matt in carcere, Fisk ancora vivo e nuove dinamiche di potere in movimento, New York diventa un terreno instabile dove ogni equilibrio è saltato e ogni futuro resta possibile.

La terza stagione, già confermata e prevista nel 2027, promette sviluppi ancora più estremi. Gli equilibri sono cambiati, ma la guerra continua.

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