Daredevil: Rinascita 2 - Il grande disegno, recensione episodio 5
Serie TVIntroduzione
Il quinto episodio di Daredevil: Born Again 2 intreccia passato e presente in una narrazione circolare, dove ogni evento sembra parte di un disegno già scritto. Vanessa Fisk è tra la vita e la morte, mentre Wilson, diviso tra fragilità e sete di vendetta, scatena la caccia a Daredevil e Bullseye. I due, in fuga, si ritrovano costretti a confrontarsi tra odio, colpa e possibilità di salvezza reciproca. Tra vendetta e compassione, l’episodio esplora il confine sottile tra ciò che siamo stati e ciò che continuiamo a essere
Quello che devi sapere
Tutto torna, il quinto episodio di Daredevil: Born Again 2
Il quinto episodio di Daredevil: Born Again 2, disponibile su Disney+, ruota attorno a un concetto chiave già esplicitato nel titolo: Il grande disegno. Tutto torna, tutto si ripete. Presente e passato si intrecciano continuamente, dando forma a una narrazione circolare che richiama il pensiero di Benedetto Croce: la storia non è mai davvero passata, ma vive nel presente e contribuisce a costruire il futuro.
Questo “cerchio” non è statico, ma un processo di crescita continua: la realtà si forma e si trasforma attraverso ciò che è già stato. I personaggi – Matt Murdock e Foggy Nelson, Wilson e Vanessa Fisk, Bullseye e Daredevil – si muovono proprio dentro questa dinamica, confrontandosi con ciò che li ha portati fino a qui. È come se tutto fosse già accaduto, ma ritornasse sotto nuove forme, all’interno di un disegno più grande.
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Vanessa Fisk tra vita, morte e memoria
Per Wilson Fisk il tempo si blocca nel momento in cui la moglie Vanessa viene colpita alla tempia da una scheggia di vetro (episodio 4). Ricoverata in ospedale, lotta tra la vita e la morte.
Mentre è in sala operatoria, si apre una dimensione sospesa: Vanessa sembra sognare, o forse rivivere ricordi. Si vede lei e Wilson al mare, mano nella mano, in uno dei pochi momenti di serenità condivisa. Fisk appare fragile, disperato, lontano dalla figura spietata del Kingpin.
Subito dopo, però, riaffiora il suo lato più duro: ordina all’agente Powell e alla task force antivigilanti di trovare Daredevil e Bullseye, ritenuti responsabili. Devono essere catturati vivi, senza esitazioni. Il dottor Arash Merati, il migliore nel suo campo, prova a rassicurarlo sulle condizioni di Vanessa.
Intanto, nella mente della donna scorrono i ricordi, come spesso si racconta accada a chi è tra la vita e la morte. Torna il momento del primo incontro con Fisk: lei, giovane, elegante, sicura di sé, stretta in un tubino bianco, direttrice di una prestigiosa galleria d’arte. Davanti a una grande tela bianca intuisce qualcosa di diverso: quell’opera rifletterà l’anima di chi la osserva: "Se entra la persona giusta vedrà riflessa la sua profonda, inesorabile, miserabile vacuità come in uno specchio riflesso". Sarà proprio quel dipinto ad attirare Fisk e a farli incontrare. E proprio quel dipinto lo abbiamo visto nelle stagioni precedenti troneggiare al centro della sala da pranzo della loro casa, una volta sposati, macchiato di sangue. Nel presente, intanto, la giornalista BB ottiene informazioni da Daniel, responsabile della comunicazione di Fisk, con cui ha un rapporto ambiguo. Dopo la loro conversazione, la notizia delle condizioni di Vanessa e il suo ricovero al General Hospital arrivano alla stampa. Daniel si espone troppo e rischia di finire nei guai.
La cucina dei diavoli
Dopo la fuga, Daredevil e Bullseye si rifugiano in una cucina mentre la task force li bracca. Bullseye è ferito gravemente al fianco e perde sangue, Matt cerca di aiutarlo usando ciò che trova, prende gli strofinacci del cuoco per tamponare le ferite dopo il combattimento alla Fogwell. Il luogo non è casuale: siamo simbolicamente nella “Cucina dell’Inferno”, Hell’s Kitchen, il quartiere di New York dove Matt è cresciuto e combatte come vigilante. Una zona povera e degradata di New York situata tra la 34esima e la 57esima strada e l'8va Avenue fino al fiume Hudson. Rappresenta l'anima sporca e cruda di New York, un territorio devastato dagli eventi degli Avengers, che Matt Murdock difende nel suo ruolo di avvocato di giorno e giustiziere di notte. Il nome riflette l'antica reputazione del quartiere come luogo turbolento e poco raccomandabile, rendendolo lo scenario ideale per le atmosfere noir e realistiche della serie (eppure oggi, al di fuori del contesto di Daredevil, Hell's Kitchen è conosciuto come un quartiere bohémien e alla moda della Grande Mela).
Dai sotterranei della cucina Daredevil e Bullseye cercano una via di fuga. Bullseye è allo stremo, perde sangue e ammette di essersela cercata: se Vanessa Fisk dovesse morire, dice, si ristabilirebbe un equilibrio. È pronto al giudizio, convinto che non avrebbe dovuto sopravvivere quando Matt lo ha gettato dal quarto piano del bar di Josie, la notte in cui ha ucciso Foggy.
Parla di “grande disegno”, ricordando proprio quell’omicidio. Matt, però, anche nei panni di Daredevil, non dimentica: la rabbia riaffiora e non sopporta nemmeno che il nome dell’amico venga pronunciato dal suo assassino. Eppure è proprio lui che sta cercando di salvarlo.
È qui che la storia sembra ripetersi: la pietà che si estende anche verso un nemico spietato come Bullseye. Il paradosso è evidente: prima hanno cercato di uccidersi, ora uno prova a salvare l’altro. Forse, allora, la verità è un’altra. Forse devono salvarsi a vicenda. Forse è davvero tutto parte di quel grande disegno.
"L'uomo che ti cambia la vita"
Un flashback mostra Matt e Foggy alle prese con Lionel McCoy, fratello dell'amico d'infanzia di Foggy. Ora l’uomo è imputato per diversi reati e cerca un patteggiamento, ma è in pericolo: chi lavora con lui lo vuole morto, anche in carcere. Lavora per Fisk, ed è proprio lui il burattinaio dell’intera vicenda. Un primo piano conferma tutto. Fisk in questo pezzo di storia passata è in auto e dice di non voler ragionare “all’antica”: serve un luogo sicuro per i loro affari. Al suo fianco c’è James Wesley, fidato intermediario e figura chiave dell’organizzazione, che propone una soluzione: una galleria d’arte gestita da un’amica con denaro pulito. È quella di Vanessa, dove i due si incontreranno. Fisk commenta con sarcasmo il mondo dell’arte, definendolo pretenzioso e ossessionato dall’apparenza, ma intanto Vanessa, senza saperlo, sembra già aspettarlo: attende qualcuno capace di riconoscere il valore di quella tela bianca. Perché Fisk è davvero “l’uomo che cambia le vite” quando entra nella tua.
Lo ha fatto anche con Buck e Daniel. Buck Cashman porta Daniel Blake in viaggio verso Albany. Buck racconta il suo passato militare e il momento in cui Fisk ha dato una svolta alla sua esistenza. Anche a Daniel, ora capo della comunicazione, Fisk gli ha camiato la vita, ma potrebbe però aver commesso un errore: la fuga di notizie che ha rivelato alla stampa l’ospedale di Vanessa. Quando Buck si ferma e torna con una pala e una sega elettrica, la tensione sale: Daniel capisce di essere in pericolo.
Una seconda possibilità
Il passato torna ancora con maggiore forza. Il momento in cui Wesley presenta Buck Cashman a Fisk, affidandogli il compito di occuparsi del caso McCoy: Lionel è il bersaglio. Nel presente del flashback, Lionel parla con Matt e Foggy, convinto che non esista via di fuga: dentro o fuori dal carcere, Fisk lo troverà.
Si rivedono anche Matt e Foggy agli inizi, mentre mettono da parte i soldi per aprire il loro studio legale. Nonostante le difficoltà e le prese in giro, continuano a crederci.
Scoprono poi un errore nell’indirizzo legato al caso, elemento che potrebbe cambiare tutto. Lionel ha avuto una vita difficile, segnata da abusi e solitudine. Foggy insiste sulla necessità di aiutarlo, credendo nella possibilità di redenzione. Matt è scettico. In un gesto decisivo, Foggy consegna a Lionel i risparmi destinati allo studio, sacrificando il proprio sogno per offrire una seconda possibilità.
I diversi volti della pietà
Mentre Vanessa viene operata, Fisk spera, ma ha paura. Il medico è cauto, ma fiducioso. Intanto, Vanessa sembra tornare ai suoi ricordi: la galleria, la tela bianca, e poi la spiaggia, momenti di amore e leggerezza. Fisk, invece, resta immobile, con lo sguardo carico di terrore ma anche di promessa di vendetta. Qui non c’è spazio per la pietà.
Daredevil porta Bullseye nella chiesa della sua infanzia, un luogo che lui conosce bene. Lì dovrebbero essere al sicuro, ma Matt sa che se Vanessa morirà, Fisk metterà a ferro e fuoco la città pur di trovarli. Propone di cercare aiuto da un’infermiera, ma Bullseye riflette amaramente: medici, vigilanti, avvocati, assassini tutti possono salvare o uccidere. Matt insiste di voler fare la differenza, ma Bullseye lo ridimensiona: non lo fa per gli altri, ma per sé stesso. Le persone non cambiano davvero. "Puoi pensare di aver sconfitto il male, ma prima o poi lo ritrovi davanti a te. Non si scappa". È davvero così? Non esiste redenzione? Tutto è già scritto? È questo il grande disegno?
Quando la task force irrompe nella chiesa, la tensione esplode. Bullseye chiede di essere lasciato morire, ma Matt rifiuta. Come Foggy aveva fatto con Lionel, anche lui sceglie la pietà e decide di salvarlo. La storia si ripete. Come Foggy aveva fatto con Lionel, scegliendo la pietà e sacrificando tutto per dargli una possibilità, anche Matt non abbandona il suo nemico. Lo porta da Karen e le chiede aiuto. Un gesto che nasce sia dalla sua fede sia dal ricordo dell’azione di Foggy.
Nel frattempo, Buck conduce Daniel in un bosco. Il ragazzo teme di essere stato scoperto per la fuga di notizie su Vanessa e prova a giustificarsi, dicendo che sparirà come un fantasma, che non ha tradito. Buck lo ascolta e poi gli spiega: lavorano per un uomo che cambia le vite, e in cambio Fisk pretende lealtà assoluta. È una prova. Non ha intenzione di ucciderlo.
Nel bagagliaio, però, insieme a pala e sega, c’è un’altra vittima. Con lei, Buck non avrà pietà. Con Daniel sì: gli concede una possibilità. Anche questa è una forma di pietà, ma fredda, calcolata, parte di una logica spietata.
Il punto debole di Kingpin
Vanessa si risveglia e Fisk mostra finalmente il suo lato più umano. Davanti a lei non è il Kingpin, ma Wilson. Fisk è emozionato, quasi piange: non credeva di poterla rivedere. Lei lo rassicura, con dolcezza: è lì, gli chiede se ha bisogno di qualcosa. Parla di un succo d’ananas con ghiaccio, di quel sapore che pizzica le labbra. Lui vorrebbe solo restare accanto a lei. Si sente sopraffatto. Vanessa lo guarda sorpresa: non lo ha mai visto così. È un uomo diverso: fragile, scoperto. Solo con lei smette di essere Kingpin e torna a essere semplicemente Wilson, l’uomo. Senza Vanessa, è perso.
Lei gli chiede di raccontarle una storia: la loro, di come si sono incontrati. Dice di aver sempre saputo che lui sarebbe entrato da quella porta alla galleria d'arte e avrebbe cambiato tutto. Sente che faceva parte del “grande disegno”. Ricorda quel quadro bianco, pagato da Fisk ben oltre il suo valore. Lui lo definisce ancora “l’affare del secolo”.
Vanessa insiste, vuole sentire ancora quella storia. Ma improvvisamente si sente male, è di nuovo sospesa tra la vita e la morte. Fisk resta solo davanti alla tela bianca. E in quel vuoto vede riflessa la propria esistenza: una vita complessa, contraddittoria, lontana da qualsiasi purezza. Poi il buio. Schermo nero. In sottofondo, solo il suono del mare, quello dei loro momenti insieme, di quell'attimo in cui Wilson e Vanessa si sono sentiti liberi.